salute

Cistite in estate, come prevenirla e curarla

Pubblicato il 19 Lug 2019 alle 6:18am

Con l’arrivo del caldo, lo stress, gli ambienti e i servizi igienici non proprio puliti, l’uso di vasche, piscine e il mare stesso portano ad un abbassamento delle difese immunitarie. Questa condizione può causare, specie in chi è predisposto, l’insorgenza di cistite, sia acuta sia recidivante. Per cercarla e prevenirla ecco alcuni accorgimenti naturali.

Attenzione ad alimenti e indumenti Bere molta acqua, almeno due litri al giorno, evitare alimenti irritanti (alcolici, caffè, cioccolato, spezie), usare detergenti intimi e salviettine con pH neutro (quelli a pH acido sono aggressivi sulla cute delicata della zona genitale), non indossare pantaloncini e slip stretti e di materiale sintetico, meglio in cotone se bianco o lino.

Come asciugarsi in bagno Quando si va in bagno, asciugarsi sempre con movimenti che vanno dalla vagina all’ano (e mai il contrario) per non trasferire eventuali batteri fecali verso l’uretra, dalla quale possono risalire fino alla vescica, provocando cistite.

Integratori Per risolvere e prevenire l’infezione è possibile il ricorso a integratori alimentari che aiutano a prevenire e a curare le possibili infezioni del tratto urinario. Tra questi, abbiamo, il D-mannosio. Il farmacista ne consiglia nei periodi a rischio di ricadute una bustina al giorno da assumere a digiuno e a vescica vuota.

E ancora, mirtillo rosso Per prevenire cistiti esistono anche formulazioni che associano D-mannosio al cranberry (mirtillo rosso americano) e curcuma che favoriscono la funzionalità delle vie urinarie. Meglio chiedere sempre al farmacista o al medico di base.

Bicarbonato di sodio Per combattere e prevenire possibili infiammazioni alle parti intime, molto utili ed efficaci anche lavaggi con bicarbonato di sodio.

Come riconoscere lo stress

Pubblicato il 18 Lug 2019 alle 11:04am

Ci sono sintomi che possono indicarci che siamo sotto stress oppure no. Ecco quali sono:

– Sbalzi d’umore. Quando si è particolarmente stressati, a risentirne è soprattutto l’umore. Ci si sente tesi e nervosi. A tratti ci si sente felici per poi sentirsi improvvisamente depressi e bisognosi di piangere. Situazione questa difficile da gestire e alla quale molto spesso non si può dare una spiegazione poiché legata a un forte stress.

– Cambi di peso. Lo stress porta anche a inappetenza o fame nervosa. Perdita di peso o aumento smisurato. In entrambi i casi le variazioni di peso sono difficili da controllare, se di mezzo c’è anche il cortisolo ormone dello stress.

– Perdita di capelli. Se lo stress supera una certa soglia fisica, può portare anche a perdere i capelli, addirittura a chiazze.

– Insonnia. Lo stress forte, le preoccupazioni, l’ansia possono anche generare nel soggetto un sonno non ristoratore o addirittura l’insonnia.

– Dolori sparsi. Quando vive una situazione di forte stress si iniziano ad avere forti emicranie, crampi allo stomaco, male alla schiena o cervicale.

– Calo della libido. Lo stress può influire poi anche sulla libido. A forza di pensare ai problemi e alle possibili soluzioni da mettere in atto ci si trova infatti a non avere più le energie fisiche e mentali per dedicarsi a se stessi o al partner.

In tutti questi casi, se si pensa di vivere una situazione esistenziale difficile, non riuscire a rilassarsi e a riposarmi con il fisico e la mente, rivolgersi subito al proprio medico di base, o a uno specialista di fiducia.

Trieste la città più colpita dal cancro al polmone

Pubblicato il 18 Lug 2019 alle 7:38am

Il Ministero della Salute rivela che è Trieste, la città più colpita dal tumore al polmone.

