Spread the love

Jessica Dalla Chiara, 32 anni, sarebbe morta a seguito di ripetute somministrazioni di insulina, anche durante il ricovero in ospedale. Il marito, Nadir Rossi, 35 anni, è accusato di omicidio. Al centro delle indagini anche una polizza sulla vita stipulata dalla donna.

Un femminicidio che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato consumato attraverso la somministrazione di insulina. È questa l’accusa contestata a Nadir Rossi, 35 anni, infermiere arrestato a Verona per la morte della moglie, Jessica Dalla Chiara, deceduta il 24 giugno 2024 all’età di 32 anni.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo, che svolgeva la stessa professione della moglie, le avrebbe somministrato insulina prima nell’abitazione di famiglia e successivamente anche durante il ricovero ospedaliero. Le somministrazioni, secondo l’accusa, sarebbero avvenute in assenza di indicazioni terapeutiche, provocando gravi crisi ipoglicemiche.

La donna sarebbe stata così esposta a un abbassamento pericoloso dei livelli di glucosio nel sangue, fino al decesso. L’insulina, ormone utilizzato per regolare la glicemia, può infatti determinare conseguenze gravissime quando viene somministrata senza necessità medica e in quantità non appropriate.

La polizza sulla vita e l’indennizzo riscosso

Tra gli elementi emersi nell’inchiesta figura anche una polizza sulla vita che Jessica Dalla Chiara avrebbe stipulato circa due anni prima della morte. Dopo il decesso della moglie, il marito avrebbe incassato il relativo indennizzo.

Un aspetto che assume particolare rilevanza nell’ambito delle indagini, anche alla luce della ricostruzione accusatoria sulle presunte motivazioni del delitto. Saranno gli accertamenti e gli elementi raccolti dagli inquirenti a chiarire ogni circostanza e il possibile collegamento tra la polizza e la morte della donna.

«Vivrò per nostra figlia»: le parole del marito dopo la morte di Jessica

Dopo la morte della moglie, Nadir Rossi si era mostrato profondamente addolorato. Le sue dichiarazioni, riportate all’epoca, erano quelle di un uomo che raccontava il dolore per la perdita della compagna e la volontà di andare avanti per la figlia.

«Sapeva che il peggio sarebbe potuto accadere», aveva detto, ricordando l’ultima volta in cui Jessica era stata dimessa dall’ospedale dopo aver superato una crisi ipoglicemica.

Aveva poi raccontato che la moglie gli aveva consegnato alcune memorie e lasciato indicazioni sui suoi desideri, mettendo al primo posto la loro bambina, Aurora.

«Jessica mi ha raccomandato di vivere per lei, il frutto del nostro amore», aveva dichiarato, aggiungendo che proprio la figlia gli avrebbe dato la forza per affrontare la vita senza la donna che definiva il suo unico grande amore.

Oggi, dopo l’arresto e alla luce delle accuse formulate nei suoi confronti, quelle parole vengono rilette in una prospettiva completamente diversa. Resta tuttavia necessario che le responsabilità penali siano accertate attraverso il procedimento giudiziario.

Il licenziamento dall’ospedale e il tentato suicidio

La vicenda di Rossi comprende anche un episodio avvenuto nel novembre 2025, quando l’uomo avrebbe tentato di togliersi la vita all’interno dello spogliatoio maschile del Pronto soccorso dell’ospedale di Borgo Roma.

Secondo quanto reso noto dalla Questura di Verona, l’infermiere si sarebbe appropriato di cinque fiale di un farmaco a base di fentanyl e di dieci fiale di morfina custodite nella cassaforte del reparto, della quale aveva la responsabilità.

I colleghi lo avrebbero successivamente trovato privo di sensi, con un ago-cannula inserito nel braccio, facendo scattare i soccorsi.

Rossi era dipendente dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Verona, dalla quale era stato licenziato nel corso del 2025. Secondo le informazioni disponibili, il provvedimento non sarebbe stato collegato all’indagine per la morte della moglie, ma a una procedura interna di natura disciplinare. L’uomo non avrebbe impugnato il licenziamento davanti al Tribunale del Lavoro.

Un caso che riporta l’attenzione sulla violenza contro le donne

La morte di Jessica Dalla Chiara e le accuse rivolte al marito riportano l’attenzione su una forma di violenza particolarmente difficile da riconoscere quando si consuma in un contesto domestico e, secondo l’ipotesi investigativa, attraverso sostanze o farmaci.

La vicenda è ancora più delicata perché coinvolge due persone che, per professione, conoscevano il mondo sanitario e i rischi legati alla somministrazione dei farmaci.

Al centro restano la vita spezzata di una donna di appena 32 anni e il futuro della figlia Aurora. Sarà ora il percorso giudiziario a dover fare piena luce sulle circostanze della morte di Jessica e ad accertare le responsabilità contestate a Nadir Rossi.