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Asma nei bambini, possibili cause

Pubblicato il 15 Mar 2020 alle 6:45am

I prodotti per pulire casa possono essere una delle cause principali di asma infantile. A dirlo un recentissimo studio condotto dalla Simon Fraser University di Vancouver, in Canada. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Canadian Medical Association Journal. (altro…)

Obesità infantile, numero aumentato di 11 volte in 40 anni

Pubblicato il 23 Feb 2020 alle 7:02am

A causa dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici, l’obesità e l’overdose di marketing “minacciano da vicino la salute e il futuro di bambini e adolescenti nel mondo”.

250 milioni sotto i 5 anni rischiano di non raggiungere il loro potenziale di sviluppo di crescita. A rivelarlo e denunciarlo è un nuovo Rapporto realizzato da Unicef, Organizzazione Mondiale della Sanità e Lancet, che mette in guardia come il mondo stia fallendo nel fornire ai bambini una vita sana e un clima adatto al loro futuro.

Tale analisi includerebbe un nuovo indice globale di 180 paesi e valuterebbe il benessere dei più piccoli in termine di salute, istruzione e nutrizione, con l’indice della sostenibilità, ovvero una misurazione indicativa delle emissioni di gas serra e i divari di reddito. “Si stima – infatti, dice lo studio – che circa 250 milioni di bambini sotto i 5 anni nei paesi a medio e basso reddito rischino di non raggiungere il loro potenziale di sviluppo, secondo misurazioni indicative sulla malnutrizione cronica e la povertà. Ma è ancor più preoccupante che ogni bambino nel mondo affronti attualmente minacce per la sua vita, a causa del cambiamento climatico e delle pressioni commerciali”.

Latte intero, ecco perché difende bambini da sovrappeso e obesità

Pubblicato il 05 Gen 2020 alle 6:11am

Bere latte intero riduce il rischio di sovrappeso e obesità infantile del 40% rispetto al comune latte scremato. A rivelarlo è uno studio condotto da ricercatori del St. Michael’s Hospital di Toronto, che ha coinvolto quasi 21 mila bambini e ragazzi di 1-18 anni ed è stato pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition. (altro…)

Quali sono le nuove malattie dell’infanzia?

Pubblicato il 24 Dic 2019 alle 8:48am

Si tratta di sovrappeso, asma, obesità, diabete e bullismo. Cambia il tipo di malattie con cui i pediatri si trovano a far fronte e aumentano anche quelle croniche che necessitano di cure particolari. Sono infatti un milione, nel nostro Paese, i bambini con bisogni assistenziali speciali, di cui circa 10 mila definiti “medicalmente complessi”, ovvero necessitano di una tecnologia per vivere, come un respiratore o la nutrizione artificiale. Queste le stime indicate nel Libro Bianco realizzato dalla Federazione Italiana delle Associazioni e Società Scientifiche dell’Area Pediatrica (Fiarped), presentato alcuni giorni fa dal Ministero della Salute.

In 40 anni non è cambiata l’assistenza pediatrica ma è cambiata l’epidemiologia. “Prima i bimbi morivano di malattie infettive, oggi le principali cause di morte sono i tumori e i traumi da incidente stradale. Inoltre – spiega Giovanni Corsello, past president Fiarped – facciamo i conti con nuove emergenze sociali e sanitarie su cui è stato fatto pochissimo. Abbiamo malattie croniche come asma e diabete in crescita esponenziale”. Ci sono poi, prosegue, ancora lo specialista con malattie genetiche rare, come cardiopatie congenite o fibrosi cistica, che prima non avevano cure, mentre sì.

“Ma spesso richiedono assistenza cronica e centri specialistici di altissimo livello, oltre alla gestione quotidiana sul territorio”. E, ancora, “grazie a cure migliori nel periodo neonatale, riusciamo a far sopravvivere i nati molto prematuri, ma possono a volte riportare danni permanenti”. A causa delle poche risorse disponibili e delle disuguaglianze sociosanitarie esistenti nel Paese, conclude, “questi bambini rischiano oggi di non ricevere una assistenza specialistica in linea con i loro bisogni e con gli standard sempre più avanzati”.

La tosse sintomo di 4 malattie, vediamo quali sono

Pubblicato il 24 Dic 2019 alle 6:09am

La tosse è un riflesso protettivo che serve a ripulire le vie aeree dalle secrezioni o da materiale inalato, come lo smog o i germi. Con un colpo di tosse viene generata all’interno dei polmoni una forte pressione verso l’esterno: le vie aeree vengono così liberate dal muco, da particelle estranee e irritanti (polveri) e da microbi, come batteri e virus, che possono provocare malattie.

