verità

Cerca madre biologica, ma riceva una lettera che la gela: “Non volevo averti”

Pubblicato il 19 Nov 2017 alle 7:34am

Non potrà esaudire il suo desiderio di incontrare la madre biologica, Luisa Velluti, la parrucchiera di Falcade che ha cercato in tutti i modi di poterla incontrare. Dopo essersi rivolta al Gazzettino e alla trasmissione Chi l’ha visto? per svelare il segreto di chi è la donna che l’abbandonò all’ospedale di Montebelluna il 6 marzo di 29 anni fa, la giovane ha ricevuto una lettera anonima che, se vera, rischia di vanificare ogni suo sforzo.

Nella missiva la presunta madre rende esplicito il suo rifiuto a incontrare la figlia e fa capire che la giovane è stata il frutto di una violenza. “Luisa, non ho scelto io di chiamarti così. Non ho nemmeno scelto di averti, per me sei solo la più dolorosa ferita che ho avuto a 18 anni, altro che madre naturale – viene detto -. Ero una ragazza, più giovane di quello che sei tu ora. Tutto sognavo e tutto potevo sperare, ma non certo la violenza che ho subito e di cui tu sei il simbolo”.

La madre, dunque, non intende incontrarla, e intende rimanere nell’ombra.

Un primo segnale in questo senso Luisa lo aveva già avuto quando la donna non aveva risposto quattro anni fa alla sollecitazione del Tribunale dei minori, a cui la parrucchiere si era rivolta per poterla rintracciare.

Le parole della lettera anonima giunta nel negozio di Luisa e fatte leggere anche ai genitori adottivi Lory e Secondo mettono definitivamente fine ad ogni speranza. “Ricordo i suoi maledetti occhi azzurri – dice perentoria la presunta madre, alludendo all’uomo con il quale avrebbe concepito la ragazza – ma rispetta la mia privacy. Non sbandierare una storia melensa che non c’è. Rispetta il mio dolore e la mia solitudine. Se avessi avuto anche una sola buona ragione per volerti vedere avrei risposto agli appelli del Tribunale”.

Frasi durissime per una figlia. “Avrei preferito – si limita a ripetere – che certe cose me le avesse dette guardandomi negli occhi”. E aggiunge: “questo è quello che fa ancora più male – conclude – pensare che una persona che ti ha messo al mondo arrivi a scrivere queste cose è terribile. Io che colpa ne ho?”.

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