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Evasione, allarme Cgia: grandi imprese evadono 16 volte più delle piccole

Pubblicato il 06 Ott 2019 alle 6:00am

L’evasione fiscale contestata alle grandi imprese nel 2018 è stata 16 volte superiore a quella delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi (nel 2017 era stata pari a 18). A rilevarlo è stato la Cgia di Mestre, che dice che dall’attività di accertamento svolta dall’Agenzia delle Entrate lo scorso anno sulle attività economiche emerge anche come la maggior imposta media, accertata per ogni singola grande azienda sia pari a poco più di 1 milione di euro, per la media impresa di 365.111 euro e per la piccola di 63.606 euro.

“Questi dati ci dicono che la potenziale dimensione dell’infedeltà fiscale delle grandi aziende è enormemente superiore a quella delle piccole – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi degli Artigiani di Mestre Paolo Zabeo -. Ovviamente, nessuno di noi auspica che il Paese si trasformi in uno Stato di polizia tributaria; tuttavia, una maggiore attenzione verso questi soggetti sarebbe auspicabile, visto che le modalità di evasione delle holding non è ascrivibile alla mancata emissione di scontrini o ricevute, bensì al ricorso alle frodi doganali, alle frodi carosello, alle operazioni estero su estero e alle compensazioni indebite. Reati, quest’ultimi, che non verranno nemmeno sfiorati dalle misure di contrasto all’utilizzo del contante che il Governo metterà a punto nelle prossime settimane”.

Una tesi su cui concorda anche il segretario della Cgia Renato Mason che ci tiene a sottolineare: “Grandi o piccoli, che siano gli evasori vanno perseguiti ovunque si nascondino. Tuttavia, se il nostro fisco fosse meno esigente, lo sforzo richiesto sarebbe più contenuto e probabilmente ne trarrebbe beneficio anche l’Erario. Con una pressione fiscale inferiore, molti che oggi sono evasori marginali diventerebbero dei contribuenti onesti”.

Papa durante l’udienza con gli imprenditori di Confindustria: “L’azienda metta al centro la persona”

Pubblicato il 28 Feb 2016 alle 6:00am

Molto bello ed importante l’appello di Papa Francesco rivolto ai circa 7mila rappresentanti di Confindustria radunati ieri nell’aula Paolo VI in occasione del Giubileo dell’industria. (altro…)

Bagheria: imprenditore si ribella al pizzo dopo 20 anni. Con lui altri 35 esercenti

Pubblicato il 02 Nov 2015 alle 11:36am

Ha iniziato a pagare il pizzo venti anni fa. Tremilioni di lire al mese alla “famiglia” mafiosa di Bagheria. Poi arrivano minacce e soprusi durati vent’anni da parte dei boss.

Un imprenditore è finito sul lastrico e ha dovuto chiudere la sua attività commerciale. Alla fine però si è ribellato denunciando i suoi estorsori.

È una delle tante storie delle vittime del racket scoperte dai carabinieri di Palermo che hanno eseguito 22 provvedimenti cautelari a carico di capimafia dei clan bagheresi.

Con la vittima hanno scelto di denunciare dopo anni di silenzio anche altri 35 commercianti e imprenditori della zona: una ribellione che segna una svolta decisiva ed importante nella lotta a Cosa nostra.