rischi

Uomo 54enne, muore per aver mangiato troppa liquirizia al giorno

Pubblicato il 28 Set 2020 alle 6:00am

Uomo di 54 anni è sarebbe morto negli Stati Uniti d’America per aver mangiato troppa liquirizia, ogni giorno mangiava. Un sacchetto e mezzo di liquirizia nera, questa la sua abitudine che gli è stata fatale.

Il caso è stato descritto sul New England Journal of Medicine dai medici del Brigham and Women’s Hospital, del Massachusetts General Hospital, e dell’Harvard Medical School di Boston. Secondo i ricercatori, infatti, l’uomo sarebbe stato ucciso da un «eccesso di acido glicirrizico contenuto nella radice della liquirizia».

L’acido glicirrizico può causare «ipertensione, dicono gli specialisti e ipopotassiemia (quando i livelli di potassio diventano troppo bassi) alcalosi metabolica, aritmie fatali e insufficienza renale. Tutti sintomi registrati nell’uomo che ne hanno poi causato la sua morte.

Inquinamento da mercurio oceani, raggiunto il punto più profondo

Pubblicato il 27 Giu 2020 alle 7:55am

L’inquinamento da mercurio generato dalle attività produttive umane ha raggiunto il picco e il punto più profondo degli oceani, la Fossa delle Marianne, entrando nella catena alimentare di uno degli ecosistemi marini più remoti del Pianeta, come dimostrano le tracce del metallo tossico rilevate in molte specie di pesci marini e crostacei da due ricerche indipendenti, presentate alla Conferenza Goldschmidt dell’università cinese di Tientsin e dall’università del Michigan. (altro…)

Sole in gravidanza, i consigli dell’esperta

Pubblicato il 25 Giu 2020 alle 6:09am

Via libera al sole anche per le donne in stato interessante, ma con qualche precauzione in più. Ce ne parla la dottoressa Daniela Galliano, ginecologa, esperta in medicina della riproduzione, Direttrice di IVI Roma, che conferma che la vitamina D è preziosa per l’organismo, soprattutto delle donne in attesa di un bambino e il sano sviluppo del feto, ma la pelle in gravidanza è anche più sensibile e delicata, e pertanto, bisogna essere più attente.

“Al di là di quello che si potrebbe pensare” spiega la dottoressa Daniela Galliano, ginecologa ed esperta in medicina della riproduzione, Direttrice di IVI Roma “il periodo in cui è necessaria maggiore prudenza nell’esposizione al sole è il primo trimestre di gravidanza. Infatti, sono proprio i primi tre mesi in cui un’insolazione, un eccessivo affaticamento o la disidratazione potrebbero compromettere lo sviluppo del feto. Nel secondo trimestre è bene mantenere alta la prudenza, anche per evitare l’insorgere di macchie solari e di rendere permanente, dopo il parto, quella linea scura, che va creandosi sull’addome. Il terzo trimestre è il più tranquillo per prendere il sole ma richiede altri accorgimenti. La crescita del pancione, infatti, potrebbe causare un po’ di appesantimento alle gambe, ma nessun problema perché basta fare qualche bagno in più e qualche passeggiata in acqua per dare sollievo al sistema circolatorio e linfatico.”

“Per evitare la comparsa di cloasmi, ovvero di macchie solari su corpo e viso, è bene utilizzare creme solari ad alta protezione ed evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde”, continua Daniela Galliano. “In generale, le donne in gravidanza devono affrontare il caldo con cautela, dal momento che le variazioni ormonali cui sono soggette comportano una dilatazione dei vasi sanguigni, che causa un aumento della sudorazione e della percezione del calore. Evitare le ore più calde e concedersi momenti all’ombra, sono piccoli accorgimenti che permettono di scongiurare quei fastidiosi problemi di salute legati al caldo come crampi, edemi o svenimenti, durante tutta la gravidanza.” “A tal proposito – continua la dottoressa Galliano – è fondamentale mantenere il corpo idratato per ripristinare i sali minerali e i liquidi persi con la sudorazione, non solo bevendo più due litri d’acqua al giorno, ma anche ponendo un’attenzione particolare all’alimentazione. Oltre ad evitare gli alimenti sconsigliati come pesce crudo, frutti di mare, carne e uova poco cotti, è consigliabile privilegiare i cibi ricchi di acqua e vitamine come frutta e verdure, sempre sbucciate e ben lavate.”

