inquinamento

Moda, consumatori più attenti verso ambiente anche per i grandi marchi

Pubblicato il 23 Gen 2019 alle 7:27am

I consumatori italiani diventano sempre più consapevoli, anche nel settore dell’abbigliamento e della moda. Secondo il portale di dati Statista si stima infatti in un valore di mercato di ben 42 miliardi di dollari nel 2020. I grandi brand devono mettere in conto, da parte di chi compra, l’occhio sempre più vigile e attento su diversi aspetti: materie prime, ambiente, salute, condizioni dei lavoratori.

Lo rivela un sondaggio condotto da Ipsos MORI per conto di Changing Markets Foundation e Campagna Abiti Puliti, che ha evidenziato che solo due Italiani su dieci (22%) ritengono che l’industria informi adeguatamente i consumatori riguardo all’impatto produttivo sull’ambiente e sulla popolazione e otto su dieci (82%) ritengono che i marchi debbano fornire informazioni più dettagliate su obblighi assunti e misure adottate contro l’inquinamento atmosferico e ambientale.

Secondo il sondaggio, inoltre, due Italiani su tre (64%) dichiarano di non essere disposti a comprare articoli di abbigliamento da marchi la cui produzione è associata all’inquinamento e addirittura il 72% (i tre quarti degli Italiani) pensa che i marchi di abbigliamento debbano assumersi la responsabilità di ciò che avviene nelle loro catene di produzione e distribuzione e garantire che i loro articoli siano prodotti in maniera ecosostenibile. E per quello che riguarda le condizioni di lavoro, di salario, ben otto italiani su dieci (78%) considera importante che i marchi dell’abbigliamento dichiarino in maniera trasparente se i dipendenti che lavorano nelle proprie filiere ricevono un salario dignitoso e il 58% sostiene che non comprerebbe mai prodotti da un marchio che non paga i giusti compensi ai propri lavoratori.

“Si tratta dell’indagine di mercato più approfondita mai realizzata relativa alla percezione da parte dei consumatori degli standard ambientali e lavorativi nell’industria dell’abbigliamento. L’indagine rivela che i consumatori si aspettano che i marchi si assumano la responsabilità di ciò che avviene all’interno delle proprie filiere e chiedono maggiore trasparenza sia per quanto riguarda le condizioni di lavoro sia per il rispetto dell’ambiente. I risultati dell’indagine puntano tutti verso un netto cambiamento di mentalità da parte dei consumatori i quali chiedono una maggiore assunzione di responsabilità da parte dell’industria e più informazioni” dichiara Urska Trunk della Changing Markets Foundation.

Sono sempre più numerosi gli appelli rivolti all’industria della moda italiana affinché adotti processi produttivi più responsabili. Nonostante l’alto valore di mercato del settore, le rivelazioni fatte dalla Clean Clothes Campaign relative alle misere condizioni di lavoro nelle fabbriche in Albania e Macedonia, dove vengono prodotte le calzature cosiddette “Made in Italy” per i marchi di lusso, e i risultati non soddisfacenti delle analisi di “internal auditing” relative alle condizioni di lavoro, hanno causato un danno di immagine e hanno condotto l’opinione pubblica a fare pressione affinché questa situazione cambi.

In linea generale i marchi del lusso elencati nel sondaggio non sono considerati migliori dei marchi più economici o dei rivenditori al dettaglio. Il sondaggio ha infatti messo in luce alcuni dettagli fondamentali, relativi ai brand del lusso. Per esempio, il 10% degli Italiani associa il marchio Gucci a una filiera ecosostenibile, contro il 13% di Zara e il 17% di H&M. Ricerche condotte dalla Clean Clothes Campaign tra l’altro rivelano come Gucci si rifornisca in diversi Paesi dove sussistono sfruttamento delle condizioni lavorative, come nel caso della Serbia.

La viscosa, poi, è una fibra vegetale che sta diventando un’alternativa sempre più diffusa al cotone o ai prodotti sintetici. Ma la produzione della viscosa necessita di sostanze chimiche tossiche che hanno effetti nocivi documentati sull’ambiente e sulla salute delle persone se non debitamente controllate. Più di 303.000 consumatori dell’UE hanno firmato una petizione lanciata da WeMove per chiedere all’industria dell’abbigliamento di impegnarsi nella produzione di viscosa pulita.

Moda sostenibile, il lato oscuro del fashion in un film virtuale di Francesco Carrozzini

Pubblicato il 01 Set 2018 alle 6:44am

Veleni nei corsi d’acqua, utilizzo di prodotti chimici tossici, tessuti degli abiti smessi che invadono le discariche, non tutti sanno che la moda e’ la seconda fonte di inquinamento al mondo dopo il petrolio. (altro…)

Solo il 13% degli oceani è incontaminato

Pubblicato il 31 Lug 2018 alle 9:04am

Nel mondo, solo il 13% degli oceani e mari è incontaminato. A dirlo è uno studio guidato dall’università del Queensland pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology, che ha preso in esame le aree marine prive di impatti umani significativi come la pesca e il trasporto marittimo. (altro…)

Arrivano i Pioppi mangia farmaci

Pubblicato il 05 Giu 2018 alle 6:40am

Sono in arrivo le prime piante in grado di nutrirsi di farmaci, assorbirli e accumularli nelle proprie radici: pioppi che hanno acquisito tale capacità grazie ad un processo di selezione tradizionale che in futuro potrebbe consentire loro di essere utilizzati all’uscita degli impianti di depurazione.

