luglio, 2020

Al Giglio di Cefalù, tac al cuore di ultima generazione, nel tempo di un battito

Pubblicato il 31 Lug 2020 alle 6:00am

La Fondazione Giglio di Cefalù ha avviato l’attività di cardio radiologia, grazie all’installazione della Revolution CT della GE. Un dispositivo in grado di effettuare un esame total body in un secondo o una Tac al cuore nel tempo di un battito cardiaco. (altro…)

Maledetto Modigliani, il docu-film evento al cinema solo il 12, 13, 14 ottobre

Pubblicato il 31 Lug 2020 alle 6:00am

In occasione delle celebrazioni a 100 anni dalla morte di Modigliani, arriva al cinema solo il 12, 13, 14 ottobre MALEDETTO MODIGLIANI, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital. Diretto da Valeria Parisi e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi, il docu-film racconta la vita e la produzione di Amedeo Modigliani (1884-1920), un artista d’avanguardia diventato un classico contemporaneo amato e imitato in tutto il mondo.

Livornese dalla vita breve e tormentata, Dedo o Modì, come fu soprannominato, viene qui narrato da un punto di vista originale: quello di Jeanne Hébuterne, l’ultima giovane compagna che si suicidò due giorni dopo la morte dell’amato, avvenuta all’Hôpital de la Charité di Parigi il 24 gennaio del 1920. All’epoca Jeanne era incinta e lasciava una figlia di un anno. È proprio a partire dalla sua figura e dalla lettura di un passo dai “Canti di Maldoror”, il libro che Modigliani teneva sempre con sé, che si apre il docu-film che trae ispirazione anche dalla mostra “Modigliani – Picasso. The Primitivist Revolution” ­– curata da Marc Restellini e in programma all’Albertina di Vienna ­– ed è arricchito dalle immagini di opere esposte sia all’Albertina, sia alla National Gallery of Art di Washington, nei musei e nelle collezioni di Parigi e nella grande mostra “Modigliani e l’avventura di Montparnasse” del Museo della Città di Livorno.

Per comprendere Modigliani, quarto figlio di una famiglia di origini ebraiche sull’orlo di una crisi finanziaria, bisogna partire proprio dalla sua Livorno e da una provincia italiana che sin dagli albori gli è troppo stretta. Modigliani decide di partire e andare in cerca di altro. Va a Firenze, poi a Venezia. Arriva a Parigi nel 1906, a 21 anni. Sembrerebbe un approdo. È qui che nasce la sua leggenda: tombeur de femmes, alcolista, artista maledetto. In realtà è un uomo che maschera una malattia, che si aggrappa alla vita e alla propria arte. Ha una verità da trasmettere: valori universali racchiusi nella semplicità di linee e volti che ne fanno uno dei maggiori esponenti di primo Novecento e un classico del XXI secolo.

Nel docu-film sono proprio i suoi dipinti ripresi in set dedicati, da “La Filette en Bleu” al ritratto di Jeanne Hébuterne, a parlarci. Giocando tra riprese della città di oggi e foto e filmati d’archivio in bianco e nero, la voce narrante di Jeanne racconta di quella Parigi di inizio secolo: la ville lumière, la metropoli, il centro della modernità, già mercato d’arte e polo d’attrazione per pittori e scultori da tutta Europa. Quelli che allora facevano la fame e oggi valgono milioni, primo fra tutti proprio Modigliani. Durante il suo errare da un alloggio di fortuna all’altro, Amedeo Modigliani, povero, affamato, ma pieno di entusiasmo, incontra un’aspirante poetessa russa, la ventenne Anna Achmatova, e la giornalista e femminista inglese Beatrice Hastings. Tutte donne che raffigura e i cui volti, tra cariatide e ritratto, diventano icone stesse della sua arte. Il suo orizzonte immaginativo – comune a Pablo Picasso, a Constantin Brancusi e a molti altri – è del resto quello del primitivismo: l’interesse per le culture extraeuropee e antiche, un altrove nello spazio e nel tempo in cui gli artisti delle avanguardie cercano il ritorno alla natura, minacciata dalla modernità. Ma Modigliani declina il primitivismo in una maniera unica, fondendolo con la tradizione classica e rinascimentale.

