salute

Covid-19, test antigenico rapido, ora disponibile anche dal medico di base

Pubblicato il 14 Nov 2020 alle 6:00am

L’accordo per l’esecuzione del test antigenico rapido, anche conosciuto come tampone rapido, da parte di medici e pediatri di famiglia è un grande passo avanti nella lotta contro il Coronavirus.

Si tratta di un passaggio fondamentale per la prevenzione al Covid-19, e saranno disponibili complessivamente circa 50.000 test rapidi antigenici al giorno, che i medici di base potranno effettuare presso i loro studi.

L’accordo prevede l’obbligatorietà per tutti i medici di medicina generale di eseguire i test rapidi, il costo sarà di 18 euro, se eseguito presso lo studio, oppure, di 12 euro se somministrato in altra struttura, e sarà completamente a carico dello Stato e non del paziente.

Per poter accedere ai test rapidi Covid-19, i cittadini dovranno prima sottoporsi a un triage telefonico e, dopo la valutazione del medico, effettuare la prenotazione per eseguire il test.

Il medico che dovrà somministrare il test rapido sarà dotato dei dispositivi di sicurezza da indossare ogni volta che si entrerà in contatto con un sospetto caso di positività. Alcune Regioni possono accordarsi con i medici per prevedere la somministrazione del test rapido anche a domicilio.

Infine, sarà il medico di base a comunicare alle ASL l’eventuale risultato positivo di un test antigenico rapido, raccomandando al paziente di stare in isolamento nell’attesa che venga eseguito il tampone molecolare. Se, invece, il test rapido risulta negativo, viene rilasciata un’attestazione stesso dal medico di famiglia.

Cos’è il Test Antigenico Rapido SARS – CoV-2?

Il Test Antigenico Rapido Covid-19 è un test di screening che individua gli antigeni del virus SARS – CoV-2, un esempio è lo Screen Test COVID-19 AG di ScreenItalia, azienda leader italiana nel settore della distribuzione dei test rapidi.

Si tratta di un test antigenico rapido che viene somministrato come il tampone nasofaringeo classico o molecolare, con la differenza che non viene cercato il genoma (RNA virale), ma la presenza di proteine del virus, chiamate anche antigeni.

Con il tampone classico è possibile avere una risposta in 24-48 ore, per via dell’elaborazione tramite metodi molecolari di real-time RT-PRC, mentre i risultati dei test rapidi antigenici sono più veloci: bastano circa 15 minuti per avere l’esito.

Per questo motivo si è pensato di introdurli all’interno degli edifici pubblici, della scuola e negli aeroporti, in modo da riuscire a intercettare velocemente le persone venute a contatto con il virus.

È importante precisare che i test rapidi antigenici SARS – CoV-2 possono anche dare dei falsi negativi, infatti, se la carica virale è bassa, il test può erroneamente dare esito negativo e non rilevare l’infezione presente.

Questa cosa non avviene con il test molecolare, in quanto riesce a rilevare una singola molecola RNA in un microlitro di soluzione, mentre i test antigenici necessitano di un campione che contenga migliaia di particelle di virus per microlitro.

Quanto è affidabile?

Se si risulta positivi alla presenza dell’antigene SARS-CoV-2, il paziente deve comunque effettuare il tampone molecolare, che resta il test più affidabile per la diagnosi.

È importante sapere che la sensibilità del test è di circa il 98% e , anche se ci sono possibilità di falso-positivi, motivo per il quale bisogna confermare il risultato con il test molecolare, oppure, di falso-negativi (2% di rischio di errore), bisogna anche tener conto dell’arco temporale che comprende il momento in cui la persona si è esposta al rischio e la comparsa della positività.

Con i test rapidi antigenici Covid-19, fino ad oggi, si è riusciti ad intercettare un numero elevato di contagiati con cariche virali alte, che non sarebbero stati individuati se non in caso di comparsa dei sintomi evidenti della malattia.