Il loro utilizzo è infatti stato descritto in modo dettagliato nella rivista scientifica Science of The Total Environment, e il loro risultato è dovuto anche ad una collaborazione, ricerca coordinata dall’Italia, con l’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e il Centro tedesco Helmoltz di Monaco.

Le piante modificate sono in grado di assorbire i farmaci dispersi nelle acque reflue dei centri urbani. Sono della specie, pioppi bianchi della varietà Populus alba clone Villafranca, già noti per la capacità di accumulare metalli pesanti e sostanze organiche estranee agli organismi (xenobiotici) presenti nel suolo e nelle acque. La ricerca appena pubblicata ha avuto la possibilità di poter valutare la capacità di queste piante di poter assorbire, trasformare e accumulare nelle radici sostanze inquinanti di origine farmaceutica, come il principio attivo diclofenac presente in molti farmaci anti-infiammatori non steroidei, e pertanto, nelle acque reflue urbane.

Lanciata sentinella dell’inquinamento, prima al mondo con mappa nell’atmosfera

Pubblicato il 14 Ott 2017 alle 9:27am

Lanciato dalla base russa di Plesetsk il satellite Sentinel 5P, il primo al mondo per fornire una mappa completa di tutti gli inquinanti presenti nell’atmosfera, e in grado di individuarne l’origine. (altro…)

Smog e inquinamento atmosferico rallentano attività del cervello dei bambini

Pubblicato il 12 Giu 2017 alle 6:00am

Lo Smog rappresenta uno dei maggiori mali del 21esimo secolo, un male silenzioso e molto drammatico. Solo in Europa, si stima che ogni anno sono quasi 500 mila le vittime causate da patologie strettamente legate all’inquinamento.

In Italia, invece, secondo gli ultimi dati trasmessi dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) l’inquinamento dell’aria provoca circa 84.400 morti premature.

E secondo un recente studio effettuato da ricercatori Spagnoli, lo smog rallenterebbe le attività del cervello dei bambini. Vivere in città iperattive, tra migliaia di auto, moto, industrie, scarichi, sarebbe molto pericoloso per la salute dei più piccoli.

Esposti allo smog, e all’inquinamento atmosferico, i più piccoli possono avere maggiori difficoltà di concentrazione, una scarsa prontezza di riflessi mentali (capacità di elaborare una risposta immediata ad una precisa domanda), e stanchezza fisica.

Terra dei fuochi: “Dati confortanti, ma cautela su attendibilità aggiornamento registro dei tumori”

Pubblicato il 25 Mag 2017 alle 6:21am

Il presidente della III Commissione speciale ‘Terra dei Fuochi, bonifiche, ecomafie’ del Consiglio regionale della Campania, Gianpiero Zinzi, commenta “I dati relativi alla situazione epidemiologica nei Comuni ricadenti nella ‘Terra dei Fuochi’, i quali, evidenziano un aspetto importante, ossia l’assenza di una stretta relazione tra alcune patologie e l’inquinamento”.

“Si tratta -continua Giampiero Zinzi – di un dato positivo per chi, come me ed i componenti della III Commissione speciale, ogni giorno lavorano per ristabilire la verità su un fenomeno che ha danneggiato pesantemente l’immagine della nostra regione. Tuttavia l’analisi non può confortarci del tutto, perché il numero di malati registratisi nella nostra zona qui è legato anche ad una incapacità della nostra organizzazione sanitaria regionale a curare tempestivamente una persona colpita da patologie tumorali. Auspico cautela per quanto attiene poi il registro tumori la cui presenza ed aggiornamento capillare deve essere una priorità per tutti”.

Bruco mangia plastica: importante scoperta da parte di una biologa italiana

Pubblicato il 26 Apr 2017 alle 6:34am

Grazie ad uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Cantabria a Santander, in Spagna, e dall’Università di Cambridge, in Gran Bretagna, con a capo la biologa italiana Federica Bertocchini, pubblicato su “Current Biology”, si è scoperto che un bruco della falena della cera prodotta dalle api nelle loro arnie, sarebbe goloso di plastica, il polietilene, quello che viene comunemente impiegato per realizzazione delle buste della spesa e non solo. (altro…)

Taranto, è allarme pesticidi: forte aumento delle malattie del sangue

Pubblicato il 07 Nov 2016 alle 6:00am

E’ emergenza sanitaria e ambientale a Taranto, dopo i dati diffusi dagli specialisti della Rete ematologica pugliese che hanno incontrato a Martina Franca, nel tarantino, i pazienti ematologici della regione. (altro…)

Greenpeace, mare sempre più inquinato, ricco di plastica, pesci contaminati

Pubblicato il 13 Set 2016 alle 5:00am

Greenpeace Italia lancia un allarme per la salute umana, sostenendo che “La presenza di frammenti di plastica negli oceani è un problema noto da tempo ed sempre più drammatico”, ma ciò nonostante, non si trovano ancora soluzioni.

Esisterebbe infatti, un vero e proprio allarme sanitario legato al crescente inquinamento ambientale presente nei mari che poi arriverebbe a contaminare anche pesci, crostacei e mollischi, e quindi le nostre tavole.

I dati disponibili confermano la necessità di dover intervenire al più presto.

Magari vietando la produzione di microsfere e definendo regole stringenti per ridurre l’utilizzo della plastica.

Tra le sostanze contenute spesso nelle microplastiche, troviamo ftalati, bisfenolo e Pcb, sostanze che una volta arrivate in mare, possono sia assorbire che cedere sostanze tossiche ed essere ingerite da numerosi organismi e poi dall’uomo.