Confindustria: per Giorgio Squinzi “le imprese muoiono di fisco”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 29 Ott 2012 alle ore 6:30am

Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, nel corso del XXVII Convegno di Capri dei Giovani Imprenditori di Confindustria ha detto: “Le nostre aziende stanno soffrendo, forse anche morendo di fisco“.

Secondo Squinzi in questo momento ci vorrebbe “una spending review molto più decisa e tutti i fondi che si liberano dovrebbero essere destinati alla riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori, le imprese, i cittadini“.

Il leader degli industriali, non ha nemmeno perso l’occasione per dire la sua sulle manovre di Palazzo Chigi sostenendo che “il Governo Monti sta facendo delle cose ma non tutte quelle necessarie per il salto di qualità“.

Dello stesso parere è il presidente dei giovavi industraili, Jacopo Morelli, che, nel discorso di apertura (venerdì 26 ottobre) ha detto: “il rigore è essenziale per il nostro credito internazionale e l´Italia ha già superato i controlli. Lo ha fatto sostenendo il peso di una pressione che, per chi paga onestamente le tasse, è cresciuta così tanto da diventare una confisca“.

Morelli inoltre ha evidenziato che la pressione fiscale in Italia, toccherà nel 2012 il 45% del Pil. Si tratta in effetti di un cuneo fiscale e contributivo tra i più elevati dell´Ocse: il 53% contro una media della Ue del 41%.

E che l´onere delle tasse sulle imprese italiane di quest´anno sarà anche superiore al 68%.

Il direttore generale di Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni ha invece affermato che “la pressione fiscale è eccessiva, soprattutto su chi paga regolarmente le imposte“, aggiungendo che “Bisogna riallocare il carico fiscale, ridurre le imposte su lavoro e imprese e trovare i fondi altrove, attraverso la riduzione delle spese improduttive e dell’evasione e, nei limiti del possibile, caricando le quote più alte di reddito e ricchezza del Paese“.

Saccomani da parte sua ha voluto però difendere la politica adottata dal Governo, sostenendo che purtroppo non c’erano altre strade da seguire per fronteggiare la crisi.