“Per quanto riguarda il sole sul pancione – conclude la dottoressa Galliano – soprattutto nei primi sei mesi è bene cercare di evitarlo scegliendo costumi interi e utilizzando parei e teli. Infatti, anche se una delle funzioni del liquido amniotico è quella di mantenere costante la temperatura interna, è meglio evitare il sole diretto sulla pancia e il surriscaldamento del corpo, che potrebbero provocare stress inutili al feto.”

Photo Credit Donnad.it

Coronavirus: 1 persona su 5, 1,7 mld nel mondo con patologia preesistente

Pubblicato il 21 Giu 2020 alle 7:26am

Da una recente ricerca fatta a livello globale, nel mondo una persona su cinque, parliamo di circa 1,7 miliardi, ha una patologia che potrebbe aumentare il rischio di morte in caso di infezione da Coronavirus.

La stima arriva dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine, che l’ha pubblicata su Lancet Global Health, e vede l’Europa come il continente con la percentuale di persone a maggiore rischio per l’età media più alta. Il calcolo è stato fatto sulla base dei dati raccolti dal Global Burden of Diseases, lo studio che ha stimato la prevalenza mondiale delle principali patologie, e dei dati emersi sulle malattie preesistenti che peggiorano l’infezione, da quelle cardiovascolari a quelle renali, sino ad arrivare a diabete e a problemi respiratori. I paesi con una popolazione più giovane, sottolinea ancora lo studio, hanno una percentuale minore di persone a rischio.

In Africa ad esempio sono il 16%, mentre all’altro estremo l’Europa ha una popolazione del rappresenta il 31% che ha almeno una malattia, circa 231 milioni di persone. “Con i paesi che escono progressivamente dal lockdown – commenta Andrew Clark, uno degli autori -, le istituzioni cercano modi per proteggere i più vulnerabili da un virus che sta ancora circolando. Speriamo che le nostre stime forniscano degli utili punti di partenza per misure che proteggano le persone più a rischio di avere una malattia grave”.

Parto in casa: trend in aumento durante il coronavirus. Ecco cosa ne pensa la SIN

Pubblicato il 07 Giu 2020 alle 6:16am

Negli ultimi anni, tra le donne con gravidanza fisiologica considerata a basso rischio, emerge la volontà, sempre più, di voler partorire in casa. Questa tendenza, che in Italia si stima essere intorno allo 0.05-0.1%, sembra essersi incrementata negli ultimi mesi dalla volontà di evitare gli ospedali, per effetto della pandemia da Covid-19 in corso.

“L’ospedale è sempre il posto più sicuro dove partorire” sottolinea il Prof. Fabio Mosca, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) in occasione della Giornata Internazionale del Parto in casa, che ricade il 6 giugno. “Anche in tempo di coronavirus, i nostri punti nascita sono più che mai protetti, con personale dedicato e percorsi separati per accettazione ostetrica, sale parto, puerperio e nido”.

Un parto in ambiente extraospedaliero o a domicilio può al contrario rivelarsi potenzialmente pericoloso, se non vengono adottate misure organizzative e criteri clinici di selezione delle gravide appropriati.

I dati della letteratura relativi al parto in casa pianificato negli USA, ad esempio, riportano l’associazione con un significativo aumentato rischio di morte e di morbilità neonatale. Il tasso di mortalità nel parto a domicilio rispetto al parto in ospedale è di 1.26 vs 0.32/1000 nati, mentre la probabilità di un indice di Apgar uguale a zero a 5 minuti è di 1.63 vs 0.09/1000 nati. In caso di complicazioni improvvise e non prevedibili per madre o figlio, l’assistenza che si può fornire a casa è ovviamente di qualità inferiore rispetto a quella che è possibile dare in un punto nascita. A conferma di ciò, una ricerca inglese dimostra come più del 10% di tutti i parti pianificati a casa vengono poi espletati in ospedale per sopraggiunte complicanze materno-fetali e che per le primigravide ciò avviene fino al 45% dei casi.

