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Covid, crisi economica e pil

Pubblicato il 18 Ott 2020 alle 6:13am

A causa degli effetti negativi del Covid-19 si rischia di ‘bruciare’ 160 miliardi di Pil. A sostenerlo è la Cgia di Mestre, secondo la quale nella più rosea delle ipotesi, il Pil italiano di quest’anno dovrebbe scendere, rispetto al 2019, addirittura al 10% circa. Per dare l’idea della dimensione della contrazione, è come se il Veneto fosse stato in lockdown per tutto l’anno. Con un crollo quasi doppio rispetto a quello registrato 11 anni fa, è evidente, per la Cgia, che una caduta verticale del genere avrà degli effetti negativi sul mercato del lavoro.

“Per questo diciamo no a qualsiasi chiusura generalizzata – rileva Zabeo – che aggraverebbe ancor più la situazione. Anche perché il peggio deve ancora arrivare. Quando verrà meno il blocco dei licenziamenti, infatti, correremo il rischio di vedere aumentare a dismisura il numero dei disoccupati”. Per il segretario della Cgia Renato Mason “oltre ad avere un carico fiscale indiscutibilmente eccessivo, una pressione burocratica che continua a penalizzare chi fa impresa e un calo degli investimenti molto preoccupante, che interessa in particolar modo quelli di natura pubblica, c’è un’altra grossa criticità che rischia di mettere in seria difficoltà tante aziende, soprattutto di piccola dimensione. Ci riferiamo alla nuova normativa introdotta dall’Unione Europea che interessa le banche”.

Per evitare gli effetti negativi dei crediti deteriorati, spiega, Bruxelles ha imposto a queste ultime l’azzeramento in 3 anni dei crediti a rischio non garantiti e in 7-9 anni per quelli con garanzia reali. “E’ evidente che l’applicazione di questa misura, in buona sostanza, indurrà moltissimi istituti di credito – aggiunge Mason – ad adottare un atteggiamento di estrema prudenza nell’erogare i prestiti, per evitare di dover sostenere delle perdite in pochi anni”.

Situazione che è in buona sostanza anche italiana. Le previsioni, peraltro, danno un tracollo dei consumi delle famiglie di circa 96 miliardi di euro.

In Italia, 9,8 milioni di donne occupate, metà sono mamme

Pubblicato il 11 Mag 2020 alle 7:45am

Su 9 milioni 872.000 di donne occupate in Italia, “circa 5,4 milioni sono mamme, e 3 milioni di loro, hanno almeno un figlio con meno di 15 anni”.

Nell’emergenza Covid-19 lo ‘smart working’ avrebbe potuto servire ad aiutarle… a conciliare lavoro, casa e figli, famiglia, soprattutto a causa della chiusura della scuola.

Circa, infatti, la metà (51,1%), svolge un impiego che potrebbe essere organizzato in modo ‘agile’. Lo dice ricerca condotta dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro, diffusa alla vigilia della Festa della mamma.

Le donne occupate con figli “costituiscono il 54,3%” dell’intera platea di occupati, quelle con prole di età inferiore ai 15 anni ne rappresentano, invece, il 30%.

Festa delle lavoratrici, non solo dei lavoratori! A dirlo anche l’Ordine Psicologi Emilia-Romagna, spiegando rischi dell’attuale situazione

Pubblicato il 01 Mag 2020 alle 8:12am

Quest’anno in cui l’occupazione ha vissuto e vivrà un periodo drammatico, con molte persone che rischiano di perdere il proprio impiego e molte altre che dovranno venire a capo di un’inedita situazione, con il lavoro da svolgere e l’assenza del sostegno della scuola nella cura dei bambini. Un problema, quest’ultimo, che rischia di far arretrare la condizione di molte donne, che spesso sono le prime a essere chiamate in causa nella gestione dei figli.

L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna vuole porre l’attenzione su tutte queste situazioni. Sono cambiati gli spazi e i tempi del lavoro, ma per certi aspetti i nodi da sciogliere sono rimasti gli stessi. Il primo di questi nodi è il ruolo della donna nella società, che non può essere quello dell’“angelo del focolare” e deve avere pari dignità e opportunità, anche all’atto pratico.

