sintomi

Labirintite, in cosa consiste

Pubblicato il 06 Gen 2021 alle 6:06am

Una persona affetta da labirintite presenta soprattutto disturbi che riguardano l’equilibrio, l’udito e la salute oculare.

La tempestività con la quale si riesce a fare una diagnosi corretta di labirintite è indispensabile per preservare le facoltà uditive del soggetto.

Il primo sintomo riconducibile all’infiammazione dell’orecchio interno si presenta con alterazioni dell’equilibrio, con prevalente distorsione della percezione sensoriale nell’individuo (ossia le vertigini).

L’infiammazione del labirinto, parte interna dell’orecchio umano, dura in media da tre a sei settimane.

Alterazioni di tipo posturale possono causare le vertigini, creando ovviamente dubbi nei soggetti che per la prima volta provano questa spiacevole sensazione.

I segnali associabili a un attacco vertiginoso sono prevalentemente nausea e vomito.

La labirintite si presenta anche con riduzione delle capacità uditive, febbre, dolore localizzato all’interno dell’orecchio e mal di testa. L’aspetto clinico riguardante la perdita dell’udito (variabile da soggetto a soggetto).

La labirintite provoca anche la comparsa di acufeni, ovvero rumori percepiti dal soggetto ma inesistenti nella realtà in quel momento.

Per diagnosticare correttamente la labirintite, il medico specialista in otorinolaringoiatria prescrive un esame audiometrico (per verificare l’eventuale presenza di deficit uditivo), la risonanza magnetica nucleare oppure la tomografia computerizzata.

photo credit comunciareapparecchiacustici.it

Malattie neurologiche: progressi della ricerca su Alzheimer al centro del Congresso Nazionale SIN, e Covid

Pubblicato il 27 Nov 2020 alle 6:00am

La relazione pericolosa tra Covid e malattie neurologiche con particolare riferimento all’ictus cerebrale, l’impatto della pandemia sul sonno, le ultime scoperte sui fattori di rischio dell’Alzheimer in tema di diagnosi precoce e sulle terapie, la digitalizzazione della neurologia e le innovazioni nell’ambito della ricerca sui disturbi della coscienza sono tra i temi portanti della 51° edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia, dal 28 al 30 novembre in versione totalmente virtuale, con il coinvolgimento di circa 2.500 specialisti di tutta Italia.

Con l’arrivo del Coronavirus in Italia le patologie neurologiche hanno avuto un fatale incremento: sono oltre 1.200.000 le persone affette da demenza, di cui 720.000 quelle colpite da Alzheimer, alle quali il lockdown ha provocato un aggravamento dei sintomi comportamentali e un peggioramento del decadimento cognitivo; circa 800.000 sono i pazienti con conseguenze invalidanti dell’Ictus, patologia che ogni anno fa registrare 150.000 nuovi casi e che ha mostrato una maggiore incidenza e severità nei pazienti con Coronavirus; i disturbi del sonno, che riguardano mediamente 12 milioni di italiani, durante la pandemia ne ha colpiti circa 24 milioni. Infine la cefalea, che interessa un individuo su 2, è stato identificato come sintomo del Covid.

“In considerazione di questi numeri, aggravati proprio dalla pandemia in corso – ha affermato il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente SIN e Direttore Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, AOU Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli – la sfida della neurologia italiana per il futuro si presenta davvero impegnativa e sarà necessario uno sforzo comune per mantenerne i livelli scientifici e migliorarne quelli assistenziali. Il Congresso della SIN rappresenta proprio un importante momento di confronto costruttivo, sinergico e di contaminazione che vede coinvolte tutte le forze in campo”.

Al congresso hanno preso parte anche il Prof. Carlo Ferrarese, Direttore del Centro di Neuroscienze di Milano, Università di Milano –Bicocca e Direttore della Clinica Neurologica, Ospedale San Gerardo di Monza, il Prof. Alessandro Padovani, Direttore Clinica Neurologica Università di Brescia, Prof. Giuseppe Plazzi, Centro per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno dell’Università di Bologna e il Prof. Giacomo Koch, Professore ordinario di Fisiologia Università di Ferrara e Direttore Laboratorio di Neuropsicofisiologia Sperimentale della Fondazione Santa Lucia di Roma.