“Nel caso dovesse essere necessario un trasferimento in ospedale, in molte realtà italiane questo potrebbe non avvenire nei giusti tempi, soprattutto in un periodo di emergenza come quello che stiamo attraversando, poiché potrebbe essere aggravato anche da una minore disponibilità di ambulanze” continua lo specialista, prof. Fabio Mosca.

Ci sono diversi motivi che spingono alla scelta del parto in casa. Tra questi una visione più olistica della gravidanza, un desiderio di avere maggiore padronanza del proprio corpo senza il condizionamento di interferenze mediche, la volontà di decidere autonomamente di partorire in un ambiente più intimo e confortevole, ragioni culturali o religiose e adesso il timore del contagio.

Per la SIN, che comprende queste ragioni, la strada più sicura e corretta è certamente quella della nascita negli ospedali, favorendo setting organizzativi e strutturali attenti alla fisiologia e pronti ad intervenire in caso di urgenza, anche implementando le recenti “Linee di indirizzo per la definizione e l’organizzazione dell’assistenza in autonomia da parte delle ostetriche alle gravidanze a basso rischio (BRO)”.

La cura del neonato deve essere comunque affidata esclusivamente al pediatra/neonatologo, il quale dovrà coordinare i professionisti sanitari formati per l’assistenza al neonato, al fine di tutelarne la salute.

Nei primi giorni di vita, proprio per evitare che possano sfuggire problematiche inizialmente poco evidenti, il neonato viene sottoposto ad una serie di screening e di valutazioni cliniche (screening metabolico allargato, lo screening per le cardiopatie congenite, lo screening audiologico, il test del riflesso rosso, la valutazione ed il monitoraggio dell’iperbilirubinemia e ipoglicemia, calo ponderale, ecc.) che proseguono durante la degenza e che permettono di dimetterlo in sicurezza, con un percorso organizzativo fondato sull’umanizzazione delle cure che presta particolare attenzione alla promozione dell’allattamento al seno, a favorire il legame mamma-neonato, al rooming-in. Molte di queste attività appaiono molto difficili, se non impossibili, da attuare a domicilio. Se la volontà di una mamma è, comunque, quella di partorire in casa, per affrontare la nascita nelle condizioni di maggiore sicurezza possibile, occorre che entrambi i genitori siano sempre adeguatamente informati dei potenziali rischi e delle limitazioni di questa tipologia di parto e che lo si pianifichi tenendo conto delle caratteristiche compatibili con una nascita a basso rischio.

Secondo la maggior parte delle linee guida internazionali i criteri di selezione per le candidate al parto in casa includono: l’assenza di malattie materne preesistenti, l’assenza di malattie significative nel corso della gravidanza, età materna non > di 35 anni, feto singolo, presentazione cefalica e assenza di distocie fetali ed età gestazionale compresa tra 37 e 41 settimane in donna pluripara. La presentazione anomala, la gestazione multipla o un precedente parto mediante taglio cesareo sono considerate controindicazioni assolute al parto in casa, così come stabilito da “The American College of Obstetricians and Gynecologists Committee on Obstetric Practice.”

A queste indicazioni si vanno ad aggiungere poi, linee guida recentemente aggiornate dell’American Academy of Pediatrics (AAP), che raccomandano a coloro che programmano un parto in casa di considerare alcuni criteri: una gravidanza a basso rischio; disponibilità di personale certificato in assistenza alla nascita, di cui almeno uno con un’adeguata formazione e le attrezzature necessarie alla rianimazione del bambino; disponibilità di una rete prestabilita di soccorso urgente in caso di trasferimento in ospedale; garanzia che l’assistenza ai bambini nati a casa sia coerente con quella prevista per i bambini nati in una struttura medica (Pediatrics 2020. Doi: 10.1542/peds.2020-0626).

