rifugiati

Angelina Jolie tra i rifugiati siriani a Mosul

Pubblicato il 21 Giu 2018 alle 6:44am

Angelina Jolie, ambasciatrice dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ha visitato giorni fa Mosul, in Iraq, a meno di un anno dalla liberazione della città dall’Isis.

L’attrice americana, è arrivata nel Paese nel secondo giorno dell’Eid al Fitr, la festa di fine Ramadan. Le immagini diffuse da Unhcr mostrano l’attrice tra le macerie della città, distrutta dallo Stato islamico, mentre scherza con un bambino, Falak, 8 anni, affetto da un disturbo genetico. Il bambino ha raccontato all’attrice di aver visto morire con i suoi occhi un uomo durante l’occupazione.

Il giorno dopo la Jolie ha incontrato alcuni profughi siriani nel campo di Domiz, nel nord dell’Iraq (uno dei campi profughi più grandi, allestito a 60 chilometri dal confine siriano nel territorio del Kurdistan iracheno). Quando venne aperto, nel 2012, era destinato ad ospitare mille famiglie. Ora ne ospita cinquemila, con una media di cinque bambini per famiglia.

Amnesty International accusa l’Italia di maltrattamenti e violazioni nei confronti di rifugiati e migranti nei centri hotspot

Pubblicato il 05 Nov 2016 alle 11:51am

Secondo un rapporto reso pubblico quest’oggi da Amnesty International, intitolato “Hotspot Italia: come le politiche dell’Unione europea portano a violazioni dei diritti di rifugiati e migranti”, il rapporto mostrerebbe come il cosiddetto “approccio hotspot”, promosso dall’Unione europea per identificare migranti e rifugiati al loro arrivo in Italia, on solo abbia compromesso il loro diritto a chiedere asilo, ma abbia anche alimentato episodi di violenza, pestaggi, elettroshock e umiliazioni sessuali.

L’approccio hotspot secondo questo rapporto sarebbe stato adottato per consentire l’identificazione e prendere le impronte digitali delle persone che arrivano nei paesi come l’Italia. Ma prevederebbe una veloce valutazione dei loro bisogni di protezione e, a seconda dei casi, l’avvio della procedura d’asilo o il ritorno nei paesi di origine.

Il rapporto in questione, si sarebbe concentrato su 170 interviste a rifugiati e migranti, facendo emergere che stata utilizzata una procedura che prevederebbe la ricollocazione dei richiedenti asilo in altri stati membri dell’Unione europea.

Tuttavia, questo aspetto solidale dell’approccio hotspot si sarebbe rivelato illusorio: perché, solo una piccolissima parte, 1200 persone sarebbero state ricollocate dall’Italia rispetto alle 40.000 promesse, a fronte di oltre 150.000 nuovi arrivi via mare solo nel 2016. Le autorità italiane sono però sempre in prima linea negli sforzi quotidiani per soccorrere persone nelle acque del Mar Mediterraneo.

E secondo un’indagine diffusa questa mattina, su 24 testimonianze di maltrattamenti raccolte da Amnesty International, in 16 si parlerebbe di pestaggi. Una donna di 25 anni proveniente dall’Eritrea avrebbe riferito che un agente di polizia ha ripetutamente schiaffeggiato la donna sul volto fino a quando non avrebbe acconsentito a farsi prendere le impronte digitali.

In alcuni casi, migranti e rifugiati avrebbero anche denunciato di essere stati colpiti con bastoni elettrici. Riportiamo qui la testimonianza di un ragazzo di 16 anni originario della regione sudanese del Darfur: “Mi hanno dato scosse con il manganello elettrico diverse volte sulla gamba sinistra, poi sulla gamba destra, sul torace e sulla pancia. Ero troppo debole, non riuscivo a fare resistenza e a un certo punto mi hanno preso entrambe le mani e le hanno messe nella macchina ”.

Un’altra testimonianza, di un 16enne e un giovane 27enne parla di umiliazioni sessuali e dolore agli organi genitali. L’uomo avrebbe raccontato ad Amnesty International che a Catania gli agenti di polizia l’avrebbero picchiato e sottoposto a scariche elettriche, per poi farlo spogliare e usare una pinza dotata di tre estremità: “Ero su una sedia di alluminio, con un’apertura sulla seduta. Mi hanno bloccato spalle e gambe, poi mi hanno preso i testicoli con la pinza e hanno tirato per due volte. Non riesco a dire quanto è stato doloroso”.

