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Attenti ai piccoli oggetti che i bambini possono ingoiare: ami, monete, pile, parti di giocattolo

Pubblicato il 04 Ago 2018 alle 12:04pm

Attenzione ai bambini possono ingoiare di tutto e di più. Oggetti molto pericolosi per la loro salute e soprattutto vita, se non scoperti in tempo e recuperabili.

Soprattutto se si parla di bambini molto piccoli che non sanno parlare e non sanno dire che sono hanno ingerito.

Ecco allora alcuni oggetti recuperati dal corpo di bambini più piccoli, raccolti in una bacheca esposta nel reparto di chirurgia Endoscopica digestiva dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

“Qui, al ritmo di una o due volte a settimana, vengono effettuati interventi di rimozione di corpi estranei ingeriti dai piccoli”.

A rivelarlo è la pediatra – gastroenterologa Paola De Angelis, che da 22 anni si occupa di questi particolari «ripescaggi».

“Un piccolo di quasi 4 anni ha ingerito una pila a bottone di uso comune nei videogiochi e in altri dispositivi. L’ha messa in bocca e poi l’ha ingoiata. – Racconta la dottoressa De Angelis – Poco dopo ha iniziato a avvertire forti dolori addominali che hanno costretto i genitori, ignari di quanto fosse accaduto, a portarlo subito in ospedale”.

La pila però essendo molto piccola era del tutto invisibile all’esame ecografico e ad altri tipi di indagini: dopo giorni di ansia sono stati i medici del Bambino Gesù hanno scoperto la presenza della piccolissima batteria nell’esofago del piccolo grazie a una radiografia addominale, che gli ha salvato la vita.

Altro caso è quello della bambina che ha ingoiato una monetina caduta nel carrozzino.

“Caterina – racconta la dottoressa De Angelis – era una lattante di pochi mesi di vita che, chissà come, era riuscita a inghiottire una moneta da 5 centesimi facendola passare nel suo piccolissimo esofago. L’aveva trovata direttamente nel passeggino, in quanto caduta dalle tasche della mamma. I genitori se ne sono accorti perché la piccola piangeva, sembrava soffocare e cercava di vomitare. Corsi al pronto soccorso, la monetina è stata estratta con l’endoscopio. Si era fermata dietro la gola, proprio all’inizio dell’esofago, molto vicina alle vie aeree”.

Altri casi, dice la dottoressa, sono quelli di bambini che nel mangiare il lecca lecca, ingoiano anche il bastoncino di plastica difficile da visualizzare in quanto nelle radiografie non c’è traccia, unico modo per scovarlo è l’endoscopio.

La De Angelis, infine, spiega che oltre a questi oggetti, nella sua lunga esperienza clinica le sono capitati casi di ami, spilli, piccole parti di giocattoli, palline, chiavi e chi più ne ha ne metta.

Attenzione, dunque, tenete sempre d’occhio i vostri bambini, evitate di tenere in casa piccolissimi oggetti, o a portata di mano, basta un piccolo istante di distrazione e possono rischiare di perdere la vita!

Con chat e social aumenta il deficit d’attenzione nei bambini

Pubblicato il 21 Lug 2018 alle 6:37am

Gli adolescenti che usano troppo spesso lo smartphone e gli altri dispositivi multimediali hanno un rischio maggiore, quasi doppio rispetto ai loro coetanei, di sviluppare disturbi comportamentali. In particolare il cosiddetto disturbo da iperattività e deficit di attenzione (ADHD), problema che influisce sul rendimento scolastico impedendo a chi ne soffre di portare a termine compiti assegnati, prestare attenzione alle lezioni e non solo, e di concentrarsi.

A rivelarlo è un recente studio condotto dalla Università della Southern California pubblicato sul Journal of the American Medical Association, che si è concentrato sull’uso del social network, delle chat, dei messaggini e dei video in streaming, della musica online o da scaricare, piuttosto che su intrattenimenti più tradizionali quali TV e video game, spiega l’autore principale dello studio, Adam Leventhal.

“La tecnologia mobile che oggi è disponibile, può fornire stimoli di elevato impatto in maniera rapida e in ogni momento della giornata, con effetti probabilmente ancora più profondi dei media classici”.

