Appostamenti sotto casa, messaggi continui, intrusioni nell’abitazione e post intimidatori su Facebook: un uomo di 43 anni è stato sottoposto agli arresti domiciliari con controllo elettronico. La vicenda riguarda una donna di 33 anni che aveva denunciato le condotte persecutorie.
Non si sarebbe rassegnato alla fine della relazione sentimentale, terminata nel 2021, e avrebbe continuato per anni a perseguitare l’ex compagna, arrivando a minacciarla e a denigrarla anche attraverso i social network.
È quanto emerge dall’attività investigativa condotta dai Carabinieri della Stazione di Villasanta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza, che ha portato all’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, nei confronti di un uomo di 43 anni residente in zona e già noto alle Forze dell’Ordine.
Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Monza su richiesta della locale Procura, è stato eseguito nella mattinata del 16 ottobre 2026.
Appostamenti, messaggi e intrusioni nella vita privata
Le indagini sono partite dalla denuncia presentata il 1° ottobre 2026 da una donna di 33 anni, residente a Villasanta.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe messo in atto nel tempo una serie di comportamenti ossessivi e intrusivi, con ripetuti appostamenti sotto l’abitazione della donna, tentativi di contatto attraverso persone terze e continue interferenze nella sua vita privata.
Tra gli episodi contestati figura anche un ingresso nell’abitazione della donna contro la sua volontà.
La situazione sarebbe ulteriormente peggiorata nell’ultimo mese, quando le condotte persecutorie avrebbero assunto una frequenza quotidiana.
Le minacce e i messaggi intimidatori anche su Facebook
Oltre ai continui SMS, l’uomo avrebbe pubblicato sul proprio profilo Facebook contenuti fortemente denigratori, associando la donna a fatti di cronaca nera e a casi di femminicidio.
Non sarebbero mancati post dal contenuto intimidatorio e minacce indirette rivolte anche al nuovo compagno della vittima.
Una situazione che, secondo quanto ricostruito nell’indagine, avrebbe provocato nella donna un grave stato di paura e preoccupazione, costringendola a modificare radicalmente le proprie abitudini quotidiane.
La 33enne avrebbe iniziato a limitare le proprie uscite, evitando di rimanere sola e facendosi accompagnare costantemente negli spostamenti.
Codice Rosso e tutela della vittima
Considerata la natura dei fatti contestati, riconducibili al reato di atti persecutori e rientranti nell’ambito della normativa del cosiddetto Codice Rosso, sono state attivate le procedure di tutela previste per la persona offesa.
La donna è stata formalmente informata anche della presenza e delle attività dei Centri Antiviolenza presenti sul territorio, strumenti fondamentali per offrire ascolto, sostegno e accompagnamento alle persone che subiscono violenza e comportamenti persecutori.
Al termine delle formalità di rito, il 43enne è stato sottoposto al controllo mediante braccialetto elettronico e accompagnato presso la propria abitazione, dove dovrà permanere agli arresti domiciliari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
La persecuzione non si ferma sempre alla fine di una relazione
Questa vicenda richiama l’attenzione su una forma di violenza che può manifestarsi anche dopo la conclusione di un rapporto sentimentale.
Appostamenti, messaggi insistenti, intrusioni nella vita privata, minacce e campagne denigratorie sui social non sono manifestazioni di affetto o semplici conflitti personali: quando assumono carattere persecutorio e incidono sulla libertà e sulla serenità della persona, possono configurare condotte penalmente rilevanti.
Anche la violenza digitale può diventare uno strumento di controllo, intimidazione e isolamento, rendendo ancora più difficile per la vittima ritrovare la propria tranquillità.
Nessuno ha il diritto di controllare, perseguitare o intimidire un’altra persona. La fine di una relazione deve essere rispettata.
Se si subiscono minacce, molestie o comportamenti persecutori, è importante chiedere aiuto, rivolgersi alle Forze dell’Ordine e ai Centri Antiviolenza. È disponibile anche il numero nazionale gratuito 1522, attivo 24 ore su 24, per le donne vittime di violenza e stalking.
Presunzione di innocenza: si precisa che la persona sottoposta alla misura cautelare è da ritenersi innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza.