grassi

Obesità bambini, meno pubblicità in tv di cibi grassi può ridurne i rischi

Pubblicato il 03 Nov 2020 alle 6:00am

Limitare in tv le pubblicità dedicate a cibi e bevande ricche di grassi, zuccheri e sale potrebbe dare un fortissimo contributo alla riduzione dell’obesità infantile. Lo rileva una ricerca guidata dall’Università di Cambridge, nel Regno Unito, pubblicata sulla rivista scientifica Plos Medicine dalla quale è emerso che se tutta la pubblicità di cibi e bevande ricche di grassi, zuccheri e sale nel Regno Unito fosse bloccata fino alle nove di sera, i 3,7 milioni di bambini del Regno Unito vedrebbero in media 1,5 annunci di questo tipo in meno al giorno e diminuirebbero anche il loro apporto calorico in media di 9,1 kcal. Ciò ridurrebbe il numero di bambini di età compresa tra 5 e 17 anni con obesità del 4,6% e quello di bimbi considerati in sovrappeso del 3,6%. L’equivalente di 40.000 bambini in meno nel Regno Unito con obesità e 120.000 in meno classificati come sovrappeso, con un vantaggio monetario di 7,4 miliardi di sterline.

I ricercatori evidenziano poi che questo è uno studio basato su modelli, “che non possono tenere pienamente conto di tutti i fattori che potrebbero influenzare l’impatto di questo tipo di politica se fosse implementata”.

Testosterone in discesa se dieta povera di grassi

Pubblicato il 30 Gen 2020 alle 6:40am

Perdere peso, può aiutare gli uomini ad aumentare i livelli di testosterone. Alcune diete, però, in particolare quelle povere di grassi, possono essere associate a una piccola ma significativa riduzione del testosterone. A sostenerlo uno studio pubblicato sul “The Journal of Urology”, Gazzetta ufficiale dell’American Urological Association (AUA), pubblicato su Journal.

La carenza di testosterone è una questione da non sottovalutare: può infatti portare a seri problemi di salute, tra cui una riduzione dell’energia e della libido, insieme ad alterazioni fisiologiche, tra cui un aumento del grasso corporeo e una ridotta densità minerale ossea. E’ emerso che negli ultimi anni un basso livello di testosterone è molto diffuso tra gli uomini: ad esempio negli Usa a circa 500.000 uomini viene diagnosticata una carenza di testosterone ogni anno.

Oltre ai farmaci, il trattamento per il basso livello di testosterone includerebbe anche delle modifiche sostanziali al proprio stile di vita, come ad esempio, esercizio fisico e perdita di peso. Ma gli effetti della dieta sui livelli di testosterone non sono ancora del tutto stati chiariti. Poiché il testosterone è un ormone steroideo derivato dal colesterolo, e i cambiamenti nell’assunzione di grassi ne potrebbero alterare i livelli. Questa la nuova analisi di una come una dieta povera di grassi errata possa influenzare i livelli di testosterone sierico, rispetto ad una dieta senza restrizioni.

Burro, nel 2017 incremento del 12,5% nella spesa delle famiglie italiane

Pubblicato il 03 Giu 2018 alle 8:43am

Secondo un’analisi condotta dalla Coldiretti, divulgata in occasione della Giornata mondiale del latte che si è tenuta il 1 giugno, si rileva un’inversione di tendenza negli acquisti degli italiani, relativamente ai condimenti a tavola. Il burro registra nel 2017 un aumento del 12,5% della spesa delle famiglie italiane.

Sulla base dei dati Ismea, il burro, sottolinea la Coldiretti, sta riacquistando popolarità ed è tornato ad essere uno dei grassi più usati in cucina per i suoi molti punti di forza; a differenza delle margarine non è un prodotto chimico, è meno calorico degli oli, non è idrogenato ed è ricco di nutrienti come il calcio, sali minerali, proteine del latte e la vitamina A.

A spingere la domanda di questo alimento è anche la scelta di un numero crescente di industrie alimentari di orientarsi verso prodotti “olio di palma free” che hanno avuto un incremento record delle vendite del 17,6% nel 2017. Una domanda che ha fatto balzare verso l’alto anche le quotazioni alla produzione del burro salite del 57% dall’inizio del 2018.

