crisi economica

La crisi del settore musicale a causa del Covid – 19: la richiesta di un intervento mirato per salvare l’intera filiera

Pubblicato il 21 Apr 2020 alle 6:48am

Le principali associazioni che rappresentano l’intera filiera imprenditoriale della musica, dal live alle case discografiche, e gli editori musicali, hanno inviato ieri al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai Ministri dei beni Culturali e dell’Economia, Franceschini e Gualtieri, una serie di interventi in cui evidenziano lo stato di crisi del settore a causa del coronavirus e la necessità di misure urgenti da mettere subito in atto, per un comparto che, secondo i dati per Italia Creativa da EY, vale quasi cinque miliardi di euro, occupando oltre 169 mila persone.

Le associazioni firmatarie sono: AFI, Anem, Assomusica, FEM, FIMI e PMI.

Con il decreto del 4 marzo 2020 il Governo ha sospeso le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura. In seguito sono state chiuse anche le attività commerciali, esercizi attivi nell’esercizio della vendita di musica registrata.

L’impatto di tali interventi è subito emerso nella sua complessità, e veridicità. Secondo Assomusica, a fine stagione estiva, le perdite saranno di circa 350 milioni di euro, solo per il settore del live.

A queste si andranno ad aggiungere anche quelle legate all’indotto musicale, che ammontano a circa 600 milioni di euro, solo per gli eventi di musica popolare contemporanea, a cui lavorano circa 60 mila persone: famiglie e imprese che necessitano di uno sforzo e un supporto finanziario straordinario e duraturo da parte delle Istituzioni governative italiane.

A questa situazione, si aggiunge poi, anche l’aspetto relativo ai diritti d’autore non corrisposti da chiusura degli esercizi commerciali, discoteche, palestre ed altri luoghi di aggregazione. Il potenziale danno, per gli autori e gli editori musicali, è stimato da Siae in termini di mancati incassi per un totale euro 200 milioni, cifra destinata a crescere ulteriormente in base alla durata dell’emergenza sanitaria e in base alle tempistiche di graduale riapertura delle diverse attività legate al settore musicale. Le vendite di dischi e CD sono crollate ad esempio, di oltre il 70% tra i mesi di marzo e di aprile (dati FIMI) e anche il digitale ha subito delle perdite, a causa della contrazione di novità in uscita, ricavi in meno per 100 milioni di euro.

Infine, il fermo delle attività musicali, ha portato già perdite di posti di lavoro, e a musicisti, tecnici, ecc che in questi mesi non percepiranno alcun compenso.

Gli interventi urgenti richiesti allo Stato, sono i seguenti:

1) Aumento del fondo emergenze (Art. 89 – DL Cura Italia) a 200 milioni ed elaborazione di criteri oggettivi per la ripartizione del Fondo Em ergenze di cui all’art. 89 per i settori culturali colpiti dalla pandemia 2) Un contributo a fondo perduto per i mesi perduti a causa del lockdown alle imprese musicali 3) Sospensione di tasse e contributii per le industrie del settore musica per l’esercizio 2020, posticipando le contribuzioni con un meccanismo di rateizzazione pluriennale 4) Estensione della durata dei voucher da 12 a minimo 18 mesi per i concerti annullati (art. 88 DL Cura Italia) 5) Creazione di un bonus cult ura per le fam iglie (estendendo l’attuale bonus per i diciottenni). L’estensione del tax credit per le produzioni musicali, oggi previsto solo per l’opera prima, seconda e terza a tutte le produzioni, così come avviene nel cinema 6) IVA al 4% per la musica e lo spettacolo, così come avviene per i libri 7) L’annunciato “reddito di emergenza” deve coinvolgere anche figure anomale, contratti a chiamata e precari vari, del settore dello spettacolo ad oggi non ricompresi nell’articolo 38 relativo all’indennità ai lavoratori dello spettacolo, articolo che ha introdotto troppe variabili che esclude moltissimi lavoratori 8) Revisione delle pendenze erariali per gli organizzatori di spettacoli dal vivo per appianare tutte le asimmetrie nell’applicazione dell’IVA sugli spettacoli dal vivo 9) Apertura di un tavolo tecnico di confronto con il Comitato tecnico-scientifico e la Task Force presieduta dal Dott. Colao con la presenza di una rappresentanza delle Associazioni in grado di fornire indicazioni sugli strumenti di controllo e prevenzione da adottare in futuro alla ripresa delle attività live. 10) Certezza sui tempi per la ripresa delle attività ai fini di una efficace programmazione dei lavori.