In conclusione, per garantire che il parto a domicilio non determini rischi inutili ed inaccettabili per mamma e neonato, è necessario che vengano rispettati alcuni fondamentali requisiti di sicurezza. Occorre la corretta identificazione dei fattori di rischio assoluto, per i quali è ben dimostrato un aumento della mortalità, e che controindicano il parto a casa.

Il parto a domicilio deve essere parte di un sistema di assistenza alla gravidanza e al parto ben integrato con le strutture ospedaliere, come avviene ad esempio nel Regno Unito e in Olanda. In questi paesi le ostetriche sono integrate nei servizi di maternità, hanno elevate skills, anche in termini di numero di parti assistiti e devono garantire un training e standard professionali certificati. Il parto a domicilio deve inserirsi in un network ben organizzato ed integrato con i centri ospedalieri che, come nel Regno Unito, prevedono che in caso di parto a domicilio l’ospedale limitrofo venga pre-allertato e che ci sia un canale preferenziale e diretto di comunicazione. Deve, infine, essere previsto un sistema di trasporto di emergenza materno (STAM) e neonatale (STEN) efficiente e il domicilio dove avviene il parto non deve essere lontano dall’ospedale.

In Italia, i requisiti di sicurezza soprariportati, derivati dall’analisi della letteratura scientifica internazionale, sono raramente presenti e rendono quindi il parto in casa una pratica potenzialmente più a rischio del parto in ospedale.

Photo credit mamma.robadadonne.it

Ministero salute, attenzione agli integratori brucia grassi e contro ritenzione idrica con Yohimbina

Pubblicato il 02 Giu 2020 alle 6:18am

Il Ministero della salute dice “Attenzione agli integratori alimentari brucia grassi che contengono Yohimbina”. Una sostanza farmacologicamente attiva, che può avere “serie ripercussioni sulla nostra salute”. L’avviso è stato pubblicato sul portale web, sottolineando anche che “questi integratori non sono registrati in Italia ma risultano venduti attraverso numerosi siti web”.

Il Sistema di Allerta Europeo per Alimenti e Mangimi (Rasff) ha comunicato che gli integratori HydroxyCut Hardcore Next Gen e HydroxyCut Hardcore Elite 110, a marchio MuscleTech, conterrebbero Yohimbina, principio attivo usato per l’impotenza, che agisce su sistema nervoso centrale e ha effetti diuretici ma è “vietato negli integratori alimentari”.

Tali integratori alimentari vengono utilizzati per favorire la crescita della massa muscolare e ridurre la ritenzione idrica. “Si raccomanda ai consumatori di non acquistare i summenzionati prodotti e di astenersi dal consumarli”.

Lavorare da casa ma in tutta sicurezza per occhi, schiena e postura

Pubblicato il 27 Mag 2020 alle 7:35am

Tra i problemi più diffusi per chi passa ore e ore seduto davanti ad un pc, sono le posture scorrette, la lombalgia, dovuta ad una compressione delle vertebre lombari, ma anche carvicalgie e problemi agli occhi come la sindrome dell’occhio secco.

Esistono però alcuni accorgimenti semplici che possono essere efficaci per tutti a prescindere dall’età.

Arrivano dalla dottoressa Angela Amodio, fisioterapista esperta di laserterapia.

La specialista consiglia che sia opportuno fare una breve pausa almeno ogni mezz’ora e muoversi in giro per la casa onde evitare di andare incontro ad una stasi muscolare legata a prolungati periodi di inattività e problemi cardio circolatori.

Usare una sedia adeguata al tratto lombare, in quanto le posture scorrette molto volte dipendono proprio da postazioni non ergonomiche.

Utilizzare una sedia da ufficio oppure autotrattarsi con cuscini o rialzi che allineino le vertebre.

Lo schermo poi, andrebbe tenuto alla stessa altezza degli occhi in modo da evitare disturbi astenopici e rigidità nel tratto cervicale.

