Una storia che richiama l’attenzione sul delicato equilibrio tra la tutela dei minori, il diritto dei bambini a crescere in un ambiente sicuro e il sostegno alle famiglie che vivono situazioni di forte fragilità sociale.
A Campomarino, in provincia di Campobasso, Cristina Apetrei, 40 anni, racconta di vivere nella propria automobile dal 7 luglio dopo essere stata sfrattata dall’abitazione in cui risiedeva. Il suo più grande desiderio, afferma, è quello di poter ritrovare una casa per riabbracciare i due figli, oggi di 12 e 15 anni.
L’allontanamento dei minori
Secondo quanto ricostruito, circa un anno e mezzo fa il Tribunale per i Minorenni di Campobasso ha disposto il collocamento dei ragazzi in una comunità educativa.
Il procedimento sarebbe nato dopo la segnalazione della scuola, preoccupata per le numerose assenze dei due studenti. Successivamente, durante gli accertamenti svolti dai servizi sociali, sarebbero emerse condizioni igienico-sanitarie ritenute non adeguate e altre criticità che hanno portato il Tribunale ad adottare il provvedimento di allontanamento.
La donna ha sempre respinto le accuse di presunti maltrattamenti, dichiarando di non aver mai fatto uso di alcol o sostanze stupefacenti e di non aver commesso alcun reato.
Lo sfratto e la vita in auto
Dopo lo sfratto esecutivo, Cristina racconta di vivere nella propria automobile, dove dorme e trascorre le giornate, affidandosi alla solidarietà di chi le offre la possibilità di fare una doccia o ricevere un aiuto.
Secondo il suo racconto, avrebbe sempre pagato regolarmente affitto e spese condominiali. Ritiene che la presenza dei numerosi animali da lei accuditi possa aver contribuito ai contrasti con il vicinato, anche se questa rimane una sua ricostruzione dei fatti.
L’appello
Negli ultimi mesi la donna ha manifestato pacificamente davanti al Tribunale per i Minorenni di Campobasso, chiedendo di poter riabbracciare i propri figli.
Per settembre è prevista una nuova udienza durante la quale verrà rivalutata la situazione.
La speranza della madre è quella di riuscire a trovare un’abitazione stabile prima dell’incontro con i giudici.
Una vicenda che invita alla riflessione
Quando sono coinvolti dei minori, ogni decisione viene assunta dall’autorità giudiziaria con l’obiettivo prioritario di tutelarne il benessere e la sicurezza, sulla base degli elementi raccolti durante le indagini e delle valutazioni dei servizi competenti.
Allo stesso tempo, situazioni come questa richiamano l’importanza di garantire percorsi di sostegno sociale, abitativo e psicologico alle famiglie che vivono condizioni di particolare vulnerabilità, affinché, quando ne ricorrano i presupposti e nel rispetto delle decisioni dell’autorità giudiziaria, possa essere favorito il recupero del nucleo familiare.
Una vicenda complessa, che merita di essere affrontata con equilibrio, rispetto e attenzione verso tutte le persone coinvolte, nella consapevolezza che, al centro di ogni scelta, devono rimanere sempre l’interesse e la tutela dei bambini.