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Amatrice, a distanza di 4 anni dal terremoto riparte dalla pasta, a base di solina

Pubblicato il 23 Ago 2020 alle 6:00am

La notte del 24 agosto 2016 quando la cittadina laziale si è trovata ad affrontare il disastro umano, sociale ed economico causato dal terremoto, ancora in piena emergenza, è nata la rete ‘Amatrice Terra Viva’, impresa sociale (ne fanno parte 14 aziende agricole della zona), con l’obiettivo di mettere a punto e realizzare – come spiega il presidente Adelio Di Marco – un progetto che potesse offrire prospettive di una rinascita e di un futuro partendo dalla terra, quella rigorosamente del territorio amatriciano. E’ tutto un passa parola, un confronto continuo, antiche amicizie, soprattutto tanta voglia di guardare al futuro, di non abbattersi, di ripartire.

Un progetto di ‘100 Ettari di Terra Via’ che punta a creare una filiera agricola biologica in modo da valorizzare la vocazione cerealicola dei grani antichi della zona.

Nel mese di ottobre 2016, ancora nel pieno delle scosse, delle strade interrotte, degli alloggi di fortuna, un gruppo di agricoltori decide di arare la terra e seminare farro e un grano tenero antico, il solina. Grazie a volontari, dal novembre successivo, per circa un anno ancora, attraverso incontri, mercatini, concerti, spettacoli vengono raccolti quasi 55 mila euro; 15 mila solo con la vendita di prodotti provenienti direttamente da Amatrice. Con questi fondi, sono stati comprati semi, reti per recintare i terreni, per fare fronte alle spese della prima trebbiatura. Diversi i compagni di viaggio che sostengono, gli agricoltori di Amatrice: Legambiente, Alce Nero e Etimos Foundation.

Il progetto ha creato anche momenti di aggregazione tra giovani di Padova che hanno fatto un campo scuola ad Amatrice; dopo il primo raccolto è stata organizzata la ‘Festa della Trebbiatura’ con una rievocazione storica di arti e mestieri. “Stiamo cominciando a raccogliere i frutti del nostro lavoro – aggiunge all’ANSA Di Marco – abbiamo investito tanto ed ancora abbiamo debiti ma vediamo un percorso tracciato. Il nostro progetto non è tanto un’operazione economica. E’ servito per ritrovarci dopo il sisma, per farci coraggio, per non abbatterci”.

“Altre aziende – dice ancora – vogliono entrare a far parte del nostro consorzio ma la condizione fondamentale è che devono far parte della zona. La nostra produzione è e deve restare rigorosamente locale”. La pasta bio ‘Amatrice Terra Viva’, che deriva da questo progetto comunitario, è sul mercato da pochi giorni. E’ solo l’inizio. Intanto, ‘Amatrice Terra Viva’ ha ottenuto la certificazione bio e ha richiesto alla Regione Lazio l’istituzione di un Bio-Distretto così da coordinare le attività agricole, commerciali, turistiche e sociali del territorio per un rilancio economico in una zona ancora in difficoltà (www.amatriceterraviva.it).

Domenica 30 agosto, in mattinata, saranno inaugurati i nuovi uffici del consorzio, alla presenza del vescovo di Rieti, Domenico Pompili. Un’occasione per assaggiare la nuova pasta, rigorosamente con sugo all’amatriciana

Photo Credit IlTimo.it