salute

Causa Covid rallentamento degli screening oncologici programmati e degli esami diagnostici: tra 5 anni previsti 3-4mila morti in più di tumore

Pubblicato il 28 Nov 2020 alle 6:00am

A causa dell’emergenza sanitaria da Covid- 19 rallentano gli screening oncologici programmati e gli esami diagnostici, un po’ in tutta Italia: nei prossimi 5 anni sarebbero previsti circa 3-4mila morti in più per cancro.

A dirlo, è l’Osservatorio nazionale di screening che parla di 1 milione e 400mila esami annullati e che dovranno essere riprogrammati.

Questo l’appello lanciato dagli oncologi italiani da Nord a Sud. I quali non escludono la possibilità che ci siano danni futuri per quanto riguarda la perdita di chance di cura a causa del rallentamento degli screening avvenuto a livello globale. Secondo l’Osservatorio nazionale di screening un milione e 400mila esami di screening sono stati annullati e dovranno essere riprogrammati, mentre la rivista scientifica The Lancet riporta una fosca previsione degli epidemiologi, che nei prossimi 5 anni ci siano 3-4 mila morti in più di cancro. Di fronte a questo scenario, il paziente oncologico continua le cure, l’innovazione in oncologia cavalca anche questa seconda ondata pandemica garantendo nuovi farmaci e tecnologia all’avanguardia e il Covid insegna che anche il futuro dell’oncologia, come per le altre specialità, non sarà più come prima per quanto riguarda l’approccio del paziente, il follow up e la giustizia distributiva dei farmaci, implicando la necessità di un coordinamento nazionale dei punti fondamentali di offerta dell’assistenza al malato oncologico.

Sull’attività di screening e le possibili strategie per recuperare in oncologia il tempo perduto a causa della pandemia si sono confrontati durante l’incontro “Talk webinar. Reti Oncologiche” organizzato da Mondosanità, con il contributo incondizionato di Bristol Myers Squibb già partner del progetto ONCORETE appena conclusosi, di cui questo Talk webinar era il momento finale di condivisione con il pubblico, tre esperti in campo oncologico, Paolo Pronzato, Coordinatore DIAR di Oncoematologia della Regione Liguria, Vincenzo Adamo, Direttore Oncologia Medica AO Papardo-Messina, Coordinatore della Rete Oncologica Siciliana (Re.O.S.) e Rossana Berardi, Direttore della Clinica Oncologica UNIVPM-AOU Ospedali Riuniti di Ancona.

L’oncologia durante l’emergenza sanitaria mostra uno scenario diversificato da regione a regione, a seconda dell’incidenza dell’epidemia. La maggior parte dei centri ha continuato con le terapie farmacologiche, seppur quantitativamente inferiori, buona parte degli interventi chirurgici oncologici sono stati procastinati se non urgenti, i follow up sono stati per lo più effettuati tramite consulto e le tecnologie più utilizzate sono state telefonate e WhatApp al di là delle rendicontazioni delle prestazioni, l’attività di screening programmato e quella diagnostica ha risentito di pesanti rallentamenti in alcune regioni, in altre ha cercato di mantenere i suoi ritmi nonostante le difficoltà organizzative.

Covid: Vannozzi, un anno fa +30% di polmoniti anomale

Pubblicato il 26 Nov 2020 alle 6:08am

”Se solo fosse stato possibile incrociare i dati a disposizione delle Regioni, probabilmente già nei mesi di settembre/ottobre 2019 avremmo potuto rilevare un incremento del 30% di polmoniti “anomale”. Questo significava far partire con cinque mesi di anticipo il contrasto al Covid e trovarci oggi in una situazione probabilmente diversa e migliore”: lo ha detto David Vannozzi, direttore generale di Cineca, nel suo intervento al webinar “Terapia e presa in carico domiciliare del paziente affetto da Covid-19” organizzato da Motore Sanità, con riferimento al ruolo e ai compiti che il consorzio Cineca è in grado di svolgere con il supercomputer europeo.

