Circa il 10% dei pazienti ricoverati a rischio infezioni contratte in ospedale

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 15 Giu 2016 alle ore 10:27am

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Circa il 10% dei pazienti ricoverati negli ospedali italiani è a rischio infezioni contratte nel corso della degenza ospedaliera.

Secondo il direttore dell’Unità Operativa di Malattie infettive dell’Ospedale di Pisa, Francesco Menichetti, in terapia intensiva “questa incidenza può raggiungere anche il 15% dei ricoverati”. “Il problema più grave è che non esistono terapie adeguate a contrastare i batteri resistenti agli antibiotici”.

“La letalità delle setticemie causate da Klebsiella pneumoniae può raggiungere il 50% nei pazienti che hanno una sepsi grave o uno shock settico e per questo si arriva all’80%”, ha osservato lo scienziato.

“In terapia intensiva – ha proseguito l’esperto – sino al 20% dei pazienti sottoposti a ventilazione meccanica prolungata è a rischio di sviluppare polmonite. Sono interventi importanti che richiedono precise azioni di contenimento”.

Gli esperti riuniti in occasione del II Workshop Pneumologico del Centro Italia presso l’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma hanno lanciato a tal fine un allarme sulla mancanza di una strategia capace di fronteggiare i germi resistenti in ospedale.

“Ci vorrebbe che politica e tecnica, che coinvolga l’ospedale e i medici della comunità, potessero riconsiderare gli antibiotici come farmaci preziosi da non sprecare e da usare correttamente, in modo da ridurre la pressione selettiva”.

“Rinforzare l’infection control” – Secondo il medico, è la prima mossa, mentre “la seconda mossa è quella di limitare la diffusione dei germi resistenti in ospedale, rinforzando l’infection control, bloccando quindi la diffusione del contagio”.