Chi, uomo o donna che sia, in qualche modo – che inevitabilmente dovrà prevedere anche il sostegno dello Stato – riuscirà a conciliare lo smart working, da casa, con la presenza dei figli da accudire, si confronterà per mesi con un impegno non certo “smart”. Un impegno che non mette al centro la persona e diventa di fatto sovraccarico, stress, piuttosto che una forma di conciliazione vita-lavoro di qualità e benessere, quale il “lavoro agile” dovrebbe essere.

“Il lavoro, che fino a pochi mesi fa tenevamo ben separato e lontano dalla nostra vita privata, entra nelle nostre case: irrompe in cucina, in camera da letto, per alcuni persino in bagno. È sempre con me, in un pc portatile che mi porto dietro, o direttamente sul telefono, in tasca, addosso come un vestito. Si insinua nella relazione tra me e i miei figli: mi trovo davanti a un schermo a lavorare mentre allatto, preparo da mangiare o semplicemente ascolto la bambina che mi chiede aiuto per i compiti. Da esterno alla casa, il lavoro entra oggi nei miei spazi più privati”, commenta Carmelina Fierro, Dr.ssa in tecniche e scienze psicologiche dei contesti lavorativi e Consigliera dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna. E aggiunge: “ci saranno nuovi contesti in cui le sindromi da stress e da disadattamento si svilupperanno notevolmente. Questo stato di affaticamento psico-fisico può compromettere sia il lavoro, sia la qualità delle relazioni, favorendo i conflitti generazionali e di coppia, con chiare conseguenze sulla salute psicologica di tutti i componenti della famiglia”.

Il lato positivo è che chi riuscirà a gestire efficacemente il proprio tempo, e ad avvalersi dell’ausilio di importanti forme di sostegno alla cura dei piccoli, potrà trovare l’opportunità di uno sviluppo personale. Potenziare le capacità digitali e imparare a gestire la propria libertà con maggiore responsabilità, riuscendo a disconnettersi e a organizzare tempi e spazi, saranno le nuove competenze necessarie per lavorare e vivere bene.

WAidid: “Rischio elevato avviare fase 2 senza prima effettuare test sierologici sui lavoratori. Italia non arrivi in ritardo come per tamponi e mascherine”

Pubblicato il 29 Apr 2020 alle 6:15am

Test sierologici per i dipendenti delle fabbriche e delle aziende che riprenderanno le proprie attività produttive con l’avvio della fase 2. A lanciare l’appello l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini immunologici (WAidid) a seguito del termine del lockdown annunciato dalle Istituzioni. Obiettivo deve essere quello di riprendere quanto prima le attività produttive contenendo la curva del contagio da Covid-19 attraverso l’indagine sulla presenza di anticorpi specifici, nonché l’identificazione precoce dei positivi asintomatici, che gli studi di siero-prevalenza consentono di ottenere. (altro…)

Lavoro precario rende meno stabili emotivamente e porta a una minore tolleranza allo stress

Pubblicato il 12 Mar 2020 alle 6:01am

A volte si pensa che un posto di lavoro incerto possa stimolare la produttività del lavoratore, che a costo di mantenere il proprio posto di lavoro si impegna anche oltre il più possibile. Forse questo è vero all’inizio, ma poi, dicono i ricercatori, a lungo termine, le cose cambiano. «La nostra ricerca suggerisce che potrebbe non essere così se la situazione persiste – spiega Lena Wang, co-autrice di uno studio condotto dalla Rmit University’s School of Management e pubblicato sul Journal of Applied Psychology .– Anzi, abbiamo scoperto che coloro che sono esposti in maniera cronica all’insicurezza lavorativa hanno maggiori probabilità di ridurre gli sforzi ed evitare di costruire relazioni di lavoro forti e positive, cosa che può compromettere la produttività nel lungo periodo».

Lo studio in questione, è riuscito ad analizzare più di 1000 persone, scoprendo anche i dati raccolti da un’indagine sulle famiglie, sul reddito e sul lavoro condotta in Australia (Hilda). Il questionario ha posto domande sulla sicurezza lavorativa e personalità a 1.046 dipendenti per un periodo di 9 anni. Gli studiosi hanno applicato un quadro della personalità noto come Big Five, che enuclea cinque grandi tratti: stabilità emotiva, gradevolezza, coscienziosità, estroversione e apertura.

I risultati dello studio hanno infatti rilevato che l’insicurezza lavorativa a lungo andare ha influito negativamente soprattutto sui primi tre tratti: stabilità emotiva, gradevolezza e coscienziosità. Secondo gli studiosi, aspetti questi della personalità legati al raggiungimento degli obiettivi in modo affidabile, all’andare d’accordo con gli altri e a far fronte allo stress.