La tosse è spesso causa di ansia e sonno agitato, sia per i bambini che ne soffrono sia per i genitori, ma in generale, se non disturba la vita quotidiana del piccolo e scompare dopo 3 o 4 giorni, non serve andare dal pediatra. La visita è invece opportuna in caso di tosse persistente che dura anche per molti giorni, tanto da ostacolare le normali attività quotidiane, oppure in caso di febbre (soprattutto se superiore a 39°C). C’è anche un altro tipo di tosse: quella che compare all’improvviso e in modo violento. In questo caso potrebbe trattarsi di inalazione di un corpo estraneo e occorre chiamare subito il numero unico di emergenza 112 (o il 118).

Nella grande maggioranza dei casi la tosse va via entro tre settimane: in questo caso si parla di tosse acuta. Il più delle volte quest’ultima è causata da infezioni virali che colpiscono le alte vie aeree e non esiste una cura specifica per placarla. Ci sono invece forme di tosse che si protraggono per oltre otto settimane: è la forma cronica e richiede una verifica delle cause. Può essere determinata da patologie quali sono: reflusso gastroesofageo, rinosinusite, asma bronchiale, fibrosi cistica, deficit immunitari, discinesia ciliare.

I pediatri visitano i bambini i cui genitori riferiscono che la tosse dura da mesi, ma di regola non si tratta delle gravi forme croniche bensì di episodi acuti (per esempio rino-faringiti, laringiti o tracheo-bronchiti) che si ripetono per una continuata esposizione ai microbi che i bambini (soprattutto di 2-4 anni) subiscono frequentando i coetanei, come a scuola, in piscina, in palestra o all’aria aperta.

Influenza, quasi un milione di persone già colpite

Pubblicato il 13 Dic 2019 alle 6:13am

Nella settimana precedente i contagi dal virus influenzale, sono stati 177.000, portando, così, a 887.000 il totale degli allettati da inizio stagione, ovvero molto vicino al milione di casi. A fare il punto della situazione di questo picco influenzale di fine anno, ci pensa il bollettino Influnet, a cura del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità(Iss). (altro…)

Ossiuriasi, parassiti intestinali, più contagiati i bambini: ecco perché

Pubblicato il 09 Dic 2019 alle 8:42am

L’ossiuriasi è un’infezione parassitaria intestinale che colpisce prevalentemente i bambini in età scolare e pre-scolare. Si stima che 1 bambino su 4 possa contrarre l’Enterobius vermicularis, parassita responsabile dei fastidiosi sintomi di questa infezione. (altro…)

Carie nei bambini, come prevenirla

Pubblicato il 04 Dic 2019 alle 6:11am

La carie, uno dei disturbi cronici infantili più diffusi al mondo, colpisce dapprima lo smalto, la superficie più esterna del dente, per poi arrivare sino ai tessuti interni, ossia colpire anche la dentina e la polpa, spesso scatenando dolore dopo essere entrati in contatto con cibi e bevande caldi o freddi e con alimenti e bibite zuccherati. Tuttavia prevenire la carie nei bambini, che sono i soggetti più a rischio, si può: ecco come fare.

Se la flora batterica si deposita nella cavità orale, magari a causa di una scorretta igiene orale, si mette in moto il processo infiammatorio carioso. A spiegarlo gli specialisti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, che parlano di microorganismi, attraverso il loro metabolismo, trasformando i carboidrati del cibo in acidi che, a loro volta, avviano la demineralizzazione del dente. Una condizione questa che è in grado di deteriorare a lungo lo smalto dentale e contribuire alla formazione di una cavità. Anche la predisposizione individuale (avere una certa acidità della saliva o presenza di carie in famiglia) e l’uso di particolari farmaci possono indurre più facilmente questo tipo di processo corruttivo a carico del dente.

I bambini più colpiti sono quelli sotto i 2 anni di età a causa dell’assunzione prolungata, anche attraverso il ciuccio e il biberon, di bevande zuccherate, latte e miele (per farli addormentare o smettere di piangere).

Tale sindrome, viene chiamata dagli esperti come “Baby bottle caries”, ossia, sindrome della carie da biberon.

Ma come prevenirla?

I dentisti raccomandano

1- Pulire sempre la bocca del neonato. Anche se il piccolo non ha ancora denti da latte, dopo ogni pasto bisogna detergere la sua cavità orale con una garza inumidita. 2 – A ogni dente il suo spazzolino. Anche i primi dentini da latte vanno lavati, preferibilmente con uno spazzolino piccolo, specifico per bambini, e con setole morbide e flessibili. 3- Dopo i 2 anni si diventa “grandi”. Al compimento di questa età, bisogna lavare i denti tre volte al giorno, dopo i pasti principali, con uno spazzolino elettrico roto-oscillante, considerato dai dentisti lo strumento migliore per rimuovere la placca nel cavo orale. 4 – Usare il dentifricio al fluoro. Questa sostanza è fondamentale in termini di prevenzione della carie perché si fissa allo smalto rendendolo più “resistente” ai processi degenerativi. Da 1 a 6 anni la concentrazione di fluoro deve essere di 1000 ppm; sopra i 6 anni può salire fino a 1450 ppm. 5 – Pulire gli spazi interprossimali. La placca tende a depositarsi tra un dente e l’altro, e quindi usare lo spazzolino può certamente fare anche la differenza. 6- Dare al bambino pochi zuccheri. Questi composti favoriscono la formazione del processo carioso, quindi tendenzialmente bisogna seguire una dieta povera di zuccheri semplici. In tal senso, bisogna evitare l’utilizzo del biberon con latte e camomilla prima di andare a letto o l’utilizzo del ciuccio con miele o zucchero. 7 – Fare visite di controllo. Anche se può sembrare precoce, la prima visita dal dentista andrebbe fatta già all’età di un anno.