Tra le scuole spopola il trend “Wooden Education”: il legno migliora creatività e benessere psico-fisico

Pubblicato il 12 Nov 2020 alle 6:07am

Ecologica, sostenibile, realizzata in legno e materiali naturali: ecco le caratteristiche della scuola del futuro secondo una recente ricerca americana del World Green Building Councilpubblicata su CBS News. Basti pensare che nella città danese di Viborg sarà realizzato entro il 2023 un istituto all’aperto costruito interamente in legno e coerente con l’obiettivo di ridurre al minimo le emissioni di CO2. E ancora, sono state molteplici le realtà scolastiche internazionali a essere state nominate ai prestigiosi Wood Awards del 2019 per aver prediletto l’utilizzo di questo materiale: dalla King’s College School Wimbledon di Londra al Peter Hall Performing Arts Centre di Cambridge, fino ad arrivare al Maggie’s Cardiff dell’omonima città britannica. Uno scenario eco-friendly che ha ripercussioni anche sull’interazione con i più piccoli attraverso il trend didattico della “Wooden Education”, ovvero la sperimentazione di nuove forme di apprendimento che sfruttano le peculiarità del legno. Secondo un’indagine dell’American Academy of Pediatrics, pubblicata su Psychology Today, infatti, i giocattoli realizzati con questo materiale favoriscono le interazioni sociali con i coetanei, accrescono la creatività e stimolano l’attenzione dei più piccoli. Un quadro positivo che si riflette anche sul benessere psico-fisico di studenti e insegnanti. Ma quali sono i benefici dell’utilizzo del legno all’interno delle scuole? Da una ricerca di Green Network è emerso come gli ambienti scolastici arredati in legno allevino stress e accrescano il buon umore, innescando delle risposte fisiologiche simili a quelle rilasciate dagli alberi in fiore durante la primavera. Inoltre, consentono ai più piccoli di sviluppare maggiore cura nei confronti della natura, aumentando la loro consapevolezza di un futuro sostenibile.

“La promozione della sostenibilità ambientale all’interno degli ambienti scolastici rappresenta uno dei temi caldi dei prossimi anni ed è per questo che rientra nelle caratteristiche fondamentali del nostro modello didattico – ha spiegato Eva Balducchi, co-fondatrice del Baby e Junior College di Monza – Di recente abbiamo stretto una partnership interessante con Orto Urbano che ha messo a disposizione della nostra scuola dei kit composti da tavoli e panche realizzati con pallet in legno per consentire ai più piccoli di cimentarsi in laboratori didattici all’aria aperta in uno splendido giardino. In questo modo i bambini si immergono in un habitat armonico in cui vivere la loro esperienza di apprendimento e imparando ad avere cura e rispetto dell’ambiente, ampliando i loro stimoli e migliorando il benessere psico-fisico”.

L’importanza di apprendere e giocare a contatto con la natura come forma di stimolo per un atteggiamento green è un pensiero condiviso anche da una ricerca pubblicata su BBC News, da cui è emerso che il 54% dei bambini di fascia età compresa tra i 6 e i 10 anni ha migliorato il proprio rapporto con la natura grazie all’insegnamento all’aria aperta. E ancora, giocare con materiali composti in legno migliora la creatività e stimola le relazioni sociali con i coetanei nel 72% dei più piccoli secondo una ricerca dell’American Health Associationpubblicata sul New York Times. Dati eloquenti che dimostrano come la “Wooden Education” sia una delle migliori forme di apprendimento da utilizzare nelle realtà scolastiche sia in spazi chiusi che all’aria aperta.

“Il rapporto diretto con la natura e i giochi realizzati in legno e materiali naturali risultano fondamentali per la crescita psicologica dei bambini – ha spiegato Mariarosa Porro, esperta pedagogista – Grazie alla “Wooden Education” i più piccoli riescono a sviluppare aspetti primari della loro formazione e della loro personalità, stabilendo un legame diretto con l’ambiente esterno e vivendo esperienze dirette e concrete. Tutti i benefici di questo metodo educativo possono ritrovarsi anche nel semplice cortile della scuola o nei parchi in prossimità degli istituti. L’importante è che siano favorite le esperienze di apprendimento in grado di amplificare i processi cognitivi, emotivi e fisici dei bambini e tutte le esperienze che coinvolgono tutti i sensi del bambino che, a loro volta, vengono stimolati dall’ambiente naturale come in nessun altro luogo”.

I fermenti lattici non sono migliori dei Probiotici: ecco spiegato il perché

Pubblicato il 10 Nov 2020 alle 6:00am

Sono in tanti a pensare che fermenti lattici e probiotici siano la stessa cosa, ma non è affatto così. Altri addirittura pensano che i fermenti lattici siano migliori dei probiotici, e anche questo non è vero. La verità è che c’è una bella differenza tra fermenti lattici e probiotici. (altro…)

Capelli e Covid 19: il 30% dei pazienti ne perde in grandi quantità

Pubblicato il 09 Nov 2020 alle 6:10am

Tra gli effetti del Covid-19 c’è anche un copioso, ma temporaneo aumento della caduta dei capelli. È quanto afferma la Professoressa Bianca Maria Piraccini, Direttrice della Scuola di Specializzazione di Dermatologia e Venereologia dell’Università degli studi di Bologna.