Ipertensione, lunghe ore alla scrivania aumentano il rischio

Pubblicato il 25 Dic 2019 alle 6:50am

Trascorrere molte ore di lavoro alla scrivania, potrebbe aumentare il rischio di ipertensione ‘nascosta’, ovvero una pressione alta anche se le misurazioni fatte nello studio medico sembrano normali. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Hypertension.

I ricercatori della Laval University, in Quebec, hanno arruolato 3.547 impiegati e ne hanno misurato la pressione sanguigna durante il primo anno, nel terzo e di nuovo nel quinto anno.

In uno studio medico allestito sul posto di lavoro hanno misurato la pressione sanguigna di ciascun volontario per ben tre volte in una stessa mattinata.

Ebbene? Per il resto della giornata, i volontari hanno indossato un dispositivo di monitoraggio della pressione, che prendeva le letture ogni 15 minuti. Complessivamente, è emerso che il 18,7% dei volontari esaminati ha sofferto di ipertensione ed era in cura mentre il 13,5% aveva ipertensione mascherata e non riceveva trattamenti per l’ipertensione.

Disoccupazione: Istat, in un mese 28 mila persone in più in cerca di un’occupazione

Pubblicato il 01 Set 2019 alle 7:33am

A luglio scorso il tasso di disoccupazione in Italia è salito al 9,9%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a giugno. Lo rileva l’Istat. Le persone in cerca di lavoro aumentano di 28 mila unità su base mensile (+1,1%). I disoccupati in Italia si attestano così a 2 milioni e 566 mila.

Tuttavia a confronto rispetto a luglio 2018 è in netto miglioramento (-121 mila disoccupati). Anche se si mantiene sotto la soglia del 10% per il terzo mese di seguito. Nello stesso mese torna anche a salire la disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24anni, con il tasso che si porta al 28,9% (+0,8 punti su giugno). Su base annua invece il valore continua a scendere (-2,7 punti).

Istat: tasso di disoccupazione in calo, valore più basso dal 2012. Tasso di occupazione al 59%, valore più alto dal 1977

Pubblicato il 02 Lug 2019 alle 12:32pm

Secondo i dati Istat diffusi nella mattinata di ieri, il tasso di occupazione nel nostro Paese nel mese di maggio è salito 59%, facendo registrare il valore più alto dal 1977.

L’istituto di statistica italiano spiega poi, che il numero degli occupati ha raggiunto 23 milioni e 387 mila unità registrando un aumento di 67mila (+0,3%) rispetto ad aprile 2019. Cala invece il tasso di disoccupazione, attestandosi al 9,9%, in discesa di 0,2% rispetto ad aprile 2019.

Valore questo più basso da febbraio 2012. Per la prima volta infatti, da oltre sette anni, il tasso di disoccupazione perde la doppia cifra. Migliora anche il tasso di disoccupazione giovanile nella fascia di età tra i 15-24enni che scende al 30,5%, in calo ovvero di 0,7 punti rispetto al mese precedente.

“A maggio l’occupazione è in crescita dopo la sostanziale stabilità del mese precedente. Tale aumento porta la stima degli occupati oltre i livelli massimi storici, sia in termini assoluti sia come incidenza sulla popolazione”, commenta l’Istat. Nell’ultimo mese la crescita degli occupati coinvolge tutte le posizioni professionali.

I dipendenti stabili aumentano più di quelli a termine in valore assoluto (+27 mila contro +13 mila), grazie anche all’entrata in vigore del decreto dignità. Salgono poi, anche gli indipendenti (+28 mila). Anche nel confronto sui dodici mesi precedenti crescono più di tutti i dipendenti permanenti (+0,4%, +63 mila), poi i lavoratori a termine (+0,6%, pari a +18 mila unità) e gli indipendenti (+0,2%, +12 mila).

“Le notizie che leggiamo questa mattina – ha detto ieri il vicepremier e ministro del lavoro Luigi di Maio – ci dicono che quella di oggi è davvero una bella giornata“. Di Maio rivendica i risultati raggiunti dal suo ministero: “Dopo esser stato attaccato per mesi dai partiti d’opposizione (e dai loro media di riferimento) che me ne hanno dette di tutti i colori, ridicolizzando il decreto dignità (dicevano che non sarebbe servito a nulla!), ancora una volta sono felice di smentire questi chiacchieroni con i fatti“, si legge in un post su Facebook. Esulta anche l’altro vicepremier, Matteo Salvini: “Avanti così, tagliare le tasse a imprenditori, lavoratori e famiglie è un dovere morale“.