Grazie ad un recente programma di sorveglianza epidemiologica promosso dal Ministero della Salute, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e sostenuto dall’OMS, si è scoperto che esiste un crescente aumento della mortalità nelle aree inquinate per la presenza di industrie chimiche, falde acquifere contaminate e fibre di amianto. Tra i 45 siti esaminati, di interesse nazionale o regionale, che includono 319 comuni italiani analizzati nel periodo 2006 – 2013, emerge che Trieste viene inserita come città dove si sono manifestate situazioni critiche per eccessi di patologie riscontrate per quanto concerne tumori maligni del polmone e i ricoveri ospedalieri relativi a malattie respiratorie. “

Oltre a Trieste le città che “soffrono” maggiormente per quanto concerne il tumore al polmone sono Porto Torres, Casale Monferrato, Livorno, Laghi di Mantova, Priolo, Taranto, Venezia, Val Basento, Bari, Brindisi e Falconara, mentre le città dove si registra il maggior numero di ricoveri sono Porto Torres, Brescia, Bussi sul Tirino, Massa Carrara e Pitelli.

Nel 2013, l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS, (IARC), ha stabilito che esistono prove sufficienti sulla cancerogenicità del particolato atmosferico (PM 10 e PM 2,5), in particolare, per il cancro del polmone. Gli autori dello studio “Sentieri” precisano che non tutti gli eccessi osservati sono attribuibili alla sola contaminazione ambientale, ma le patologie citate, riconoscono una causa multifattoriale, dovuta a stili di vita errati (fumo, alcol, dieta, sedentarietà), fattori socio-economici e qualità dei servizi sanitari.

Dei 45 siti esaminati in questi ultimi otto anni sono stati stimati 5.267 decessi in eccesso negli uomini, 6.725 decessi in eccesso nelle donne di cui 3.375 decessi per tutti i tipi di tumori maligni in eccesso negli uomini e 1.910 nelle donne. Gli eccessi più evidenti risultano essere relativi al mesotelioma maligno, ai tumori maligni del polmone, del colon-retto, dello stomaco e si osservano prevalentemente nei siti con presenza di impianti chimici, petrolchimici e raffinerie e nelle aree nelle quali vengono abbandonati rifiuti pericolosi.

Le patologie respiratorie benigne presenti in eccesso nelle aree in cui esistono impianti siderurgici e centrali elettriche, il mesotelioma maligno evidenzia eccessi nei siti caratterizzati dalla presenza di amianto e di fluoro-edenite.

Secondo l’IARC l’amianto è un “agente cancerogeno certo” (gruppo 1), responsabile della comparsa del mesotelioma pleurico, dei tumori del polmone, faringe, ovaio, peritoneo, pericardio, testicolo, esofago, fegato, colon, stomaco e laringe.

Lo studio “Sentieri” infine, ha valutato anche lo stato di salute dei bambini e degli adolescenti, scoprendo un’incidenza oncologica, nella fascia di età compresa tra 0 e 24 anni, e diagnosticando ben 666 nuovi casi, il 9% sarcomi dei tessuti molli nei bambini, leucemie mieloidi acute nei bambini e nei giovani adulti, linfomi non Hodgkin e tumori del testicolo nei giovani adulti.

Torino, impiantata protesi di aorta passando dalla carotide, primo intervento nel nostro Paese

Pubblicato il 18 Lug 2019 alle 6:29am

E’ accaduto in Italia. Impiantata con successo protesi di aorta passando dalla carotide. Grazie ad un intervento d’avanguardia eseguito presso l’ospedale Molinette di Torino, pochi giorni fa.

L’intervento è stato eseguito su un paziente di 53 anni.

Da venti anni doveva andare in ospedale tre volte a settimana per sottoporsi a dialisi per una malattia congenita. Fino alla possibilità di essere trapiantato di rene e avere finalmente una vita normale.

Durante gli esami preliminari al trapianto, però, gli era stata riscontrata una grave malattia cardiaca che non permetteva l’inserimento in lista: un cuore molto stanco, la valvola aortica quasi chiusa e l’impossibilità di operare il paziente a cuore aperto per un rischio troppo elevato.

La stenosi aortica è una patologia che determina la chiusura della valvola che permette il passaggio del sangue dal cuore al resto del corpo. L’unica cura era dunque un intervento di sostituzione della valvola malata. Già da alcuni anni era possibile impiantare delle protesi attraverso le arterie della gamba. Ma i tanti anni di dialisi hanno rovinato le arterie periferiche e l’aorta, rendendo impossibile per questo paziente l’intervento con gli accessi normalmente utilizzati.

Grazie però al lavoro di squadra dell’Heart Team delle Molinette (cardiochirurghi, cardiologi, cardioanestesisti, chirurghi vascolari) è stato possibile, per la prima volta in Italia, eseguire l’intervento passando dal collo, attraverso l’arteria carotide, e con il paziente sveglio grazie all’anestesia locoregionale. Tutto questo è stato possibile anche grazie alla tecnologia fornita dalla nuova sala ibrida dell’ospedale.

