sindrome di Brugada

Che cos’è la sindrome di Brugada?

Pubblicato il 28 Lug 2019 alle 6:58am

La sindrome di Brugada è una malattia del cuore che provoca un’alterazione del normale ritmo cardiaco e predispone al rischio di aritmie ventricolari di tipo maligno. Può causare anche la morte improvvisa. Deve il suo nome ai fratelli medici spagnoli Pedro e Josep Brugada che scrissero della malattia nel 1992 anche se la patologia era già stata descritta cinque anni prima da alcuni ricercatori italiani sul Giornale italiano di cardiologia. I pazienti affetti da questa sindrome presentano un quadro clinico molto variabile a livello elettrocardiografico, con un tracciato del cuore che, a distanza di poche ore, può passare dal normale al patologico.

La malattia è più diffusa tra gli uomini rispetto alle donne e ha un’incidenza di 5 persone ogni 10.000.

Come si presenta?

Si presenta con sintomi variabili, quali palpitazioni sino ad arrivare addirittura all’arresto cardiaco. Nel caso di pazienti con sindrome di Brugada in famiglia, o di manifestazione dei sintomi. E’ essenziale la visita di un cardiologo il quale, per rilevare la presenza della malattia eseguirà elettrocardiogramma.

Morta cardiaca improvvisa, scoperta la possibile causa

Pubblicato il 06 Dic 2018 alle 7:26am

Uno studio condotto dalla Fondazione policlinico universitario A. Gemelli Irccs – Università Cattolica del Sacro Cuore, ha svelato l’origine della sindrome di Brugada, causa di aritmie fatali. “Con questo lavoro abbiamo ulteriormente dimostrato la presenza di importanti alterazioni del muscolo cardiaco nella maggior parte dei pazienti, le quali sono alla base delle alterazioni elettriche e delle aritmie fatali” ha spiegato Antonio Oliva, esperto dell’Istituto di sanità pubblica dell’Università Cattolica che ha coordinato la ricerca.

“Questa scoperta – ha aggiunto lo studioso -, oltre a importanti significati prognostici, avrà probabilmente anche delle significative ripercussioni terapeutiche. Negli Stati Uniti è stata già sperimentata l’efficacia della terapia anti-infiammatoria con cortisonici in aggiunta alle terapie convenzionali, nel debellare aritmie gravi in casi di soggetti affetti dalla sindrome”.

Grazie ai risultati ottenuti dallo studio, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, i medici potranno scoprire quali pazienti sono a rischio di morte cardiaca improvvisa e di aritmie.