morti premature

Disparità di genere possono ridurre sopravvivenza di bambine al di sotto dei 5 anni

Pubblicato il 01 Nov 2018 alle 11:59am

Le disuguaglianze di genere sono responsabili di molti decessi tra le bambine di età al di sotto dei 5 anni di vita e potrebbero annullare il vantaggio naturale che le bambine hanno sui maschietti in quanto a chance di sopravvivenza.

A rivelarlo una recente ricerca condotta dall’italiana Valentina Gallo della Queen Mary University di Londra e pubblicata sulla rivista scientifica BMJ Global Health. La ricerca, che ha considerato 195 paesi del mondo, ha tenuto conto del cosiddetto ‘indice di diseguaglianza di genere’, un indicatore che va da zero (società eque) a 1 (società molto inique, in cui il sesso femminile è molto svantaggiato). In Italia il Gender Inequality Index, GII, – spiega Gallo all’ANSA – è di 0,085, il range va da un minimo di 0,04 in Svizzera a un massimo di 0,767 in Yemen con una media di 0,36 nel mondo”.

È emerso, pertanto, che “più la società è iniqua, maggiore è il numero delle bambine penalizzate in termini delle loro chance di sopravvivenza, in particolare nei paesi a basso e medio reddito – rileva Gallo. La diseguaglianza di genere poi perpetua se stessa di generazione in generazione proprio attraverso gli effetti sulle chance di sopravvivenza”.

Si pensa che ciò possa avvenire in due modi – spiega ancora Gallo: “da un lato vi è un possibile effetto diretto delle disuguaglianze di genere sulle bambine, per esempio in India, dove le bambine sono vaccinate meno frequentemente dei bambini; con la circoncisione femminile che non è priva di rischi, e le bambine che sono portate meno frequentemente in ospedale per un problema di salute. Poi vi è un effetto indiretto: le madri di bambine femmine possono essere discriminate rispetto alle madri dei maschi, magari isolate socialmente, o esposte a maggiore violenza domestica, o a una dieta peggiore, tutti fattori che possono influire sulla qualità delle cure che queste madri possono fornire alle proprie figlie”.

Inquinamento, Italia paese europeo con più alto numero di morti premature

Pubblicato il 01 Dic 2015 alle 6:12am

L’Italia è il Paese europeo con il più alto tasso di morti premature, a causa dell’inquinamento atmosferico.

A rivelarlo un rapporto condotto dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che prendendo a riferimento l’anno 2012 scopre che l’Italia ha avuto 84.400 decessi legati alle emissioni nocive, a fronte di un totale di 491mila a livello europeo.

Tre i fattori “killer” più importanti: le micro polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono nei bassi strati dell’atmosfera (O3), a cui lo studio attribuisce 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia.

I morti per esposizione a biossido di azoto e ozono sono stati circa 72mila, mentre 16mila nei 28 Paesi Ue e 75mila e 17mila nei 40 Paesi europei.

L’area più colpita per le micro polveri sottili è senz’altro la Pianura Padana, dove spiccano città come Brescia, Monza, Milano, che oltrepassano il limite fissato dall’Unione Europea, ovvero 25 microgrammi per metro cubo d’aria, cosa che accade anche in Piemonte a Torino.

Considerando inoltre, la soglia più bassa raccomandata dall’Oms di 10 microgrammi per metro cubo, il quadro italiano tende a peggiorare se si guardano i dati di altre grandi città come Roma, Firenze, Napoli, Bologna.