La prof.ssa Piraccini ha parlato anche di alopecia permanente da chemioterapia, con importanti studi dei dati raccolti sul territorio che mirano a comprendere le cause e le possibili terapie di questo problema che impatta pesantemente sulla qualità della vita dei pazienti

“Più del 30% delle persone che contraggono l’infezione da Covid-19 riporta una copiosa caduta di capelli, abbondante, fatta di intere ciocche perse. E questo sul piano psicologico aggrava le conseguenze del Coronavirus”.

Ad affermarlo la Prof.ssa Bianca Maria Piraccini, Direttrice della Scuola di Specializzazione di Dermatologia e Venereologia dell’Università degli studi di Bologna, al 94esimo Congresso SIDeMaST, la Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse.

Al Congresso che quest’anno si svolge in versione digitale dal 3 al 6 novembre, la Prof.ssa Piraccini ha puntato i riflettori sulle ripercussioni che la malattia da Sars Cov-2 può avere sui capelli e sulle terapie per rinforzarli.

Molte persone che hanno superato la positività al virus riportano infatti un indebolimento e un diradamento dei propri capelli. La caduta dei capelli post-covid rientra nel “telogen effluvium acuto”, e porta alla perdita dai 100 ai 200 capelli al giorno ed è la tipica caduta di capelli reattiva che si verifica dopo eventi traumatici. In misura ridottissima, questa caduta avviene anche durante il cambio di stagione, ma in misura minore rispetto ai pazienti post Covid per i quali la chioma si riduce notevolmente. “Le prime segnalazioni – afferma la Prof.ssa Piraccini – risalgono a giugno 2020 e sono arrivate da tutto il mondo. In Italia, a Bologna, abbiamo quindi creato una task force, guidata dalla dott.ssa Michela Starace, che sta coordinando gli scienziati di tutto il mondo per registrare tutti i casi di caduta di capelli dopo l’infezione da covid-19 e trovare una spiegazione”.

La forma più frequente (90% dei casi), si manifesta dopo due o tre mesi dalla guarigione e si pensa sia dovuta all’allettamento, al dimagrimento, all’ipo-ossigenazione, ai farmaci, al grande stress cui è stato sottoposto l’organismo. Si tratta sempre di una caduta transitoria.

Le terapie più adatte sono: cortisonici locali e integratori alimentari a base di antiossidanti. Importante poi lavare bene e con delicatezza i capelli: il cuoio capelluto ha molte ghiandole sebacee e l’accumulo di sebo predispone la cute ad una fastidiosa dermatite seborroica.

Questo vale ancora di più se utilizziamo farmaci per capelli con azione topica: “Rimuovendo i residui dei farmaci le successive applicazioni saranno sicuramente più efficaci – precisa l’esperta – solitamente si torna alla normalità nel giro di qualche mese, ma se una persona è già affetta da malattie dei capelli, tipo alopecia androgenetica (che interessa il 50% delle persone di sesso maschile e femminile), quando la caduta si ferma il diradamento dei capelli rimarrà accentuato”.

La Prof. Piraccini ha parlato anche di alopecia permanente da chemioterapici. I dati mondiali dicono che un adulto su 30 ha una diagnosi di cancro anche se oltre il 70% sopravvive grazie alle terapie più innovative. Ma uno degli effetti collaterali a lungo termine è una alopecia permanente successiva alle chemioterapie. Nonostante infatti si sappia che la caduta dei capelli è sempre temporanea, in alcuni casi, sei-otto mesi dopo la sospensione del trattamento chemioterapico i capelli non ricrescono. Nel 30% delle donne con cancro al seno di età tra i 30 e i 50 anni, per esempio, ricrescono in modo talmente sottile che queste donne non hanno il coraggio di togliere la parrucca.

La stessa alopecia colpisce anche i bambini e gli adulti che si sottopongono a un trapianto di midollo per una leucemia il che fa pensare che i farmaci utilizzati possono dare la stessa tossicità dei farmaci chemioterapici. E almeno una persona su 4 riferisce un peggioramento della qualità della vita.