“Con il progetto Exscalate4Covid abbiamo la concreta opportunità dimettere a fattore comune la conoscenza sviluppata nel mondo nell’opera di contrasto alla pandemia. Questa modalità cerchiamo di portarla su altri aspetti. Quanto dicevo sui dati a disposizione delle singole Regioni ma da nessuno mai incrociati è un esempio di quello che Cineca può fare, non solo contro il Covid-19. Ci sono dati di natura sanitaria o riguardanti i comportamenti dei cittadini, le loro abitudini sanitarie in fatto di medicina preventiva che sono stati resi inaccessibili, fino all’esplosione della pandemia. Oggi che quei dati, in forma chiaramente anonimizzata, sono disponibili possiamo ricavare informazioni utilissime su prevenzione e previsioni e cura della malattia. La sfida, come si può ben capire, è di natura tecnologico-giuridica. Al ministero della Salutec vengono trattate circa 25 milioni di cartelle cliniche, ogni cittadino genera circa 10 trattamenti terapeutici nel corso dell’anno, il che significa disporre di 250 milioni di dati, moltiplicati per cinque anni fanno 1 miliardo 250 milioni.

Come trattarli per ricavarne un quadro esauriente in termini di spesa e di trattamento ottimale delle patologie, di prevenzione e di profilassi?

A queste domande Cineca è in grado di dare le risposte grazie al supercomputer. Per dire: nel giro di un mese siamo riusciti, grazie al supercalcolo, a individuare 59 molecole potenzialmente in grado di contrastare il virus.

Malattie croniche: “Teleconsulto, telemedicina e tele-monitoraggio, le best practice delle Regioni al tempo del Covid-19”

Pubblicato il 25 Nov 2020 alle 6:00am

La gestione delle malattie croniche si è rilevata in questo periodo di pandemia molto complessa, dal momento che per i pazienti è richiesta una forte integrazione tra lo specialista ed il medico di medicina generale e deve essere prevista anche la componente socio-assistenziale. Nel periodo pandemico, teleconsulto, gestione della terapia, telemedicina e tele-monitoraggio sono stati utilizzati non solo per il percorso sanitario del paziente cronico ma anche per il paziente COVID 19. Con l’obiettivo di confrontare le best practice messe in atto da Regione Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia per rispondere ai bisogni dei pazienti in periodo di pandemia COVID 19, Motore Sanità ha organizzato il webinar ‘VIVERE LA CRONICITÀ AL TEMPO DEL COVID: IL PERCORSO DEL PAZIENTE’, realizzato grazie al contributo incondizionato di PFIZER.

“La gestione dei percorsi diagnostici terapeutici dei pazienti affetti da patologie croniche autoimmuni è sempre difficile, lo è maggiormente in corso di emergenza sanitaria. L’accesso alle cure non risulta, in questo momento, essere garantito per tutti i pazienti sia per quel che riguarda la visita specialistica, la diagnostica ma anche e soprattutto la terapia. Molte Regioni hanno attivato la telemedicina come strumento utile nella gestione di questi pazienti e in molte Regioni si sono attivate modalità alternative nella distribuzione del farmaco, a volte con il supporto delle aziende farmaceutiche stesse.

Le buone pratiche, attivate in questo periodo pandemico, possono andare a sistema, con l’obiettivo di facilitare la presa in carico dei nostri assistiti”, ha spiegato Gabriella Levato, MMG Milano

