rischio infarto

Il batterio buono della bocca può dimezzare il rischio di infarto e ictus

Pubblicato il 17 Gen 2020 alle 6:19am

Un batterio buono della bocca, l’Eichenelkla corrodens (che si associa a buona salute del cavo orale), se presente, potrebbe dimezzare il rischio di infarto e ictus.

A dirlo, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Periodontology condotto da esperti del Dipartimento di Parodontologia della Università Martin Luther a Halle- Wittenberg, in Germania.

Diversi studi hanno identificato la parodontite – malattia delle gengive che, se non trattata accuratamente, porta alla perdita di denti – come un fattore di rischio indipendente per malattie cardiovascolari. In questo studio si è voluto valutare se la composizione individuale dei batteri presenti nel cavo orale potesse in qualche modo condizionare il rischio cardiovascolare della persona.

I parodontologi tedeschi hanno seguito per un lasso di tempo medio di 3 anni lo stato di salute di oltre 1000 individui, eseguendo l’analisi della composizione batterica del cavo orale di ciascuno.

In questo modo, hanno visto che la presenza o scarsa assenza del ceppo E. corrodens nella bocca di un individuo è un fattore predittivo del suo rischio di infarto e ictus.

In particolare un calo della concentrazione di E. corrodens si associa a maggior rischio di infarto e ictus. La presenza di E. corrodens si associa a un rischio dimezzato.

Per quanto concerne il meccanismo patologico eventualmente alla base di questa associazione sia tutto da scoprire, lo studio suggerisce che l’analisi del microbiota della bocca possa essere utile a scopo prognostico nei soggetti già a rischio cardiovascolare (per stabilire il rischio futuro di infarto e ictus del paziente cardiovascolare).

“Questo articolo mette in evidenza, stretta correlazione il microbioma orale ed il rischio cardiovascolare – sottolinea in un’intervista all’ANSA Cristiano Tomasi dell’Università di Göteborg e socio della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia. Il batterio ‘protagonista’ in questo lavoro è di solito indice di salute parodontale, e quindi il suo diminuire in percentuale nella bocca indica una popolazione microbica più spostata sul versante della ‘patogenicità'”, continua Tomasi. “Che il calo di concentrazione di questo batterio buono possa diventare un indicatore di rischio cardiovascolare pone molte questioni ed apre a molte possibilità per ricerche future sulla correlazione tra malattia parodontale e rischio cardiovascolare”, conclude l’esperto.

Colesterolo ‘davvero cattivo’, nuovo indicatore per determinare rischio ateroscleresi o infarto

Pubblicato il 23 Nov 2019 alle 7:11am

Secondo un recente studio condotto dai ricercatori dell’Ohio, il ‘colesterolo cattivo’, non è l’unico modo per stabilire se una persona è a rischio o meno di essere colpito da infarto o malattie alle coronarie. Per farlo, occorrerebbe un indicatore molto più efficace, per misurare tali rischi, un particolare tipo di Ldl, sottoclasse di lipoproteine a bassa densità.

Questo colesterolo secondo quanto affermano i ricercatori dello studio, definito anche ‘davvero cattivo’ riuscirebbe a predire meglio gli eventuali problemi legati all’apparato cardiovascolare più del dato che emergerebbe dalla semplice presenza dell’Ldl.

Sarebbero tre infatti, le sottoclassi che compongono l’Ldl, ma solo una in realtà, che potrebbe causare dei danni molto seri alla nostra salute, a chi soffre di colesterolo alto.

“I nostri studi – spiega Tadeusz Malinski a capo della ricerca scientifica in questione – possono spiegare perché una correlazione del colesterolo” cattivo “totale con un rischio di infarto è scarsa e pericolosamente fuorviante, ed è sbagliata per tutti i tre quarti delle volte”. Il ricercatore che ha anche condotto l’analisi, precisa che le linee guida dovrebbero analizzare i valori della sottoclasse B dell’Ldl quando si trova a comporre più del 50% del totale del colesterolo cattivo.

Lo studio in questione, pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Nanomedicine, afferma infatti che la sottoclasse B dell’Ldl è più dannosa per la funzione endoteliale (il tessuto che compone i vasi sanguigni e il cuore) e pertanto può contribuire allo sviluppo dell’aterosclerosi.

