Per oltre cinque secoli la morte di Simonetta Vespucci, la giovane nobildonna fiorentina considerata la musa di Sandro Botticelli e tradizionalmente identificata con la protagonista della celebre “Nascita di Venere”, è rimasta avvolta nel mistero.
Una nuova ricerca internazionale propone ora una diversa interpretazione: Simonetta non sarebbe morta a causa della tubercolosi, come ipotizzato in passato, ma per una grave patologia tumorale. Secondo gli studiosi, la causa del decesso sarebbe stata un’apoplessia ipofisaria, ovvero un’improvvisa espansione emorragica di un tumore benigno dell’ipofisi.
Lo studio dopo 550 anni
La nuova ricostruzione è frutto di un lavoro condotto da un gruppo internazionale di ricercatori della Queen Mary University di Londra, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e dell’Università della California.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Endocrinology, Diabetes & Metabolism, ha utilizzato un approccio multidisciplinare, combinando documenti storici, analisi delle opere di Botticelli e un algoritmo di riconoscimento facciale applicato ai dipinti.
Gli studiosi hanno confrontato i dettagli anatomici raffigurati nelle opere dell’artista con le testimonianze dell’epoca relative agli ultimi giorni di vita della giovane.
I sintomi negli ultimi giorni di Simonetta
Simonetta Vespucci morì giovanissima, a soli 23 anni, nel 1476.
Dalle lettere e dai documenti storici dell’epoca, in particolare dalla corrispondenza tra Piero Vespucci e Lorenzo de’ Medici, emergerebbe che negli ultimi mesi la donna avrebbe sofferto di diversi disturbi: forti mal di testa, allucinazioni, vomito e febbre alta.
Sintomi che, secondo i ricercatori, sarebbero compatibili con una patologia neurologica legata a un tumore ipofisario.
Lo strabismo della Venere potrebbe essere un segnale della malattia
Uno degli elementi più sorprendenti dello studio riguarda un particolare del volto della Venere di Botticelli: il leggero strabismo della figura femminile.
Per secoli questo dettaglio è stato interpretato come una scelta estetica, un particolare legato ai canoni di bellezza rinascimentali. Secondo gli studiosi, invece, potrebbe essere stato un possibile segnale della malattia.
Il tumore ipofisario ipotizzato nella ricerca avrebbe potuto provocare alterazioni ormonali e problemi alla vista, compreso lo strabismo.
Il mistero del latte nel ritratto allegorico
Un ulteriore elemento analizzato dagli esperti riguarda il dipinto “Ritratto allegorico di donna” attribuito a Botticelli, nel quale Simonetta sarebbe rappresentata con del latte che fuoriesce da un seno.
Un dettaglio particolarmente significativo, secondo i ricercatori, considerando che la giovane non aveva avuto figli.
La presenza di latte potrebbe essere collegata a un’eccessiva produzione di prolattina, un ormone che può essere prodotto da alcuni tumori dell’ipofisi.
Trauma fisico e psicologico tra le possibili cause del peggioramento
Gli studiosi hanno individuato anche alcuni possibili eventi che potrebbero aver accelerato l’aggravarsi della malattia.
Tra questi viene citato un improvviso collasso avuto dalla giovane durante una festa e, come ipotesi più discussa, una possibile aggressione sessuale attribuita ad Alfonso II d’Aragona.
Secondo la ricerca, un forte trauma fisico o psicologico avrebbe potuto contribuire alla rapida evoluzione del tumore, portando Simonetta alla morte in breve tempo.
Una nuova lettura della figura simbolo del Rinascimento
La scoperta non cambia il valore artistico della Venere di Botticelli, ma aggiunge un nuovo capitolo alla storia della donna che ha ispirato uno dei dipinti più celebri al mondo.
Simonetta Vespucci continua così a rappresentare uno dei grandi enigmi del Rinascimento: una figura trasformata dall’arte in simbolo eterno di bellezza, ma dietro la quale si nasconde la storia reale di una giovane donna vissuta oltre cinque secoli fa.