La crescita, spiega l’Istituto, si concentra tra gli uomini (+66 mila) mentre risultano sostanzialmente stabili le donne. In calo i 35-49enni (-34 mila) e in aumento le altre classi di età, prevalentemente gli ultracinquantenni (+88mila). L’Istituto segnala che l’occupazione risulta in crescita anche su base annua (+0,4%, pari a +92mila unità). L’espansione riguarda entrambe le componenti di genere, i 15-24enni (+43 mila) e soprattutto gli over 50 (+300 mila) mentre risultano in calo le fasce di età centrali. Nei dodici mesi, la crescita degli occupati si accompagna a un notevole calo dei disoccupati (-6,9%, pari a -192mila unità) e a una sostanziale stabilità degli inattivi tra i 15 e i 64 anni.

Infermieri e infortuni sul lavoro, un’app negli ospedali per aiutarli

Pubblicato il 12 Giu 2019 alle 7:23am

I dati che emergono dal più recente rapporto dell’Inail che ha analizzato la condizione fino al 2010 sul fronte sicurezza nelle strutture sanitarie italiane, rivela che il 50% degli infortuni che avvengono nelle strutture sanitarie, capitano agli infermieri, a causa dello stress e per il maggior contatto con il pubblico. Si tratta di problemi muscolari per il sollevamento e lo spostamento dei pazienti ma anche dermatiti per il contatto con sostanze chimiche e biologiche pericolose. Queste le principali cause degli infortuni e delle malattie professionali maggiori quali incappano questi lavoratori del settore sanitario. (altro…)

Mercatone Uno, via libera alla riapertura dell’amministrazione straordinaria. Ministro Di Maio: “Sbloccherò subito la Cig. Fondo anche per i fornitori”

Pubblicato il 07 Giu 2019 alle 6:25pm

Il tribunale di Bologna ha dato il via libera alla riapertura dell’amministrazione straordinaria di Mercatone Uno. Il decreto di revoca della procedura che si era conclusa il 18 gennaio, dopo tre anni, è stato firmato nella giornata di ieri. Ora il ministero del lavoro intende prorogare il programma di liquidazione dell’azienda e nominare i commissari. Si ipotizza la riconferma di Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari. Un mezzo sospiro di sollievo per i 1.860 lavoratori che dalla sera alla mattina si sono trovati senza un lavoro.

La conclusione era attesa ed arriva dopo un calvario di quasi due settimane per i dipendenti del gruppo, senza stipendio da quando il tribunale di Milano il 24 maggio ha dichiarato il fallimento della Shernon holding, la società che aveva acquistato il gruppo il 9 agosto 2018.

Una conclusione che già s’intravedeva nella giornata ieri nelle parole del ministro Di Maio: “Sbloccherò subito la cassa integrazione, non appena il Tribunale autorizzerà la procedura di amministrazione straordinaria”, aveva scritto su Facebook. “Il Fondo apposito per le vittime di mancati pagamenti, da 30 milioni di euro, verrà esteso anche ai fornitori di Mercatone Uno – aveva aggiunto -, nel caso in cui l’azienda venisse imputata di bancarotta fraudolenta. Questo lo faremo già la settimana prossima, grazie a un emendamento che presentiamo al decreto legge Crescita”. Nel pomeriggio di oggi, il ministero dello Sviluppo economico conferma: “È il percorso propedeutico allo sblocco degli ammortizzatori sociali. Successivamente partirà la fase di reindustrializzazione per garantire un futuro certo ai lavoratori”.

La cig si potrà far partire solo dopo che commissari, sindacati e curatore fallimentare avranno formalizzato il passaggio dei lavoratori – oggi dipendenti sospesi di un’azienda fallita- all’amministrazione straordinaria. Intanto continuano ad arrivare iniziative di solidarietà a sostegno dei dipendenti che hanno perso il lavoro dalla sera alla mattina.

Intesa Sanpaolo ha deciso di dare la possibilità di sospendere le rate di mutui e prestiti personali fino a 12 mesi.