L’intervento è stato effettuato dalle équipe coordinate dal professor Mauro Rinaldi (direttore di cardiochirurgia universitaria) e dal professor Gaetano Maria De Ferrari (neo-direttore della cardiologia universitaria, appena arrivato dal Policlinico di Pavia) e in particolare dai cardiochirurghi Stefano Salizzoni e Michele La Torre, dai cardiologi interventisti Maurizio D’Amico e Federico Conrotto, e dal chirurgo vascolare professor Fabio Verzini.

Il paziente, dopo 50 minuti di intervento, è stato subito trasferito in reparto senza passaggio in terapia intensiva e dopo tre giorni, è stato dimesso a casa, dove ora finalmente può aspettare un rene nuovo.

Questo innovativo intervento, inventato recentemente a Lille in Francia, apre ora a nuove strade verso il trattamento delle patologie cardiache e vascolari e permetterà di poter curare sempre più pazienti. Infatti da un recente articolo i risultati di questa tecnica comportano meno ictus e meno complicanze vascolari rispetto alla tecnica tradizionale.

Carie, create otturazioni con antibiotico per evitarne il ritorno

Pubblicato il 13 Lug 2019 alle 7:34am

D’ora in poi si potrà dire addio alle carie “di ritorno”, grazie a delle infiltrazioni dentali sui denti già curati. Un materiale composito per otturazioni arricchito con nanoparticelle antibatteriche, in grado di evitare la crescita di patogeni e quindi la formazione di nuove carie. È questa la promessa che arriva da uno studio pubblicato sulla rivista “Acs Applied Materials & Interfaces” e condotto presso l’Università di Tel Aviv da Lihi Adler-Abramovich e Lee Schnaider.

Una delle cause più comuni di estrazione dentale o devitalizzazione è proprio l’infiltrazione, o una carie secondaria, ovvero quando un dente curato con una otturazione si caria nuovamente, all’interno dell’otturazione stessa (per la crescita di batteri patogeni all’interfaccia tra otturazione e superficie del dente curato).

Gli studiosi hanno dunque pensato allo sviluppo di una resina con l’aggiunta di nanoparticelle antibatteriche per evitare la formazione di nuove carie nel sito dell’otturazione. Spiegano i ricercatori: «Abbiamo sviluppato un materiale potenziato, non soltanto esteticamente gradevole, e rigido ma con proprietà intrinseche antibatteriche, incorporando nanoparticelle con questa proprietà – ha spiegato Schnaider – I compositi con attività inibitoria della crescita dei germi hanno il potenziale di ostacolare lo sviluppo di questo diffusissimo problema orale», ha sottolineato, le carie secondarie. Il materiale è low cost e può essere facilmente prodotto su vasta scala. «Questo studio è molto interessante, e si innesta nel filone della ricerca volta a migliorare i materiali che vengono comunemente utilizzati in odontoiatria» prosegue il collega Cristiano Tomasi dell’Università di Göteborg e membro della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia.

Restare offline. Cresce il popolo dei tecnofobici

Pubblicato il 12 Lug 2019 alle 10:00am

Restare offline, la soluzione migliore per tutti per essere più felici. Parola di esperti. Se non usiamo lo smartphone al ristorante, il dolce è gratis alle catene Le Pain Quotidien degli Stati Uniti. In alcuni hotel poi, anche di lusso, come il Mandarin Oriental di New York, si può richiedere il servizio ‘no wi-fi’ fra le amenities e la ‘digital detox’ è nel menù della Spa, i telefonini vanno depositati all’ingresso (e all’uscita riconsegnati puliti e lucidati).

Ma per chi ama il ‘fai da te’ la possibilità di poter puntare su nuove App per smartphone che frenano a monte il flusso di connessioni e il bombardamento social oppure è possibile passare anche al dumb-phone (cellulari vecchi stampo, senza connessione internet), come fanno sempre più manager e ricconi londinesi.

2019 è l’anno dell’astinenza digitale e delle vacanze senza telefonino. Niente internet, niente social, niente followers è il nuovo lusso per i sempre più numerosi ‘tecnofobici’ che non vogliono più essere sempre reperibili e vanno alla ricerca di nuovo relax, contemplazione, dialogo e confronto con persone in carne ed ossa , come si faceva una volta, senza incontri virtuali.

