sanità

In arrivo gli ospedali da campo e Covid Hotel

Pubblicato il 19 Nov 2020 alle 6:03am

La pressione sugli ospedali si fa ogni giorno più insostenibile ed è possibile allora che ritornino presto anche gli ospedali da campo e Covid hotel.

Al momento i Covid hotel sono per un complessivo di circa 15mila posti letto, ma il Governo vorrebbe incrementarli di altri 20mila. L’obiettivo, per alleggerire in particolare il carico sui pronto soccorso, è quello di avere a disposizione una struttura in ogni provincia.

Si cercano anche nuove braccia. Da impiegare qualora le persone “ricoverate” nei Covid hotel avessero bisogno di un minimo di assistenza sanitaria.

Per aumentare il numero dei posti letto destinati a chi deve essere ricoverato, il Governo ricorrerà ad ospedali da campo. Non ci sono per tutte le regioni, in quanto la Protezione civile sta provvedendo secondo il fabbisogno.

Covid, malati dimenticati e bambini morti

Pubblicato il 15 Nov 2020 alle 7:10am

Il professor Mario De Curtis dell’Università La Sapienza di Roma, ha pubblicato uno studio su Archives Disease in Childhood, analizzando dati riferiti ai bambini nati morti nei centri del Lazio, registrando un aumento fra marzo e maggio in piena emergenza sanitaria da Covid -19. Virus che si sta sovrapponendo all’influenza in periodo in cui le temperature sono anche sopra la media stagionale.

Secondo lo studio summenzionato il Covid, avendo monopolizzato su di se tutte le energie sanitarie necessarie, avrebbe provocato una enorme danno organizzativo e gestionale nei reparti di ospedali, cliniche private, cup a malati anche oncologici o con disturbi cardiovascolari, in stato di gravidanza che avrebbe portato in quest’ultimo caso, a determinare un netto aumento di mortalità dei nascituri, triplicandone i decessi.

Nel periodo compreso tra marzo-maggio 2020 si sarebbe registrato un aumento ben tre volte superiore di bambini nati morti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I migliori ospedali del mondo, Lombardia un’eccellenza

Pubblicato il 23 Set 2020 alle 6:02am

Per il secondo anno consecutivo, il Newsweek fa una classifica dei migliori ospedali in 21 paesi del mondo (Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Svizzera, Olanda, Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Israele, Sud Corea, Giappone, Singapore, India, Tailandia, Australia, Brasile). (altro…)

Covid-19 in FASE3: “Le Regioni vanno a velocità diverse, necessario omogeneizzare le risorse su tutto il territorio nazionale”

Pubblicato il 19 Giu 2020 alle 8:23am

Scegliere un percorso di cura piuttosto che un altro non impatta solo sulla salute del paziente, ma può avere ricadute sociali, organizzative ed economiche. La tecnologia è parte centrale di questo processo. L’HTA è lo strumento che aiuta i decisori a fornire i requisiti nelle scelte da effettuare nell’intero ciclo di vita della tecnologia. Di questo hanno parlato gli esperti durante il Talk-webinar “FASE 3 COVID-19 UNA NUOVA SANITÀ FARMACI

TECNOLOGIE ORGANIZZAZIONE”, organizzato da Mondosanità, in collaborazione con Officina Motore Sanità e con il contributo incondizionato di Amgen, Boston Scientific, Mylan e Teva. L’HTA è un processo che tiene conto del singolo dispositivo o farmaco inserito in un processo di cura, che deve essere trasparente e riguardare l’efficacia, la sicurezza e gli aspetti di costo sull’ impatto economico anche sul sistema etico culturale e giuridico. Questo processo di valutazione è tecnico ma deve tener conto di cittadini, futuri beneficiari di queste tecnologie.

Tra le altre cose, dal dibattito, è emersa la necessità di creare una regia nazionale che uniformi le valutazioni nel territorio nazionale in particolare per i dispositivi dove al momento non esiste un organo valutativo simile all’Aifa; duplicare lavori di Hta con risultati spesso diversi tra Regioni non ha senso, serve quindi una regia che omogeneizzi le valutazioni e le conseguenti scelte; tutti i relatori hanno concordato sul fatto che la sanità abbia bisogno di maggiori investimenti.

