onde d’urto

Periartrite al braccio: come riconoscerla e curarla

Pubblicato il 08 Ago 2020 alle 6:00am

La periartrite alla spalla, o spalla congelata, è una condizione cronica dell’articolazione scapolo-omerale, contraddistinta dall’infiammazione e dall’irrigidimento della capsula articolare.

Studi scientifici dimostrano una stretta correlazione tra la patologia articolare e fattori, quali la prolungata immobilità dell’articolazione della spalla, il diabete, le malattie cardio-polmonari, le malattie della tiroide, la tubercolosi, il morbo di Parkinson, il tumore al seno ecc.

La periartrite scapolo omerale causa dolore e senso di rigidità articolare: in una prima fase della patologia, il dolore prevale sulla rigidità; poi la situazione tende ad invertirsi.

La periartrite al braccio colpisce nella zona del gomito e in quella scapolo omerale, limitando la mobilità dell’arto per periodi che possono diventare anche lunghi. In certi casi la soluzione è quella di sottoporsi ad una operazione chirurgica, altre volte la problematica si risolve spontaneamente.

Facile da riconoscere, si presenta con dolori acuti e prolungati che compaiono specialmente quando si effettuano determinati movimenti. Lavarsi i denti, piegarsi per allacciarsi le scarpe, indossare abiti, prendere cose che sono possono trovarsi in alto.

Questa patologia colpisce in maniera occasionale e può essere curata con una serie di trattamenti specifici. Molto più complessa e complicata è la periartrite al braccio che si presenta in forma acuta che invece compare con un dolore intenso e prolungato capace di bloccare il braccio, parzialmente o totalmente. Le cause possono essere un colpo di freddo, uno sforzo prolungato oppure un’emorragia. Può durare anche per diversi mesi rendendo complicata la vita quotidiana sia di giorno che di notte perché il dolore non scompare nelle ore notturne.

Gli esami che gli ortopedici possono consigliare sono la radiografia e la risonanza magnetica.

La periartrite è causata anche da calcificazioni. Oggi, chi soffre di periartrite alla spalla dispone esclusivamente di cure sintomatiche; fortunatamente, però, la condizione tende, migliorare lentamente (nell’arco di 1-3 anni), a una risoluzione spontanea.

Molto spesso vengono consigliate le onde d’urto, esercizi di allungamento come trattamento fisioterapico, e fans o paracetamolo.

Onde d’urto contro le placche coronariche: al “Fazzi” arriva la tecnica “Shockwave”

Pubblicato il 24 Giu 2018 alle 6:36am

“Shockwave”, ovvero terapia con onde d’urto per demolire placche coronariche. Una nuova tecnica messa a punto a Parigi e presentata da esperti del settore al congresso EurcoPcr che si è tenuto due mesi fa.

La nuova terapia, è stata poi testata anche in Italia, presso l’Unità operativa di Cardiologia interventistica dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce su una paziente di 78 anni con diversi fattori di rischio cardiovascolare e una recente angina da sforzo.

Ebbene, gli specialisti di Cardiologia interventistica, guidata dal Giuseppe Colonna, avendo appurato che l’esame coronarografico aveva messo in evidenza una stenosi critica, ossia un restringimento dell’arteria coronaria con calcificazioni presenti sul tratto prossimale, hanno ritenuto opportuno sottoporre la paziente alla Shockwave, scoprendo risultati davvero sensazionali.

Infatti, spiegano gli esperti che hanno seguito la donna, di averla prima sottoposta a un trattamento percutaneo, una procedura mini-invasiva che evita l’intervento chirurgico, con l’esecuzione della tecnica, seguita da un’angioplastica tradizionale con l’impianto di stent multipli, dei tubicini usati per riparare le arterie ostruite o indebolite. Il pretrattamento con “Shockwave” ha permesso poi di rimodellare la lesione calcifica e di trattarla agevolmente con l’angioplastica di routine.

In arrivo le onde d’urto per curare l’impotenza

Pubblicato il 23 Ott 2017 alle 8:52am

Arriva un nuovo metodo molto efficace per combattere la disfunzione erettile di grado lieve o moderato, di cui solo in Italia ne soffrirebbero circa un terzo degli uomini, ovvero oltre 3 milioni di pazienti.

Il nuovo trattamento consisterebbe nel sottoporsi a onde d’urto a bassa intensità. Onde rapide, indolori e poco invasive, perché prive di effetti collaterali .

Il primo studio multicentrico italiano coordinato dalla Sia (Società Italiana di Andrologia) è ancora in corso e finora ha coinvolto circa 100 pazienti di età compresa tra i 18 e i 65 anni, afflitti da disfunzione erettile su base organica e in cura presso centri ospedalieri o universitari a Firenze, Napoli, Trento, Bari o Trieste.

I risultati sono stati molto positivi nel 70 per cento dei casi. Per i pazienti è stato possibile tornare alla sessuale di prima dicendo addio ai farmaci di cui facevano uso.

La tecnologia delle onde d’urto è stata sviluppata alcuni anni fa a Israele ed è utilizzata già per il trattamento della calcolosi renale. Queste onde riescono a ristabilire il normale meccanismo dell’erezione, consentendo il ritorno ad una sessualità naturale senza passare per la programmazione dei rapporti.