Sebbene nella maggior parte dei casi il comportamento degli agenti di polizia rimanga professionale e la vasta maggioranza delle impronte digitali sia presa senza incidenti, le conclusioni del rapporto di Amnesty International sollevano non poche preoccupazioni e mettono in luce la necessità di un’indagine indipendente sulle prassi attualmente utilizzate, sottolinea l’organizzazione umanitaria.

Amnesty International sostiene anche di aver ripetutamente chiesto chiarimenti al ministro dell’Interno, proponendogli un confronto sulle preoccupazioni contenute in questo rapporto, ma finora non ha mai ricevuto alcun riscontro in merito.

A rispondere, però, è il Capo della Polizia, il Prefetto Franco Gabrielli, che difende a spada tratta l’operato dell’Italia e dei suoi uomini: “Le informazioni di cui si avvale il rapporto di Amnesty International fanno riferimento a presunte testimonianze raccolte in forma anonima di migranti che non risiedevano in alcun hot spot. Pertanto, a tutela dell’onorabilità e della professionalità dei tanti operatori di polizia che con abnegazione e senso del dovere stanno affrontando da lungo tempo questa emergenza umanitaria, smentisco categoricamente che vengano utilizzati metodi violenti sui migranti sia nella fase di identificazione che di rimpatrio”.

Lo stesso fa la portavoce della Commissione Europea per le Migrazioni Natasha Bertaud, durante il briefing con la stampa a Bruxelles che ha spiegato che la Commissione Europea non ha “alcuna notizia”, da parte delle agenzie Ue e delle ong che operano sul territorio, che negli hotspot italiani si siano verificati casi di maltrattamenti da parte delle autorità di polizia nazionali nei confronti dei migranti come quelli denunciati da Amnesty International, ma prende qualsiasi accusa in merito “molto seriamente” e condurrà le verifiche del caso con le autorità italiane.

Sbarchi di minori, Comuni lanciano allarme su aumento

Pubblicato il 28 Lug 2016 alle 8:34am

È emergenza nell’emergenza quella dei minori non accompagnati che a centinaia sbarcano sulle coste italiane tra i migranti. Soli, impauriti e traumatizzati, sono in cerca di futuro. L’Anci ha presentato il sesto rapporto che li riguarda, facendo il punto della situazione sulle politiche di accoglienza 2004-2014 e focalizzando l’attenzione sui percorsi di integrazione che riguardano la prima fase e la seconda di accoglienza, e l’impegno da parte dei comuni.

Il numero dei minori non accompagnati negli ultimi anni «è aumentato esponenzialmente», passando dai 4.588 del 2010 ai 9.197 del 2011, dai 9.678 del 2013 fino ai 13.523 del 2014.

Si tratta in prevalenza di maschi nel 96% dei casi, 8 su 10 di età compresa tra i 16 e i 17 anni, oltre la metà proveniente da quattro Paesi: Egitto (21,5%), Bangladesh (13,2%), Gambia (10%) e Albania (9,1%). E nel 24% dei casi di richiedenti asilo.

In seguito all’approvazione del Piano nazionale dedicato, a partire dalla fine del 2014, il ministero dell’Interno ha attivato strutture di primissima accoglienza altamente specializzate destinate ad accoglierli appena sbarcati. Attualmente sono 13, per 641 posti complessivi.

Ampliata anche la rete dei progetti destinati ai minori nell’ambito dello Sprar, per un totale di 1.010 posti, arrivando a quota 1.838.

Al loro percorso di recupero pensano poi i comuni. Il maggior numero alla capitale.

Papa Francesco porta con sé da Lesbo 3 famiglie di profughi e spiega il perchè

Pubblicato il 17 Apr 2016 alle 12:23pm

Papa Francesco di ritorno dall’isola di Lesbo, dove ha ascoltato tante storie terribili porta con sè in Vaticano tre famiglie di profughi, 12 persone e spiega il perchè.

Un viaggio lampo di sole 5 ore, ma durante il quale il Pontefice argentino ha fatto visita al campo profughi dove tanti siriani, afghani, cingalesi si trovano ora e dovranno essere rimpatriati in Turchia, perdendo così la speranza di poter concludere il loro viaggio in Europa e raggiungere, in alcuni casi i propri familiari.