“I risultati degli studi sulle nuove tecnologie possono e devono velocizzare la messa in commercio di dispositivi e farmaci nel nostro Paese perché ad esempio se non arriva in tempi brevi un farmaco in ospedale, il paziente muore. Il rapporto costo/efficacia una volta appurato da studi seri deve garantire l’entrata in vigore immediata della nuova tecnologia. Molto spesso invece le Regioni non rispettano le tempistiche dell’accesso alle nuove tecnologie, spesso anche con ritardi di 180 giorni. Le Regioni italiane devono essere predisposte a favorire l’entrata delle nuove tecnologie, bisogna che ci sia l’impegno dei sanitari ad andare a leggere i dati per snellire le pratiche e far si che avvenga una vera e propria sburocratizzazione delle procedure di accesso a nuovi farmaci o dispositivi in commercio. Ritengo inoltre necessaria un’agenzia regolatrice per i dispositivi e tecnologia, che faccia lo stesso lavoro che fa Aifa per i farmaci”, queste le parole di Claudio Zanon, Direttore Scientifico MOTORE SANITA’.

Milano, reimpiantato dito a bimba di 18 mesi all’ASST Gaetano Pini-CTO

Pubblicato il 21 Mag 2020 alle 5:08pm

L’equipe di Chirurgia della Mano e Microchirurgia Ricostruttiva dell’ASST Gaetano Pini-CTO, diretta dal dott. Pierluigi Tos ha reimpiantato il dito di una bambina di 18 mesi, rimasta ferita durante un gioco in casa con il fratello maggiore. L’operazione, particolarmente complessa perché eseguita su segmenti di tessuto millimetrici data la tenera età della paziente, è avvenuta con successo e la piccola può considerarsi guarita.

L’incidente si è verificato in casa, a Bergamo, a metà aprile, nel pieno della pandemia: un pezzo di vetro ha quasi del tutto amputato il dito medio della piccola intenta a giocare con suo fratello maggiore. Le prime cure sono state prestate dall’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo che, dopo aver eseguito il tampone, risultato negativo, ha trasferito la piccola all’ASST Gaetano Pini-CTO che Regione Lombardia ha identificato come HUB dedicato all’Ortopedia Traumatologica dove sono eseguiti molti degli interventi di chirurgia della mano urgenti su pazienti provenienti dall’intera regione.

“Il dito medio della mano sinistra – racconta il dott. Tos – appariva subamputato alla base, attaccato per una porzione dorsale. Abbiamo portato d’urgenza la piccola in sala operatoria, dove attraverso l’impiego del Microscopio operatorio abbiamo rivascolarizzato il dito, ripristinando la continuità delle piccole arterie che in un soggetto così piccolo sono meno di metà di un millimetro di diametro. L’intervento, molto delicato il cui esito non è affatto scontato, non è routinario in un bambino di questa età. Nei giorni scorsi ho visitato la piccola paziente che possiamo considerare guarita”.

L’operazione è avvenuta grazie all’impiego della tecnica Microchirurgica che prevede l’uso del microscopio operatorio in grado di ingrandire fino a 40 volte una struttura anatomica, come spiega il dott. Tos, esperto riconosciuto a livello internazionale di questo tipo di tecnica chirurgica: “Le suture sono più sottili di un capello e permettono di connettere vasi e nervi estremamente piccoli e per questo è una tecnica utile sia per la Chirurgia della Mano ma anche per la ricostruzione degli arti”.

L’equipe del dott. Tos, collabora attivamente anche con i reparti di Ortopedia e Traumatologia, di Oncologia e della Mielolesione. Da anni, l’ASST Gaetano Pini-CTO è centro di insegnamento della tecnica microchirurgica con corsi base annuali teorico-pratici tenuti dai migliori specialisti italiani che affiancano l’equipe del dott. Tos.

WeWorld Onlus: “Fase 2 dimentica famiglie e scuola, chiediamo alle istituzioni di coinvolgere organizzazioni del 3°settore per i diritti delle persone.”

Pubblicato il 28 Apr 2020 alle 6:57am

Dopo le dichiarazioni del Governo di due giorni fa, sulla fase 2 dell’emergenza sanitaria da Coronavirus, il Presidente di WeWorld, Marco Chiesara, ha dichiarato: “Una delle poche certezze della tanto attesa fase 2, a oggi, è il profondo e preoccupante stato di incertezza in cui le famiglie e i bambini saranno fino a settembre. Molti nuclei famigliari sono provati dalla quarantena, in condizioni di fortissimo stress economico, e hanno la necessità di ricominciare a lavorare per pagare un affitto, un mutuo o anche solo per fare una spesa.

