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Pediatri, 30 milioni di tamponi in autunno

Pubblicato il 30 Ago 2020 alle 6:11am

Servono 30 milioni i tamponi che dovranno servire il prossimo autunno e ci saranno anche corridoi alternativi per il triage iniziale. Questi gli interventi proposti dalla Società italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps) per arrivare preparati a una possibile recrudescenza del virus nei mesi autunnali.

Il lockdown, osserva il presidente Sipps Giuseppe di Mauro, “non sarebbe una strategia applicabile in una eventuale seconda fase epidemica. Serve predisporre efficaci misure di controllo dei contagi individuando tempestivamente i portatori del virus, nonché risalire e controllare tutti i loro contatti e isolarli per il tempo necessario”. Tre gli interventi necessarie secondo l’analisi di Ernesto Burgio, membro del gruppo specialisti Covid-19 della Sipps. In primis, preparare nei prossimi mesi un numero adeguato di tamponi, almeno 30 milioni, con la possibilità di ottenere il risultato in 24/48 ore massimo. Sarà importantissimo – consiglia l’esperto – anche validare i test rapidi”.

Coronavirus, aumentata carica virale nei tamponi

Pubblicato il 22 Ago 2020 alle 6:00am

Nei tamponi prelevati in questi ultimi giorni è aumentata la carica virale, ossia il numero delle copie di materiale genetico del nuovo coronavirus presenti in un millilitro di materiale biologico in esame. Il fenomeno potrebbe essere la spia dell’emergere di nuove infezioni, e una possibile nuova ondata che sta provocando numerosi focolai e che, intercettata sul nascere, potrebbe essere ancora controllata. (altro…)

Lockdown Covid-19: Appello di Waidid, sì a esami sierologici e tamponi in caso di positività per evitare ricadute in Fase 2

Pubblicato il 15 Apr 2020 alle 6:28am

Tamponi da processare o con metodica tradizionale o con test rapidi per tutti i sintomatici, per tutti i contatti stretti di casi positivi e per chi richiede cure ospedaliere di qualsiasi tipo (parto, problemi medici acuti di qualsiasi genere, chirurgia d’elezione, terapie farmacologiche). Esami sierologici a chi è negativo al tampone ma è sintomatico (soprattutto se da più di 5 giorni), ai contatti stretti anche asintomatici dei casi positivi verificativi più di 7 giorni prima, agli operatori sanitari e ai lavoratori che devono riprendere le proprie attività. Gli esami diagnostici utilizzati in modo appropriato rappresentano l’unica strategia per interrompere la diffusione del contagio e per prepararsi all’interruzione del lockdown.

Secondo l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) interrompere il lockdown è possibile solo se si prevede una strategia allargata e integrata di monitoraggio di Covid-19 attraverso l’impiego appropriato degli esami diagnostici a disposizione, ovvero dei test diagnostici anche rapidi per SARS-CoV-2 su tampone nasofaringeo e i prelievi del sangue per l’esame degli anticorpi contro SARS-CoV-2. Questi ultimi possono, infatti, aumentare in modo considerevole le nostre conoscenze sull’epidemiologia di COVID-19 e distinguere coloro che sono protetti da coloro ancora suscettibili all’infezione.

“Seppur ancora in fase di validazione – spiega Susanna Esposito, Presidente WAidid e Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma – sappiamo ormai che gli esami sierologici eseguiti su sangue venoso e su sangue capillare hanno un ruolo importante nella strategia di monitoraggio e di contrasto alla diffusione di Covid-19. È vero che è necessario definire ulteriormente i test più sensibili e specifici ma, soprattutto negli ospedali, nelle residenze per anziani e nelle aziende che prevedono di riprendere a breve le proprie attività lavorative, oggi è sbagliato non impiegare gli esami sierologici standard o rapidi considerate le evidenze scientifiche raccolte nelle ultime settimane”.

Waidid raccomanda, quindi, l’impiego allargato degli esami diagnostici a disposizione, compreso l’utilizzo dei test sierologici, da eseguire soprattutto su alcune categorie di persone, in particolare chi è negativo al tampone ma ha sintomi suggestivi per infezione da SARS-CoV-2 (soprattutto se da più di 5 giorni), ai contatti stretti anche asintomatici dei casi positivi verificativi più di 7 giorni prima, agli operatori sanitari e ai lavoratori che devono riprendere le proprie attività.

“Si parla molto di interrompere il lockdown – continua Susanna Esposito – ma questo non sarà possibile se non attraverso adeguate indagini di sieroprevalenza per valutare la percentuale di soggetti con IgG contro SARS-CoV-2, così da evitare drammatici errori e ricadute in caso di una seconda ondata epidemica. Ormai sappiamo bene che un veicolo importante di trasmissione della malattia sono i portatori asintomatici, la cui identificazione deve essere effettuata all’interno di un percorso di monitoraggio integrato ma più aggressivo di quello che tuttora viene utilizzato in molte realtà del nostro Paese”.