“Stiamo raccogliendo dei dati per studiare questa forma di alopecia permanente da chemioterapici – conclude Piraccini – soprattutto, cerchiamo di capire chi sviluppa questa alopecia permanente e se si può prevedere, prevenire e curare. Il nostro monitoraggio inizia prima della chemio, poi dopo un mese, tre mesi e si arriva, di tre mesi in tre mesi, ai 12. Se dopo un anno dalla chemio non ricrescono, vuol dire che non ricresceranno più e noi vogliamo scoprire il perché”.

Aideco: attenzione alle allergie “da profumo”

Pubblicato il 09 Nov 2020 alle 6:00am

I prodotti cosmetici presentano molto spesso dei profumi molto gradevoli e accattivanti, tanto che molte volte condizionano anche la scelta del consumatore. È importante, però, controllare l’INCI del prodotto per non incorrere in quelle sostanze considerate particolarmente allergizzanti, come le fragranze inserite nei prodotti. L’Europa ne ha individuate negli anni ben 26 e ha creato delle normative ad hoc.

Il Prof. Leonardo Celleno, dermatologo e presidente dell’Associazione Italiana di Dermatologia e Cosmetologia, spiega quali sono i rischi per la pelle e le persone quando si entra in contatto con queste sostanze

Allergie da “profumo”

“Sicuramente tra le sostanze ad uso cosmetico, utilizzate per la composizione di aromi e profumi sono tra quelle più di altre in grado di indurre fenomeni di allergia (DAC) perché più reattive di altre categorie di ingredienti – spiega il Prof. Celleno e prosegue – I dati relativi alle allergie da profumo variano molto da paese a paese, a seconda dei sessi e dell’età. È possibile però verificare che, delle allergie causate dai prodotti cosmetici, circa la metà sia dovuta proprio ai corpi odorosi. Questo si verifica soprattutto per i veri e propri profumi o per prodotti che contengono alte concentrazioni di sostanze come quelle elencate tra i 26 allergeni identificati dalla Comunità Europea e potrebbe essere buona norma di comportamento da parte delle aziende riportare comunque la presenza di eventuali allergeni in etichetta anche quando la loro concentrazione sia inferiore al valore soglia stabilito, in particolare se i prodotti sono destinati a soggetti predisposti all’insorgenza di allergie.”

“Sostanza potenzialmente allergenica” vs “pericolosa o dannosa”

“Queste sostanze, come tutti gli ingredienti utilizzati nei cosmetici, sono considerate sicure perché precedentemente sottoposte a rigorosi controlli. Quello che le caratterizza è una maggiore incidenza nel provocare possibili reazioni allergiche in alcune persone predisposte, che sviluppano fenomeni allergici e/o irritativi nei confronti di sostanze generalmente innocue. Riportare l’allergene in etichetta è dunque fondamentale per tutti coloro che soffrono di un’allergia nei confronti di una o più delle sostanze ad uso cosmetico per evitare l’insorgenza della dermatite allergica da contatto (DAC). Chi non manifesta allergie a queste sostanze non corre rischi” afferma il dermatologo.

Per i bambini, profumo sì o profumo no?

“L’uso di profumi nelle formulazioni per bambini non è strettamente necessario: non conferisce al prodotto un’efficacia funzionale aggiuntiva ma lo rende sicuramente più gradevole sia nella scelta che nell’utilizzo. Attualmente è possibile reperire nel mercato alcuni prodotti dermo-cosmetologici per bambini completamente privi di profumo, particolarmente indicati nei casi di allergie cutanee e quadri clinici come quello della dermatite atopica, molto frequente nella prima infanzia” conclude il presidente AIDECO.

Conferenza Mondiale Science for Peace and Health

Pubblicato il 06 Nov 2020 alle 6:40am

E’ in versione interamente digitale, e ricca di ospiti nazionali e internazionali, questa dodicesima edizione della Conferenza Mondiale Science for Peace and Health che, a partire da quest’anno, introdurrà la salute come indicatore di benessere sociale da cui deriva l’importanza fondamentale della ricerca scientifica come strumento per migliorare la qualità stessa della vita. (altro…)

Posti letto in neurologia: cosa succede alle persone colpite da ictus o altre malattie neurologiche durante questa nuova fase di emergenza? Il punto di A.L.I.Ce. SIN e ISO