Per questo i ricercatori Usa sono partiti da un campione di 4100 ragazzi di scuola superiore (15-16 anni), da cui hanno selezionato 2.587 giovani senza ADHD, escludendo chi già soffriva del disturbo, osservando l’emergenza di nuove problematiche comportamentali nel corso dei due anni di studio.

I 2.587 adolescenti che sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda della frequenza di uso di 14 piattaforme digitali (ad es. Facebook), dopo due anni hanno fatto rilevare la comparsa di nuovi sintomi di ADHD in questi giovani inizialmente sani.

Ecco allora che gli specialisti hanno capito che esiste una probabilità di comparsa di sintomi di ADHD nei due anni di studio per i consumatori assidui di media digitali, possibilità che è circa doppia rispetto ai coetanei che usano i media con parsimonia.

Bambino Gesù, diagnosticate 16 nuove malattie rare

Pubblicato il 14 Lug 2018 alle 8:52am

Cresce l’attività dell’ospedale pediatrico della Santa Sede. Aumentano infatti le prestazioni e i ricoveri. Quasi 2 milioni di interventi ambulatoriali (+12% rispetto all’anno precedente, +60% rispetto a 5 anni prima), e oltre 28mila ricoveri (+5% rispetto allo scorso anno), 321 trapianti di organi e tessuti.

Inoltre sono state identificate ben 16 nuove malattie rare che erano orfane di diagnosi. Più di 13mila i pazienti «casi unici o quasi». Si intensifica inoltre la produzione scientifica con 663 pubblicazioni.

Il Bambin Gesù di Roma guidato da Mariella Enoc anticipa i risultati del 2017 presentati a Roma alcuni giorni fa a San Paolo fuori le Mura insieme con i numeri del bilancio sociale.

«Il Papa ha molto a cuore il Bambino Gesù. Non mancano gesti per manifestare la sua attenzione e il suo sostegno. Lo considera strumento quanto mai valido di quella carità che gli sta tanto a cuore», dice il segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, alla presentazione del Bilancio sociale dell’Ospedale pediatrico.

Nel suo intervento il direttore generale dell’ospedale Ruggero Parrotto ha precisato: «Questo è l’Ospedale del Papa ma non riceve fondi dalla Santa Sede: è giusto così ed è giusto che si sappia. Per questo chiediamo alle istituzioni in maniera trasparente di poter avere quello che è giusto». Anche se, come notorio, non è il Vaticano a sostenere finanziariamente l’ospedale, Parolin ha voluto puntualizzare il forte sostegno del Papa alla struttura.

E ancora ha spiegato «Senza ricerca non c’è cura. L’ospedale non deve essere una azienda ma una comunità aperta e accogliente di persone orientate a una missione precisa. Nei prossimi anni faremo investimenti strutturali e tecnologici che cambieranno il volto dell’ospedale in particolare a Roma e Palidoro, sul litorale laziale. A gennaio aprirà a Villa Luisa, sulla via Aurelia, il primo hospice pediatrico del Centro-Sud Italia». Sempre a Roma, «ma ci vorranno alcuni anni abbiamo avviato il programma per la realizzazione di un grande polo ospedaliero in via di Villa Pamphili che raddoppierà la superficie del Gianicolo. Sono sfide grandi, che fanno tremare i polsi. Ma sono sfide ineludibili». Alla domanda sull’ammontare degli investimenti Enoc ha concluso: «Sulla cifra non siamo ancora in grado di valutare complessivamente – conclude – ma le acquisizioni hanno già superato i 50 milioni di euro».

Oncoematologia Pediatrica Policlinico di Pavia, nuovi spazi e nuova scuola per 8.500 bambini grazie a Sole Terre e Trenta Ore per la vita

Pubblicato il 04 Lug 2018 alle 10:27am

Grazie ai fondi raccolti da Fondazione SOLETERRE e da TRENTA ORE PER LA VITA, circa 250mila euro, sono ufficialmente terminati i lavori di riqualificazione del DAY HOSPITAL DI ONCOEMATOLIGIA PEDIATRICA del POLICLINICO SAN MATTEO DI PAVIA, iniziati lo scorso 17 marzo.