Fare esercizi dinamici di mobilità: compiere il cosiddetto “allenamento da scrivania” alzando le braccia verso l’alto o effettuando degli squat aiuta a mantenere attivo il comparto muscolare.

Creare uno spazio di lavoro adeguato: è consigliabile lavorare seduti con le braccia appoggiate sulla scrivania, favorendo il giusto distanziamento tra i polsi ed evitando di lavorare sulla poltrona o il letto.

Non sottovalutare l’importanza di un regime alimentare equilibrato: la prevenzione inizia a tavola con una dieta sana che prediliga fibre, frutta e verdura in modo da combattere la sedentarietà prolungata e il rischio di sovrappeso. L’intestino pigro.

Creare una routine mattutina rilassata: è consigliabile mantenere ritmi e orari regolari, iniziando a lavorare o studiare all’orario consueto e terminando alla stessa fascia oraria, proprio come in azienda.

Idratarsi è fondamentale: tenere sempre a portata di mano una bottiglia o una caraffa d’acqua.

Infine, grazie alla laserterapia e al processo di fotobiomodulazione della Theal Therapy, è possibile recuperare in tempi brevi da lombalgie e altre problematiche posturali.

Credit photo Cosmopolitan.it

Mangiare da soli fa male alla salute, soprattutto per gli uomini. Ecco perché

Pubblicato il 02 Mar 2020 alle 7:58am

Secondo una ricerca condotta dalla Dongguk University Ilsan Hospital di Seoul, pubblicata sulla rivista scientifica Obesity Research & Clinical Practice mangiare da soli fa male alla salute, per gli uomini di più. (altro…)

Epilessia, 65mln di malati nel mondo, 500mila solo in Italia

Pubblicato il 13 Feb 2020 alle 7:44am

I malati di epilessia, nel mondo, sono 65 milioni, di cui circa 500 mila solo in Italia, dove ogni anno si diagnosticano 36 mila nuovi casi: 20-25 mila con crisi isolate e 12-18 mila con crisi sintomatiche acute. Di questi, 90 mila sono bambini fino a 15 anni.

Le cause di questa patologia neurologica possono essere diverse e nel 30% dei casi la malattia è farmacoresistente.

Questa la fotografia stilata in occasione della Giornata mondiale dell’epilessia che si è celebrata lo scorso 10 febbraio. Il convegno si è concentrato anche sull’attività fisica.

Però se da una parte, avere una vita sociale con l’epilessia, dall’altro, la ricerca scientifica offre nuove opportunità molto positive: come ad esempio una innovativa terapia anti-neuroinfiammatoria (un ultra-microcomposito composto da palmitoiletanolamide e luteolina) che promette, a seconda dei casi, di ritardare la comparsa della crisi epilettica o di supportare l’azione della terapia farmacologica tradizionale con la possibilità, per il futuro, di ridurre il dosaggio dei farmaci antiepilettici e quindi dei suoi effetti collaterali. “È stato dimostrato che la neuroinfiammazione ha un ruolo importante nella genesi e nella progressione dell’epilessia. Si accompagna, inoltre, ad un elevato grado di stress ossidativo localizzato, in grado di favorire la comparsa dell’attacco epilettico”, spiega Livio Luongo, docente associato di farmacologia all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli.

Save the children: “Il luogo più pericoloso per i minori è internet”

Pubblicato il 05 Feb 2020 alle 6:26am

La scuola, gli oratori o parrocchie, e le strutture sportive: per circa un adulto su 4 e un ragazzo su 5, in Italia, sono i luoghi frequentati da bambini e adolescenti dove maggiormente può esserci il rischio di subire comportamenti inappropriati, maltrattamenti e abusi da parte degli adulti. Ma il ‘luogo’ più a rischio per i minori è soprattutto Internet per circa 8 adulti e 7 ragazzi su 10. Sono i questi i risultati di una indagine chiamata “Minori e percezione dei rischi” realizzata da Ipsos per Save the Children. (altro…)