Il fenomeno è stato analizzato all’ultimo Global Wellness Summit (GWS) svoltosi a Cesena. Dove è emerso che gli ‘scollegati’ nel 2018 sono scesi al 37%, mentre erano il 50% nel 2017.

Per tale motivo, il business del benessere abbandona la tecnologia e prende una piega più salutistica, fatta col silenzio rigenerante e trattamenti rilassanti a zero innovazione hi-tech, niente wi-fi e niente social. Il report mondiale cita l’Italia come fonte per ritemprarsi dall’overdose di smarpthone.

Salute mentale migliorata, se si smette di bere alcolici

Pubblicato il 11 Lug 2019 alle 7:02am

Smettere di bere vino e birra, o se si assumono con moderazione porta a significativi miglioramenti psico-fisici e in particolar modo mentali. E’ quanto asserisce un recente studio coordinato dall’Università cinese di Hong Kong insieme all’Università della città di New York che ha coinvolto oltre 10mila partecipanti, metà uomini e metà donne, cinesi e americani, di età compresa tra i 49 anni, per un periodo di almeno 4 anni.

I volontari in gran parte astemi o ex bevitori (due terzi degli uomini e quasi il 90% delle donne) oppure consumatori moderati, consumano meno di 14 drink a settimana (pari a 196 grammi puri di alcol), se uomini, e meno di 7 drink a settimana (pari a 98 grammi puri di alcol), se donne. Gli autori hanno messo in relazione le informazioni sulle abitudini al consumo di alcol con i dati della salute, in particolare di quella mentale.

In generale, all’inizio della ricerca i dati hanno mostrato che sia gli uomini che le donne da sempre astemi sono quelli che hanno avuto il più alto benessere mentale. Dopo 4 anni di studio le donne che hanno smesso completamente di bere hanno raggiunto anche un livello di salute mentale più elevato, avvicinandosi a livelli degli astemi. In pratica, abbandonare l’alcol risulta essere associato statisticamente a un aumento del benessere mentale. Il risultato vale sia per le donne cinesi che americane. Mentre per gli uomini l’aumento maggiore di benessere mentale è stato registrato fra gli ex consumatori che sono costanti nell’aver abbandonato l’abitudine di bere.

Fibrillazione atriale: in Italia un anziano su 12 ne è colpito

Pubblicato il 10 Lug 2019 alle 7:06am

Giungono dalla rivista scientifica Europace, organo ufficiale della European Society of Cardiology e della European Heart Rhythm Association, i risultati del “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, finanziato dal Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute e coordinato dalla Regione Toscana.

Il Progetto FAI è stato promosso e sviluppato dal Professor Domenico Inzitari, del Dipartimento NEUROFARBA dell’Università degli Studi di Firenze, in qualità di Responsabile Scientifico, e dal Dr. Antonio Di Carlo, dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in qualità di Coordinatore Scientifico, insieme ai Responsabili delle quattro Unità Operative del Progetto, Dr. Leonardo Bellino (Firenze), Dr. Domenico Consoli (Vibo Valentia), Dr. Fabio Mori (Firenze) e Dr. Augusto Zaninelli (Bergamo).

Il Progetto FAI ha consentito di stimare, per la prima volta in Italia, la frequenza della fibrillazione atriale in un campione rappresentativo della popolazione anziana, 6.000 ultrasessantacinquenni arruolati tra gli assistiti dei Medici di Medicina Generale nelle 3 Unità Operative situate in Lombardia, Toscana e Calabria. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una procedura di screening e successiva conferma clinica. Lo studio è servito a sviluppare e validare una metodologia direttamente trasferibile ai Medici di Medicina Generale e al SSN. I dati raccolti hanno così indicato che nella popolazione anziana del nostro paese è presente una frequenza della fibrillazione atriale dell’8,1%. Ciò significa che un anziano su 12 ne è colpito, portando a stimare in circa 1,1 milioni i soggetti affetti da questa aritmia in Italia.

Lo studio ha permesso di dimostrare che, per effetto dei cambiamenti demografici, questi numeri saranno in costante crescita nei prossimi anni, fino a raggiungere 1,9 milioni di casi nel 2060.

