terapie

Carcinoma mammario metastatico: “L’importanza della diagnostica di accompagnamento per una diagnosi precoce per il successo della terapia”

Pubblicato il 01 Dic 2020 alle 6:00am

Il carcinoma mammario è la neoplasia più frequente tra le donne ed è potenzialmente mortale se non è individuata e curata per tempo. Se il tumore viene identificato in fase molto precoce la sopravvivenza a 5 anni nelle donne trattate è pari al 98%. (altro…)

“Artrite reumatoide, insorge tra i 30 e i 54 anni, colpisce circa 400mila persone in Italia ma solo il 40% segue bene le terapie”

Pubblicato il 11 Nov 2020 alle 6:00am

L’aderenza alla terapia è fondamentale in una patologia cronica con decorso invalidante, spesso non ben controllata, che costringe le persone all’assenza dal lavoro, gravando quasi totalmente sulle spalle delle famiglie in termini economici, sociali e psicologici. Questo il tema del webinar “L’artrite reumatoide in epoca Covid-19”, organizzato da MOTORE SANITÀ, ultimo di una serie di appuntamenti, nati con l’obiettivo di mettere a confronto sulle attuali buone pratiche organizzative e sui modelli di utilizzo dell’innovazione terapeutica, pazienti e operatori coinvolti nella diagnosi, gestione e cura delle malattie reumatiche, tracciando anche le aree critiche da migliorare. (altro…)

Periartrite al braccio: come riconoscerla e curarla

Pubblicato il 08 Ago 2020 alle 6:00am

La periartrite alla spalla, o spalla congelata, è una condizione cronica dell’articolazione scapolo-omerale, contraddistinta dall’infiammazione e dall’irrigidimento della capsula articolare.

Studi scientifici dimostrano una stretta correlazione tra la patologia articolare e fattori, quali la prolungata immobilità dell’articolazione della spalla, il diabete, le malattie cardio-polmonari, le malattie della tiroide, la tubercolosi, il morbo di Parkinson, il tumore al seno ecc.

La periartrite scapolo omerale causa dolore e senso di rigidità articolare: in una prima fase della patologia, il dolore prevale sulla rigidità; poi la situazione tende ad invertirsi.

La periartrite al braccio colpisce nella zona del gomito e in quella scapolo omerale, limitando la mobilità dell’arto per periodi che possono diventare anche lunghi. In certi casi la soluzione è quella di sottoporsi ad una operazione chirurgica, altre volte la problematica si risolve spontaneamente.

Facile da riconoscere, si presenta con dolori acuti e prolungati che compaiono specialmente quando si effettuano determinati movimenti. Lavarsi i denti, piegarsi per allacciarsi le scarpe, indossare abiti, prendere cose che sono possono trovarsi in alto.

Questa patologia colpisce in maniera occasionale e può essere curata con una serie di trattamenti specifici. Molto più complessa e complicata è la periartrite al braccio che si presenta in forma acuta che invece compare con un dolore intenso e prolungato capace di bloccare il braccio, parzialmente o totalmente. Le cause possono essere un colpo di freddo, uno sforzo prolungato oppure un’emorragia. Può durare anche per diversi mesi rendendo complicata la vita quotidiana sia di giorno che di notte perché il dolore non scompare nelle ore notturne.

Gli esami che gli ortopedici possono consigliare sono la radiografia e la risonanza magnetica.

La periartrite è causata anche da calcificazioni. Oggi, chi soffre di periartrite alla spalla dispone esclusivamente di cure sintomatiche; fortunatamente, però, la condizione tende, migliorare lentamente (nell’arco di 1-3 anni), a una risoluzione spontanea.

Molto spesso vengono consigliate le onde d’urto, esercizi di allungamento come trattamento fisioterapico, e fans o paracetamolo.

Un anticorpo ‘biotech’ per curare l’infezione da Covid-19

Pubblicato il 08 Giu 2020 alle 6:51am

Un anticorpo ‘biotech’ in grado di curare il Covid-19. Un anticorpo monoclonale, riprodotto in un numero illimitato di copie in laboratorio partendo da una cellule umana – derivato caso del sangue di uno dei primi pazienti guariti negli Usa. Per la prima volta al mondo iniziato uno studio di fase 1 sull’uomo ed i primi risultati si attendono entro giugno, dicono i ricercatori… Anche se sono vari i gruppi che sono impegnati in questo studio, come quello condotto dall’azienda Gsk con la fondazione Toscana Life Sciences e l’Istituto Spallanzani di Roma.

La sperimentazione con questo primo studio di fase 1 è promossa dall’azienda farmaceutica Eli Lilly, che ha sviluppato in soli tre mesi l’anticorpo dopo che questo era stato identificato da AbCellera ed il Centro di ricerca sui vaccini dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive Usa (NIAID), diretto da Antony Faucui, su un campione di sangue prelevato da uno dei primi pazienti statunitensi guariti da Covid-19.

