serotonina

Il nesso tra Serotonina, disturbo bipolare e maniacale

Pubblicato il 11 Mar 2019 alle 11:19am

La serotonina, ormone della felicità, è il fulcro attorno al quale ruotano i meccanismi che si trovano alla base delle possibili vie di guarigione della depressione. Tale ormone, deve essere presente nell’organismo a sufficienza, onde evitare il brusco e persistente calo dell’umore. Un deficit di questo neurotrasmettitore però, potrebbe, anche determinare altri tipi di disturbi psichici.

Il disturbo bipolare, è una malattia che riguarda l’alterazione del tono dell’umore caratterizzata da un’alternanza regolare di episodi di depressione maggiore ed episodi di mania (bipolare tipo 1) o di ipomania (bipolare tipo 2). I riscontri di questo possibile scenario sono stati scoperti da un gruppo di ricerca che ha condotto uno studio presso l’Università di Pisa, pubblicato sulla rivista «Scientific Reports»: il primo a dimostrare l’esistenza di un legame causale fra la riduzione dei livelli di serotonina nel cervello e l’insorgenza del disturbo bipolare.

Lo studio incentrato su sperimentazione condotta su topi, a cui veniva inibita la produzione di serotonina (e subito dopo mostravano comportamenti strani, come per esempio la perdita del senso del rischio, assimilabili a quelli delle persone che soffrono di disturbo maniacale) ha rivelato che se agli stessi animali veniva somministrato l’acido valproico, un farmaco comunemente usato per la cura del disturbo bipolare, i loro tratti comportamentali cambiavano e si normalizzavano.

Oltre all’analisi comportamentale, i ricercatori hanno condotto lo studio anche sulle cellule nell’ippocampo, dove i geni sono risultati essere più attivi proprio in corrispondenza della fase maniacale.

«Il nostro studio ha permesso di associare il deficit di serotonina allo sviluppo di sintomi riconducibili alla sindrome maniacale – spiega Massimo Pasqualetti, docente di biologia dello sviluppo e neuroscienze dell’ateneo toscano, coordinatore della ricerca -. Abbiamo dimostrato che la cosiddetta molecola della felicità è fondamentale per attenuare lo stress dettato da fattori di origine ambientale, mentre senza di essa il nostro cervello è più attivo: da qui appunto la fase maniacale che fa da contraltare alla depressione».

Ansia e attacchi di panico associati a carenza di vitamine

Pubblicato il 02 Feb 2019 alle 7:35am

Se volete dormire meglio, essere meno stressati e più felici senza assumere farmaci e simili, ecco cosa dovete fare.

Secondo uno studio, condotto nel 2013 dai ricercatori dell’Okayama University Medical School, sarebbe possibile prevenire gli attacchi di panico e l’iperventilazione nelle persone a rischio semplicemente con la giusta alimentazione.

Sì avete capito bene. Una delle cause più comuni degli attacchi di panico è tra l’altro anche il basso livello di serotonina nel corpo.

La serotonina è il neurotrasmettitore responsabile della regolazione delle sensazioni di benessere, felicità e appagamento. Il corpo umano sintetizza la serotonina dall’amminoacido triptofano in un processo che viene associato anche alla giusta quantità di vitamina B6 e di ferro.

Lo studio citato ha analizzato i livelli di ferro e di vitamina B6 in pazienti che avevano avuto un grave attacco di panico o di iperventilazione indotta dal panico. I ricercatori hanno scoperto che i livelli sia della vitamina B6 che del ferro erano notevolmente più bassi nelle persone che avevano avuto gli attacchi rispetto alle persone con livelli normali di entrambi. Questo studio è estremamente importante per le persone che soffrono di ansia, poiché potrebbe aiutare a prevenire l’improvvisa insorgenza delle emozioni. Una parte essenziale della gestione dell’ansia, quindi, potrebbe essere prevenuta con una dieta che contenga cibi ricchi di vitamina B6 e ferro. Il consumo di cibi integrali, noci, semi, frutta e verdure fresche e la rinuncia a cibi lavorati o confezionati possono migliorare notevolmente la salute mentale.