Stando pertanto, a tale ricerca, non sarebbe dunque la quantità totale di colesterolo Ldl che si ha alta, ma piuttosto la concentrazione della sottoclasse B in relazione alle altre due (la sottoclasse A e la sottoclasse I) che dove essere utilizzata per diagnosticare l’aterosclerosi e il rischio di infarto nelle persone.

Cuore, il rischio per le donne è superiore dopo i 50

Pubblicato il 03 Ott 2018 alle 7:54am

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte per le donne che hanno superato i 50 anni di età, superando tutte le forme di tumori, incluso il tumore al seno. Eppure, la donna ne ha di campanelli d’allarme legati alla propria femminilità. L’importante è riconoscerli per correre ai ripari in tempo.

Questo l’obiettivo del Centro cardiologico Monzino di Milano in occasione della Giornata mondiale per il cuore, che si è celebrata lo scorso sabato 29 settembre.

Un appuntamento, che è stato promosso in collaborazione con il Comune di Milano, dal quale è emerso che i numeri “contraddicono il concetto diffuso secondo cui le donne sono protette nei confronti delle malattie cardiovascolari. In realtà durante il periodo fertile della loro vita le donne sono davvero a minor rischio di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto all’uomo, ma questa protezione scompare dopo la menopausa, quando gli ormoni femminili estrogeni vengono meno – ha dichiarato Elena Tremoli, direttore scientifico dell’Irccs milanese”.

“Osserviamo così che le donne sviluppano malattie cardiovascolari con circa 10 anni di ritardo rispetto agli uomini, ma quando succede avviene in maniera più grave. A evidenziarlo sono i numeri: il 38% delle donne che ha avuto un infarto perde la vita entro un anno, rispetto al 25% degli uomini”. “Un primo aspetto da sottolineare – spiega Daniela Trabattoni, responsabile di Monzino Women – è che nelle donne i fattori di rischio classici per malattie cardiovascolari, come fumo di sigaretta e obesità, hanno effetti diversi. Basta che una donna fumi un terzo delle sigarette di un uomo per avere lo stesso impatto su cuore e vasi sanguigni”. Inoltre “riscontriamo una maggiore incidenza di obesità e di sindrome metabolica nel sesso femminile, e questo dato incrementa del 50% il rischio di coronaropatia nella donna”.

Claudio Amendola: “Non ho avuto paura di morire. Ho rischiato un infarto”

Pubblicato il 06 Apr 2018 alle 8:41am

Claudio Amendola si racconta nel salotto di Verissimo, sabato 7 aprile su Canale 5. (altro…)

Scoperti i gruppi sanguigni che individuano il rischio ictus

Pubblicato il 05 Mag 2017 alle 8:54am

La Bbc online parla di uno studio condotto dai ricercatori del Centro medico universitario di Groningen nei Paesi Bassi, presentato in occasione dell’Heart Failure 2017 di Parigi, convegno annuale organizzato dalla Società Europea di Cardiologia, che è riuscito a dimostrare come certi gruppi sanguigni siano maggiormente esposti agli infarti. (altro…)

Elevati livelli di gas inquinanti mettono a rischio di infarto

Pubblicato il 24 Set 2011 alle 7:30am

Il traffico non solo mette a dura prova i nervi delle persone, ma a causa degli elevati livelli di gas inquinanti, può comportare anche un aumento del rischio di infarto miocardico. (altro…)

Se manca la vitamina D è a rischio la salute di arterie e cuore

Pubblicato il 06 Apr 2011 alle 1:30pm

I livelli bassi di vitamina D possono incidere negativamente sull’elasticità dei vasi sanguigni e compromettere la salute vascolare, mettendo a rischio di pressione alta e malattie cardiovascolari. (altro…)

Rischio infarto con mortalità: 6 pazienti su 10

Pubblicato il 03 Apr 2011 alle 7:24am

Sei pazienti su dieci, hanno un altro infarto con un rischio di mortalita’ triplicato rispetto al primo evento. (altro…)

Chi dorme poco rischia infarto e ictus

Pubblicato il 09 Feb 2011 alle 1:00am

Secondo una ricerca condotta dal dottor Cappuccio della University of Warqick Medical School, il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e di morire di infarto può essere pari al 48% e di morte per ictus pari al 15%. (altro…)