Biscotti, ciambelloni e altri alimenti preparati a casa non potranno essere portati a scuola per la merenda dei bambini della scuola dell’infanzia di Alba Adriatica. Una decisione motivata da ragioni igienico-sanitarie che ha però provocato la protesta di alcune famiglie. Dopo il confronto con i genitori, l’istituto ha modificato parzialmente le disposizioni.
Niente biscotti o ciambelloni preparati in casa per la merenda dei più piccoli. È la decisione che ha fatto discutere ad Alba Adriatica, in provincia di Teramo, dove una disposizione della dirigente scolastica Fiorenza Marano, adottata sulla base di una decisione del consiglio d’istituto, aveva inizialmente escluso la possibilità di portare da casa la merenda per i bambini della scuola dell’infanzia.
Alla base del provvedimento ci sono soprattutto ragioni igienico-sanitarie. L’obiettivo è evitare che il personale scolastico debba manipolare gli alimenti dei bambini, riducendo così il rischio di possibili contaminazioni.
Una scelta che, tuttavia, ha suscitato la reazione di diverse famiglie, abituate anche a preparare a casa semplici alimenti per la merenda dei propri figli.
Il confronto con le famiglie
La protesta dei genitori ha portato a un confronto con la scuola, mediato anche da un avvocato. Al termine del dialogo, l’istituto ha deciso di modificare parzialmente le disposizioni, introducendo alcune possibilità per i bambini che siano completamente autonomi nella gestione della propria merenda.
La questione, dunque, non riguarda soltanto ciò che i bambini possono mangiare, ma anche le modalità con cui gli alimenti possono essere consumati all’interno della scuola.
Cosa potranno mangiare i bambini
Fino all’avvio della mensa scolastica, previsto per il primo ottobre, potranno consumare la merenda i bambini che dimostrino una “totale autonomia operativa”.
Il personale scolastico non potrà intervenire per aprire confezioni, strappare involucri o maneggiare gli alimenti.
Sono quindi consentiti prodotti confezionati industrialmente in porzioni singole, frutta già tagliata e confezionata industrialmente e prodotti da forno provvisti di etichettatura.
Gli alimenti dovranno inoltre essere sistemati in contenitori che i bambini siano in grado di aprire autonomamente.
Restano invece esclusi i cibi preparati in casa, così come gli alimenti che necessitano di conservazione in frigorifero oppure che richiedono l’utilizzo di posate.
Un’altra regola riguarda la condivisione: i bambini non potranno scambiarsi le proprie merende.
Le richieste dei genitori
Il nuovo compromesso non sembra però aver chiuso completamente la discussione.
Alcune famiglie avrebbero preferito una soluzione diversa: l’introduzione di un menù settimanale per le merende, con indicazioni precise sugli alimenti consentiti e sulle modalità di conservazione.
La proposta permetterebbe, secondo i genitori, di conciliare le esigenze di sicurezza e igiene con una maggiore varietà nella scelta degli alimenti.
La vicenda riporta così al centro un tema molto concreto della vita scolastica: come garantire sicurezza e tutela dei bambini senza perdere di vista anche l’importanza di un’alimentazione equilibrata e delle abitudini familiari.
Con l’arrivo della mensa scolastica, previsto per ottobre, la questione della merenda potrebbe comunque assumere una nuova configurazione. Nel frattempo, il confronto tra scuola e famiglie prosegue, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra le esigenze organizzative dell’istituto, le regole igienico-sanitarie e le necessità dei bambini.