«Un vero record in termini di tempi efficacia ed efficienza e in un’ottica di psicologia ambientale dove la qualità degli spazi quotidiani diventa terapia, grazie alla bellezza e all’attenzione» – racconta Damiano Rizzi, presidente di Fondazione Soleterre e psicologo clinico.

»La realizzazione di questo progetto è per noi un grande traguardo e conferma l’impegno di Trenta Ore per la Vita nel campo dell’oncoematologia pediatrica – dichiara Rita Salci, Presidente di Trenta Ore per la Vita – siamo lieti che finalmente tanti bambini e adolescenti malati di tumore in cura al Policlinico San Matteo di Pavia potranno avere degli spazi a loro misura».

I lavori di ristrutturazione sono stati realizzati in due fasi: una prima fase ha coinvolto la scuola e il corridoio del reparto, dove è stato ammodernato il controsoffitto con colori e illuminazione, realizzate grafiche a tema e apposti nuovi arredi funzionali allo studio e alla permanenza dei piccoli in reparto; una seconda fase, invece, ha coinvolto l’atrio d’ingresso della palazzina pediatrica, dove in particolare sono state ammodernate le pareti con grafiche e colori, sono stati acquistati nuovi arredi e nuove illuminazioni.

Il progetto è stato ideato dallo studio di architettura PRINCIPIO ATTIVO Architecture Group srl (www.principioattivo.eu), realizzato grazie al contributo tra gli altri di Associazione Trenta Ore Per la Vita e il supporto del programma Televisivo Maurizio Costanzo Show. Il reparto è stato inoltre arricchito di beni e arredi donati da Fondazione Umberto Veronesi, grazie al prezioso contributo di Fondazione De Agostini, nell’ambito del progetto “Fondazione Umberto Veronesi Easy Room”, che si è ben integrato con il progetto di Soleterre, destinando spazi appositi agli adolescenti in cura. «Il progetto Fondazione Umberto Veronesi Easy Room è iniziato nel 2016 e continua tutt’ora con l’obiettivo di ricreare spazi dedicati a pazienti adolescenti al fine di migliorare la qualità delle giornate trascorse in ospedale, potendo così incoraggiare un approccio più positivo verso le cure» – afferma Monica Ramaioli, Direttore Generale di Fondazione Umberto Veronesi.

La riqualificazione del Day-Hospital di Oncoematologia Pediatrica è di fondamentale importanza per 8.500 bambini che ogni anno transitano nella struttura, in quanto rientra nel progetto di favorire quanto più possibile la de-ospedalizzazione dei pazienti oncoematologici, favorendo la somministrazione della chemioterapia e terapia di supporto in regime ambulatoriale o di ricovero diurno e permettendo così il ritorno dei bambini alla propria casa al termine della giornata. La creazione di spazi dedicati alle diverse fasce di età (in particolare per l’adolescente) soddisfa le esigenze, non solo medico-assistenziali, ma anche didattiche e ludico-ricreative delle diverse tipologie di pazienti.

Varese: impiantato a bimba neurostimolatore che blocca le crisi epilettiche

Pubblicato il 24 Giu 2018 alle 7:14am

E’ stato impiantato dai neurochirurghi dell’Ospedale di Circolo il primo neurostimolatore vagale di ultima generazione su una bambina di cinque anni.

Si tratta della paziente più giovane in Italia ad essere sottoposta a questo tipo di intervento – che in Lombardia si esegue solo in due centri – necessario per curare le forme di epilessia resistenti ai farmaci.

«L’elettrostimolatore che abbiamo impiantato intorno al nervo vago della piccola – spiega il dott. Alessandro Dario, neurochirurgo che ha eseguito l’intervento insieme alla collega Emanuela Cartini con la supervisione del primario della Neurochirurgia, Davide Locatelli – è un’apparecchiatura intelligente, davvero innovativa: sulla base del ritmo cardiaco riesce a cogliere i segnali di una crisi epilettica in arrivo e la blocca sul nascere, offrendo così alla bimba la possibilità di vivere una vita normale».

L’intervento, durato circa due ore, consiste nell’impianto di un neurostimolatore intorno al nervo vago che, tramite impulsi elettrici, evita le crisi epilettiche.