Il docu-film percorre le tracce dell’artista nei suoi luoghi più tipici: le strade, le piazze, il quartiere livornese della Venezia Nuova, la sinagoga, il mercato centrale, le montagne vicine e la campagna in cui aveva imparato il mestiere di pittore coi macchiaioli e dove trova poi materia per le sue statue, l’arenaria e il marmo. Scopriamo poi Modigliani nel confronto con le opere degli altri artisti a lui coevi, primi fra tutti proprio Brancusi e Picasso raccontati attraverso opere e spazi (l’Atelier Brancusi del Centre Pompidou e il Musée Picasso Paris). Tra i pittori dell’École de Paris, c’è anche Soutine, ebreo come lui, con il quale per un periodo condivide una casa-studio ancora rimasta inalterata. Ritroviamo Modigliani anche al caffè La Rotonde con Jean Cocteau che ne fissa per sempre la presenza sulla “terrace” insieme a Picasso, André Salmon e Max Jacob. Di nuovo riusciamo a individuare tracce di Modigliani nella Parigi di oggi: il vagare notturno scendendo le scalinate di Montmartre verso Montparnasse nuovo centro di aggregazione, le passeggiate intorno al Pantheon, le cancellate chiuse del Jardin du Luxembourg. E poi i carri immaginifici della nuit blanche parigina che rappresentano possibili allucinazioni provocate dalle droghe – l’hashish, l’oppio e l’assenzio – che aprono le porte della visione. Ci sono poi i suoi mercanti e collezionisti: Paul Alexandre, il medico mecenate; Paul Guillaume il dandy parvenu ritratto più volte; Léopold Zborowski, l’ultimo mercante dell’artista, un poeta avventuriero, capace – grazie alla conoscenza del collezionista Jonas Netter – di garantirgli un piccolo salario mensile.

Modigliani, però, morirà povero e non riconosciuto. Solo in seguito diventerà uno degli artisti più quotati al mondo. E tra i più copiati. Il suo stile sembra semplice, ma è solo apparenza. Lo scopriremo al porto franco di Ginevra, nel laboratorio di Marc Restellini. Restellini, tra i maggiori esperti al mondo di Modigliani, autore di ricerche e scoperte sull’opera dell’artista che si avvalgono anche di analisi tecnologico-scientifiche condotte all’Institut Restellini, ha in preparazione il suo catalogo ragionato delle opere di Modigliani (pubblicazione prevista nel 2020). Nel docu-film racconta la cifra dell’arte di Modigliani e la sua evoluzione. Andremo poi a Londra, tra le fiere d’arte e lo studio di un pittore – falsario dichiarato – che ora firma le sue opere d’imitazione alla luce del sole. Solo pochi decenni fa – nel 1984, a 100 anni dalla nascita dell’artista – le teste ripescate nei fossi livornesi hanno sconvolto il mondo con una delle truffe più celebri che la storia dell’arte ricordi.