Tumore ovarico, un app per riconoscerlo e curarlo

Pubblicato il 10 Ott 2020 alle 6:09am

In Italia, ogni anno, sono oltre 5mila le donne colpite da tumore ovarico. Una malattia questa che è difficile da capire e anche da combattere, anche perché nell’80 per cento dei casi accertati viene scoperto già in fase avanzata. Se però la diagnosi fosse precoce, le aspettative di vita, aumenterebbero. (altro…)

Assorbenti, Sindrome da Shock Tossico, in cosa consiste

Pubblicato il 15 Set 2020 alle 6:06am

In questi ultimi anni sono aumentati, anche in Europa, i casi di donne che hanno avuto problemi con assorbenti a causa della Sindrome da Shock Tossico. Secondo alcune ricerche scientifiche, infatti, la SST dipende dalla composizione dei prodotti che contengono rayon sintetico e cotone. Due elementi che hanno un alto potere assorbente. Il primo di origine sintetica e l’altro naturale. Un problema comunque non presente negli assorbenti di solo cotone e senza rayon.

Il secondo i ricercatori è causa della sindrome di Shock Tossico. In pratica, lo strafilococco aureo che genera l’infezione con sintomi di febbre, vomito e debolezza e che il medico difficilmente è nelle condizioni di poter ridurre, e la cui infezione, può sfocare anche in cancrena.

Questa sindrome non esisteva qualche decina di anni fa, quando si usavano solamente prodotti fatti di cotone.

Ed è proprio questa la raccomandazione più opportuna, di usare esclusivamente prodotti di origine naturale e possibilmente biologica.

Caratta, come capire se sono i sintomi giusti

Pubblicato il 06 Set 2020 alle 6:00am

Con l’avanzare dell’età è possibile che si presentino i primi problemi anche della vista. La cataratta ad esempio,è la patologia che colpisce soprattutto le persone dai 60 anni in su. I principali fattori di rischio sono: una eccessiva esposizione solare, disidratazione, diabete, alcuni traumi oculari e l’utilizzo di corticosteroidi. A questi fattori si aggiungono poi anche stili di vita poco salutari che determinano una opacizzazione del cristallino.

La prevenzione del progressivo calo della vista avviene attraverso un corretto stile di vita con alimentazione bilanciata, attività fisica e abolizione di sostanze nocive come alcol, droga e fumo. Tuttavia, tale disturbo potrebbe presentarsi anche per delle vulnerabilità congenite. In linea di massima, la cataratta potrebbe presentarsi quando vi è:

– un progressivo annebbiamento della vista con opacità irregolari; – ipersensibilità alla luce, detta anche fotofobia; – sensazione di essere abbagliati da luci o lampi di luce; – percezione cromatica meno nitida; – comparsa di aloni colorati attorno alle fonti di luce; – visione sdoppiata da un occhio; – necessità di sostituire frequentemente la prescrizione degli occhiali da vista.

Photo credit centrovista.it

Mucopolisaccaridosi di tipo 1: che cos’è, le possibili cause e cure

Pubblicato il 06 Ago 2020 alle 6:12am

La mucopolisaccaridosi di tipo 1 (MPS-1) è una malattia genetica rara che fa parte del gruppo delle mucopolisaccaridosi. Esordisce per un accumulo lisosomiale di mucopolisaccaridi, sostanze glicoproteiche complesse che sono tra i principali componenti della sostanza intercellulare del tessuto connettivo. Rossella Parini, consulente medico per la Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma presso l’Ospedale San Gerardo di Monza, spiega di cosa si tratta.

La MPS-1 è autosomica recessiva, cioè trasmessa da entrambi i genitori che sono portatori sani. È dovuta a mutazioni nel gene IDUA che codifica l’enzima alfa-iduronidasi. Tali mutazioni sono moltissime e hanno una diversa gravità. Ciò determina l’ampia variabilità delle forme della malattia, dalla sindrome di Hurler, che presenta il quadro clinico più grave, alla forma più attenuata (Scheie).