“Il paziente cronico, qualunque esso sia, in tempo di COVID è stato davvero abbandonato, con una fortissima ripercussione sulla sua qualità di vita. Mi riferisco sia alla questione della continuità assistenziale, ma anche alla questione dei lavoratori fragili, ma non dimentichiamoci dei caregiver (genitori di bambini affetti da patologie croniche), nessuno ha pensato nei mesi in cui il COVID era quasi assente di programmare un piano che potesse tutelarci. È evidente che se nella prima era COVID avevamo la speranza dell’arrivo dell’estate e che si potesse improntare un piano di gestione per la cronicità nel breve tempo, invece no rieccoci con le chiusure ambulatoriali, i lavoratori fragili allo sbando e i caregiver che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro per tutelare e prendersi carico dei propri figli. La telemedicina che ANMAR propone e che vede alcune realtà a cui è stata proposta (SMART SHARE) è una telemedicina improntata sull’interoperabilità tra le piattaforme già esistenti nelle regioni, questo perché? Perché l’interoperabilità funge da unione tra specialisti-MMG-sistema sanitario e paziente per davvero prendersi carico di chi vive con una cronicità senza abbandonarlo. Contatto tra MMG e specialista è fondamentale, soprattutto ora che l’unico interlocutore è il MMG perché i nostri reumatologi sono costretti in reparti COVID ad occuparsi dell’emergenza che sembra non finire mai”, ha detto Silvia Tonolo, Presidente ANMAR Onlus Associazione Nazionale Malati Reumatici.

Covid, spray nasale per ridurre il rischio di contagio

Pubblicato il 23 Nov 2020 alle 6:15am

Per chi si trova in ambienti chiusi e vuole limitare i rischi di contagio da coronavirus, almeno per via nasale, potrebbe arrivare ed essere un validissimo aiuto uno spray nasale. Basterebbe infatti, un semplice puff, del tutto simile a quello che si impiega ad esempio per rilasciare i farmaci antiallergici in caso di rinite.

Al suo interno due semplici polimeri, già ampiamente sperimentati ed utilizzati nella preparazione degli alimenti oltre che di farmaci. Con una protezione dall’infezione fino a 48 ore.

A lanciare l’ipotesi, che se dimostrata potrebbe anche portare presto alla realizzazione di semplici presidi da applicare come spray nelle narici, è una ricerca scientifica condotta dell’Healthcare Technologies dell’Università di Birmingham coordinata da Richard Moakes, in un lavoro non ancora pubblicato ma già disponibile sulla piattaforma BioXRiv.

I due elementi ad azione profilattica nei confronti dell’infezione, che ovviamente non si trasmette solamente attraverso la mucosa nasale ma anche per altre vie, come ad esempio la congiuntiva oculare, si chiamano carragenina e gellano. Il primo viene impiegato anche nella preparazione degli alimenti, con il ruolo di addensante, e avrebbe lo scopo di agire come potenziale freno per il virus.

Il secondo ha la capacità di “attaccarsi” proprio come un gel alla mucosa nasale. E visto che viene somministrato attraverso goccioline sottili, queste si attaccano tenacemente alla mucosa del naso, senza spostarsi, consentendo quindi di mantenere sul posto l’altro componente dello spray.

Oncoestetica e trucco anti-aging: l’arte del make up di Paolo D’Angelo

Pubblicato il 22 Nov 2020 alle 6:46am

Un bravo truccatore, oltre ad avere dimestichezza con la tecnica, deve anche conoscere le basi teoriche. Ma come raccogliere i concetti fondamentali per la propria professione? (altro…)

Aceto contro primi sintomi Covid

Pubblicato il 22 Nov 2020 alle 6:26am

L’aceto è un aiuto naturale contro il coronavirus: lo ha rivelato lo il Dr. Pianta, primario di otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Cremona, che sconsiglia comunque il fai da te per avere miglioramenti respiratori attraverso inalazioni casalinghe”.

Oltre al distanziamento sociale, all’uso quotidiano della mascherina, il lavarsi frequentemente le mani, disinfettarle all’occorrenza, esistono anche dei rimendi naturali, evidenziati da diverse ricerche scientifiche.

Rimedi naturali, dicevamo, a base di sostanze naturali che contribuiscono a proteggere le vie respiratorie dall’attacco di agenti patogeni. Tra questi, troviamo il timo bianco, che aiuta a fluidificare le secrezioni bronchiali, l’eucalipto che aiuta a migliorare il funzionamento delle muscose dell’apparato respiratorio garantendo un’azione emolliente e lenitiva. Ci sono poi menta e pino che hanno un effetto balsamico e antivirale. Ed infine gioca un ruolo chiave, essenziale anche l’utilizzo di aceto per i suffumigi. Il dottor Luca Pianta, sostiene infatti che “Con questo mix di sostanze naturali non si cura il coronavirus ma ci si difende di più”.

