malattie neurologiche

Muco intestinale può essere il campanello di allarme di malattie neurologiche

Pubblicato il 23 Giu 2020 alle 6:04am

Cambiamenti nel muco che ricoprono il tratto gastrointestinale (GI) possono contribuire allo squilibrio batterico nell’intestino ed esacerbare i sintomi di base di autismo, malattia di Parkinson (PD), malattia di Alzheimer (AD), e sclerosi multipla (SM). A dirlo un recente studio pubblicato online su “Frontiers in Cellular and Infection Microbiology”.

«La nostra ricerca evidenzia l’importanza di affrontare i problemi intestinali che possono essere sperimentati da persone con disturbi cerebrali, secondo una visione olistica che riconosce i modi in cui i problemi gastrointestinali possono determinare un’acutizzazione dei loro sintomi neurologici» spiegano gli autori, guidati da Elisa Hill-Yardin, della RMIT University di Bundoora (Australia).

«Il nostro lavoro dimostra che l’ingegnerizzazione microbica e la modificazione del muco intestinale allo scopo di aumentare una buona flora batterica sono potenzialmente opzioni terapeutiche per i disturbi neurologici» sottolineano gli stessi.

La revisione di 113 studi neurologici, gastroenterologici e microbiologici condotta da Hill-Yardin e colleghi indica un solo filo conduttore: i cambiamenti nel muco intestinale. In tutti e quattro i disturbi neurologici, ci sono prove di livelli alterati di specie batteriche associate alla mucosa.

Ricerche precedenti, fanno notare i ricercatori, hanno dimostrato che la disbiosi microbica in pazienti con AD provoca un aumento della permeabilità intestinale che può portare a infiammazione sistemica e compromettere la barriera emato-encefalica.

Uno squilibrio batterico nella mucosa intestinale è evidente anche nei pazienti con autismo, PD e SM.

Le alterazioni nel muco intestinale rappresentano una «nuova connessione intestino-cervello che apre nuove strade da esplorare per gli scienziati, così come cerchiamo modi per trattare meglio i disturbi del cervello avendo come bersaglio il nostro “secondo cervello”: l’intestino» affermano Hill-Yardin e colleghi.

«C’è necessità di molta più ricerca per identificare chiaramente le implicazioni cliniche. Se riusciamo a comprendere il ruolo che il muco intestinale svolge nelle malattie cerebrali, possiamo provare a sviluppare trattamenti che sfruttano questa parte precisa dell’asse intestino-cervello» sottolineano ancora i ricercatori di questo importante studio.

Epilessia: la formula per combattere lo stigma, i consigli per la gravidanza

Pubblicato il 31 Mag 2017 alle 9:37am

“Combattere lo stigma dell’epilessia a partire dal linguaggio”, questo lo slogan principale per sconfiggere i pregiudizi che pesano sulla qualità di vita di circa 500.000 italiani.

Se ne è largamente discusso in occasione dell’evento “L’Epilessia nel Terzo Millennio. Aspetti Socio-Culturali e Clinici” voluto dalla Federazione Italiana Epilessie (FIE) e Sandoz e che ieri hanno visto riuniti a Milano esponenti del mondo della comunicazione, dell’healthcare e della neurologia.

“Da sempre – ha dichiarato Rosa Cervellione, Presidente Federazione Italiana Epilessie (FIE) – il vissuto dell’epilessia è raccontato con parole cupe, spesso sussurrate, che provocano reazioni altrettanto cupe e impediscono ad un’intera comunità di potersi raccontare. Ma il pensiero viaggia sulle parole che, oltre a essere un potente mezzo di comunicazione, sono anche uno strumento capace di produrre il cambiamento. La Federazione Italiana Epilessie rivolge il suo appello ai media e alle Istituzioni affinché utilizzino un linguaggio nuovo. Un linguaggio che permetta alle persone con epilessia di raccontare la realtà nella quale vivono che, come accade per tutte le malattie, è fatta di sofferenza, ma anche di energie positive, di impegno, di ottimismo e di molto altro ancora. Del resto – ha concluso la Presidente – le più grandi rivoluzioni sociali e culturali hanno avuto nelle parole i loro segni di riconoscimento: non si è ancora spento l’eco di Yes, We Can che ha sorretto un evento epocale, fino a poco tempo fa inimmaginabile. La FIE crede fortemente che attraverso l’adozione di un linguaggio nuovo possa essere cambiato il destino di un’intera comunità e di questo linguaggio intende farsi promotrice.”