Mezzo milione di italiani non può comprare i farmaci, sono soprattutto le famiglie con figli

Pubblicato il 05 Dic 2019 alle 9:52am

Il 7° Rapporto sulla povertà sanitaria, presentato in questi giorni a Milano dalla Fondazione Banco Farmaceutico e BFResearch annuncia che è in costante aumento la povertà sanitaria in Italia. Quest’anno, ad esempio, sono quasi mezzo milione le persone (473.000 per la precisione) non hanno potuto acquistare i farmaci di cui avevano bisogno per ragioni economiche e la richiesta di medicinali da parte degli enti assistenziali ha raggiunto il picco degli ultimi 7 anni con oltre un milione di confezioni di medicinali (+4,8% rispetto al 2018). (altro…)

Crollo consumi, chiudono 14 negozi al giorno

Pubblicato il 23 Lug 2019 alle 10:58am

La crisi del commercio non accenna a diminuire: dopo la debole ‘ripresa’ degli anni passati, è tornata a frenare la spesa delle famiglie. Se non ci saranno inversioni di tendenza, in questo anno in corso, si chiuderà certamente, senza ombra di dubbio alcuno, con una flessione del -0,4% delle vendite, per oltre 1 mld di euro in meno rispetto al 2018.

Questo il risultato preannunciato dall’indagine Confesercenti che parla della situazione peggiore rispetto agli ultimi 4 anni.

A stimarlo in una nota in cui calcola anche, come già siano 32mila i negozi chiusi rispetto al 2011.

Una “emorragia che ha bruciato almeno 3 miliardi di euro di investimenti delle imprese” mentre nel 2019 si apprestano a sparire altre 5mila attività commerciali, al ritmo di 14 al giorno.

Nel Report c’è scritto che a pesare è sopratutto il mancato recupero della spesa delle famiglie italiane, che ancora oggi sono costrette a spendere annualmente 2.530 euro in meno rispetto al 2011.

Italia, da non credere, oltre 4000 suicidi l’anno!

Pubblicato il 06 Gen 2019 alle 5:05am

I decessi per suicidio in Italia sono in netta diminuzione sia in valori assoluti che in quelli in percentuale sulla popolazione italiana. Il dato che è stato inserito nell’Annuario Istat del 2018, relativo all’anno però del 2015. (altro…)

Crisi nera per l’artigianato in Italia. In 8 anni chiuse 158.000 aziende

Pubblicato il 27 Ago 2017 alle 10:02am

Negli ultimi 8 anni l’Italia ha perso quasi 158.000 imprese attive tra botteghe artigiane e piccoli negozi. (altro…)

In Italia, nel 2016 sono 4,7 milioni le persone in povertà assoluta

Pubblicato il 15 Lug 2017 alle 7:11am

Secondo l’ultima relazione stilata dall’Istituto di Statistica, un milione e 619mila famiglie, il 6,3% di quelle residenti in Italia, è in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni e 742mila persone, ovvero il 7,9% della popolazione totale. (altro…)

Aumenta il divario tra Nord e Sud. Nel Meridione un italiano su due a rischio povertà

Pubblicato il 25 Giu 2017 alle 8:21am

Cresce il divario tra nord e sud. Negli ultimi anni di crisi economica, il divario sociale ed economico tra Nord e Sud si è sensibilmente accentuato. (altro…)

Ericcson, fallito anche l’ultimo tentativo di evitare i licenziamenti

Pubblicato il 13 Set 2016 alle 6:10am

Fallito anche l’ultimo tentativo per evitare i licenziamenti. Il tavolo convocato al ministero del Lavoro per discutere della vertenza Ericsson non ha prodotto un buon risultato.

