salute

Dieta molecolare per dimagrire sino a 5 kg

Pubblicato il 05 Lug 2019 alle 10:11am

Esiste una particolare dieta, chiamata molecolare, sviluppata dal dottor Rossi, che permette di perdere peso più velocemente, almeno 5 chili in pochissimo tempo, ma seguendo uno schema alimentare molto più rigoroso del solito. Vediamolo nel dettaglio. (altro…)

Tumore ovarico e laparoscopia, un’arma in più per combatterlo

Pubblicato il 03 Lug 2019 alle 11:11am

Un importante arma contro il tumore ovarico arriva al Sant’Orsola di Bologna, grazie all’équipe del professor Pierandrea De Iaco, direttore dell’Oncologia ginecologica e centro di riferimento regionale per i tumori ovarici. Si tratta della laparoscopia, che come spiega De Iaco «Attraverso una laparoscopia, i farmaci chemioterapici vengono introdotti sotto forma di aerosol nell’addome della paziente. La nebulizzazione e la pressurizzazione utilizzate con questa metodica rendono la terapia più efficace, mentre gli effetti collaterali sono ridotti poiché le concentrazioni di chemioterapico sono un decimo rispetto a quelle standard e la ridotta invasività rende l’intervento ripetibile”.

La nuova metodica, Pipac (Pressurized intraperitoneal aerosol chemotherapy), prosegue il professore, «finora nell’ambito dell’oncologia ginecologica veniva effettuata nel nostro paese solo al Policlinico Gemelli di Roma e ora anche nel nostro centro».

Lo specialista, che per il primo intervento è stato affiancato da Giuseppe Vizzielli del Gemelli, aggiunge che «la laparoscopia permette un’accurata esplorazione della cavità addominale e la contestuale esecuzione di biopsie per lo studio istologico e la valutazione alla risposta a precedenti trattamenti Pipac, visto che la procedura può essere ripetuta anche dopo un breve intervallo e può essere successivamente associata con le chemioterapie standard».

Albicocche: come sgonfiarsi e abbronzarsi più in fretta

Pubblicato il 02 Lug 2019 alle 10:33am

Basterebbero poche albicocche nel corso della giornata per ottenere il giusto inserimento nella propria alimentazione, di minerali e vitamine utili e sentirsi meglio oltre che a nutrire la pelle rendendola più sana, luminosa e bella.

Secondo esperti, infatti, basterebbero appena 2 di questo bunissimo frutto di stagione, consumato al giorno per coprire il fabbisogno giornaliero di vitamina A. Tra le altre sostanze contenute, molto preziose per il nostro organismo, troviamo la vitamina B1, B2, la B3, la B9 e la C. E per quanto riguarda i sali minerali?

Le albicocche sono ricche di potassio, fosforo, ferro, calcio, sodio e zinco. Alti sono altresì i livelli di betacarotene al suo interno, funzionali per avere una pelle bella dorata. E per finire una riduzione di colesterolo LDL nel sangue, ovvero quello più pericoloso.

Un giornata tipo – A colazione si può partire con un frullato di albicocche o una tazza di tè accompagnata da una ciotolina di questo frutto. A metà mattina, un spuntino, uno yogurt magro con due albicocche. A pranzo un’insalata mista e del riso bianco o ancora del petto di pollo. Per merenda può andare bene una macedonia a base di albicocche. E infine per cena, del pesce con verdure arrostite e 3 albicocche.

Seguendo questo semplice programma dietetico nell’arco di pochi giorni sarà possibile sgonfiarsi e subito apparire più magri. Inoltre grazie al contenuto di vitamine e beta-carotene sarà molto più facile anche abbronzarsi!

Zecche, come affrontarle

Pubblicato il 01 Lug 2019 alle 11:58am

E’ partita in questi giorni la campagna informativa delle malattie infettive trasmesse dalle zecche. Poche, chiare e semplici regole codificate dall’ATS che ha avviato una stretta collaborazione con le sezioni di Sondrio e Brescia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia Romagna. Lo stesso dicasi in altre città e regioni. (altro…)

Tumore al seno, in arrivo lo strumento che può diagnosticarlo sino a 5 anni prima dell’arrivo

Pubblicato il 29 Giu 2019 alle 10:42am

Una importantissima novità per la prevenzione del tumore al seno. I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) sono riusciti a creare un modello di apprendimento fondato sull’intelligenza artificiale, in grado di analizzare le mammografie e rilevare lo sviluppo del cancro cinque anni di anticipo. Questo sistema si è rivelato migliore nell’elaborazione dei rischi rispetto ad altri metodi adottati sinora.