COVID, IL POTERE DELL’ACETO: LO STUDIO Il dottor Pianta ha tenuto a precisare che i virus respiratori, come ad esempio proprio il Coronavirus, “sono termosensibili e si inattivano a certe temperature. Dai 44 ai 56 gradi di esposizione c’è inattivazione, e attraverso i suffumigi è possibile migliorare la sintomatologia dei pazienti”. In tal senso, ha spiegato, “Ci sono vari studi che confermano innanzitutto l’azione dell’aceto nei vapori in questo senso”. L’aceto è stato così adoperato in un gruppo di pazienti che confrontati con altri hanno evidenziato come “tramite le inalazioni c’era un miglioramento dei sintomi respiratori e della febbre e la più veloce negativizzazione del tampone“. L’aceto non ha agito da solo ma ad esso sono state aggiunte sostanze emollienti e lenitive, come ad esempio, “la soluzione Kovirina, in farmacia, più fruibile dal punto di vista olfattivo”. Molti studi avrebbero già confermato l’efficacia antivirale di tali sostanze. In attesa degli anticorpi monoclonali e del vaccino, dunque, un ulteriore aiuto naturale contro i primi sintomi del Covid arriva proprio all’aceto, soprattutto quando si ha il sospetto di essere venuti a contatto con una persona positiva.

Photo credit tuttogreen

Covid: Moderna annuncia vaccino ‘efficace al 94.5%’

Pubblicato il 17 Nov 2020 alle 6:00am

Il vaccino anti-Covid messo a punto dall’azienda statunitense Moderna è efficace al 94,5%. L’annuncio è arrivato dalla stessa azienda, accendendo l’entusiasmo anche delle Borse. Un annuncio che ha seguito quello fatto pochi giorni fa dal colosso Pfizer, il cui vaccino si sarebbe dimostrato essere invece efficace al 90%. I dati di Moderna “sono straordinari, un’efficacia del 94.5% è impressionante. Ora, dopo i risultati simili annunciati la scorsa settimana sull’altro vaccino della Pfizer, possiamo prevedere finalmente un impatto sulla pandemia. E’ un grosso passo avanti”, ha dichiarato Anthony Fauci, immunologo e direttore dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Usa (Niaid), che ha collaborato allo studio sul candidato vaccino. “Prevediamo – ha quindi poi annunciato – che ci saranno dosi di entrambi i vaccini a fine dicembre per le categorie ad alto rischio”.

Vari candidati vaccini sembrano dunque avvicinarsi sempre più al traguardo, anche se le sperimentazioni sono ancora in corso. L’Europa anticipa i tempi attraverso accordi con diverse aziende al fine garantire un adeguato approvvigionamento.

Fai vincere le tue ossa! Campagna di sensibilizzazione con Loretta Goggi

Pubblicato il 15 Nov 2020 alle 6:10am

Al via la nuova edizione di “Fai vincere le tue ossa”, campagna di sensibilizzazione sulla fragilità ossea promossa da Amgen in collaborazione con APMARR, Fedios, Fondazione FIRMO, Senior Italia, GISOOS, OrtoMed e SIOMMMS e con l’egida della SIE.

Dopo il lancio nel mese di giugno e il grande successo della prima fase, la campagna riparte adesso con il volto di Loretta Goggi, una delle donne di spettacolo più amate, testimonial di eccezione e interprete dello spot che su TV e web rilancerà il claim della campagna: “Se soffri di osteoporosi, la terapia non è un gioco, seguila”.

A partire dal 17 novembre e fino al 15 dicembre, sarà attivo il Numero Verde gratuito 800.888.844, a disposizione dei cittadini per rispondere a domande sulla fragilità ossea e rischi di frattura.

Tutte le informazioni sulla patologia e il test di valutazione del rischio sono disponibili sul sito www.ossafragili.it

Covid-19, test antigenico rapido, ora disponibile anche dal medico di base

Pubblicato il 14 Nov 2020 alle 6:00am

L’accordo per l’esecuzione del test antigenico rapido, anche conosciuto come tampone rapido, da parte di medici e pediatri di famiglia è un grande passo avanti nella lotta contro il Coronavirus.