Il modo in cui potranno, in sicurezza, ricominciare a lavorare è molto difficile da comprendere e resta il nodo dei grandi esclusi da tutti i decreti, i tavoli di lavoro e le decisioni di queste settimane: i bambini.

Le bambine e i bambini sono infatti assenti da ogni visione strategica a breve e lungo periodo. Quando sono presi in considerazione è unicamente per metterli nell’insieme degli ostacoli e dei problemi dei genitori che devono rientrare al lavoro, aggiungendo su questi ultimi un ulteriore carico di stress e senso di inadeguatezza, senza comunque arrivare a una soluzione nemmeno a tale problema, ma nascondendo malamente la polvere sotto il tappeto.

Non si parla di scuola se non in relazione alla didattica a distanza, il parco è un luogo per l’esercizio fisico degli adulti e non si considera da nessuna prospettiva la necessità dei più piccoli di ritrovare, seppur con limitazioni, il proprio spazio di socialità.

È avvilente constatare come manchi un rapporto adulto e di fiducia tra cittadini e istituzioni, che vada oltre poche regole difficili da comprendere che lasciano fuori i diritti delle persone più fragili. Come organizzazione siamo preoccupati per il presente e il futuro di tutte le famiglie con cui lavoriamo da anni in molte delle aree più difficili d’Italia e crediamo che il mancato coinvolgimento delle organizzazioni del Terzo Settore come la nostra, presenti sul campo e con ampie competenze, nella progettazione della ripartenza, faccia correre il rischio di non tenere davvero al centro i diritti di tutte le persone. Ed è un rischio che nessuno si può permettere i cui effetti ricadrebbero su tutto il paese.

Allora lo diciamo più chiaramente: noi ci siamo. Ministra Bonetti, noi, come molte altre organizzazioni, siamo al fianco delle famiglie da prima dell’emergenza e ci siamo rimasti per tutto il tempo, ci coinvolga.

Dobbiamo costruire insieme un paese che rimetta al centro le famiglie e la scuola. Chiediamo che l’educazione sia al centro della fase 2, perché nessuno deve rimanere indietro, perché questa emergenza non deve radicare ancora più profondamente le disuguaglianze già esistenti e perché, altrimenti, le donne si troveranno come sempre a dover reggere tutto: siano madri che rinunceranno al lavoro per badare ai figli o nonne che rischieranno di ammalarsi per occuparsi dei nipoti e permettere ai genitori di lavorare.”

Coronavirus: rinviati oltre un milione di interventi chirurgici e visite mediche anche per pazienti oncologici, cardiopatici

Pubblicato il 29 Mar 2020 alle 7:54am

Sono “Almeno un milione i ricoveri rimandanti per pandemia in quattro mesi, tra cui oltre mezzo milione per interventi chirurgici non urgenti, che vanno dalla protesi d’anca all’ernia del disco, passando per la chirurgia dermatologica”. Con “pesanti ricadute sulle liste d’attesa per tutto il 2020 e oltre”. A spiegarlo all’ANSA, Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di Roma. (altro…)

Coronavirus, in Italia, partito il tracciamento degli smartphone

Pubblicato il 24 Mar 2020 alle 6:03am

Gli operatori telefonici italiani hanno già iniziato a condividere i dati sulla posizione geografica dei propri utenti. È questa la notizia condivisa dall’agenzia di stampa britannica Reuters secondo la quale le presunte operazioni di tracciamento degli smartphone per fermare il Coronavirus sarebbero già in atto.

Lo scopo è quello di monitorare gli spostamenti delle persone e mappare così anche i principali centri di aggregazione, se presenti, per tutelare le persone coinvolte e non . Di qui l’altro punto focale della questione, su indicazione del Ministero della Salute e dell’Innovazione, è di seguire in teleassistenza i pazienti affetti da da patologie legate a Covid-19 tramite app di tracciamento.

Secondo quanto emerso si tratta di un approccio che, per quanto possibile, è a tutela della privacy degli utenti perché in forma anonima.

TIM, WINDTRE e Vodafone sarebbero gli operatori telefonici che avrebbero già inviato alle autorità sanitarie le informazioni in questione informazioni che la Regione Lombardia “sta utilizzando per verificare quante persone stanno osservando i termini del blocco imposto. I movimenti che superano i 300-500 metri sono diminuiti di circa il 60% dal 21 febbraio, quando è stato scoperto il primo caso nell’area di Codogno”.