Appena vede i giornalisti il santo Padre spiega subito del eprché di tale decisione. La scelta di portare 12 migranti con sé, e di accoglierli in Vaticano, è una mossa umanitaria di straordinario significato. Il Papa non lo dice, ma ha anche una valenza politica.

“Prima di tutto voglio ringraziarvi per questa giornata di lavoro. Per me è stato troppo forte, troppo forte…”. Si commuove Francesco. Poi comincia ad ascoltare le domande, e a rispondere a ad una ad una restando in piedi per quasi un’ora, mentre l’Airbus A320 dell’Alitalia vola verso Roma.

“Gli accordi tra la Grecia e la Turchia io non li conoscevo bene, li ho visti sui giornali. Loro, i profughi che stiamo accogliendo, vengono in regola, con un accordo raggiunto fra tre governi, Vaticano, Italia e Grecia. Con la collaborazione della Comunità di Sant’Egidio. E hanno il visto di ingresso. Ora Sant’Egidio troverà loro un posto di lavoro. Sono ospiti del Vaticano e si aggiungeranno alle due famiglie già ospitate dalle nostre parrocchie”.

“Non ho fatto una scelta tra cristiani e musulmani – precisa il Papa – Queste tre famiglie avevano le carte in regola e si poteva fare. C’erano due famiglie cristiane che non avevano i documenti in regola. Non è un privilegio, tutti sono figli di Dio. Ma è vero, oggi i ghetti esistono! E alcuni dei terroristi che hanno compiuto attentati sono figli e nipoti di persone nate in Europa. Che cosa è successo? Non c’è stata una politica d’integrazione. L’Europa deve riprendere questa capacità d’integrare, sono arrivate tante persone nomadi e ne hanno arricchito la cultura. C’è bisogno d’integrazione”.

Papa Francesco pensa di portare con sè in Vaticano famiglie di rifugiati

Pubblicato il 16 Apr 2016 alle 11:20am

Secondo un’indiscrezione che sarebbe partira in queste ore Papa Francesco vorrebbe portare con sé in Italia, a Roma, in Vaticano, una decina di profughi approdati nell’isola di Lesbo. (altro…)

Il premier Renzi all’Onu “Italia pronta a ruolo guida in Libia”

Pubblicato il 30 Set 2015 alle 1:00pm

Matteo Renzi sale sul podio delle Nazioni Unite con un discorso che dura 20 minuti in cui parte dall’emergenza migranti sino ad arrivare al pericolo Isis. (altro…)

Migranti, arrivato il sì per il piano di ridistribuzione dell’Ue

Pubblicato il 24 Set 2015 alle 6:15am

Il Consiglio dei ministri interni della Ue, pur non raggiungendo l’unanimità, ha votato a maggioranza qualificata approvando il documento sui migranti presentato dalla Ue. Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria come prevedibile hanno votato contro. La Finlandia si è invece astenuta.

Si è verificato ciò che prevedeva la Merkel. Berlino premeva affinché si raggiungesse un accordo unanime per tale decisione.

Resta ora da capire come sarà effettuato il ricollocamento dei 120.000 rifugiati presenti in Grecia e in Italia.

15.600 dei presenti nel nostro Paese 4.000 andranno in Germania e 3.000 in Francia. Gli altri, invece, in quote minori negli altri paesi.

Migranti, Danimarca sospende treni e chiude strada con Germania

Pubblicato il 10 Set 2015 alle 6:02am

Le ferrovie della Danimarca (DSB) hanno annunciato ieri il blocco dei treni da e per la Germania per gli eccessivi controlli sui passaporti alla frontiera. (altro…)

Germania, accolti 8mila profughi siriani, altri 15mila dalla Gb

Pubblicato il 06 Set 2015 alle 11:05am

Ottomila profughi sono giunti ieri in Germania, attesa per oggi, in serata altra ondata di arrivi. (altro…)

Migranti, Germania e Austria aprono i confini. Slovacchia dice sì alle quote

Pubblicato il 05 Set 2015 alle 10:37am

Qualcosa si muove a livello europeo sul fronte immigrazione. Germania e Austria hanno detto sì all’accoglienza, ad aprire i propri confini ai migranti in viaggio dall’Ungheria. (altro…)