Biscotti e merendine in 10 anni sempre più sane

Pubblicato il 24 Apr 2018 alle 8:03am

Negli ultimi dieci anni, spiega l’Aidepi, l’associazione di Confindustria che mette insieme le Industrie della Pasta e del Dolce Italiane, le merendine e i biscotti preferite da grandi e piccoli sono diventate più genuine. L’impegno è iniziato oltre 10 anni fa grazie ad “Accordi sulla riformulazione dei prodotti alimentari alla Decade di azione ONU 2016 – 2025”.

Nel dettaglio negli ultimi 10 anni il sodio contenuto nei cereali da prima colazione è stato ridotto del 61%, gli zuccheri sono stati ridotti del 29% e gli acidi grassi trans sono stati completamente eliminati. Infine la presenza di fibre è più che raddoppiata arrivando al +145%. Ma anche nei biscotti i grassi saturi sono stati praticamente dimezzati (-55%), gli zuccheri sono stati ridotti del -29% e gli acidi grassi trans sono stati completamente eliminati mentre la presenza di fibre è cresciuta del 65%. Per i cracker si è assistito dunque ad una riduzione del sodio del 35%.

Sul fronte delle merendine è stato ridotto inoltre il consumo di zucchero del -29%, i grassi saturi sono scesi del 20% e il contenuto calorico del 21,5%. Per i gelati infine le porzioni sono scese del 22%, i grassi saturi sono scesi di oltre un terzo e gli zuccheri si sono ridotti del 34%. “Siamo consapevoli che l’attività di un’impresa deve essere sempre più collegata al benessere di tutte le persone – ha affermato Paolo Barilla, presidente di AIDEPI – aiutandole a vivere meglio e portando ogni giorno nella loro vita la gioia del mangiare bene e sano. Questa consapevolezza ci ha portato – come industria italiana del dolce – a investire oltre 100 milioni di euro nel percorso decennale di miglioramento della qualità nutrizionale dei nostri prodotti”.

Alimentazione, scoperto il ‘ticchettio’ che causa l’invecchiamento

Pubblicato il 12 Ago 2017 alle 5:16am

Scoperta la causa dell’orologio biologico che scandisce il ritmo dell’invecchiamento. La colpa sarebbe da attribuire ad un meccanismo molecolare in grado di agire in modo diverso in organi diversi e, funzionare al meglio, con una dieta povera di grassi e calorie. (altro…)

Fegato grasso, attenzione alla troppa carne rossa

Pubblicato il 30 Apr 2017 alle 7:08am

Un’assunzione eccessiva di carne e di proteine animali può contribuire a causare il fegato grasso. A dare l’allarme alcuni studiosi di Rotterdam che stanno portando avanti uno studio su oltre tremilaquattrocento soggetti con un’età media di settantuno anni.

L’attenzione verso il fenomeno del fegato grasso sia emersa piuttosto di recente. In passato, infatti, tale situazione tendeva a non generare preoccupazione mentre oggi la si ritiene una delle cause principali di alcune malattie croniche del fegato stesso.

In particolare, della cirrosi epatica ma anche di patologie cardiovascolari.

Nella fase iniziale, non si hanno quasi mai dei sintomi. I fastidi vengono poi avvertiti soprattutto in presenza di steatosi epatica, ossia un accumulo eccessivo di grasso, che fa avvertire un senso di fastidio nella parte destra dell’addome. In caso di disturbo oppure ogni qualvolta si noti qualcosa di anomalo è sempre opportuno rivolgersi ad uno specialista, che in questo caso, consiglierà gli esami da fare, in primis un’ecografia addominale.

Altra raccomandazione importante, consigliano gli esperti, è quella di curare la propria alimentazione e di svolgere attività fisica.

Una dieta equilibrata che deve essere anche varia, evitando abusi di carne (soprattutto rossa) e proteine di originale animale.

Perché, aumentano il rischio di fegato grasso e appesantiscono l’attività renale.