Coronavirus, il farmaco di Napoli, può evitare l’intubazione se assunto in via preventiva

Pubblicato il 17 Mar 2020 alle 12:22pm

Il farmaco utilizzato a Napoli, contro il coronavirus sembra essere il più promettente in assoluto a livello nazionale o forse anche internazionale.

Buone notizie arriva a distanza di giorni dal trattamento. Anche se il farmaco sembra agire bene nel giro di 24/48h dalla sua somministrazione.

Sono 11 i pazienti trattati all’ospedale partenopeo, positivi al test del Covid-19, con il farmaco anti-artrite, il tocilizumab, su cui si concentrano le speranze di tutti gli altri anche.

Di questi, 7 erano intubati, mentre ad altri 3 malati il farmaco è stato somministrato a pazienti non intubati. E l’andamento della terapia sembra far capire che, se usato tempestivamente, il farmaco potrebbe evitare l’intubazione in terapia intensiva.

A rivelarlo, in un’intervista alla Verità, il dottore Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di oncologia dell’Istituto tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli. Infatti, spiega l’esperto, dei 7 pazienti intubati che sono stati trattati con il farmaco, “tre hanno avuto un miglioramento, di cui uno importante: la tac ha mostrato un’ importante riduzione della polmonite e potrebbe essere presto estubato. Degli altri quattro, tre sono stabili, mentre purtroppo uno è morto dopo poche ore dalla somministrazione del farmaco”. Tra i malati non intubati, invece, due “sabato hanno avuto miglioramenti importanti: uno ha anche tolto l’ ossigeno, l’altro è stazionario e ripete il trattamento”.

I casi mostrano che “un trattamento fatto prima evita, praticamente, al paziente di andare in terapia intensiva”. E, secondo Ascierto, “tutte le informazioni che abbiamo dagli altri centri vanno in questa direzione. I pazienti in terapia subintensiva sono quelli che potrebbero avere vantaggi maggiori ed evitare l’intensiva”. Era già la teoria portata avanti dai cinesi, che ora sembra confermarsi con i dati italiani, che arrivano attualmente da 600 pazienti trattati con tocilizumab su tutto il territorio nazionale: “Tra i dati molto interessanti- spiega l’esperto- ci sono quelli di Fano-Pesaro, ove su 11 pazienti trattati otto hanno avuto un miglioramento. All’ospedale di Padova Sud, su sei pazienti trattati, i primi dati di due mostrano un miglioramento importante dopo 24 ore”.

L’idea della somministrazione del farmaco contro l’artrite è arrivata “quando abbiamo fatto un brain storming in Istituto”: a quel punto, i medici che lavorano con Ascierto hanno “contattato i nostri colleghi cinesi, dato che c’è una partnership tra l’ istituto e la Cina. Ci hanno detto che era un’ottima idea: l’avevano usato su 21 pazienti e 20 di loro avevano avuto miglioramenti in 24-48 ore. Questo è stato lo studio che ci ha aperto la strada. Poche ore dopo eravamo all’ azienda dei Colli per decidere sui primi due pazienti da trattare”.

La sperimentazione non è ancora partita, ma l’esperto assicura che inizierà a giorni, “grazie a un protocollo già presentato ad Aifa”. Nel frattempo, però, continua la somministrazione “off label, cioè fuori indicazione, visto i risultati promettenti che abbiamo avuto”. Il farmaco viene usato “one shot”, cioè in un solo trattamento, ripetibile al massimo una seconda volta dopo 12 ore e basta.

Se i dati relativi al farmaco contro l’artrite venissero confermati, dimostrandone l’efficacia contro il coronavirus, la battaglia al Covid-19 si potrebbe spostare dalle terapie intensive, già allo stremo per la presenza dei numerosi pazienti. La Roche che lo produce lo mette a disposizione di tutti gli ospedali italiani.

Assunti 20mila medici e personale sanitario. Alberghi per la quarantena e incentivi per la produzione di mascherine

Pubblicato il 07 Mar 2020 alle 1:33pm

Il governo provvederà all’assunzione di circa 20 mila medici e personale sanitario per far fronte alla situazione d’emergenza del coronavirus, anche in considerazione del fatto che – come ha spiegato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro “ci sono tra i 200 e i 250 sanitari che non possono svolgere il loro lavoro in quanto o positivi o anche tra i contatti stretti dei contagiati. Potranno essere assunti con contratti di sei mesi senza concorsi. Si potranno reclutare anche medici in formazione all’ultimo anno di specializzazione e «personale medico e infermieristico” in pensione. (altro…)