Pubblicato il 06 Nov 2020 alle 6:11am

Una corsa contro il tempo per cercare di aumentare, ancora una volta, la disponibilità dei posti letto per le persone colpite da infezione da Covid-19. A distanza di mesi, purtroppo, stiamo vivendo la seconda ondata di una delle più gravi emergenze sanitarie non solo del nostro Paese ma del mondo intero e stiamo assistendo nuovamente ad un profondo riadeguamento del sistema ospedaliero italiano. La Società Italiana di Neurologia (SIN), insieme ad A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) e all’Organizzazione Italiana per lo Stroke (ISO) esprimono preoccupazione perché i posti letto dei reparti di neurologia di numerosi ospedali sono stati ancora una volta riconvertiti per la cura dei pazienti Covid-19: anche in tempi di pandemia, però, un Sistema Sanitario Nazionale deve riuscire a garantire i migliori servizi possibili per i pazienti affetti da malattie non trasmissibili, in particolare per quelli con condizioni acute come ictus, traumi cranici, crisi epilettiche, polineuriti acute, sclerosi multipla, i cui trattamenti sono comunque sempre tempo-dipendenti. (altro…)

Contro l’anoressia la community on line delle ragazze che la combattono

Pubblicato il 06 Nov 2020 alle 6:10am

I social, per i modelli falsati che offrono “possono rappresentare “un vero e proprio inferno” spiega la regista, Maruska Albertazzi (che negli anni ’90 ha sofferto di anoressia). (altro…)

Anziani e Covid, per uscire dalla solitudine anche con la tecnologia

Pubblicato il 06 Nov 2020 alle 6:00am

Lontani dagli affetti più cari, dai figli e dai nipoti, senza poter neanche incontrare gli amici, andare a messa, al mercato a causa dell’influenza e pandamemia da coronavirus che sta correndo ancora in questi giorni.

Con il peso della solitudine che possa sfociare anche in depressione e stress.

“E’ drammatica la scelta che la pandemia impone agli anziani”, ha detto lo psicologo Angelo Gemignani, direttore del dipartimento di Dipartimento di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell’Area critica dell’Università di Pisa. tra i fondatori del Centro Extreme della Scuola Superiore Sant’Anna.

Sebbene le alternative imposte dalla pandemia siano dure per tutti, per Gemignani bisogna considerare che non tutti gli anziani sono uguali e che le tecnologie, dagli smartphone ai social media, possono essere un valido aiuto anche per essi.

“Ci sono anziani che possiamo considerare a bassa fragilità, sia psicologica che fisica, e altri a più alta fragilità, o perché hanno patologie o per lo stato mentale ed emotivo delicato”, ha osservato. “In generale ad ora gli anziani sono le persone più vulnerabili alla Covid-19”, ed è anche vero che “l’isolamento è un fattore di rischio importante per problemi mentali come ansia e depressione”. Essere costretti in casa, poi, potrebbe esporre a un generale declino cognitivo e la mancanza di movimento potrebbe avere conseguenze serie anche sul sistema cardiovascolare, come sul sistema nervoso autonomo e sull’attività respiratoria”.

“Anche negli anziani, come nei più giovani – ha osservato Gemignani – l’isolamento può alterare il sonno, causando alterazioni della memoria, della capacità di concentrazione del controllo emotivo, favorendo l’irritabilità”.

La tecnologia, può, però, aiutare loro. Grazie a tablet e smartphone portarli a superare la solitudine, grazie a videochiamate e chat, con parenti, amici e nipoti: “possono essere terapeutici e studi hanno dimostrato che gli anziani che hanno la possibilità di chattare hanno meno disturbi dell’umore e meno deficit cognitivi”. ha concluso, lo specialista, “sebbene, sarebbe molto importante poter favorire gli anziani nell’acquisto di tablet o smartphone e, accanto ai volontari che li aiutano con la spesa, o qualche parente, vederne anche degli altri disposti a insegnare agli anziani come utilizzare questi mezzi”.

Covid, quattro le regioni rosse, Dpcm in vigore venerdì 6 novembre

Pubblicato il 04 Nov 2020 alle 10:07pm

“Rispetto alle persone contagiate sale il numero degli asintomatici, diminuisce in percentuale il numero di persone ricoverate ma c’è l’alta probabilità che molte regioni superino le soglie delle terapie intensive e mediche”, lo ha detto il premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa che si è tenuta questa sera in diretta tv, illustrando le misure del nuovo dpcm. “Se introducessimo misure uniche in tutta Italia produrremmo un duplice effetto negativo, non adottare misure veramente efficaci dove c’è maggior rischio e imporremo misure irragionevolmente restrittive dove la situazione è meno grave”. (altro…)