La malattia diventa clinicamente riconoscibile a età diverse secondo la gravità. La forma più severa (Hurler) si manifesta prima dell’anno di età con frequenti infezioni delle vie aeree superiori, ernie inguinali e ombelicali, modesto ingrandimento anomalo di fegato e milza, malformazioni scheletriche. Se non diagnosticata e trattata, la malattia evolve con ritardo psicomotorio ingravescente, cardiomiopatia e valvulopatia, rigidità articolare, malformazioni scheletriche multiple, bassa statura, ipoacusia, opacità corneali. La morte sopravviene intorno ai dieci anni in un soggetto in stato vegetativo.

La forma più lieve diventa clinicamente evidente intorno ai dieci anni, può essere monosintomatica e spesso la diagnosi è raggiunta dopo alcuni o molti anni. I segni più frequenti in questa forma sono la cardiomiopatia con il danno valvolare, i disturbi oculari (opacità corneali, retinite), la rigidità articolare tipicamente non infiammatoria e altri problemi ortopedici. L’intelligenza è sempre normale e l’aspettativa di vita poco ridotta rispetto alla popolazione generale. La forma intermedia copre tutti i quadri clinici che stanno tra questi due estremi: meno gravi della forma Hurler e più gravi della forma Scheie.

La diagnosi avviene intorno ai dieci anni, e può essere monosintomatica. I segni più frequenti in questa forma sono la cardiomiopatia con il danno valvolare, i disturbi oculari (opacità corneali, retinite), la rigidità articolare tipicamente non infiammatoria e altri problemi ortopedici. L’intelligenza è sempre normale e l’aspettativa di vita poco ridotta rispetto alla popolazione generale.

Utilizzato dagli anni 80, il trapianto di cellule staminali ematopoietiche deve essere effettuato al più presto possibile. Dall’anno 2003 è stata immessa in commercio la terapia enzimatica sostitutiva, somministrata in circa 4 ore per via endovenosa ogni settimana. Questa terapia, è in grado di migliorare sia la funzionalità polmonare che quella articolare, riducendo, l’organomegalia ma non è grado di attraversare la barriera emato-encefalica.

Foto di OsservatorioScreening.it

Respiro corto, vertigini e tremori? Potrebbe trattarsi di ansia

Pubblicato il 20 Giu 2020 alle 7:57am

La scienza non è ancora in grado di dare una definizione univoca di ansia, dato che si tratta di uno stato che, ad esempio, può includere anche il panico. Tutti gli esperti però sono concordi nel pensare che nell’ansia vi risieda una risposta dell’organismo alla paura: una paura, però, che giunge anche senza un fattore che giustifichi quel momento, priva di stimoli reali provenienti dal mondo circostante.

Esiste dunque, un’ansia patologica e un’ansia breve: nel secondo caso si parla di quei fugaci momenti di paura vissuti, ad esempio, a ridosso di un esame o di una scadenza.

Sintomi fisici dell’ansia I segnali più comuni per riconoscerla in anticipo sono: malesseri diffusi a tutto l’organismo, come ad esempio palpitazioni e tachicardia, con il cuore che inizia a battere velocemente. Aumento della pressione, dovuta ad un incremento in circolo dell’adrenalina. Altri segnali piuttosto comuni sono, poi, respiro corto e vertigini: si parla, in ogni caso, di sintomi in realtà conseguenti alla tachicardia e alla pressione in costante salita.

Come alleviare questi disturbi Per chi è affetto da disturbi d’ansia di forte entità si consiglia di rivolgersi ad un professionista: perché spesso l’ansia patologica nasconde fobie recondite o disturbi che solo uno psicoterapeuta può aiutare ad individuare e dunque trattare. Per chi invece non soffre ancora di una sintomatologia troppo preoccupante, è opportuno provare a migliorare inizialmente la situazione con rimedi naturali e integratori: acquistabili in farmacia, erboristeria, in modo da lenire subito questi sintomi appena si presentano. La melissa, per le sue proprietà sedative e spasmodiche, e un valido rimedio molto efficace. Po la lavanda, sempre per i suoi effetti fortemente calmanti, la valeriana o camomilla.