In sostanza, il modello dei ricercatori del Masschusetts è in grado di prevedere da una semplice mammografia la probabilità che un paziente sviluppi il cancro al seno, riconoscendo nel tessuto mammario i primi segnali del tumore.

Mentre altri metodi consolidati possono collocare solo il 18% dei pazienti oncologici nella categoria a più alto rischio, questo modello, è riuscito a posizionarli con una precisione del 31%. Altri modelli di rischio si basano invece su fattori quali età, famigliarità con il cancro, densità del seno e fattori genetici.

Lo studio in questione ha utilizzato dati provenienti da oltre 90.000 mammografie effettuate dal Massachusetts General Hospital su 60.000 pazienti, scoprendo che esistono modelli di tessuto mammario che sono presenti prima che venga rilevata la presenza di un tumore maligno.

Anche se dimostrato che la mammografia ridurrebbe la mortalità per cancro al seno, è in corso anche un importantissimo dibattito internazionale su quanto spesso vada fatto lo screening e a che età è meglio iniziare.

Il team spera ora di utilizzare questo modello da loro ideato, in grado di permettere una personalizzazione dei programmi di prevenzione del cancro ancora con maggiore efficacia, riducendo così i trattamenti invasivi e minimizzando anche il costo delle spese mediche.

In futuro, il team si augura che la propria scoperta possa essere utilizzata anche per verificare se i pazienti sono o meno ad alto rischio ad altri problemi di salute come ad esempio malattie cardiovascolari o diversi tipi di cancro che attualmente hanno modelli di rischio meno efficaci.

Tumore alla tiroide, nuove tecniche per la cura e evitare interventi chirurgici

Pubblicato il 29 Giu 2019 alle 8:21am

“L’Italia è leader nella cura al cancro alla tiroide”. A dirlo Rocco Bellantone, direttore del Centro di chirurgia endocrina e metabolica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, in occasione del recente World Congress on Thyroid Cancer 3.5, meeting internazionale appena concluso nella Capitale. (altro…)

Igiene a casa, le 8 regole per non rischiare infezioni

Pubblicato il 28 Giu 2019 alle 9:00am

Ecco a voi, poche e semplici regole per tenere lontano il rischio di infezioni in casa. Quando si prepara e si maneggia il cibo, quando si porta fuori la spazzatura, ma anche quando si assistono i familiari che presentano infezioni o si curano gli animali domestici.

Sono solo alcuni degli otto punti o azioni in cui si dovrebbe fare maggiore attenzione all’ igiene individuale e della casa. E’ quanto emerge da uno studio condotto dalla Royal Society for Public Health britannica, in cui si apprende che una persona su quattro non dà sufficiente importanza alla pulizia della casa.

Per il documento in questione sono state intervistate 2mila persone, scrivono gli autori, e il 23% ha dichiarato che i bambini hanno bisogno di essere esposti a germi pericolosi per costruire il proprio sistema immunitario.

«Questa è una credenza potenzialmente pericolosa – scrivono i ricercatori – che può portare all’esposizione a infezioni pericolose. Le persone dovrebbero concentrarsi sulla pulizia di aree specifiche in momenti determinati, anche se sembrano pulite, per evitare che i microbi ‘cattivì si diffondano. Le altre attività sotto osservazione sono il mangiare con le mani, dopo essere stati in bagno, dopo aver starnutito e dopo aver maneggiato strofinacci e spugne sporche. In tutte queste occasioni è fondamentale lavarsi le mani, raccomandano gli esperti, mentre la pulizia delle superfici è importante quando si maneggiano gli alimenti.

Bere caffè fa dimagrire, aiuta il corpo a bruciare calorie

Pubblicato il 28 Giu 2019 alle 7:56am

Il caffè aiuta a mantenersi in forma: a dirlo è un recente studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università britannica di Nottingham, coordinato da Michael Symonds e pubblicato sulla rivista Scientific Reports, secondo cui all’interno del caffè potrebbe celarsi una sostanza capace di attivare il tessuto che brucia i grassi, cioè il tessuto adiposo bruno che brucia le calorie. Il probabile candidato è la caffeina, ma sono necessarie altre ricerche per individuare la dose necessaria per ottenere tali benefici.