Le manifestazioni cliniche delle crisi sono riconducibili ad un’alterazione transitoria, di durata generalmente compresa tra pochi secondi e qualche minuto, dell’attività bioelettrica che altera il normale funzionamento del cervello. Le crisi epilettiche si verificano in modo del tutto “imprevedibile” nell’oltre l’80% dei casi. Pertanto, in una persona con rischio di ricorrenza di crisi ancora elevato, il pericolo che queste possano mettere a repentaglio la propria sicurezza impone alcune limitazioni, ameno temporanee, a l’esercizio di alcune attività.

L’incidenza è più alta in età infantile e adolescenziale.

Sono ancora molte le persone che ritengono erroneamente che l’epilessia sia una malattia rara, oppure una malattia mentale con scarse possibilità di trattamento. E ancora che durante una crisi epilettica si diventi violenti, o che non si possa guidare, fare sport e, nel caso della donna, che questa abbia difficoltà a concepire o che le venga vietato di allattare. Invece, il 30% di donne con crisi non ancora controllate presenta un miglioramento proprio durante la gravidanza. Gli esperti, raccomandano di pianificare la propria gravidanza per razionalizzare e semplificare la terapia.

Inoltre, di fondamentale importanza il monitoraggio costante con piena collaborazione tra ginecologo ed epilettologo.

Numerosi, dunque, i pregiudizi e, più in generale, gli stereotipi culturali che si trovano frequentemente ad affrontare le persone con questa malattia. A contribuire all’eliminazione di stereotipi e pregiudizi, ciò che occorre è un linguaggio corretto che faccia in modo che persone con epilessia non siano escluse dalla comunità, e dall’ambiente lavorativo.

Settimana Mondiale del Cervello dedicata quest’anno al fattore tempo. Tante le iniziative in programma fino al 20 marzo

Pubblicato il 16 Mar 2016 alle 7:01am

E’ dedicata al fattore tempo la Settimana Mondiale del Cervello che inizia oggi con una serie di iniziative in tutto il mondo e si concluderà il prossimo 20 marzo.

La Brain Awareness Week è un’iniziativa che si sta diffondendo sempre più in Europa e negli Usa, come testimoniano anche i due grandi progetti Human Brain Project e Brain Initiative.

Una delle ragioni delle grandi aspettative verso le neuroscienze risiede nell’emergenza costituita dalle malattie neurodegenerative, in continua crescita, che in Europa costano circa 800 miliardi di euro.

Nella Settimana Mondiale del Cervello, promossa in Italia dalla Società Italiana di Neurologia (SIN), lo slogan di questa edizione è “Tempo È Cervello”.

“Il fattore tempo – sostiene il Prof. Leandro Provinciali, Presidente della SIN – è cruciale in medicina e, in particolare, in ambito neurologico; il neurologo, infatti, lotta contro il tempo per limitare i danni al cervello, nel vero senso della parola. La rapidità e l’accuratezza dell’intervento neurologico, subito dopo la comparsa dei primi sintomi, consentono di ridurre o annullare i danni che spesso condizionano fortemente la qualità di vita dei malati. Oltre a ciò, la diagnosi precoce risulta preziosa in molte malattie: ad esempio, nella Malattia di Parkinson e nella Sclerosi Multipla è basilare per mettere in atto una strategia terapeutica che possa cambiare la storia naturale della malattia, tenendo sotto controllo i sintomi”.

Cervello: per la prima volta mappato nel dettaglio, per capire meglio malattie neurologiche

Pubblicato il 21 Feb 2015 alle 7:17am

Per la prima volta in assoluto, arriva una mappa del cervello così dettagliata, che somiglia tanto ad una scatola nera contenuta negli aerei. (altro…)