Si tratta di un passaggio fondamentale per la prevenzione al Covid-19, e saranno disponibili complessivamente circa 50.000 test rapidi antigenici al giorno, che i medici di base potranno effettuare presso i loro studi.

L’accordo prevede l’obbligatorietà per tutti i medici di medicina generale di eseguire i test rapidi, il costo sarà di 18 euro, se eseguito presso lo studio, oppure, di 12 euro se somministrato in altra struttura, e sarà completamente a carico dello Stato e non del paziente.

Per poter accedere ai test rapidi Covid-19, i cittadini dovranno prima sottoporsi a un triage telefonico e, dopo la valutazione del medico, effettuare la prenotazione per eseguire il test.

Il medico che dovrà somministrare il test rapido sarà dotato dei dispositivi di sicurezza da indossare ogni volta che si entrerà in contatto con un sospetto caso di positività. Alcune Regioni possono accordarsi con i medici per prevedere la somministrazione del test rapido anche a domicilio.

Infine, sarà il medico di base a comunicare alle ASL l’eventuale risultato positivo di un test antigenico rapido, raccomandando al paziente di stare in isolamento nell’attesa che venga eseguito il tampone molecolare. Se, invece, il test rapido risulta negativo, viene rilasciata un’attestazione stesso dal medico di famiglia.

Cos’è il Test Antigenico Rapido SARS – CoV-2?

Il Test Antigenico Rapido Covid-19 è un test di screening che individua gli antigeni del virus SARS – CoV-2, un esempio è lo Screen Test COVID-19 AG di ScreenItalia, azienda leader italiana nel settore della distribuzione dei test rapidi.

Si tratta di un test antigenico rapido che viene somministrato come il tampone nasofaringeo classico o molecolare, con la differenza che non viene cercato il genoma (RNA virale), ma la presenza di proteine del virus, chiamate anche antigeni.

Con il tampone classico è possibile avere una risposta in 24-48 ore, per via dell’elaborazione tramite metodi molecolari di real-time RT-PRC, mentre i risultati dei test rapidi antigenici sono più veloci: bastano circa 15 minuti per avere l’esito.

Per questo motivo si è pensato di introdurli all’interno degli edifici pubblici, della scuola e negli aeroporti, in modo da riuscire a intercettare velocemente le persone venute a contatto con il virus.

È importante precisare che i test rapidi antigenici SARS – CoV-2 possono anche dare dei falsi negativi, infatti, se la carica virale è bassa, il test può erroneamente dare esito negativo e non rilevare l’infezione presente.

Questa cosa non avviene con il test molecolare, in quanto riesce a rilevare una singola molecola RNA in un microlitro di soluzione, mentre i test antigenici necessitano di un campione che contenga migliaia di particelle di virus per microlitro.

Quanto è affidabile?

Se si risulta positivi alla presenza dell’antigene SARS-CoV-2, il paziente deve comunque effettuare il tampone molecolare, che resta il test più affidabile per la diagnosi.

È importante sapere che la sensibilità del test è di circa il 98% e , anche se ci sono possibilità di falso-positivi, motivo per il quale bisogna confermare il risultato con il test molecolare, oppure, di falso-negativi (2% di rischio di errore), bisogna anche tener conto dell’arco temporale che comprende il momento in cui la persona si è esposta al rischio e la comparsa della positività.

Con i test rapidi antigenici Covid-19, fino ad oggi, si è riusciti ad intercettare un numero elevato di contagiati con cariche virali alte, che non sarebbero stati individuati se non in caso di comparsa dei sintomi evidenti della malattia.