Studio multicentrico europeo con Niguarda rileva le problematiche cardiovascolari dell’infezione da coronavirus

Pubblicato il 14 Giu 2020 alle 7:23am

Il Covid 19 non provoca solo polmonite virale ma anche ripercussioni sul sistema cardiovascolare; sia in pazienti con i classici fattori di rischio cardiovascolare (diabete mellito, ipertensione arteriosa, obesità, età avanzata) che in pazienti con malattia cardiovascolare accertata che costituiscono una popolazione vulnerabile in termini di maggiore morbilità e mortalità.

Le complicanze cardiovascolari dell’infezione da nuovo coronavirus includono la sindrome coronarica acuta, la tromboembolia polmonare, la miocardite e i potenziali effetti aritmici del trattamento medico. Il Cardiocenter dell’ospedale Niguarda, che è sostenuto dalla fondazione De Gasperis, sta studiando i meccanismi biochimici che stanno alla base del danno cardio-vascolare. Si tratta di uno studio multicentrico europeo coordinato dal Parigi: Pierre Boutouyrie e Rosa Maria Bruno ( Université Paris-Descartes, Faculté de Médecine René Descartes, INSERM), cui partecipa il Niguarda COVID Resarch Group, seguito dai cardiologi Cristina Giannattasio e Alessandro Maloberti. In particolare, si studiano i mediatori dell’infiammazione e il ruolo della proteina spike.

«Fin dall’inizio della pandemia COVID è apparso chiaro quante poche informazioni erano disponibili e quante invece fossero necessarie specialmente se si dovesse venire a determinare una recidiva nei prossimi mesi. Un altro punto caldo è quello relativo alle sequele a lungo termine nei sopravvissuti all’infezione – osserva il cardiologo Alessandro Maloberti -. Purtroppo non è ancora chiaro se vi potranno essere dei danni permanenti a livello polmonare ed ugualmente anche a livello cardiaco e vascolare. La necessità di ricerca su quanto accaduto e sulle sequele a lungo termine ha determinato a Niguarda la nascita del Niguarda COVID Research Group che si propone di raccogliere i dati di tutti i pazienti transitati da niguarda con questa patologia (ben 1000 persone circa) mentre le sequele a lungo termine saranno valutate con un programma di follow-up ambulatoriale pneumologico e cardiologico protratto nel tempo. Due particolari aspetti ci premono a livello cardiologico ovvero le sequele sulla funzione di regolazione autonomica (del sistema nervoso) del sistema cardio-vascolare e sulla sua risposta alla tempesta citokinica ed infiammatoria determinata dall’infezione. Nel primo caso ci proponiamo di valutare la frequenza cariaca, in quanto marcatore della regolazione cardiaca da parte del sistema nervoso centrale) e le sue variazioni nell’ambito del ricovero e nel successivo follow-up. Allo stesso modo la tempesta citokinica-infiammatoria potrebbe determinare danni a livello del sistema cardiaco e vascolare principalmente determinando fibrosi dei vasi e del tessuto del cuore. Tutti i pazienti seguiti presso il nostro ospedale faranno durante il follow-up a lungo termine una valutazione con ecocardiogramma e della rigidità arteriosa con metodica Pulse Wave Velocity».