Cibi ricchi di vitamina B6: patate dolci, alga spirulina, semi di canapa, fagiolini, quinoa, lenticchie, fiocchi di avena, patate, semi di girasole, banane, avocado, asparagi, mandorle, anguria, noccioline, fagioli, spinaci, nocciole, pistacchi, prugne secche, cavolo, cavolfiori, zucca, cavoletti di Bruxelles, cuori di palma, platano, ananas, ceci, carciofi, fichi.

Cibi ricchi di ferro: semi di chia, aneto, prezzemolo, alghe marine, spinaci, piselli, melassa, quinoa, mandorle, uvetta, carciofo di Gerusalemme, ceci, foglie di Tarassaco, spugnole (funghi), semi di zucca, semi di canapa.

Mangiare con costanza questi alimenti non solo migliorerà il vostro umore, combatterà gli attacchi d’ansia, ma migliorerà anche la vostra salute in generale.

Eiaculazione precoce psicologica, le erbe che aiutano a superarla

Pubblicato il 29 Dic 2018 alle 8:10am

Un pool di esperti suggerisce che, contro l’eiaculazione precoce data da fattori psicologici, è possibile sfruttare gli effetti positivi di un mix di erbe composto da Griffonia simplicifolia, Passiflora incarnata e Valeriana officinalis.

Ecco come funziona questo insieme di erbe sul cervello maschile.

Quando l’eiaculazione precoce è influenzata da fattori psicologici, gli esperti consigliano di affidarsi a questo mix di erbe che fanno effetto dopo tre mesi dal trattamento.

Il presidente della Sia, Società italiana di andrologia, Alessandro Palmieri spiega che “Il riflesso dell’eiaculazione è la risposta all’interazione complessa di stimoli a livello del sistema nervoso centrale e periferico, in cui gioca un ruolo chiave la serotonina”. In pratica, quando aumenta nel sistema nervoso centrale la serotonina ha un effetto inibitorio sull’eiaculazione e ne ritarda la comparsa: infatti l’eiaculazione precoce in alcuni pazienti può essere associata a una ridotta concentrazione di serotonina.

Gli esperti consigliano questo trattamento di tre mesi in grado di ridurre del 40% l’entità dei sintomi. Queste tre erbe insieme aiutano a restare più calmi, concentrati e quindi con meno ansia da prestazione. Nello specifico il composto deve contenere:

– Griffonia simplicifolia, un arbusto rampicante originario dell’Africa centrale e occidentale e ricco di 5-idrossitriptofano, un amminoacido naturale precursore della serotonina, neurotrasmettitore importante per il tono dell’umore e per la regolazione del comportamento in caso di stress – Passiflora incarnata, in grado di favorire il relax senza dare sonnolenza con proprietà antidepressive e un’azione assimilabile all’uso di benzodiazepine. – Valeriana officinalis, il cui principio attivo ha un effetto calmante che agisce sull’ansia da prestazione.

Attenzione però, prima di pensare ad assumere questo mix di erbe officinali, il consiglio degli esperti è quello di rivolgersi sempre al proprio andrologo di fiducia, per una valutazione soggettiva.

Serotonina: scoperto il meccanismo che regola il suo funzionamento nei circuiti che controllano i movimenti

Pubblicato il 29 Giu 2018 alle 7:28am

La molecola della felicità, il meccanismo che regola il funzionamento della serotonina nei circuiti che controllano i movimenti e che permettono di adattarsi a nuove situazioni emotive e motorie, è stato ricostruito nel corso di una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Neuron, coordinata dal nostro Paese con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e il dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e l’università Sorbona di Parigi. (altro…)

Molecola del sorriso filmata nel cervello

Pubblicato il 03 Nov 2017 alle 6:35am

E’ stata filmata per la prima volta l’attivazione nel cervello della serotonina, la cosiddetta molecola del “sorriso”. Un esperimento, i cui dati raccolti, sono stati pubblicati nei giorni scorsi sulla prestigiosa rivista Cell reports, per mano dei ricercatori dell’Università di Cagliari. (altro…)

Depressione, dai funghi allucinogeni, una sostanza per curarla

Pubblicato il 20 Mag 2016 alle 8:34am

Realizzato con successo un piccolo trial clinico su 12 pazienti, pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Psychiatry, che è riuscito a dimostrare, per la prima volta in assoluto, la possibilità di usare la “psilocibina”, una sostanza attiva contenuta nei funghi allucinogeni per curare la depressione incurabile, e altri distrurbi depressivi in quei soggetti che non traggono giovamento dai più comuni farmaci antidepressivi.