Nessun accordo è stato raggiunto con la multinazionale svedese sul destino dei lavoratori in esubero (385 su scala nazionale di cui 147 a Genova). Confermato lo sciopero nazionale per il 14 settembre.

“L’azienda da stasera può mandare le lettere di licenziamento, anche se prenderà 5 giorni di tempo per trovare persone che volontariamente lascino l’azienda con un incentivo”, spiega a Primocanale Marco Paini della RSU SLC. “Abbiamo trovato un muro contro muro, l’azienda non ha accettato alcuna proposta. La nostra lotta non può finire qua, questa serie di procedure di licenziamento ha portato a iniziative su Genova che proseguiranno”.

Istat: 4,6 milioni di italiani in povertà assoluta, le famiglie numerose le più colpite dalla crisi

Pubblicato il 15 Lug 2016 alle 8:55am

Nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta erano 1 milione e 582 mila rispetto ad una popolazione di 4 milioni e 598 mila, individui, numero più alto dal 2005 a oggi.

A rivelarlo è l’Istat nel Rapporto annuale sulla povertà in Italia. L’incidenza della povertà assoluta si mantiene sempre secondo l’Istat stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie, registrando variazioni annuali statisticamente non significative (6,1% delle famiglie residenti nel 2015, 5,7% nel 2014, 6,3% nel 2013); cresce invece se tale varaizione viene misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013).

Anche la povertà relativa risulta essere stabile nel 2015 in termini di famiglie (2 milioni 678 mila, pari al 10,4% delle famiglie residenti dal 10,3% del 2014) mentre aumenta in termini di persone (8 milioni 307 mila, pari al 13,7% delle persone residenti dal 12,9% del 2014).

L’andamento registrato nel 2015, spiega ancora l’ Istat, si deve principalmente all’aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e a famiglie di stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose.

L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0%), di persone (da 5,7 a 6,7%) ampliando il fenomeno tra le famiglie di soli stranieri (da 24,0 a 32,1%).

Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni del centro (l’incidenza aumenta dal 5,3 del 2014 al 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).

L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se diplomata l’incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare). Si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%) e rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,8%).

Situazione di povertà che aumenta tra le famiglie con una persona di riferimento operaio (18,1% da 15,5% del 2014) o di età compresa fra i 45 e i 54 anni (11,9% da 10,2% del 2014). Peggiorano anche le condizioni delle famiglie con membri aggregati (23,4% del 2015 da 19,2% del 2014) e quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (29,0% da 23,9% del 2014), soprattutto nel Mezzogiorno (38,2% da 29,5% del 2014) dove risultano relativamente povere quasi quattro famiglie su dieci.

Sanzioni alla Russia uccidono il Made in Italy, a rimetterci gli agricoltori del Veneto e della Lombardia

Pubblicato il 01 Lug 2016 alle 9:27am

L’ennesimo prolungamento da parte dell’Europa delle sanzioni contro Mosca, l’embargo di risposta sui prodotti europei da parte del Cremlino è stato prorogato fino alla fine del 2017. Ma il conto delle sanzioni che ha pagato e sta pagando l’Italia è davvero salatissimo, si stimano infatti oltre 3,6 miliardi di esportazioni già persi.

Fra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare: i prodotti italiani da sempre esportati in Russia oggi vengono sostituiti da prodotti provenienti da altri Paesi. La Coldiretti chiede lo stop immediato di ogni regime sanzionatorio.

Fra le regioni più colpite risultano il Veneto e la Lombardia.

“L’Europa dovrebbe fare l’Europa e non farsi più condizionare da quelli che sono rapporti con altri Paesi. Per l’Italia invece auspico un protagonismo che è necessario per la valorizzazione di quello che è l’agroalimentare italiano”, a sottolinearlo a Sputnik Italia è Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia.