In vista della Giornata mondiale della Psoriasi, le associazioni dei pazienti e le società scientifiche chiedono di ampliare le esenzioni previste dai LEA. I dati del progetto RADAR-Psoriasi evidenziano un significativo divario nell’accesso alle cure.
In Italia circa 1,4 milioni di persone convivono con la psoriasi, una patologia infiammatoria cronica e non contagiosa che, soprattutto nelle forme più gravi, può compromettere profondamente la qualità della vita. Eppure, secondo i dati presentati nell’ambito del progetto RADAR-Psoriasi, oltre 137mila pazienti trattati con farmaci sistemici, compresi quelli biologici, non beneficiano dell’esenzione prevista dal Servizio sanitario nazionale.
È questo il tema al centro della conferenza stampa “Verso la Giornata mondiale della Psoriasi”, svoltasi il 27 ottobre 2026 presso la Camera dei deputati, in vista della ricorrenza internazionale del 29 ottobre.
L’iniziativa, promossa dall’associazione APIAFCO insieme alle società scientifiche SIDeMaST e ADOI e a Salutequità, ha lanciato un appello alle istituzioni affinché venga riconosciuta pari dignità nell’accesso alle cure alle persone che soffrono di patologie croniche.
Il nodo dell’esenzione 045
Al centro della richiesta c’è l’estensione del codice di esenzione 045 anche ai pazienti affetti da psoriasi a placche moderata-grave.
Attualmente, infatti, l’esenzione riguarda alcune forme specifiche della malattia, come la psoriasi pustolosa grave e quella eritrodermica, oltre all’artrite psoriasica. Secondo quanto evidenziato da APIAFCO, ne beneficia soltanto circa il 9% delle persone con psoriasi.
La presidente dell’associazione, Valeria Corazza, ha sottolineato come non sia più accettabile che pazienti con patologie di gravità equivalente debbano sostenere costi differenti per gli esami necessari ad accedere alle terapie e monitorarne l’efficacia.
La stima presentata indica che l’estensione dell’esenzione avrebbe un impatto economico per il Servizio sanitario nazionale compreso tra 6,3 e 9,9 milioni di euro all’anno, una cifra ritenuta sostenibile rispetto ai benefici attesi per i pazienti.
I dati del progetto RADAR-Psoriasi
Un contributo importante alla discussione arriva dal progetto RADAR-Psoriasi, un’analisi di real-world evidence promossa da APIAFCO e realizzata da CliCon su dati amministrativi di ASL italiane, relativi a circa sei milioni di assistibili.
L’analisi ha l’obiettivo di descrivere la gestione della psoriasi nella pratica clinica reale, considerando gli aspetti epidemiologici, clinici, assistenziali ed economici.
Tra i dati presentati emerge che in Italia le persone affette da psoriasi sono circa 1,4 milioni, con un’incidenza annua di 179,4 nuovi casi ogni 100mila abitanti.
La malattia, inoltre, non può essere considerata soltanto una patologia dermatologica. La presenza di comorbidità, tra cui disturbi autoimmuni, cardiometabolici, renali, epatici, infettivi e oncologici, contribuisce a renderla una condizione complessa. Secondo i dati illustrati dal professor Marco Romanelli, il rischio di mortalità risulta 1,1 volte maggiore rispetto alla popolazione generale.
Un ulteriore elemento riguarda l’accesso alle terapie: tra i pazienti non esenti, il 3% risulta trattato con farmaci biologici e il 7% con farmaci sistemici non biologici. Nel complesso, sono circa 137mila le persone senza esenzione trattate con farmaci sistemici, inclusi i biologici.
LEA e Piano nazionale della cronicità: le richieste alle istituzioni
Per le associazioni e gli esperti intervenuti, è necessario aggiornare i Livelli essenziali di assistenza (LEA), affinché le tutele siano coerenti con la reale gravità della patologia e con i bisogni assistenziali delle persone.
Tonino Aceti, presidente di Salutequità, ha richiamato l’importanza di rafforzare le esenzioni e aggiornare la programmazione sanitaria nazionale, con particolare attenzione al prossimo Piano sanitario nazionale e al Piano nazionale della cronicità.
Anche il tema dell’organizzazione dei servizi è stato evidenziato dal dottor Aldo Cuccia, consigliere nazionale ADOI, che ha richiamato la carenza di dermatologi nelle strutture pubbliche e la necessità di nuovi concorsi e di una maggiore integrazione formativa tra università e ospedali.
Nel corso dell’incontro è stata inoltre lanciata una call to action istituzionale dall’onorevole Ilenia Malavasi, dall’onorevole Luciano Ciocchetti e dall’onorevole Ylenia Lucaselli, con l’obiettivo di promuovere una tutela uniforme e un accesso più equo alle cure.
Il Ministero della Salute avvia un gruppo di lavoro
Un segnale importante è arrivato dal Ministero della Salute. Francesco Saverio Mennini, capo del Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale, ha comunicato di aver firmato il 20 ottobre l’istituzione di un gruppo di lavoro tecnico incaricato di valutare l’inserimento della psoriasi nel Piano nazionale della cronicità.
Il gruppo dovrà esaminare le evidenze scientifiche disponibili e individuare modelli organizzativi e assistenziali coerenti con il principio di appropriatezza.
Un passaggio che potrebbe contribuire a riconoscere pienamente la complessità della malattia e i bisogni delle persone che ne sono colpite.
La richiesta emersa dalla conferenza stampa è chiara: superare le disparità nell’accesso alle cure, garantire percorsi assistenziali adeguati alla gravità della patologia e assicurare che il peso economico della malattia non ricada in modo diseguale sui cittadini.
La Giornata mondiale della Psoriasi diventa così anche un’occasione per richiamare l’attenzione delle istituzioni su una condizione cronica che coinvolge milioni di persone e che necessita di tutele più omogenee e inclusive.