Dalla sperimentazione condotta, gli scienziati si sono accorti infatti, che gli effetti sono perdurati anche fino a tre mesi dalla somministrazione di una singola dose del composto.

Lo studio, condotto dall’Imperial College di Londra, sostiene infatti che nella depressione incurabile il paziente resta come intrappolato per anni nei suoi pensieri negativi e ipercritici. Che la psilocibina è in grado di sprigionare, liberando così il paziente dal gioco della depressione.

La psilocibina, spiegano ancora i ricercatori, ha come bersaglio nel cervello gli stessi recettori del ”neurotrasmettitore del buon umore” – la serotonina – tradizionalmente considerato come un attore principe nei disturbi depressivi.

Da qui, concludono gli esperti, condurre una sperimentazione clinica su un numero piu’ esteso di pazienti sarà il passo successivo da compiere.

Antidepressivi in gravidanza, aumenta il rischio di partorire un figlio autistico

Pubblicato il 17 Dic 2015 alle 7:14am

Secondo gli esperti, l’assunzione quotidiana di antidepressivi durante la gravidanza può aumentare di molto il rischio nel bambino di sviluppare un disturbo dello spettro autistico.

I ricercatori canadesi hanno infatti scoperto che la probabilità di ricevere una diagnosi del genere è cresciuta dell’87% per i figli di donne che avevano assunto antidepressivi negli ultimi sei mesi della gravidanza.

Secondo i risultati emersi almeno il 10% di future mamme che assumono antidepressivi durante la gravidanza sono a rischio. Un risultato importante visto che fino al 10% delle donne deve fare i conti con la depressione durante il suo periodo di gravidanza.

Lo studio guidato dal professor Anick Bérard ha preso in esame la provincia del Quebec, esaminando in 11 anni gravidanze e nascituri tra il 1998 ed il 2009, scoprendo così che su 145.456 neonati nati al termine dei 9 mesi, 1.054 (0,72%) avevano ricevuto una diagnosi di disordine dello spettro autistico.

Pubblicata su Jama Pediatrics lo studio rivela come, l’assunzione di antidepressivi in gravidanza possa aumentare sensibilmente il rischio di mettere al mondo un figlio autistico.

L’età media alla prima diagnosi evinta dai ricercatori era di 4,6 anni, mentre, l’età media dei bambini al termine del follow-up era di 6,2 anni. Ad essere sotto accusa sarebbero sopratutto gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, in particolare se assunti nel corso degli ultimi due trimestri della gestazione, perché in grado di provocare l’autismo.

Lo studio ha però ha delle limitazioni, dettate dal fatto che non sono stati presi in esame altri fattori, come ad esempio lo stile di vita delle madri e la mancanza dettagliata dell’associazione tra il rischio di autismo e altri tipi di antidepressivi e dosaggi.

Ecco i cibi che ci aiutano a superare lo stress e a mantenerci in forma durante le festività natalizie

Pubblicato il 11 Dic 2013 alle 10:29am

Un gruppo di nutrizionisti della Washington University, ha rivelato i cibi che aiutano a superare lo stress durante il periodo delle festività natalizie e dunque delle abbuffate, evitando anche l’aumento di peso. (altro…)

L’ormone della felicità ha sede nell’intestino

Pubblicato il 15 Giu 2012 alle 8:59am

I livelli di serotonina che sono presenti nel cervello e l’ormone della felicità indispensabili allo sviluppo della depressione, risulterebbero condizionati dalla quantità di batteri presenti nel nostro intestino nel corso della vita. (altro…)

Mal d’autunno: ne soffrono soprattutto le donne

Pubblicato il 29 Set 2011 alle 8:33am

E’ chiamato ”mal d’autunno” ed è un disturbo poco conosciuto ma colpisce 12 milioni di italiane. I sintomi sono diversi, parliamo di: disturbi dell’umore, attacchi di fame, insonnia, e calo del desiderio. (altro…)