Lo studio è incentrato sull’analisi dell’effetto di sostanze come la caffeina su cellule staminali in grado di trasformarsi in cellule del tessuto adiposo bruno. E, l’utilizzo di tecniche di diagnostica per immagini che permettono di visualizzare, attraverso camere termiche, la posizione e l’attività del tessuto adiposo stesso.

«Nel caffè si nasconde una sostanza molto simile alla caffeina che, da sola o insieme a quest’ultima, facilita il funzionamento del tessuto adiposo bruno. Un’arma – ha spiegato il ricercatore – che potrebbe rivelarsi utile a contrastare l’obesità e alcune forme di diabete». «Finora non era mai stato scoperto un modo efficace per stimolare l’attività di questo tipo di tessuto. È la prima volta che osserviamo, grazie al caffè, un effetto diretto», ha spiegato ancora Symonds.

Estate e scompenso cardiaco, i consigli degli esperti

Pubblicato il 27 Giu 2019 alle 9:53am

In estate chi soffre di scompenso cardiaco può andare incontro a non poche criticità. Soprattutto se si tratta di categorie più fragili come gli anziani. In Italia questa patologia interessa circa un milione di persone e fa registrare, ogni anno, 190.000 ospedalizzazioni, oltre 520 al giorno. Per sensibilizzare sul tema è nata la Campagna “Ogni Cuore Conta. Soprattutto il tuo”, promossa da Novartis in partnership con l’Associazione Italiana Scompensati Cardiaci (Aisc) e il patrocinio di quattro Società Scientifiche (Società Italiana di Cardiologia – Sic, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria – Sigg, Società di Medicina Generale – Simg, Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti – Fadoi).

Con l’arrivo del caldo, gli esperti vogliono attirare l’attenzione di pazienti e care-giver sui sintomi e L’aderenza alle terapie. “Nei mesi estivi- precisa il professor Claudio Pedone, Direttore Scuola di Specializzazione in Geriatria del Campus Bio Medico di Roma- un aspetto particolarmente critico riguarda la terapia. Sappiamo che i pazienti con scompenso cardiaco sono trattati anche con diuretici, ma d’estate il caldo può provocare un’importante perdita di liquidi, oltre a un abbassamento della pressione.

Infatti, puo’ essere necessario ritoccare il dosaggio invernale. Ma mai agire in autonomia, rivolgersi sempre al medico curante, possibilmente all’inizio della stagione calda o quando iniziano a diventare evidenti sintomi, debolezza e capogiri, che possono essere correlati anche ad un dosaggio non più corretto.

Esistono farmaci efficaci per il trattamento precoce dello scompenso, ma l’efficacia dipende soprattutto dalla tempestività e dall’aderenza alle terapie, ed è noto che d’estate questa tende a ridursi. Per i pazienti che restano in città, il riferimento è il medico di famiglia. “Non è raro – spiega il dottor Enzo Nunnari, Direttivo provinciale di Roma Simg- che anziani soli, o lasciati soli d’estate, bevano poco, si alimentino male e non rispettino le cure da seguire. Noi medici di base siamo chiamati a tenere sotto controllo i pazienti più a rischio”.

A giugno partono, nell’ambito della Campagna “Ogni Cuore Conta”, una serie di incontri medico-paziente in 15 Centri italiani. Sara’ realizzato un leaflet per imparare a riconoscere i sintomi e a non sottovalutare i rischi e sulla pagina Facebook AscoltailTuoBattitoITA si trovano tante informazioni.

Parkinson: i primi segni nel cervello molti anni prima

Pubblicato il 26 Giu 2019 alle 9:44am

I primi segni del Parkinson compaiono nel cervello, a volte molti anni prima che i pazienti li possano avvertire. Risultato a cui è giunto uno studio che rivela l’origine della malattia del morbo di Parkinson condotto da una équipe di ricercatori del King’s College di Londra e pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Neurology, che rivoluziona l’idea tradizionale della malattia e può potenzialmente portare allo sviluppo di test di screening per identificare persone a rischio di sviluppare la malattia in seguito. (altro…)