Marco Vannini

Sentenza omicidio Marco Vannini: le parole dei ministri Bonafede e Trenta

Pubblicato il 01 Feb 2019 alle 12:44pm

Il web risponde con una petizione on line, su Change.org, per riesaminare il caso di Marco Vannini, l’ingiusta sentenza. Una petizione indirizzata al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, con oltre 130mila firme raccolte in poco più di un giorno. Il Guardasigilli, su Facebook, definisce come “inaccettabile” l’interruzione della lettura del dispositivo da parte del presidente della Corte di Assise di Appello, per rimproverare i parenti della vittima che avevano iniziato ad urlare: “Se volete andare a fare un giro a Perugia, ditelo”, la frase pronunciata dal giudice (perché se qualcuno commette un reato nei confronti di un magistrato di Roma, chi deve giudicare è il tribunale di Perugia ndr).

“Ritengo inaccettabile – ha dichiarato il ministro Bonafede che un magistrato interrompa la lettura del dispositivo per dire “se volete fare un giro a Perugia ditelo'” rivolgendosi ai familiari delle vittima e in particolar modo a mamma Marina, sconvolta per la lettura della sentenza. E aggiunge… “Un magistrato – chiarisce – ha tutti gli strumenti per mantenere l’ordine in un’aula giudiziaria”, facendo anche intendere che si stiano facendo degli ulteriori controlli sul caso.

E pronta, è anche la posizione del ministro della Difesa Trenta, che dice sulla sua pagina facebook ufficiale: “Sul caso dell’omicidio di Marco Vannini non posso entrare nei meriti della sentenza giudiziaria, poiché esula dalle mie competenze e prerogative, ma una cosa la posso fare: il mio impegno, il mio massimo impegno, fin quando sarò io a guidare il Ministero della Difesa, affinché al signor Ciontoli non sia concesso il reintegro in Forza Armata. Ho già in questo senso dato disposizioni alle competenti articolazioni della Difesa. Colgo l’occasione per esprimere anche tutta la mia vicinanza ai cari e alla famiglia di Marco, in questo difficilissimo momento. Comprendo il vostro dolore, comprendo la vostra rabbia, ma sappiate che non siete soli”.

Omicidio Marco Vannini, ridotta la pena a Ciontoli: da 14 a 5 anni, l’ira della madre del ragazzo

Pubblicato il 29 Gen 2019 alle 5:37pm

In primo grado la Corte di Assise di Roma aveva condannato a 14 anni di carcere Antonio Ciontoli, capofamiglia e maresciallo della Marina per omicidio volontario, con dolo eventuale, di Marco Vannini. Ventenne di Cerveteri, raggiunto da un colpo di arma da fuoco la sera del 17 maggio del 2015 nella villa della fidanzata e della sua famiglia a Ladispoli.

Ciontoli si era attribuito la colpa dello sparo. Tre anni, invece, per omicidio colposo, alla moglie Maria Pezzillo e ai figli Federico e Martina, quest’ultima fidanzata di Marco. Assolta invece, Viola Giorgini, fidanzata di Federico Ciontoli, che anche lei era in casa la sera dell’omicidio, accusata di omissione di soccorso.

Oggi, invece, la Corte di Appello di Roma, sebbene il procuratore generale Vincenzo Saveriano avesse chiesto 14 anni di reclusione per tutti gli imputati, riduce a 5 anni la condanna di Antonio Ciontoli e conferma i tre anni a Maria Pezzillo e figli.

Grande rabbia dunque da parte di Marina Conte, madre del ragazzo ucciso a colpo di pistola: “Assassini, vergogna!”, ha urlato in tribunale.

Il ventenne è deceduto dopo che il proiettile esploso da una Beretta di calibro nove gli aveva perforato prima il polmone e poi il cuore mentre era nella vasca da bagno nella villa dei Ciontoli, senza ricevere assistenza alcuna e senza avere la possibilità di poter chiamare subito la famiglia per avvisarla di quanto accaduto. Un’agonia durata 3 ore senza che nessuno dei Ciontoli avesse chiamato in tempo i soccorsi.

“Urla così non le avevo mai sentite, prima. A un certo punto un forte boato mi ha svegliato. Ho capito che proveniva dall’appartamento accanto e che qualcuno si era fatto male”. Aveva dichiarato il testimone, Tommaso Liuzzi, vicino di casa della famiglia Ciontoli.

Marco ferito da un colpo di arma da fuoco urlava e chiedeva aiuto prima di chiudere per sempre gli occhi.