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Oms: per uscire dall’autoisolamento da Coronavirus, non serve più un doppio tampone negativo a distanza di almeno 24 ore

Pubblicato il 23 Giu 2020 alle 7:32am

Secondo l’Oms per uscire dall’autoisolamento, qualora si fosse risultati positivi e al di là della gravità dell’infezione, non serve più un doppio tampone negativo a distanza di almeno 24 ore, oltre alla guarigione clinica. Bastano soltanto 3 giorni senza sintomi. Chi è sintomatico deve quindi rimanere a casa per almeno 10 giorni dal test positivo ai quali si aggiungono tre giorni senza sintomi febbrili o respiratori, mentre gli asintomatici devono restare isolati per dieci giorni. La quarantena, dunque, dipende dalla durata dei sintomi. Se una persona ha sintomi per 14 giorni, spiega il Corriere della Sera, resterà in casa per 14 giorni + 3, se invece ha sintomi per 30 giorni allora potrà uscire di casa dopo 30 giorni + 3. “I criteri aggiornati – specifica l’Oms – riflettono i recenti risultati secondo cui i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi per il virus SarsCoV2 mediante tampone RT-PCR per molte settimane. Nonostante questo risultato positivo del test, è improbabile che siano infettivi e pertanto che siano in grado di trasmettere il virus a un’altra persona”. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, in una lettera al Comitato Tecnico Scientifico (Cts) chiede di approfondire le nuove linee guida perché potrebbero incidere sulle disposizioni in vigore in Italia, “fermo restando – aggiunge – il principio di massima precauzione che ci ha guidato finora”.

Test sierologico e tampone: quali, quando e perché farli? Cosa dicono gli esperti

Pubblicato il 13 Giu 2020 alle 7:33am

I massimi esperti della sanità italiana hanno fatto il punto sui vari test sierologici a disposizione nel nostro Paese e a livello globale, analizzandone i problemi specifici, le possibilità di offerta e la validazione scientifica e tecnica. (altro…)

Coronavirus, ecco chi deve fare il tampone

Pubblicato il 05 Apr 2020 alle 6:11am

Con una circolare del ministero della Salute, vengono inquadrate le tipologie di persone da sottoporre al test per scovare il coronavirus.

Si tratta infatti di operatori sanitari, ma anche residenti nelle Rsa e strutture per lungodegenti, chi vive in ambienti chiusi, chi ha una infezione respiratoria, malati fragili. In alcuni casi bisogna avere sintomi. Ecco chi avrà la priorità.

I tamponi saranno fatti ai casi sintomatici e ai loro contatti a rischio, a tutti coloro che sono in ospedale con una infezione respiratoria, a coloro che con lo stesso problema e si trovano in residenze per anziani (Rsa) o in strutture per lungodegenti. (altro…)

Coronavirus, in Lombardia tamponi anche ai monosintomatici

Pubblicato il 27 Mar 2020 alle 3:11pm

“Anche oggi c’è stato un processamento maggiore di tamponi, ciò nonostante si assiste a una riduzione del numero dei contagi. Ci fa piacere”. Lo ha detto il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, nel punto stampa sull’emergenza coronavirus giornaliero. “Sicuramente non sta crescendo la linea di contagi ma penso stia per iniziare la discesa. E’ la dimostrazione che evidentemente bisogna fare la media di almeno 5 giorni per avere una visione, la visione ci conferma che quello di ieri e’ stato determinato da situazione assolutamente particolare”. (altro…)

Coronavirus, perché Tac e Rx non servono

Pubblicato il 26 Mar 2020 alle 7:23am

L’unico modo per diagnosticare un’infezione da Covid-19 è il tampone. Tac e radiografie non riescono a distinguere una polmonite causata dal Sars-Cov-2 e quella causata da altri virus. A precisarlo è la Società italiana di Radiologia Medica e Interventistica, che ricorda come i software che pretendono di trovare l’infezione analizzando i referti non sono in realtà mai stati validati.

“In questi giorni siamo subissati di richieste di persone che vogliono fare la Tac per sapere se hanno il Covid-19, ma dobbiamo fare chiarezza su queste che sono vere e proprie fake news – racconta il presidente Sirm Roberto Grassi -. Quello che questi esami vedono è una polmonite interstiziale, ma non sono in grado di distinguere tra quelle causate dal coronavirus o da altri agenti come la clamidia o il micoplasma, perché non c’è nessuna differenza. I metodi che pretendono di fare la diagnosi con l’intelligenza artificiale non hanno nessuna validazione, e nessuno studio serio è stato condotto su queste tecniche. Per riconoscere una polmonite interstiziale è sufficiente uno studente, mentre, lo ripeto, distinguerne la causa non è possibile, è solo il tampone che può individuare un positivo. Con uno screening fatto con la Tac si rischierebbe di dare false sicurezze a una persona, che magari non ha la polmonite ma è in realtà infetta, come accade nella maggior parte dei casi”.

Tac e radiografie per lo screening potrebbero addirittura aumentare i contagi. “Tac e radiografie vanno usate su pazienti che sono già ospedalizzati, per dare informazioni in più al medico – sottolinea Grassi -. Ora l’unica cosa da fare è stare a casa, e solo se si ha un’insufficienza respiratoria andare in ospedale, altrimenti si rischia solo di contagiare altre persone inutilmente, o se si è negativi magari contrarre lì l’infezione”.

Il test dell’Hiv che si fa a casa con un tampone nella bocca

Pubblicato il 05 Lug 2012 alle 9:46am

Negli Usa a partire dal mese di ottobre sarà possibile fare il test dell’Hiv da casa propria, dopo l’approvazione da parte dell’Fda di un kit che è simile a quello per la gravidanza. (altro…)