Tra le scuole spopola il trend “Wooden Education”: il legno migliora creatività e benessere psico-fisico

Pubblicato il 12 Nov 2020 alle 6:07am

Ecologica, sostenibile, realizzata in legno e materiali naturali: ecco le caratteristiche della scuola del futuro secondo una recente ricerca americana del World Green Building Councilpubblicata su CBS News. Basti pensare che nella città danese di Viborg sarà realizzato entro il 2023 un istituto all’aperto costruito interamente in legno e coerente con l’obiettivo di ridurre al minimo le emissioni di CO2. E ancora, sono state molteplici le realtà scolastiche internazionali a essere state nominate ai prestigiosi Wood Awards del 2019 per aver prediletto l’utilizzo di questo materiale: dalla King’s College School Wimbledon di Londra al Peter Hall Performing Arts Centre di Cambridge, fino ad arrivare al Maggie’s Cardiff dell’omonima città britannica. Uno scenario eco-friendly che ha ripercussioni anche sull’interazione con i più piccoli attraverso il trend didattico della “Wooden Education”, ovvero la sperimentazione di nuove forme di apprendimento che sfruttano le peculiarità del legno. Secondo un’indagine dell’American Academy of Pediatrics, pubblicata su Psychology Today, infatti, i giocattoli realizzati con questo materiale favoriscono le interazioni sociali con i coetanei, accrescono la creatività e stimolano l’attenzione dei più piccoli. Un quadro positivo che si riflette anche sul benessere psico-fisico di studenti e insegnanti. Ma quali sono i benefici dell’utilizzo del legno all’interno delle scuole? Da una ricerca di Green Network è emerso come gli ambienti scolastici arredati in legno allevino stress e accrescano il buon umore, innescando delle risposte fisiologiche simili a quelle rilasciate dagli alberi in fiore durante la primavera. Inoltre, consentono ai più piccoli di sviluppare maggiore cura nei confronti della natura, aumentando la loro consapevolezza di un futuro sostenibile.

“La promozione della sostenibilità ambientale all’interno degli ambienti scolastici rappresenta uno dei temi caldi dei prossimi anni ed è per questo che rientra nelle caratteristiche fondamentali del nostro modello didattico – ha spiegato Eva Balducchi, co-fondatrice del Baby e Junior College di Monza – Di recente abbiamo stretto una partnership interessante con Orto Urbano che ha messo a disposizione della nostra scuola dei kit composti da tavoli e panche realizzati con pallet in legno per consentire ai più piccoli di cimentarsi in laboratori didattici all’aria aperta in uno splendido giardino. In questo modo i bambini si immergono in un habitat armonico in cui vivere la loro esperienza di apprendimento e imparando ad avere cura e rispetto dell’ambiente, ampliando i loro stimoli e migliorando il benessere psico-fisico”.

L’importanza di apprendere e giocare a contatto con la natura come forma di stimolo per un atteggiamento green è un pensiero condiviso anche da una ricerca pubblicata su BBC News, da cui è emerso che il 54% dei bambini di fascia età compresa tra i 6 e i 10 anni ha migliorato il proprio rapporto con la natura grazie all’insegnamento all’aria aperta. E ancora, giocare con materiali composti in legno migliora la creatività e stimola le relazioni sociali con i coetanei nel 72% dei più piccoli secondo una ricerca dell’American Health Associationpubblicata sul New York Times. Dati eloquenti che dimostrano come la “Wooden Education” sia una delle migliori forme di apprendimento da utilizzare nelle realtà scolastiche sia in spazi chiusi che all’aria aperta.

“Il rapporto diretto con la natura e i giochi realizzati in legno e materiali naturali risultano fondamentali per la crescita psicologica dei bambini – ha spiegato Mariarosa Porro, esperta pedagogista – Grazie alla “Wooden Education” i più piccoli riescono a sviluppare aspetti primari della loro formazione e della loro personalità, stabilendo un legame diretto con l’ambiente esterno e vivendo esperienze dirette e concrete. Tutti i benefici di questo metodo educativo possono ritrovarsi anche nel semplice cortile della scuola o nei parchi in prossimità degli istituti. L’importante è che siano favorite le esperienze di apprendimento in grado di amplificare i processi cognitivi, emotivi e fisici dei bambini e tutte le esperienze che coinvolgono tutti i sensi del bambino che, a loro volta, vengono stimolati dall’ambiente naturale come in nessun altro luogo”.