Utilizzando le proiezioni demografiche fornite dall’Ufficio Europeo di Statistica (Eurostat), la ricerca ha permesso anche di stimare i casi di fibrillazione atriale attesi nella popolazione anziana dei 28 paesi dell’Unione Europea. I casi prevalenti nel 2016 risultavano 7,6 milioni, destinati praticamente a raddoppiare fino a 14,4 milioni nel 2060.

Inoltre, mentre nel 2016 in Italia gli ultraottantenni affetti da fibrillazione atriale rappresentavano il 53% dei casi, per effetto dei trend demografici nel 2060 saranno il 69% del totale, e in Europa si passerà dal 51% al 65%.

“Si tratta di uno studio molto importante – ha dichiarato il Prof. Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia – perché ha permesso di evidenziare come al di sopra dei 65 anni l’8,1 % della popolazione sia affetto da fibrillazione atriale. Si tratta di una condizione che aumenta fortemente il rischio che si formino coaguli all’interno del cuore e quindi il rischio della successiva comparsa di una embolizzazione che può interessare le arterie cerebrali, con conseguente improvvisa ostruzione di importanti vasi arteriosi cerebrali e comparsa di un ictus cerebrale ischemico. Circa un quarto di tutti gli ictus cerebrali sono dovuti a questo meccanismo. È molto importante quindi riconoscere le persone che presentano fibrillazione atriale e iniziare una terapia preventiva primaria con anticoagulanti orali. Sono necessarie campagne di sensibilizzazione dei medici di medicina generale e della popolazione tutta, per affrontare adeguatamente questo problema e ridurre così la incidenza delle gravi malattie cerebrovascolari”.

La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia cardiaca di rilevanza clinica e presenta una stretta correlazione con l’età avanzata. La sua importanza è legata al fatto che essa aumenta di ben 5 volte il rischio di ictus cerebrale, patologia che rappresenta la seconda causa di morte e la prima causa di disabilità nel soggetto adulto-anziano.

Attualmente in Italia si verificano ogni anno circa 200.000 ictus, con un costo per il SSN che supera i 4 miliardi di euro. Rispetto agli ictus dovuti a cause diverse, quelli di origine cardioembolica hanno un impatto più devastante in termini di disabilità residua e sopravvivenza.

Aria condizionata, accesa di notte fa bene?

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 7:35am

Il caldo fa male, ma anche l’aria condizionata accesa anche di notte può essere controproducente per la salute delle persone. Come? Scopriamolo insieme, parola di esperto. (altro…)

Scuola, vaccinazioni obbligatorie c’è tempo sino al 10 luglio

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 7:00am

C’è tempo sino al 10 luglio prossimo per presentare i certificati vaccinali alle scuole in vista della riapertura delle aule a settembre. Termine ultimo, quello del 10 luglio, fissato dalla Legge Lorenzin del 2017, in vigore, per presentare agli istituti la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie per la frequenza scolastica o la formale richiesta di vaccinazione all’Asl competente.

Resta dunque la scadenza prevista dalla legge, poichè per l’anno scolastico 2019-2020 non sono previste proroghe, come invece accaduto lo scorso anno a seguito della circolare dei ministri Grillo-Bussetti. In attesa che venga approvato il nuovo provvedimento sui vaccini, all’esame in Parlamento e che prevedrebbe il cosiddetto ‘obbligo vaccinale flessibilè (la vaccinazione resterebbe obbligatoria solo «in caso di emergenze sanitarie o di compromissione dell’immunità di gruppo»), resta dunque in vigore la legge Lorenzin: prevede l’obbligo della vaccinazione per le iscrizioni all’asilo nido e alla scuola materna e, con modalità diverse, riguarda anche le scuole elementari, scuole medie e i primi due anni delle superiori, fino ai 16 anni.

Di conseguenza i bambini da zero a sei anni non in regola con le vaccinazioni non possono accedere agli asili nido e alle scuole dell’infanzia; bambini e ragazzi nella fascia d’età da 6 a 16 anni potranno entrare a scuola. In entrambi i casi, se i genitori rifiuteranno ripetutamente di far vaccinare i figli dopo colloqui e solleciti da parte delle Asl, incorreranno nelle sanzioni pecuniarie previste dalla legge. Le vaccinazioni obbligatorie previste sono dieci.

Si tratta di anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella. Una legge, quella sull’obbligo vaccinale per la frequenza scolastica, che dalla sua prima applicazione ha suscitato non poche polemiche e dibattiti anche televisivi.