Tra gli interventi del docu-film, oltre a quelli dello storico dell’arte e specialista di Amedeo Modigliani Marc Restellini, quelli di Ann L. Ardis, professoressa e Dean al College of Humanities and Social Sciences della George Mason University, esperta di letteratura modernista inglese; Chloe Aridjis, scrittrice e studiosa di poesia francese dell’Ottocento; Harry Bellet, giornalista di Le Monde, studioso e critico d’arte; Giovanni Bertazzoni, Co-Chairman Impressionist and Modern Art Department Christie’s; Laura Dinelli, responsabile Musei Civici di Livorno; Pier Francesco Ferrucci, Direttore Unità di Bioterapia dei Tumori, IEO che da studente è stato tra gli autori della famosa “beffa delle teste” del 1984 a Livorno; l’ebraista Paolo Edoardo Fornaciari; lo scrittore Simone Lenzi, attualmente assessore alla Cultura del Comune di Livorno; il gallerista David Lévy; la pittrice Mira Maodus; lo stilista, costumista e artista Antonio Marras; la pittrice Isabelle Muller; la curatrice del Musée d’Art Moderne de Paris Jacqueline Munck; l’artista John Myatt che grazie al suo talento per l’imitazione, tra il 1986 e il 1995 ha falsificato e collocato sul mercato – insieme al suo complice John Drewe – 200 opere di maestri moderni; il collezionista Gérard Netter; l’artista Jan Olsson; la curatrice del Musée Picasso Paris Emilia Philippot; il Direttore Generale dell’Albertina di Vienna Klaus Albrecht Schröder; il Vicepresidente della Comunità Ebraica di Livorno, Guido Servi; il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Paolo Virzì.

Le musiche originali del docu-film sono di Maximilien Zaganelli e di Dmitry Myachin, già autori della colonna sonora di Ermitage. Il potere dell’arte di Michele Mally (Nastro d’Argento 2020 come miglior documentario d’arte). La colonna sonora Originale del film, disponibile su etichetta Nexo Digital/Believe, contiene anche il brano di Piero Ciampi “Fino all’ultimo minuto” (courtesy of Warner Music Italy / Sugar Music).

La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital.

Foto Credit Photo

Attraverso una cartolina, svelato il segreto dell’ultimo quadro di Van Gogh

Pubblicato il 31 Lug 2020 alle 5:33am

A Auvers-sur-Oise, uno dei massimi specialisti mondiali di Van Gogh, Wouter Van der Veen, è riuscito ad individuare il luogo che potrebbe aver ispirato l’ultima opera di Van Gogh, “Radici d’albero”. La scoperta, che svela anche alcuni particolari sulle ultime ore di vita dell’artista dal tragico destino, scomparso il 29 luglio 1890, sarà presentata proprio ad Auvers, per l’anniversario della morte, dall’Institut Van Gogh, in presenza della direttrice del museo Van Gogh di Amsterdam e un lontano nipote del pittore.

Oggi protette da una griglia, le “radice d’albero” immortalate dal genio olandese verranno presto svelate al pubblico e inserite negli itinerari turistici della cittadina. La scoperta avvenuta “per caso” durante il lockdown. Van Der Veen – direttore dell’Institut Van Gogh – è rimasto bloccato in casa. “Ho cominciato a mettere un po’ d’ordine. Qualche mese prima avevo scannerizzato vecchie cartoline postali degli anni 1900-1910 di un’anziana signora di Auvers. Sullo schermo una con un ciclista fermo sul lato di un sentiero, oggi la rue Daubigny. Il mio sguardo è rimasto colpito da un albero con le sue radici. Avevo l’impressione di aver già visto quell’immagine”. Per due giorni, l’esperto ha ingrandito quello scatto in tutti i modi, paragonandolo al quadro di Van Gogh, poi è andato a vedere sul posto. “Io stesso ero un po’ incredulo (…) Ma più andavo avanti, più mi sembrava che tutto concordasse”. E infatti quelle radici dipinte da Van Gogh erano ancora lì, in quel luogo magico di Auvers. Il quadro descrive un paesaggio silvestre dove radici e tronchi d’albero, illuminati dalla luce del sole, si abbarbicano intrecciandosi lungo il fianco di una collina. Una caratteristica tipica della vegetazione di quei luoghi a cui Van Gogh era, seppur costretto, assai legato e a cui donava luminosità, colore e vivida personalità. Un altro indizio che dà forza alla convinzione di van der Veen risiede nelle parole di Andries Bonger, il fratello della moglie di Theo Van Gogh (ndr fratello di Vincent) che in una lettera racconta come “la mattina prima della sua morte” l’artista avesse “dipinto un sous-bois (scena boschiva), pieno di sole e di vita”. Secondo van Der Veen, “ogni elemento di questo misterioso dipinto può essere ritrovato e compreso attraverso l’osservazione attenta della cartolina: la forma del fianco della collina, le radici degli alberi e la loro relazione reciproca, la presenza di una ripida parete calcarea”. Il luogo in questione “è anche coerente con l’abitudine di Van Gogh di raffigurare gli immediati dintorni” di casa.

