italiani uccisi

Erano tutti del Bangladesh gli attentatori del caffè di Dacca, in cui hanno perso la vita 20 persone

Pubblicato il 03 Lug 2016 alle 10:52am

I sei uomini del commando che venerdì sera ha attaccato la Holey Artisan Bakery di Dacca, uccidendo 20 persone, tutte straniere, fra cui nove italiani, “erano tutti bengalesi”. Lo ha rivelato l’Ispettore generale della polizia del Bangladesh, AKM Shahidul Hoque.

Aggiungendo anche che almeno cinque erano certamente militanti e che le forze dell’ordine nazionali stavano cercando di arrestare da tempo.

Dal Messico, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha detto che “tutti gli italiani sono con animo triste per i connazionali vittime di una violenza terrorista che semina morte in tutti i continenti. Erano impegnati con la loro presenza a contribuire alla crescita del Bangladesh. Hanno impersonato il contrasto tra una pacifica convivenza e l’ottusità e la violenza del terrorismo. La vostra presenza – ha aggiunto in un breve discorso accompagnato dall’ambasciatore Alessandro Busacca – è un ponte di collaborazione” tra due Paesi “legati da un’amicizia profonda e crescente collaborazione”

E nella notte di sabato il governo di Tokyo ha confermato la morte di 7 cittadini giapponesi, 2 donne e 5 uomini, nell’attacco terroristico di Dacca, ma ha evitato di rilasciare le generalità come da loro tradizione. Anche loro erano lì per ragioni di lavoro, in rappresentanza dell’Agenzia giapponese di cooperazione internazionale.

Foto Ansa

Attacco Isis a Dacca, 9 le vittime italiane: ecco chi sono

Pubblicato il 02 Lug 2016 alle 4:41pm

“Sono nove le vittime italiane accertate finora dell’attacco di ieri sera a Dacca. Le famiglie sono state avvertite. La decima persona tra gli italiani che erano a cena al ristorante di Dacca non risulta ancora dagli accertamenti fatti – ha annunciato il ministro Gentiloni – Per ora non risulta tra i cadaveri, ci stiamo lavorando e stiamo in contatto con i suoi familiari”.

Secondo il direttore delle operazioni militari dell’Esercito, il generale Nayeem Ashfaq Chowdhury, la maggior parte degli ostaggi, in prevalenza italiani e giapponesi sono stati uccisi brutalemente con armi da taglio. Testimoni hanno raccontato di aver visto uno dei terroristi del commando armato di spada. Intanto sarebbe stato arrestato uno degli autori dell’attacco. E’ quanto ha riferito il premier Sheikh Hasina, aggiungendo anche che 13 ostaggi sono stati liberati e sei assalitori sono stati uccisi durante il blitz. “E’ stato un atto odioso. Il mio governo è determinato a sradicare il terrorismo”.

Le 9 vittime italiane massacrate in Bangladesh in un ristorante poco distante dall’ambasciata italiana.

– Cristian Rossi, 47 anni, imprenditore, sposato e padre di due gemelline di 3 anni, ex manager alla Bernardi che ora lavorava in proprio. L’uomo abitava a Feletto Umberto (Udine), si trovava in Bangladesh per motivi di lavoro.

– Marco Tondat, 39 anni, imprenditore nel settore tessile, di Cordovado (Pordenone). “Doveva rientrare in Italia per le ferie e abbiamo concordato alcune cose, lo aspettavo per lunedì. Era un bravo ragazzo, intraprendente e con tanta voglia di vivere”, ha dichiarato il fratello. “Era partito un anno fa, perchè in Italia ci sono molte difficoltà di lavoro e ha provato a emigrare. A Dacca era supervisore di un’azienda tessile, sembrava felice di questa opportunità. A tutti voglio dire che quanto accaduto deve far riflettere: non è mancato per un incidente stradale. Non si può morire così a 39 anni”.

– Adele Puglisi, 54 anni di Catania, manager per il controllo della qualità per la Artsana.

