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Pensioni di reversibilità, la prossima rapina di Renzi ai danni delle vedove

Pubblicato il 14 Feb 2016 alle 11:45am

Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi-Cgil, fa emergere un quadro veramente inquietante, un imminente pericolo per le categorie più deboli: un disegno di legge delega che sarebbe arrivato in Commissione Lavoro alla Camera contenente un punto che colpirebbe i pensionati, le loro vedove: la pensione di reversibilità. Considerata, quasi sempre un appannaggio delle donne, verrà considerata in un prossimo futuro come una prestazione assistenziale e non più previdenziale.

Non più un diritto individuale ma una prestazione assistenziale legata al Modello Isee, al reddito familiare.

Le pensioni di reversibilità non saranno più corrisposte in molte situazioni. Come ad esempio nel caso in cui, una vedova viva con un figlio che abbia un piccolo reddito, un’amica per dividere le spese, o sia proprietaria di una casa o abbai dei risparmi in banca.

Basterà molto poco a far saltare il diritto che sarà vincolato ad un reddito di fame.

Oggi si tratta del 60% della pensione percepita dal defunto ma qualora il coniuge è titolare di altri redditi che superino di 3 volte il trattamento minimo INPS, la pensione ai superstiti subisce una riduzione di una percentuale tanto più elevata quanto è maggiore il reddito percepito.

Per quel che riguarda il 2016 la soglia limite fissata per non subire la riduzione della prestazione è di 19.573 euro l’anno.

Se il coniuge del pensionato defunto ha un reddito annuo superiore a tale cifra, l’importo della prestazione subirà una riduzione del 25%. Per redditi superiori la riduzione può arrivare fino al 50%.

La pensione di reversibilità costituiva fino ad oggi una piccola certezza sulla quale poter contare, dopo anni e anni di sacrifici, duro lavoro e contributi versati. Man mano è stata sempre più ridotta, e ora si parla anche di abolirla proprio.

Secondo voi, non sarebbe una norma illeggittima? Un soppruso, un furto di fiducia, da parte dello Stato e dell’Ente Previdenziale?

Ma ormai di cosa ci scandalizziamo?

Siamo arrivati ad un punto di non ritorno. In Italia non si ha più diritto a niente. Non è più possibile curarsi, trovare o mantenere un lavoro, proteggere i propri risparmi, la propria casa da Stato, terzi, calamità naturali, difendere i propri diritti davanti alla legge.

Ci tocca solo pagare, e a rimetterci sono sempre i più deboli.

Istat: un pensionato in famiglia salva dalla povertà. Ma per quanto?

Pubblicato il 06 Gen 2016 alle 7:32am

I pensionati si rivelano essere dei veri e propri ammortizzatori sociali per i più giovani, il traino della ripresa.

Secondo il Censis sono sette milioni gli over 65, che aiutano economicamente i giovani, figli e nipoti ad andare avanti ogni giorno.

Mentre secondo l’Istat, la presenza di trasferimenti pensionistici “rappresenta un’importante rete di protezione che previene il rischio di disagio economico”.

La presenza di un pensionato nei “nuclei familiari vulnerabili” (come nei casi di genitori soli o di famiglie di altra tipologia) dimezza il rischio di povertà (rispettivamente dal 35,3% al 17,2% e dal 28,9% al 14,2%, osserva sempre l’Istat), nonostante il valore medio del reddito delle famiglie con pensionati sia comunque basso rispetto alle altre realtà sociali.

Se poi ai trasferimenti pensionistici, si vanno ad aggiungere redditi da lavoro allora il rischio si riduce di oltre dieci punti percentuali rispetto al totale delle famiglie con pensionati (dal 18,6% al 5,1%).

Tuttavia il rischio di povertà risulta essere ancora alto tra i pensionati che vivono soli (il 22,3% del totale) e cosa più assurda si assiste ad un divario tra Nord e Sud.

I pensionati nel Mezzogiorno hanno un rischio di povertà “circa triplo di quello delle stesse famiglie del Nord e circa doppio di quelle del Centro”.

Nel 2013 l’Istat stima più di 12 milioni e 400 mila famiglie con almeno un pensionato: per quasi i due terzi i trasferimenti pensionistici rappresenterebbero il 75% del reddito familiare disponibile, il 26,5% dei casi le prestazioni ai pensionati, unica fonte di sostentamento di reddito (circa 3,3 milioni di famiglie).

Come si diceva all’inizio il pericolo di disagio è scongiurato quando c’è possibilità di cumulare redditi (le famiglie meno esposte al rischio sono quelle in cui è presente un pensionato che cumula redditi da lavoro e almeno un altro componente occupato), al contrario la situazione può diventare insostenibile se il solo reddito pensionistico deve sostenere il peso di componenti adulti che non percepiscono altre forme di reddito.

L’Istat stima che circa un terzo di queste famiglie (31,3%) è a rischio povertà.

Confermata l’esclusione del bonus Irpef di 80 euro ai pensionati

Pubblicato il 09 Dic 2014 alle 10:09am

Il bonus Irpef da 80 euro al mese non è per i pensionati. Lo sottolineano fonti di Palazzo Chigi. L’azione del governo, si è basato, ancora una volta, sul rispetto dei vincoli europei, senza tener conto delle esigenze di una delle fasce più deboli del Paese. (altro…)

Allarme Confesercenti: pensionati italiani i più tartassati d’Europa

Pubblicato il 28 Giu 2014 alle 11:29am

Dal 2008, in 6 anni, un pensionato italiano ha perso circa 1.419 euro di potere d’acquisto, oltre 118 euro al mese. Calcolo questo, fatto dal presidente di Confesercenti, Marco Venturi secondo il quale sono “118 gli euro sottratti ogni mese ai consumi”. (altro…)

In arrivo il conto corrente base per famiglie disagiate e per pensionati

Pubblicato il 26 Apr 2012 alle 9:39am

Arriva il ‘conto corrente di base‘ previsto dalla manovra Salva-Italia. Si tratta di un conto gratuito ed esente da bollo per tutte le famiglie svantaggiate con Isee sotto i 7.500 euro e per i pensionati fino a 1.500 euro che dovranno pagare solo l’imposta di bollo. (altro…)