LY-CoV555, questo il nome dell’anticorpo, è dunque un potenziale nuovo farmaco specificamente progettato per combattere SarsCov2. I primi pazienti nello studio sono stati trattati nei principali centri medici americani. Se i risultati della Fase 1 su pazienti ospedalizzati mostreranno che l’anticorpo può essere somministrato in modo sicuro, sarà avviato uno studio di Fase 2 per valutare l’efficacia in popolazioni vulnerabili. Le terapie con anticorpi “possono rivelarsi efficaci sia nella prevenzione che nel trattamento di Covid-19”, ha sottolineato Daniel Skovronsky, presidente di Lilly Research Laboratories. Entro “la fine del mese esamineremo i primi risultati ma nel frattempo stiamo anche avviando la produzione di questa potenziale terapia con l’obiettivo di rendere disponibili diverse centinaia di migliaia di dosi entro la fine dell’anno”. La strada degli anticorpi monoclonali contro COvid-19 è stata aperta a metà marzo con il primo anticorpo di questo genere ottenuto dall’Università olandese di Utrecht. Ed i tempi per arrivare ad un farmaco effettivo di questo tipo potrebbero essere brevi, come ha sottolineato il genetista Giuseppe Novelli dell’Università Tor Vergata di Roma, anch’egli impegnato nella ricerca su questo fronte: “Supponiamo, con i nostri studi, di poter avere anticorpi monoclonali contro Covid-19 già in autunno ma il problema è poi la produzione. Si sta investendo molto su tali anticorpi, che sarebbero il primo farmaco ad hoc per bloccare il virus”.

Tumori: stop metastasi, scoperta nuova cura, arriva dal Pascale di Napoli

Pubblicato il 15 Ott 2019 alle 6:46am

Una sonda è in grado di intercettare le cellule più aggressive eliminandole del tutto. Gli studi sono stati condotti all’Opedale Pascale di Napoli. (altro…)

Artrite reumatoide: fumo di sigaretta e scarsa igiene orale aumentano il rischio

Pubblicato il 22 Dic 2018 alle 7:25am

«L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica su base autoimmune che colpisce principalmente le articolazioni ma è da considerare a tutti gli effetti sistemica – dice il dottor Carlo Selmi, responsabile di Reumatologia dell’Istituto Clinico Humanitas e docente dell’Università degli Studi di Milano, il quale fa chiarezza su quali siano le caratteristiche della malattia, i più importanti fattori di rischio e le possibili terapie -. È la più note tra le malattie reumatiche. La sua frequenza nella popolazione è piuttosto alta: poco meno dell’1 per centro. L’80 per centro delle persone colpite è di sesso femminile. Avere dolori articolari non è fortunatamente sinonimo di artrite reumatoide. Il dolore proprio dell’artrite reumatoide è di tipo infiammatorio, colpisce le articolazioni periferiche di mani e piedi ed è associato la mattina a una rigidità molto prolungata (che supera i 30 minuti). L’artrite reumatoide è di per sé cronica (deve superare le sei settimane) mentre può riaccendersi e non ci sono episodi di durata limitata (come quella della gotta). La maggior parte dei pazienti sono “sieropositivi”, hanno cioè positività agli esami del sangue per il “fattore reumatoide” o anticorpi contro le proteine citrullinate».

«La genetica è un fattore di rischio non modificabile per l’artrite reumatoide – dice ancora l’esperto – : è però una componente necessaria ma non sufficiente. L’artrite reumatoide non è ereditaria ma come quasi tutte le patologie croniche presenta un maggior rischio di comparsa in famiglie dove si è già presentata. La predisposizione quindi è importante ma non giustifica nemmeno la metà della suscettibilità alla malattia. Esaminando la presenza di malattia in gemelli monozigoti infatti si è visto che la componente genetica pesa per circa il 25%».

«Anche essere donna è un fattore di rischio non modificabile e aumenta di 4 volte il rischio, tanto che l’80% dei pazienti è di sesso femminile. In questo caso sono gli ormoni sessuali che rivestono un ruolo importante perché il picco di incidenza è intorno ai 40-50 anni, ovvero intorno alla menopausa e durante la gravidanza la malattia migliora o arriva a spegnersi».

«Tra i fattori di rischio modificabili il principale è senz’altro il fumo di sigaretta – chiarisce ancora Selmi –, perché il fumo modifica un aminoacido (che diventa citrullina) all’interno delle proteine che, a sua volta può indurre una risposta immunitaria contro le proteine presenti nelle articolazioni, scatenando gli anticorpi anti citrullina e la malattia nei soggetti predisposti. L’altro fattore di rischio è la scarsa igiene orale: in una bocca con carie o poco pulita sono presenti alcuni batteri che presentano proteine citrullinate che creano gli stessi anticorpi che portano all’artrite».