– Claudia D’Antona di Torino, moglie dell’unico sopravvissuto Gian Galeazzo Boschetti, salvatosi perché era uscito nel giardino per rispondere a una telefonata. La coppia viveva da vent’anni in Bangladesh: lei era managing directror della Fedo Trading Ltd, di cui il marito era partner. La donna, che era laureata in legge, era anche volontaria della Croce Verde

– Simona Monti, di 33 anni, di Magliano Sabina (Rieti)

– Nadia Benedetti di Viterbo, managing director della StudioTex Limited, azienda con sede principale a Londra, nel Regno Unito con succursale proprio a Dacca. La morte di quest’ultima è stata confermata dalla nipote Giulia su Facebook: “Ormai abbiamo perso anche l’ultima speranza: mia zia, Nadia Benedetti, è stata brutalmente uccisa nell’attentato in Bangladesh di ieri”.

– Vincenzo D’Allestro, Maria Rivoli e Claudio Cappelli di cui non si sa ancora molto.

Secondo quanto ha riportato un testimone citato dal Bangladesh Daily Star, sarebbero stati risparmiati quegli ostaggi che conoscevano versi del Corano mentre altri sono stati torturati. Il testimone che ha riferito questo particolare, è Rezaul Karim, padre di uno degli ostaggi, Hasnat Karim che insieme agli altri è rimasto oltre dieci ore nel ristorante di Dacca.

Bangladesh, Isis assalto al bar di Dacca: morti 20 ostaggi, molti italiani e giapponesi

Pubblicato il 02 Lug 2016 alle 11:25am

E’ terminato alle prime luci dell’alba l’attacco di un commando armato al bar – ristorante di Dacca, Bangladesh.

I primi dati ufficiali parlano di 20 ostaggi uccisi dai terroristi, tutti di nazionalità straniera: lo ha reso noto il direttore delle operazioni militari dell’Esercito, il generale Nayeem Ashfaq Chowdury. La maggior parte di nazionalità italiana e giapponese.

Uno dei terroristi sarebbe stato catturato, mentre gli altri sei sarebbero stati uccisi nel blitz.

“Molti sono stati uccisi dagli assalitori con lame affilate”, ha riferito l’esercito dopo una notte di terrore. Chi sapeva recitare versi del Corano sarebbe stato risparmiato dai jihadisti, gli altri sono stati torturati, ha raccontato uno degli ostaggi tratti in salvo dall’Holey Artisan Bakery.

Libia, morti due ostaggi italiani, Fausto Piano e Salvatore Failla

Pubblicato il 04 Mar 2016 alle 9:45am

Fausto Piano e Salvatore Failla, due dei quattro tecnici italiani sequestrati in Libia lo scorso ventinove luglio, sarebbero morti durante uno scontro a fuoco avvenuto mercoledì notte a Sabrata, città tra Tripoli e il confine con la Tunisia.

A riferirlo fonti legate alle brigate locali che da giorni sono impegnate in combattimenti contro alcune cellule dello Stato Islamico.

La notizia è poi giunta anche in Italia dove ha avuto una parziale conferma da parte della Farnesina, anche se l’identificazione deve poi avvenire al recupero delle salme.

Dopo un periodo di detenzione comune, i quattro italiani sarebbero stati divisi. Un paio di settimane fa le autorità militari di Sabratha avevano anche ricevuto un video, che avrebbero poi tentato di girare alla Farnesina.

Una delle ipotesi del silenzio da parte dell’Italia (se vera la ricostruzione) è che probabilmente i nostri servizi avevano già avuto tale testimonianza attraverso altre vie.

La dinamica della sparatoria è ancora da chiarire. Ma si suppone che si sia trattato di uno scontro armato durante un tentativo di trasferimento dei due ostaggi.

Alcune foto mostrano i veicoli utilizzati dal gruppo dei rapitori crivellati di colpi e incendiati. Potrebbe essersi trattato anche del “fuoco amico” delle milizie di Tripoli e non dei rapitori.