Polmonite, solo nel 2018 800mila bambini, con meno 5 anni di età, sono morti nel mondo

Pubblicato il 15 Nov 2019 alle 8:54am

Nel 2018, sono oltre 800mila i bimbi con meno 5 anni di età morti nel mondo a causa della polmonite: uno ogni 38 secondi. La maggior parte di loro aveva meno di due anni, e circa 153.000 bambini sono morti nel primo mese di vita. L’Unicef e altre organizzazioni mondiali (IsgGlobal, Gavi, Save the Children, Every Breath Counts, Unitaid) hanno lanciato un appello, per la Giornata mondiale contro la polmonite, per avviare un’azione globale.

“Ogni giorno, sono circa 2.200 i bambini sotto i 5 anni che muoiono a causa di una polmonite. Una malattia curabile e quasi sempre prevenibile”, a dirlo è anche Henrietta Fore, direttore generale dell’Unicef. Un maggior numero di bambini sotto i 5 anni è morto a causa di polmonite nel 2018 rispetto a qualsiasi altra malattia: 437.000 bambini sotto i 5 anni sono morti per diarrea e 272.000 per malaria. Oltre la metà delle morti di bambini a causa di polmonite è avvenuta in soli 5 paesi: Nigeria (162.000), India (127.000), Pakistan (58.000), Repubblica Democratica del Congo (40.000) ed Etiopia (32.000). Sempre nel 2018, 71 milioni di bambini non hanno ricevuto le tre dosi raccomandate di Pcv (vaccino pneumococcico coniugato), esponendoli a un rischio maggiore di contrarre la malattia. A livello globale, il 32% dei bambini con una sospetta polmonite non viene portato nelle strutture sanitarie. Oggi solo il 3% delle spese attuali per le ricerche per le malattie infettive a livello globale è destinata alla polmonite, nonostante la malattia causi il 15% delle morti nei bambini sotto i 5 anni. Le sei organizzazioni chiedono alle nazioni di attuare strategie per il controllo della malattia.

A gennaio ospiteranno i leader mondiali al Global forum sulla polmonite nei bambini che si terrà in Spagna insieme alle fondazioni “la Caixa” e Bill and Melinda Gates e Usaid.

Balbuzie, in aumento i casi. Ma come superare questo problema?

Pubblicato il 26 Ott 2019 alle 6:25am

La balbuzie non è altro che, un disordine del ritmo della parola nel quale il soggetto sa di preciso cosa intende dire, ma nello stesso modo non è in grado di dirlo. È un insieme di alterazioni del ritmo e della fluidità dell’espressione verbale. Nella stragrande maggioranza dei casi è vissuto con grande disagio psicologico da chi ne soffre. Soprattutto se si fa un certo tipo di lavoro.

I casi di balbuzie in Italia sono aumentati dell’8% negli ultimi dieci anni. La notizia arriva dal primo convegno italiano sui disturbi della fluenza verbale, in corso dal 25-26 ottobre a Calenzano alle porte di Firenze con il patrocinio della Federazione Logopedisti Italiani (FLI), del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino e della Sapienza Università di Roma.

C’è, però, anche una bellissima notizia. Tre casi su 4 possono recuperare la fluidità nel linguaggio. Come? Se la balbuzie è affrontata agli esordi prima dei sette anni. Quando invece, si arriva all’adolescenza è molto più complicato. Si può migliorare ma non completamente come invece capita per i bambini. Nell’adulto è ancora più difficile, per la prolungata esposizione a questo disturbo del linguaggio.

In Italia questo disturbo, colpisce il 17% dei bambini. Interessa di più gli uomini, rispetto alle donne con un rapporto di 4:1.

I giovani i più numerosi: due ragazzi contro una ragazza.

L’approccio terapeutico prevede il lavoro tra un logoterapeuta e uno psicologo. La terapia in media dura dai sei ai 12 mesi. La balbuzie spesso sparisce da sola soprattutto quando si manifesta prima dell’età della scuola elementare. Se questo disturbo invece, del linguaggio dura più di un anno, occorre rivolgersi subito a uno specialista. Chi soffre di balbuzie spesso ha problemi legati all’autostima che possono incidere anche in modo significativo sulla qualità della loro vita.