Smartphone e tablet, pediatri dicono no all’utilizzo nei primi 2 anni di vita

Pubblicato il 15 Giu 2018 alle 10:44am

I pediatri dicono no a smartphone e tablet prima dei due anni, durante i pasti e prima di andare a dormire. Hanno lanciato un vero e proprio appello attraverso la Società italiana di pediatria, che per la prima volta pubblica un documento ufficiale sull’utilizzo di cellulari e altri dispositivi elettronici da parte dei bambini da 0 a 8 anni di età. Tra le altre linee guida, la raccomandazione di limitarne l’uso a massimo un’ora al giorno nei bimbi tra i 2 e i 5 anni e al massimo due ore al giorno per quelli che hanno un’età compresa tra i 5 e gli 8 anni.

Gli esperti, infatti, hanno pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics, un documento, presentato a Roma in occasione del 74esimo Congresso italiano di pediatria, proprio in un momento in cui in Francia, ad esempio, vieta i cellulari a scuola.

In Italia otto bambini su dieci tra i 3 e i 5 anni sanno usare il cellulare dei genitori. E mamma e papà sono troppo spesso molto permissivi: il 30% dei genitori utilizza infatti lo smartphone per distrarli o calmarli già durante il primo anno di vita, mentre il 70% al secondo anno. Il documento sconsiglia, inoltre, programmi con contenuti violenti e soprattutto ribadisce il “no” al cellulare “pacificatore”.

“Nessuna criminalizzazione delle tecnologie digitali, ma come pediatri che hanno a cuore la salute psicofisica dei bambini non possiamo trascurare i rischi documentati di un’esposizione precoce e prolungata a smartphone e tablet”, ha spiegato Alberto Villani, il presidente della Società italiana di pediatria. “Numerose sono le evidenze scientifiche sulle interazioni con lo sviluppo neuro-cognitivo, il sonno, la vista, l’udito, le funzioni metaboliche, le relazioni genitori-figli”, ha aggiunto.

“E’ importante – ha notato Elena Bozzola, segretaria nazionale della Società italiana di pediatria – porre dei limiti ai piccoli e trovare dei modi alternativi per intrattenerli e calmarli. I genitori dovrebbero dare il buon esempio, limitando l’utilizzo dei dispositivi perché i bambini sono grandi imitatori”.

Consigliati quelli per bambini.

Calano in tutto il mondo le adozioni internazionali, ecco perché

Pubblicato il 26 Mag 2018 alle 6:13am

Calano in tutto il mondo le adozioni internazionali. Le cause sono certamente da ricercare in tantissimi fattori. Tra tutti spiccano, senz’altro: – la mancanza di un supporto sia di tipo economico che psicosociale alle famiglie; – la sempre maggiore complessità dei problemi psico-fisici, per traumi o malattie, di una ampia parte dei bambini adottabili (i cosiddetti bambini “special needs”); – i tempi lunghi e gli alti costi della pratica di adozione e la debole collaborazione con i Paesi di origine dei bambini.

A queste si aggiungono poi, anche la preoccupazione per la possibilità di pratiche illecite e per il clima di sospetto suscitato dai recenti scandali relativi a presunte adozioni illegali che avrebbero coinvolto anche l’Italia, la crisi economica, l’incertezza occupazionale, il fatto che tante coppie decidono tardi di avere figli e quando si accorgono di non poterli avere desistono anche dall’adottarli, considerate le tante difficoltà previste per averli.

In Italia ad esempio, le adozioni internazionali sono aumentate fino al 2010, anno in cui sono stati adottati 4.130 bambini, per subire poi un netto calo costante fino al 2016 con soli 1.872 bambini adottati (pari a una decrescita del 55%) fino al dato più basso registrato nel 2017, di cui solo 1.439 pratiche sono andate a buon fine.

Questi i dati emersi nel corso nella due giorni di lavoro “EurAdopt 2018”, Conferenza Internazionale promossa dall’omonimo network fondato a L’Aja nel 1993 e composto oggi da 26 enti che si occupano di adozioni internazionali, che si è tenuta alcuni giorni fa a Milano, dopo dieci anni grazie al contributo di CIAI – Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, ente del Terzo Settore autorizzato per le adozioni internazionali che da 50 anni si occupa dei bambini soli e abbandonati in diversi Paesi del mondo.

