studentesse americane

Firenze, anche il secondo carabiniere parla di rapporto consenziente

Pubblicato il 13 Set 2017 alle 10:09am

Fino a ieri era rimasto in silenzio, il secondo carabiniere, accusato di stupro, dalle due studentesse americane di Firenze. Ha 32 anni ed è originario di Palermo.

Agli inquirenti ha raccontato la sua versione dei fatti, e come l’altro collega, nega la tesi dello stupro.

Il rapporto sessuale, assicura, è stato consensuale.

Ancora più enfatiche le sue parole, sottolinea il Messaggero, secondo cui il carabiniere avrebbe ammesso “un errore”, ma non la violenza, aggiungendo: “Lei era d’accordo, anzi per dire tutta la verità, tutte e due erano d’accordo. Sono state loro a insistere per farci salire a casa”.

Come il collega anche il 32enne nega di essersi reso conto che la ragazza 19enne di origini peruviane fosse ubriaca, nonché stordita dall’hashish.

A confutare la tesi dei due Carabinieri ci sono però i test effettuati in ospedale qualche ora dopo a quanto dichiarato dalle due studentesse americane.

Una serie di decisioni prese quella notte sono all’esame degli inquirenti, ma secondo il Corriere della Sera ci sarebbe anche un “buco di un’ora” che al momento non tornerebbe. La gazella sarebbe rimasta sotto la casa delle due ragazze fino alle ore 3.13, ma non sarebbe ancora chiaro dove si sarebbe diretta dopo essersi allontanata dall’abitazione delle due.

Stupro di Firenze, carabiniere: «La studentessa mi ha chiesto di salire, non so che mi è successo»

Pubblicato il 10 Set 2017 alle 11:02am

Risvolti nella vicenda delle due studentesse americane che hanno accusato due carabinieri di stupro a Firenze, all’uscita da una discoteca, nel loro palazzo, dove le due risiedono.

La telefonata è arrivata l’altro giorno: «Avvocato, ha visto questa cosa della violenza? È me che accusano. Io questo non lo posso proprio accettare. Faccio da vent’anni il carabiniere, non ho mai avuto un problema, non posso stare così. Voglio andare a dire come si sono svolte realmente le cose». Si tratta dell’appuntato scelto che ha preferito rivolgersi a un difensore donna, Cristina Menichetti, una penalista di Prato, città dove lui è originario.

Quarantacinque anni, metà di questi trascorsi nell’Arma, ieri pomeriggio, l’indagato, si è recato in procura a Firenze e ha confessato tutto. «È vero, ho avuto un rapporto sessuale con una delle due ragazze, ma è stato un rapporto consenziente. È stata lei a dirmi se volevo salire nel suo appartamento, e io ho fatto quello che ho fatto. Non so cosa mi sia successo, ma ormai non si può tornare indietro».

Il pm Ornella Galeotti riceve così la sua confessione e insiste per conoscere più particolari della vicenda. «Se potessi, dottoressa – aggiunge il militare – riavvolgerei il film per tornare indietro».

Il suo collega era con lei? Viene chiesto dal magistrato. «Sì, c’era anche lui, eravamo insieme. Non so dire esattamente cosa abbia fatto, ma stava lì».

Il collega, trent’anni, più basso di grado, non ha ancora deciso se presentarsi oppure no a parlare con il pm. Non accetta questa ricostruzione e le accuse mosse nei suoi confronti.

Non ne vuole proprio sapere. Eppure davanti all’evidenza dei fatti, forse sarebbe utile agire in fretta, e dire tutta la verità. Le prove ci sono. Ci sono persone che li hanno visti accompagnare le due 21enni a casa, e ci sono le riprese delle telecamere. Lungo tutto il percorso che hanno fatto.

Inoltre, sembrerebbe che i due fossero habitué della discoteca Flò. Non si sa se per lavoro, o per altro. Conoscevano tant’è il proprietario, tanto che la sera della presunta violenza, sarebbero stati chiamati proprio da lui, a causa di una lite che stava scoppiando nel locale.

I due avrebbero scambiato qualche parola con le due ragazze, proprio nella discoteca. Una battuta, una parola di troppo, un sorriso. Poi se le sono ritrovate fuori al locale in attesa di un taxi che non arrivava e si sono offerti di accompagnarle fino a casa.

Il particolare viene considerato molto importante dalla procura, anche perché si potrebbe aprire un nuovo fronte di indagine. Per accertare se altri componenti delle forze dell’ordine abbiano adescato studentesse in giro la notte per la città. Magari agevolati dal fatto di essere in divisa e quindi di non destare timori e preoccupazioni.

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