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Fondo perduto, come ottenere il contributo

Pubblicato il 12 Giu 2020 alle 6:58am

Al via l’operazione di erogazione dei contributi a fondo perduto a favore delle imprese grazie al Decreto Rilancio. Un provvedimento del Direttore Ernesto Maria Ruffini, alla guida dell’Agenzia delle Entrate, che definisce i passi da compiere per richiedere e ottenere il contributo a favore delle imprese e delle partite Iva colpite dalle conseguenze economiche del coronavirus per il lockdown. Il provvedimento approva il modello per la richiesta, che potrà essere predisposto e inviato – dal primo pomeriggio del 15 giugno, anche avvalendosi di un intermediario – mediante il canale telematico Entratel oppure mediante un’apposita procedura web che l’Agenzia attiverà all’interno del portale Fatture e Corrispettivi del sito www.agenziaentrate.gov.it

Il modello Una guida dell’Agenzia delle Entrate è già consultabile online, e spiega tutti i dettagli della misura, dai soggetti interessati, del calcolo del contributo nonché le indicazioni per richiederlo.

I tempi e le modalità per la richiesta Il Bonus a fondo perduto potrà essere richiesto compilando elettronicamente una specifica istanza da presentare fra il 15 giugno e il 24 agosto. Per predisporre e trasmettere l’istanza, si potrà usare un software e il canale telematico Entratel/Fisconline oppure una specifica procedura web, nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi. abr/com

Il contribuente potrà avvalersi degli intermediari che ha già delegato al suo Cassetto fiscale o al servizio di Consultazione delle fatture elettroniche. Sarà possibile accedere alla procedura con le credenziali Fiscoonline o Entratel dell’Agenzia oppure tramite Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, oppure mediante la Carta nazionale dei Servizi (Cns). Per ogni domanda, il sistema dell’Agenzia effettuerà due elaborazioni successive relative ai controlli formali e sostanziali. L’esito delle due elaborazioni sarà comunicato con apposite ricevute restituite al soggetto che ha trasmesso l’istanza. Il contributo a fondo perduto può essere richiesto dalle imprese, dalle partite Iva o dai titolari di reddito agrario, a patto che siano in attività alla data di presentazione dell’istanza per l’ottenimento del contributo.

Chi non ha diritto Il «Decreto Rilancio» precisa che non possono fruire del Bonus a fondo perduto i soggetti la cui attività risulta cessata nella data di presentazione della domanda, i soggetti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (le cosiddette casse previdenziali), gli intermediari finanziari e le società di partecipazione (art. 162-bis del Tuir), i soggetti che fruiscono del bonus professionisti e del bonus lavoratori dello spettacolo introdotti dal Decreto Cura Italia e gli enti pubblici (art. 74 del Tuir).

Gli importi Il contributo è comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. Il contributo a fondo perduto è escluso da tassazione sia per quanto riguarda le imposte sui redditi sia per l’Irap e non incide sul calcolo del rapporto per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, compresi gli interessi passivi.

I requisiti Il contributo a fondo perduto spetta qualora siano soddisfatti due requisiti. Il primo consiste nell’aver conseguito nel 2019 ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro. Il secondo requisito da soddisfare per ottenere l’erogazione del contributo a fondo perduto è che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’analogo ammontare del mese di aprile 2019. Ma ci sono due eccezioni: il primo in cui il soggetto interessato abbia avviato la propria attività a partire dal 1° gennaio 2019 (il contributo spetta allora a prescindere dal calo del fatturato). Lo stesso per i soggetti con domicilio fiscale o sede operativa situati nel territorio di Comuni colpiti da eventi calamitosi (sisma, alluvione, crollo strutturale), ancora in emergenza al 31 gennaio 2020 (dichiarazione dello stato di emergenza da Coronavirus).

Ipertrofia prostatica benigna, arriva online un sito web informativo

Pubblicato il 21 Gen 2020 alle 8:39am

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è un disturbo molto diffuso che colpisce solo nel nostro Paese oltre 6 milioni di uomini. Eppure il 70% di chi ne è affetto decide di ignorare sintomi quali: difficoltà nello svuotare la vescica e necessità di andare spesso alla toilette, considerandoli del tutto normali in quanto legati all’età. Non si recano quindi dal medico e peggio ancora, si affidano al fai-da-te: un atteggiamento rischioso, e che si riscontra anche tra i più giovani.

Per informare i cittadini e divulgare la cultura della prevenzione, è da oggi online il sito web www.ipertrofiaprostaticabenigna.net, un portale realizzato da Fondazione PRO grazie al grant incondizionato di Pierre Fabre Pharma. Dove è possibile scoprire tutto quello che riguarda sintomi, prevenzione, diagnosi e terapie. L’obiettivo principale è quello di far comprendere come l’ipertrofia prostatica benigna non sia un disturbo da sottovalutare, in quanto condivide gli stessi sintomi di patologie molto più gravi, prima tra tutte il tumore alla prostata.

Se trascurata, può evolvere in una patologia molto più grave. Lo svuotamento solo parziale della vescica è la condizione ideale per l’accumulo di batteri, il che fa aumentare, conseguentemente, il rischio di prostatiti e pielonefriti. Continuare ad accumulare urina peraltro può favorire anche la formazione di calcoli dovuti alla cristallizzazione di sali nell’urina che non viene svuotata dalla vescica del tutto.