Gubbio, nasce la salsiccia del benessere, con poco sale e poco grasso

Pubblicato il 21 Ago 2016 alle 9:58am

Per fare fronte ai pericoli dell’eccessivo consumo di sale e grasso e dimostrare che è possibile coniugare gusto e salute, dall’Umbria è partito il progetto della «salsiccia del ben..essere!!».

Un’iniziativa realizzata nell’ambito del programma di studio ed educazione alimentare «Città del benessere!!», nato a Gubbio dalla collaborazione della Usl Umbria 1 con il Centro studi nutrizione umana con il patrocinio dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi).

«La strategia adottata a livello nazionale – sottolinea il coordinatore del progetto Guido Monacelli, medico nutrizionista della Usl Umbria 1 e presidente regionale Adi – avrebbe tuttavia una limitata efficacia in regioni come l’Umbria, dove il pane è storicamente “sciapo” e prevale invece il consumo di altri alimenti tipici della tradizione e della gastronomia regionale ad alto contenuto di sale. Tuttavia, si è deciso di intervenire sulla produzione di salumi ed anche di formaggi (quest’ultimi ancora in fase sperimentale) con la convinzione di riuscire a ribaltare il luogo comune secondo cui il prodotto tipico è buono ma fa male».

L’iniziativa inq uestione, ha comportato una attenta rivisitazione scientifica e tecnologica della produzione dei salumi, grazie all’Alto Chiascio, la collaborazione di alcune aziende locali, che producono insaccati con una ridotta quantità di sale, del 35%, e per contrastrae le patologie tiroidee il sale iodato e aromatizzazione che privilegia il finocchio e il peperoncino a scapito del pepe, nonché tagli magri (con diminuzione dell’apporto calorico e dei grassi saturi) e assoluta assenza di conservanti.

Burro, non fa male come si pensava

Pubblicato il 02 Lug 2016 alle 11:43am

Il burro, come tutti i cibi che contengono grassi, era spesso ritenuto poco salutare se non usato con moderazione.

Oggi invece un nuovo studio condotto dalla Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts University, negli Usa, pubblicata su Plos One, sostiene che il consumo è solo debolmente associato alla mortalità, mentre non esiste alcun legame con le malattie cardiovascolari ed è stato osservato anche un lieve effetto protettivo nei confronti del diabete.

Nel corso dei test, gli studiosi hanno analizzato i dati di nove ricerche che hanno coinvolto complessivamente 636.151 persone. La quantità di burro giornaliera mediamente consumata è risultata pari a un cucchiaio, circa 14 grammi. Durante il periodo di “follow up”, nel quale cioè i partecipanti agli studi sono stati seguiti, si sono verificati 28.271 decessi, 9.783 casi di malattie cardiovascolari e 23.954 casi di insorgenza di diabete.

Via i grassi dalle diete, ma “Si resta comunque obesi”

Pubblicato il 25 Mag 2016 alle 6:20am

Sul National obesity forum e il Public Health Collaboration, due istituzioni che si occupano di salute pubblica in Gran Bretagna chiedono una revisione delle linee guida sull’alimentazione in quanto l’indicazione di focalizzare l’attenzione sulla scelta di cibi a basso contenuto di grassi. “Sarebbe meglio – sostengono gli esperti – evitare di mangiare fuori dai pasti, perché è proprio quest’abitudine che fa ingrassare”.

“Mangiare formaggi, yogurt e bere latte riduce le possibilità di diventare obesi”, si legge nello studio. E ancora: “I cibi ‘naturali’ e ricchi in nutrienti come carne, pesce, i latticini, le noci, i semi, gli avocado, le olive contengono grassi. Demonizzare in continuazione i grassi, allontana la popolazione da cibi naturali, molto nutrienti, utili per la salute e per il benessere”.

Obesità: il peperoncino, per restare in forma anche mangiando grassi

Pubblicato il 11 Feb 2015 alle 7:02am

I ricercatori dell’Università del Wyoming hanno scoperto che l’aggiunta di capsaicina, sostanza contenuta nel peperoncino, può aiutare a prevenire l’obesità nei topi e non solo. (altro…)