Giulio Regeni

Giulio Regeni, un anno al servizio di un’azienda d’intelligence a Londra

Pubblicato il 16 Feb 2016 alle 10:01am

Proseguono intanto le indagini sull’uccisione di Giulio Regeni, il ricercatore italiano brutalmente ucciso in Egitto.

Secondo nuove rivelazioni, emergerebbe che il giovane fiulano quando era a Londra, pare abbia lavorato per un anno presso un’azienda d’intelligence: la Oxford Analytica, fondata da un ex funzionario americano implicato nello scandalo Watergate.

Realtà che analizzerebbe tendenze politiche ed economiche su scala globale per enti privati, agenzie e cinquanta governi. Dal settembre 2013 al settembre 2014, come riporta La Stampa, Giulio avrebbe lavorato alla produzione del “Daily Brief”, una decina di articoli pubblicati quotidianamente per clienti d’elite.

“Era un collega fantastico” – “Giulio era un collega fantastico, socievole, divertente. Ci manca molto”, ricorda Ram Mashru, che con Giulio divideva la stanza presso la Oxford Analytica. E aggiunge “Era estremamente cauto nel condurre il suo lavoro. Certo, c’è sempre la possibilità che abbia attirato l’attenzione di qualche gruppo pericoloso, ma da quanto sappiamo Giulio non si comportava in maniera avventata o negligente”.

Museo Egizio Torino, una sala dedicata a Giulio Regeni

Pubblicato il 09 Feb 2016 alle 11:20am

Il Museo Egizio di Torino – considerato il più antico al mondo e il più importante dopo quello del Cairo – dedicherà la storica sala di Deir El Medina al giovane ricercatore italiano “barbaramente ucciso per difendere i propri ideali e la sua coraggiosa attività di ricerca”.

“La memoria di Giulio (Regeni, ndr) dovrà essere mantenuta viva attraverso lo studio, la tolleranza e la convinzione che solo attraverso la reciproca comprensione tra fedi, culture e ideali diversi si possa produrre un mondo migliore”.

La sala di Deir El Medina raccoglie 245 reperti e conserva gli albori delle ricerche eseguite sui rapporti professionali e proto sindacali della civiltà dell’epoca, compreso il papiro rappresentativo del primo sciopero avvenuto nel 29/esimo anno del regno di Ramesse II.

Il Museo Egizio di Torino esprime con questo gesto la propria vicinanza alla famiglia di Regeni e le sue “più sincere condoglianze”, unitamente “all’affetto di tutti i suoi curatori, che da anni intessono rapporti di collaborazione con i colleghi egiziani”.

Autopsia Giulio Regeni: morto per pestaggio e frattura vertebra cervicale

Pubblicato il 07 Feb 2016 alle 10:39am

È morto per un colpo alla testa Giulio Regeni, il ricercatore friulano il cui cadavere è stato trovato in Egitto giovedì scorso. (altro…)

Oggi a Roma la salma dello studente italiano Giulio Regeni, ucciso brutalmente a Il Cairo

Pubblicato il 06 Feb 2016 alle 11:56am

Ci sono due arresti per la morte dello studente italiano Giulio Regeni. Lo hanno riferito fonti della sicurezza egiziana.

Attesa per oggi alle 13, all’aeroporto di Fiumicino, la salma del giovane proveniente dal Cairo.

Il corpo sarà trasferito all’istituto di medicina legale La Sapienza dove sarà eseguita una nuova autopsia, disposta dalla procura di Roma che continua con le indagini dell’omicidio del volontario.

Il magistrato ha avviato una rogatoria internazionale per ottenere la trasmissione degli atti da parte dell’autorità egiziana che dovrebbe avvenire sotto forma di cortesia internazionale non essendoci trattati di assistenza giudiziaria tra i due Paesi.

Un team di investigatori italiani seguirà con le autorità egiziane le indagini sulla morte del giovane friulano.

Fonti italiane stanno cercando di ricostruire cosa è accaduto a Giulio. Si cerca tra i sindacati indipendenti, i contatti con attivisti e soggetti critici nei confronti di Al Sisi, gli scioperi e le manifestazioni di protesta a cui il giovane ha partecipato.

Giulio Regeni scriveva su Il Manifesto, usava pseudonimo. Investigatori italiani inviati in Egitto

Pubblicato il 05 Feb 2016 alle 12:01pm

Scriveva dall’Egitto per il Manifesto il giovane 28enne, dottorando italiano, dell’università di Cambridge, trovato morto e nudo alla periferia del Cairo, sul cui corpo evidenti segni di percosse e torture.

Di recente il giovane aveva realizzato un articolo sui sindacati chiedendo di usare uno pseudonimo.

Giuseppe Acconcia, collaboratore del Manifesto, che lo conosceva bene, ha raccontato a Radio Popolare che “Giulio si occupava soprattutto di movimenti operai e di sindacalismo indipendente”, e per questo motivo, aveva contatti con l`opposizione egiziana.

Secondo Acconcia, Regeni “aveva paura per la sua incolumità” e pertanto preferiva non firmare i propri pezzi.

“Cercava attivisti sindacali per la sua tesi” – Dichiara uno degli “amici egiziani” di Giulio Regeni, spiegando di aver ricevuto “alcune mail e chiamate” dal ricercatore friulano “che gli chiedeva contatti di attivisti del diritto del lavoro affinché potesse intervistarli per la sua tesi”.

Una dichiarazione che appare sul sito dell’autorevole quotidiano “Al Ahram”. L’amico ha riferito anche che Regeni prometteva di non fare interviste o “lavoro sul campo” prima del 25 gennaio, giorno della sua scomparsa e del quinto anniversario della rivoluzione anti-Mubarak (preceduta da numerosi arresti e perquisizioni ai danni di oppositori del governo).

“Poi, la mattina del 25 gennaio, Regeni mi ha mandato un messaggio chiedendo se c’erano programmi per una festa di compleanno di uno dei nostri amici. Da allora non l’ho sentito più”, ha detto la persona che risulta essere anche indagata.

“Sono stato convocato da ufficiali della sicurezza dopo la scomparsa di Regeni. Le loro domande erano focalizzate sugli scopi della sua visita e dei suoi studi”.

“Non pubblicate il suo articolo” è la richiesta fatta dalla famiglia del giovane assassinato, tramite il suo avvocato Alessandra Ballerini, ma il quotidiano non sente ragioni, nonostante la diffida decide di pubblicarlo con il nome del ragazzo.

“Giulio Regeni aveva espresso la volontà di non pubblicare il citato articolo se non con uno pseudonimo, proprio al fine di non mettere in pericolo l’incolumità degli autori e delle loro famiglie”.

A Tgcom24 il condirettore del quotidiano, Tommaso Di Francesco, parla di una “scelta contrastata” spiegando “di aver deciso di pubblicarlo per fare onore alla sua memoria ma siamo rispettosi del lutto e solidali con la famiglia”.

Intanto, sette uomini di Polizia, Carabinieri e Interpol sono in arrivo in queste ore in Egitto per collaborare alle indagini avviate dalle autorità locali.

Oltre a sollecitare una stretta collaborazione con il team messo in campo dalle nostre autorità il premier Renzi, ieri al telefono con il presidente egiziano Al-Sisi ha anche sollecitato un rapido rimpatrio della salma, strappando la promessa di fare «ogni sforzo» possibile per far luce su questa triste vicenda.