Sintomi «Tipicamente l’artrite reumatoide esordisce contemporaneamente su più di 5 articolazioni, ha un andamento simmetrico e colpisce le articolazioni periferiche tranne quelle delle dita nella parte di falange più vicina alle unghie. La rigidità mattutina è superiore ai 30 minuti. E’ una malattia cronica e non colpisce la regione lombare della schiena; in casi fortunatamente rari può colpire la colonna cervicale», dice Selmi.

Diagnosi «La diagnosi si fa con una visita reumatologica e gli esami del sangue, anche se un 10 per centro dei pazienti è “sieronegativo”. Le radiografie aiutano poco se non per capire quanto danno sia già stato fatto. Invece l’ecografia articolare può far vedere la sinovite e l’infiammazione dell’articolazione ed aiutare la visita».

Cure «Ci sono tre fasi di terapie: all’inizio si somministra una dosa blanda di cortisone, anche perché funziona subito e a questo si associa un farmaco specifico, di solito il methotrexate; poi se fallisce si passa a un farmaco biologico (che viene fornito solo in ambito ospedaliero) oppure a un farmaco di nuova generazione chiamato “piccole molecole” (anche questo fornito solo in ambito ospedaliero). Caratteristiche comuni di questi farmaci sono legate all’immunosoppressione di vario grado e pertanto è raccomandato che chi assume queste terapie si sottoponga alle principali vaccinazioni».

Shiatsu efficace contro l’emicrania: lo dice anche un trial condotto al Sant’Andrea di Roma

Pubblicato il 03 Nov 2017 alle 8:22am

Lo shiatsu può essere un rimedio molto efficace contro il mal di testa, in quanto è sicuro ed è privo di effetti collaterali. (altro…)

Cancro, una speranza di cura arriva dal mare

Pubblicato il 02 Set 2017 alle 7:53am

Un recente studio scientifico, mette in luce una nuova soluzione: gli organismi marini, per combattere il cancro. (altro…)

Un’oncologia più umana con il nuovo ‘Manifesto delle cure’

Pubblicato il 23 Lug 2017 alle 7:35am

E’ in arrivo una guida per i malati oncologici e operatori sanitari. Un Manifesto per l’umanizzazione delle cure in oncologia, un documento – frutto del lavoro di un team multidisciplinare formato da esperti – che si propone come obiettivo quello di promuovere la sinergia tra i diversi settori della salute con cui entrare in contatto chi viene colpito da tumore. (altro…)

Attacchi di panico? Cosa sono e come prevenirli

Pubblicato il 11 Mag 2017 alle 7:15am

Gli attacchi di panico si presentano con una doppia sintomatologia sia di natura fisica che psichica.

In genere il primo attacco si manifesta in maniera inaspettata. La persona comincia ad avvertire un certo malessere, di tipo fisico, con sintomi quali: tachicardia, dolore al petto, sudorazione, sensazione di soffocamento, forte apprensione che presto si trasforma in paura e poi in vero e proprio panico. Quando si arriva a questo punto si comincia a temere per la propria incolumità fisica: si pensa a un infarto, a un ictus o qualunque altro problema fisico grave.

L’attacco di panico può essere considerato come uno “scatto a vuoto” della “reazione attacco-fuga”: un meccanismo neuro-motorio automatico che serve all’essere umano per aumentare le probabilità di salvarsi la vita nei momenti di forte pericolo, come morte, senso di impotenza verso qualcosa più grande di lui.

Controllare la paura è possibile e soprattutto si può imparare a farlo. Presso l’ospedale Sacco di Milano da 20 anni al Pronto Soccorso Panico si insegnano tecniche specifiche che aiutano a prevedere, contrastare e infine controllare le crisi di panico. Ci si può allenare anche a casa e funziona.

A capo del team di esperti c’è il dottor Gabriele Catania che col suo metodo che si rifà al gruppo australiano del Clinical Research Unit for Anxiety Disorder dell’Università del New South Wales di Sydney capeggiato dal dottor Gavin Andrews.

Attraverso l’uso e l’allenamento con tecniche specifiche, questi specialisti cercano di favorire sui pazienti la consapevolezza di essere in qualche modo capaci di gestire la sintomatologia fisiologica degli attacchi di panico, rinforzando il senso di un controllo sugli eventi ansiogeni. Nella seconda parte, quella cognitiva, su un limitato numero di soggetti viene condotta un’analisi psicologica che permetta di conoscere meglio le ragioni profonde degli attacchi di panico. Uno degli scopi è appunto quello di accompagnare il paziente verso una graduale riduzione dei farmaci fino a consentirgli di poterne fare a meno. Questo metodo è stato adottato da 1500 persone in 20 anni, presso il “Pronto soccorso panico”, struttura che al Sacco cura in forma gratuita i pazienti dal 1997.