In Italia, nonostante le tante difficoltà e criticità, si rileva che le adozioni sono più alte che altrove. Il nostro Paese, si attesta infatti come il secondo Stato dell’accoglienza nel mondo, dopo Stati Uniti e Spagna, Francia e Canada, a dimostrazione del fatto che il sistema italiano delle adozioni internazionali, funziona e che sono veramente le famiglie che adottano un bambino di un altro posto del mondo in stato di abbandono.

“Sono dati molto significativi che implicano un’analisi più dettagliata per comprenderne motivazioni e trend futuri”, dichiara Paola Crestani, Presidente di CIAI. “La lettura non si esaurisce certo né in chiave positiva, in quanto è diminuito il numero dei bambini che hanno bisogno di trovare una famiglia all’estero, né in chiave negativa, in quanto le famiglie non si rendono più disponibili all’accoglienza in adozione. Oggi tutti gli esperti convengono su quello che definiscono un fenomeno certamente complesso: fattori culturali, sociali, scientifici, economici, religiosi e politici hanno mutato progressivamente la realtà dell’adozione internazionale in tutti questi anni, ridimensionando di fatto il fenomeno. Talvolta, però, il sistema si inceppa a causa di episodi illegali: per questo è indispensabile che ciascuno degli attori coinvolti nel processo adottivo metta in atto le misure necessarie, per ciò che gli compete, a garantire che ogni singola adozione sia fatta nel superiore interesse del minore e nel rispetto dei suoi diritti”.

Guardando ancora ad altri dati relativi alle adozioni nel nostro Paese scopriamo anche che negli ultimi due anni (2016 e 2017) il maggior numero di famiglie adottive risiede in Lombardia, circa il 16% del totale italiano. Una delle ragioni può essere ricercata nel fatto che è una delle regioni italiane più produttive in assoluto, la più ricca e perché proprio in questa Regione sono nati i primi enti autorizzati per l’adozione internazionale, ancora prima che la legge sancisse obbligatoriamente il loro ruolo con la ratifica della Convenzione de L’Aja del 1993. Attualmente la Lombardia con 29 sedi di enti che vi operano è seconda solo al Lazio, dove se ne contano 31.

Leucemia, troppa igiene può causare la patologia nei bambini

Pubblicato il 24 Mag 2018 alle 6:30am

Una recente ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Reviews Cancer, condotta da Mel Greaves, dell’Institute of Cancer Research di Londra, che ha preso in esame la leucemia linfoblastica acuta, e che colpisce un bimbo ogni 2000, ci sarebbe un legame diretto tra l’eccessiva igiene e il rischio di esordio della patologia, sottolineando che i genitori di un bimbo ammalato di leucemia “non devono in alcun modo sentirsi colpevoli della sua malattia”.

La leucemia linfoblastica acuta infantile è una rara forma di tumore dalle cause ancora ampiamente sconosciute che colpisce nel midollo osseo le cellule immunitarie che ci proteggono dalle infezioni. Si tratta della forma più comune di tumore pediatrico e rappresenta circa un terzo di tutti i casi di cancro nei bambini.

Nel suo lavoro, una revisione di trent’anni di ricerche sul tema, Greaves ha spiegato che il tumore ha origine in tre fasi. Alla base c’è un errore nel Dna del bambino, che presumibilmente si genera durante lo sviluppo uterino, dopodiché subentra il ruolo dell’eccessiva protezione dai microbi nella primissima infanzia. Infine ad intervenire è una qualsivoglia infezione che fa da grilletto a scatenare la malattia.

Per supportare ulteriormente tesi, lo scienziato ha citato anche un esempio, il fatto che la malattia sia più frequente tra i bambini delle società ricche e che è molto meno in quelle di bambini che vanno al nido e hanno fratelli grandi che li espongono ai germi. L’esperto sottolinea infine, che non è l’eccessiva igiene in sé a scatenare la patologia, perché, “La maggior parte dei casi di leucemia infantile è probabilmente prevenibile evitando che i bambini, nel primo anno di vita, siano eccessivamente protetti dal punto di vista igienico”.

