ricorso

Gb, ginecologa condannata per aver fatto partorire con parto naturale e decapitato nascituro

Pubblicato il 13 Mag 2018 alle 7:14am

Una storia molto triste, terribile per una madre. Perdere il proprio bambino in modo orrendo, per colpa di altri. Un errore sanitario. (altro…)

Trenord, condannata a risarcire tremila pendolari, autori di class action

Pubblicato il 27 Ago 2017 alle 7:48am

La sentenza della Corte d’Appello di Milano ha accolto il ricorso di oltre 3mila pendolari coordinati da Altroconsumo contro la società ferroviaria lombarda Trenord, partecipata da Trenitalia e dal gruppo Fnm (quotato in Borsa e a sua volta controllato con il 57% dalla Regione Lombardia). (altro…)

Taranto, omicidio Sarah Scazzi: depositate dopo un anno le motivazioni per l’ergastolo alla zia e alla cugina

Pubblicato il 29 Ago 2016 alle 12:52pm

Sono trascorsi sei anni e tre giorni dall’omicidio della piccola Sarah Scazzi. La Corte d’assise d’Appello di Taranto ha depositato finalmente le motivazioni della sentenza con cui il 24 luglio dello scorso anno aveva confermato la condanna all’ergastolo per Cosima Serrano e Sabrina Misseri, rispettivamente zia e cugina della ragazza uccisa, con l’accusa di sequestro di persona e omicidio volontario.

Le motivazioni della sentenza raccolte in 1277 pagine (16 paragrafi), sono depositate a distanza dell’anniversario della morte della ragazza, 15 anni, il cui corpo era stato gettato in un pozzo di campagna, lasciato lì per 42 giorni.

La cugina della ragazza Sabrina Misseri, 28 anni, principale indiziata, è in carcere dal 15 ottobre del 2010 (mentre la madre, Cosima Serrano, da maggio 2011).

I sei anni previsti, tempo massimo per la carcerazione preventiva stanno ora per scadere e Sabrina prossimamente potrebbe uscire dal carcere, ma bisognerà capire se vanno scomputati alcuni periodi di interruzione dei processi di primo e secondo grado.

I difensori di Sabrina, il professor Franco Coppi e l’avvocato Nicola Marseglia, dopo la sentenza di secondo grado hanno chiesto più volte ai magistrati la scarcerazione della giovane, proponendo gli arresti domiciliari in una comunità diocesana del centro Italia specializzata nell’accoglimento di persone disagiate. Ma per i magistrati, sono conventi che sia pericolosa e quindi l’unica misura cautelare per Sabrina Misseri è il carcere.

A luglio 2015 la corte d’assise d’appello ha quasi interamente confermato la sentenza di primo grado del 20 aprile 2013: ergastolo per Cosima e Sabrina, 8 anni di reclusione per Michele Misseri, zio di Sarah, condannato per soppressione di cadavere per aver materialmente gettato il cadavere della nipote in un pozzo di campagna, come da sua stessa ammissione, e prove tecniche fatte in loco con gli inquirenti. Stessa accusa e condanna a 5 anni e 11 mesi per Carmine Misseri, fratello di Michele.

L’uomo ha cercato più volte di assimersi anche la responsabilità dell’omicidio, cambiando più volte versione. E per questo, il 28 settembre 2016 proseguirà l’udienza preliminare dell’inchiesta-bis e Misseri rischierà un altro processo per auto-calunnia.

Infine la procura di Taranto ha chiesto il rinvio a giudizio per 11 persone per falsa testimonianza, tra tutti Ivano Russo, l’amico di Sarah e della cugina Sabrina, con la quale ha anche avuto una relazione. Secondo i magistrati la contesa di Ivano fra le due cugine è uno degli elementi chiave del delitto. Il giovane secondo i pm avrebbe mentito per coprire la cugina di Sarah, Sabrina, cercando di sminuire l’intreccio dei rapporti sentimentali e sessuali con l’estetista, la gelosia ossessiva della ragazza nei suoi confronti, il crescente interesse sentimentale della cuginetta Sarah.

I difensori degli imputati hanno ora a disposizione 45 giorni per studiare a fondo le 1277 pagine di motivazioni e presentare ricorso in Cassazione dove si celebrerà il terzo e ultimo round giudiziario. Intanto il ministro della Giustizia Andrea Orlando, sollecitato a fine luglio dal professor Coppi, legale di Sabrina, ha inviato i propri ispettori a Taranto per accertare eventuali responsabilità nel ritardo del deposito delle motivazioni, avvenuto un anno e un mese dopo dalla sentenza.

Tar del Lazio da’ torto ai medici obiettori

Pubblicato il 06 Ago 2016 alle 8:43am

Il Tar del Lazio ritiene infondati i ricorsi presentati dalle associazioni e dai movimenti per la vita contro il Decreto del Commissario ad acta sulla riorganizzazione delle attività dei consultori della regione.

I giudici hanno dunque stabilito che:

– le ‘pillole del giorno dopo’ non sono farmaci abortivi ma semplici contraccettivi, come stabilito anche, con dati scientifici, dall’Agenzia italiana del farmaco – Aifa e dalla sua omologa europea, Ema. – l’obiezione di coscienza da parte dei medici, per quanto previsto dalla legge 194, non si può applicare alla certificazione dello stato di gravidanza, attestazione necessaria per l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), perchè non riguarda l’IVG ma è la semplice attestazione di uno stato di salute.

Non ci sarebbe dunque, secondo i giudici, nessun motivo per avanzare da parte dei medici, la loro obiezione di coscienza nei consultori familiari pubblici.