Nek è tornato a suonare dal vivo con il primo dei suoi speciali appuntamenti live di quest’estate, “Solo: chitarra e voce”

Pubblicato il 30 Lug 2020 alle 6:17am

Martedì 28 luglio, nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro Fonte Mazzola a PECCIOLI (PI), NEK Filippo Neviani è tornato a suonare dal vivo con il primo dei suoi speciali appuntamenti live di quest’estate, “SOLO: CHITARRA E VOCE”. (altro…)

Dermatiti e psoriasi, colpita il 10% della popolazione

Pubblicato il 30 Lug 2020 alle 6:00am

Sempre più italiani soffrono di malattie infiammatorie della pelle, come dermatite atopica e psoriasi. Il 10% della popolazione ne è colpita. Le malattie della pelle sono le più numerose e colpiscono almeno una volta nella vita di ogni persona. Interessano in totale circa il 25% della popolazione italiana. (altro…)

Come prevenire un ictus in Italia

Pubblicato il 30 Lug 2020 alle 6:00am

L’ictus cerebrale, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Dei 150.000 italiani circa che ne vengono colpiti ogni anno, la metà rimane con problemi di disabilità di varia entità; attualmente sono circa 1 milione i sopravvissuti con esiti di ictus più o meno invalidanti. Da A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione Italiana per la Lotta all’Ictus Cerebrale) alcuni consigli per prevenire l’ictus in estate.

Mangiare cereali, frutta, olio di oliva, legumi e pesce. Una alimentazione povera di carni grasse, tuberi, grassi animali e insaccati. Un’alimentazione sana e variegata di questo genere, può ridurre il rischio di ictus sino ad arrivare al 20%.

Consumare agrumi, mele, pere, verdure a foglia larga, contribuisce molto alla protezione: un incremento di circa 200 grammi al giorno, di frutta e di verdura, fa diminuire il rischio di ictus rispettivamente del 32% e dell’11%. L’olio di oliva extravergine, uno dei pilastri della dieta mediterranea, contribuisce notevolmente a proteggere il sistema cardiovascolare: un aumento di 23 grammi al giorno di consumo di olio di oliva è stato inversamente associato all’incidenza dell’ictus (riduzione del rischio del 20%) e alla mortalità (riduzione del rischio dell’11%).

Se da una parte ci sono sostanze da consumare con moderazione, come sodio, alcol e grassi saturi perché aumentano il rischio vascolare, dall’altra, viene sottolineato l’effetto protettivo di omega3, fibre, vitamina B6 e B12, così come l’assunzione di calcio e potassio che diminuiscono il rischio di ictus cerebrale.

“Dammi la mano”, la mostra fotografica virtuale per valorizzare il ruolo di chi assiste i malati di cancro

Pubblicato il 29 Lug 2020 alle 6:39am

«È come essere le gambe della persona che ha avuto il cancro. Qualcuno con cui camminare. “Non dubitare mai di essere sola”, accompagno mia madre in questa ‘passeggiata’, certo piena di ostacoli, di problemi, ansie, paure. Per lei io sono la mente un po’ più stabile, un po’ più calma, più tranquilla, non impanicata… È il mille per cento della forza e il carico lo porto io. Un percorso che parte dai piedi e arriva alla testa.» (Marta)

E a coloro che sono accanto ai pazienti oncologici è dedicata la mostra fotografica virtuale, organizzata da Europa Donna Italia, «Dammi la mano» visitabile virtualmente fino al 31 dicembre sul sito dell’associazione, nata nel 1994 come movimento nazionale a tutela dei diritti delle donne nella prevenzione e nella cura del tumore al seno. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di valorizzare e sostenere i caregiver, evidenziando il ruolo fondamentale che svolgono nell’accompagnare la paziente con tumore al seno nella scelta dei luoghi di cura e nell’adesione alle terapie.