Giornata Mondiale della Celiachia, in Europa l’80% dei casi non è ancora diagnosticato. E si tratta soprattutto di bambini

Pubblicato il 16 Mag 2018 alle 10:30am

La Celiachia è una malattia cronica legata all’alimentazione.

E’ la più diffusa tra i bambini in Italia e in Europa. Tuttavia gli esperti ritengono che in Europa oltre l’80% dei casi non sia ancora giunto ad una diagnosi. Con una prevalenza in continua crescita.

Condizione questa non diagnosticata che espone la popolazione al rischio di sviluppare problemi di salute e complicanze. In Italia i pazienti diagnosticati sono soltanto 200.000 – di cui solo 21.277 sono i bambini diagnosticati fino ai 10 anni -, quando si prevedono almeno 600.000 celiaci. A rilevarlo è l’Aic, Associazione italiana celiachia, in occasione della Giornata Mondiale della Celiachia che si celebra oggi 16 maggio.

La malattia come terapia prevede una rigorosa dieta a base di alimenti privi di glutine. Ma il tempo medio di attesa della diagnosi può aspettare anche otto anni a livello europeo, mentre in Italia sono 6 gli anni di accesso all’Ssn prima di sapere di essere celiaci.

La patologia può presentarsi a qualsiasi età, compreso lo svezzamento, quando viene introdotto il glutine, nell’infanzia e nell’adolescenza.

Caterina Pilo, direttore generale Aic dichiara “In particolare nei bambini, è essenziale la diagnosi precoce, per tutelare il processo di crescita e lo sviluppo, gestendo nel migliore dei modi i sintomi. Se la celiachia non viene diagnosticata, i piccoli possono incorrere in severe complicanze, tra cui perdita di peso, problemi nella crescita, ritardo della pubertà, stanchezza cronica e osteoporosi”.

Per rispondere al problema delle diagnosi nascoste, gli esperti e le associazioni di pazienti di tutta Europa sono impegnati a sensibilizzare per la diffusione di linee guida per migliorare la performance di diagnosi nei bambini. In Italia l’Associazione pazienti ha contribuito alla diffusione del “Protocollo per la diagnosi e il follow up della celiachia”, che prevede, tra l’altro, particolari linee guida per la diagnosi nei bambini e negli adolescenti.

Biscotti e merendine in 10 anni sempre più sane

Pubblicato il 24 Apr 2018 alle 8:03am

Negli ultimi dieci anni, spiega l’Aidepi, l’associazione di Confindustria che mette insieme le Industrie della Pasta e del Dolce Italiane, le merendine e i biscotti preferite da grandi e piccoli sono diventate più genuine. L’impegno è iniziato oltre 10 anni fa grazie ad “Accordi sulla riformulazione dei prodotti alimentari alla Decade di azione ONU 2016 – 2025”.

Nel dettaglio negli ultimi 10 anni il sodio contenuto nei cereali da prima colazione è stato ridotto del 61%, gli zuccheri sono stati ridotti del 29% e gli acidi grassi trans sono stati completamente eliminati. Infine la presenza di fibre è più che raddoppiata arrivando al +145%. Ma anche nei biscotti i grassi saturi sono stati praticamente dimezzati (-55%), gli zuccheri sono stati ridotti del -29% e gli acidi grassi trans sono stati completamente eliminati mentre la presenza di fibre è cresciuta del 65%. Per i cracker si è assistito dunque ad una riduzione del sodio del 35%.

Sul fronte delle merendine è stato ridotto inoltre il consumo di zucchero del -29%, i grassi saturi sono scesi del 20% e il contenuto calorico del 21,5%. Per i gelati infine le porzioni sono scese del 22%, i grassi saturi sono scesi di oltre un terzo e gli zuccheri si sono ridotti del 34%. “Siamo consapevoli che l’attività di un’impresa deve essere sempre più collegata al benessere di tutte le persone – ha affermato Paolo Barilla, presidente di AIDEPI – aiutandole a vivere meglio e portando ogni giorno nella loro vita la gioia del mangiare bene e sano. Questa consapevolezza ci ha portato – come industria italiana del dolce – a investire oltre 100 milioni di euro nel percorso decennale di miglioramento della qualità nutrizionale dei nostri prodotti”.

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