Photo Credit degasperis.it

Covid-19, arriva la mascherina italiana in grado di rilevare anche i sintomi del virus

Pubblicato il 09 Giu 2020 alle 8:54am

E’ italiana ed è stata realizzata dalla Blue Matrix, per proteggerci dal coronavirus, ma anche per aiutarci e a scoprire se abbiamo l’infezione o meno. (altro…)

Covid 19 e pazienti con asma

Pubblicato il 12 Mag 2020 alle 6:51am

In un contesto di preoccupazione generale per la pandemia di COVID-19, sono numerose le incertezze che si impongono tra i pazienti che in Italia soffrono di asma. “Se sono un soggetto asmatico corro maggiormente il rischio di contrarre il Covid-19? Devo seguire regolarmente la terapia indicata dallo specialista o può essere rischioso? Posso recarmi dal medico per monitorare la mia condizione? Queste alcune delle domande che hanno portato FederAsma e Allergie Odv, la Federazione di riferimento in Italia, a lanciare il primo seminario interattivo mettendo a disposizione il know-how di due esperti di fama nazionale e internazionale: il Professor Massimo Galli – Direttore Malattie Infettive Ospedale Luigi Sacco di Milano – e il Dottor Claudio Micheletto – Direttore UOC Pneumologia, A.O.U.I. di Verona.

“Le persone con asma, già interessate da una malattia respiratoria cronica, temono l’esposizione al rischio di contrarre il virus – dichiara Laura Mastrorillo- Presidente FederAsma-. Dall’inizio della pandemia siamo stati inondati da numerosi quesiti da parte dei pazienti. Anche se a distanza, abbiamo sentito quindi il dovere di stare vicini, oggi più che mai, a quanti sono chiamati a convivere con questa patologia. Siamo ben consapevoli, infatti, dei timori e delle difficoltà che i soggetti asmatici vivono in questo periodo. Per questo abbiamo fortemente voluto offrire questa utile opportunità di confronto e di sapere scientifico con esperti autorevoli, così da far chiarezza su alcuni aspetti fondamentali nella gestione della malattia di fronte a questa emergenza”.

Difficoltà a respirare, tosse, senso di oppressione al torace. Sono questi i principali sintomi che accomunano apparentemente asma e Covid-19. Per i pazienti asmatici, infatti, può essere difficile distinguere la difficoltà a respirare (dispnea) tipica dall’asma da quella che si manifesta nei casi più gravi di SARS-CoV-2. A fare la differenza, nella gran parte dei casi, è però la presenza di febbre legata al nuovo virus.

A rassicurare i pazienti con asma potrebbero essere le ultime evidenze scientifiche che dimostrano come i soggetti asmatici corrano un rischio minore di contrarre l’infezione da Covid-19. Alla base potrebbe esserci il potere fortemente antinfiammatorio che la terapia per il controllo dell’asma esercita e che potrebbe svolgere un’azione protettiva nei confronti del nuovo virus.

Opportuno, in ogni caso, seguire le regole e le raccomandazioni indicate dalle Istituzioni: distanziare dagli altri di almeno 1 metro, limitare gli spostamenti, indossare la mascherina nei luoghi pubblici e al chiuso, lavare accuratamente e frequentemente le mani per almeno 40 secondi ed evitare di portarle alla bocca, naso e occhi sono tutte precauzioni doverose per contenere la curva del contagio.

L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie respiratorie con riacutizzazioni ricorrenti dell’infiammazione e, quindi, dei sintomi. A consentire un controllo dell’asma sono l’aderenza alle terapie e le visite mediche regolari. Solo così, infatti, è possibile ridurre notevolmente il rischio di riacutizzazioni con conseguenti visite d’emergenza o ricoveri.

“Un’informazione corretta può aumentare la consapevolezza e contribuire a rassicurare il paziente, – ha concluso Il Dottor Claudio Micheletto – Direttore UOC Pneumologia, A.O.U.I. di Verona – evitando il diffondersi di paure spesso infondate che hanno fatto registrare un enorme calo di visite mediche negli ambulatori di pneumologia e allergologia. È fondamentale non affidarsi al ‘fai-da-te’ e consultare sempre il proprio specialista, anche telefonicamente o online, per qualsiasi dubbio o aggravamento della sintomatologia. Vietato, quindi, sospendere la terapia senza indicazioni ricevute dal medico. Un’interruzione incontrollata dei farmaci è molto più pericolosa, ancor di più per quelle forme di asma moderato-grave”.