Immagini oggetto della mostra, in successione, sulla base della colonna sonora, versione strumentale de «La Cura» di Franco Battiato, sono state scelte per creare un racconto che illustri le esperienze e le dinamiche proprie del rapporto profondamente affettivo tra i caregiver e le pazienti, nella condivisa volontà di vivere con dignità tutto il percorso di cura. I messaggi dei caregiver delle pazienti con tumore al seno, associati a una precisa immagine del prestigioso Archivio Fondazione 3M – Collezione Ferrania, sono al centro della mostra, organizzata con il contributo non condizionante di Lilly Italia.

Durante la visione, grazie al Teatro Franco Parenti, gli attori Lella Costa e Gigio Alberti, che hanno contribuito con grande coinvolgimento all’iniziativa in qualità di voci narranti, commentano le testimonianze originali di chi ha vissuto questa scelta non voluta per stare a fianco della propria cara: compagna, moglie, madre, figlia o sorella. Le informazioni sulla mostra sono disponibili anche sulle pagine ufficiali Facebook, Instagram e Twitter di Europa Donna Italia.

Dal 07 Luglio 2020 al 31 Dicembre 2020

MILANO

LUOGO: Canali Europa Donna Italia

INDIRIZZO: online

SITO UFFICIALE: http://europadonna.it/dammilamano/

Dieta salvagengive, per ridurre in un mese il 40% delle infiammazioni

Pubblicato il 29 Lug 2020 alle 6:19am

Una dieta corretta, infatti, arriva a ridurre, in poco più di un mese, fino al 40% delle infiammazioni gengivali. (altro…)

IVI: estate e fertilità, la stagione più calda è la migliore per concepire un bambino

Pubblicato il 29 Lug 2020 alle 6:00am

L’estate è la stagione ideale per provare ad avere un bambino. I ritmi sono più rilassati e distesi, le tensioni calano e le vacanze rappresentano un momento ideale per coltivare l’intimità e lo stare insieme. Tuttavia, non sono solo ragioni antropologiche e sociali che spingono gli esperti a sostenere questa tesi, ma anche ragioni scientifiche. (altro…)

Covid-19 e aumento di cardiopatie

Pubblicato il 28 Lug 2020 alle 6:10am

Uno studio pubblicato su JAMA Network ha evidenziato un aumento di cardiopatie, in particolare della cosiddetta sindrome del cuore infranto (più tecnicamente, cardiomiopatia da stress): in due ospedali dell’Ohio (USA), dai poco meno di due casi ogni cento pazienti ricoverati con sintomi di infarto che si registravano prima della pandemia, si è passati a quasi otto ogni cento durante i mesi di quarantena.

«Il covid ha provocato situazioni di stress a vari livelli in tutto il mondo», afferma il cardiologo Ankur Kalra, a capo dello studio, «e adesso si cominciano a capire le conseguenze».

La ricerca in questione ha preso in esame i dati di circa 2.000 pazienti: i ricercatori hanno confrontato i ricoveri di marzo e aprile 2020 con quelli di quattro gruppi di controllo precedenti alla pandemia, rilevando nei dati l’aumento del numero di pazienti affetti da cardiomiopatia da stress. Secondo gli autori, questi dati confermerebbero la presenza di «un meccanismo di stress indiretto, psicologico, sociale ed economico connesso alle vicende della pandemia».