Quattro edizioni del progetto “Un albero per la salute”, promosso da FADOI e Carabinieri del Raggruppamento Biodiversità. Nel 2026 altri 30 alberi hanno raggiunto altrettante strutture sanitarie. Un’iniziativa che unisce tutela ambientale, prevenzione e salute secondo il principio One Health.
La salute delle persone non può essere separata da quella dell’ambiente in cui vivono. È questo il messaggio al centro della quarta edizione di “Un albero per la salute”, il progetto promosso dalla FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri – Raggruppamento Biodiversità.
L’iniziativa è stata celebrata il 27 ottobre 2026 presso l’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola di Roma, struttura nella quale il progetto ha preso avvio quattro anni fa.
Il traguardo raggiunto è significativo: 130 alberi messi a dimora negli ospedali italiani dal 2023 a oggi. Di questi, 30 sono stati donati e piantati nel corso dell’edizione 2026, coinvolgendo altrettante strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale.
Un gesto concreto, ma anche un messaggio rivolto al mondo della sanità e ai cittadini: prendersi cura delle persone significa anche proteggere l’ambiente, ridurre l’inquinamento e salvaguardare gli ecosistemi.
Montagnani: «Non possiamo curare i malati e ignorare ciò che li fa ammalare»
Il presidente nazionale FADOI, Andrea Montagnani, ha sottolineato quanto la tutela ambientale debba diventare parte integrante delle strategie di prevenzione sanitaria.
«Come medici siamo abituati a intervenire quando una malattia si manifesta. Ma dobbiamo avere il coraggio di guardare anche a ciò che contribuisce a far ammalare le persone. E tra questi fattori l’ambiente ha un peso sempre più rilevante», ha dichiarato.
L’inquinamento atmosferico favorisce patologie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche, mentre le ondate di calore rappresentano una minaccia crescente, soprattutto per anziani e persone fragili.
Sono condizioni che i medici incontrano quotidianamente nei reparti ospedalieri e che rendono sempre più evidente il legame tra qualità ambientale e salute pubblica.
«La prevenzione non si fa soltanto in corsia: comincia dall’aria che respiriamo, dall’acqua che beviamo e dalla qualità dei luoghi in cui viviamo», ha aggiunto Montagnani.
Il presidente FADOI ha richiamato anche un aspetto particolarmente significativo: il settore sanitario contribuisce per circa il 5% alle emissioni globali di gas serra.
Da qui la necessità di rendere gli ospedali più sostenibili, ridurre gli sprechi, migliorare l’efficienza energetica e promuovere modelli organizzativi e assistenziali attenti all’ambiente.
«L’approccio One Health deve entrare concretamente nelle politiche sanitarie. I 130 alberi messi a dimora sono un simbolo di questa responsabilità, ma soprattutto un invito ad agire».
Carabinieri: «Difendere la biodiversità significa difendere la vita»
Il valore dell’iniziativa è stato ribadito anche dal Gen. B. Raffaele Pio Manicone, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela della Biodiversità.
«La tutela della biodiversità non riguarda soltanto la salvaguardia di specie vegetali e animali, ma rappresenta una condizione fondamentale per la qualità della vita e la salute delle comunità», ha dichiarato.
Il progetto ha voluto portare nei luoghi della cura un segno tangibile del legame tra natura e benessere umano.
Ogni albero rappresenta un investimento nel futuro e un’opportunità per diffondere una maggiore consapevolezza ambientale.
«Difendere la biodiversità significa difendere la vita, e la collaborazione con i medici internisti dimostra che la tutela dell’ambiente è un impegno che deve coinvolgere tutta la società».
Anche l’Arma dei Carabinieri, attraverso il Raggruppamento Biodiversità, ha evidenziato la dimensione educativa e collettiva del progetto.
Portare gli alberi negli ospedali significa coinvolgere medici, operatori sanitari, pazienti e cittadini in un percorso di consapevolezza, ricordando che la protezione degli ecosistemi è una responsabilità condivisa.
Arcuri: «Un ospedale deve prendersi cura anche dell’ambiente»
Particolarmente significativo il legame tra il progetto e l’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola di Roma, luogo dal quale l’iniziativa è partita quattro anni fa.
Il direttore generale Giovanni Arcuri ha ricordato la lunga storia di assistenza della struttura, sottolineando come la qualità delle cure debba accompagnarsi a un’attenzione concreta verso la persona e il mondo in cui vive.
«Da più di duemila anni l’Isola Tiberina è un luogo di cura. L’Ospedale oggi porta avanti questa storia mettendo al centro la persona, con l’obiettivo di offrire cure di alta qualità e un’attenzione umana a chi ci affida la propria salute e questo significa anche guardare al mondo in cui vive».
Arcuri ha inoltre ringraziato FADOI, Fondazione FADOI e i Carabinieri del Comando per la Tutela della Biodiversità per aver creduto nell’iniziativa e averla accompagnata nella sua crescita.
«Ci ricordano che la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente è una sola. Piantare un albero è un gesto piccolo, ma ci insegna che il futuro si costruisce con pazienza, cominciando da oggi».
Alla cerimonia erano presenti anche il Gen. C.A. Fabrizio Parrulli, Comandante del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri, e il Ministro della Salute, Orazio Schillaci.
One Health: i numeri di un’emergenza sanitaria globale
Alla base del progetto c’è il principio One Health, un approccio che riconosce l’interconnessione tra salute umana, salute animale e salute degli ecosistemi.
I dati richiamati nel corso dell’iniziativa evidenziano la dimensione del problema.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’inquinamento atmosferico è associato a circa 6,6 milioni di decessi ogni anno nel mondo, rappresentando uno dei principali fattori di rischio ambientale.
Le conseguenze riguardano soprattutto le malattie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche.
Un altro elemento riguarda le malattie infettive emergenti: oltre il 60% di quelle segnalate a livello globale proviene dagli animali. La perdita di biodiversità, la pressione sugli ecosistemi e i cambiamenti climatici possono favorire condizioni che facilitano la comparsa e la diffusione di nuove malattie.
Anche il sistema sanitario deve quindi interrogarsi sul proprio impatto ambientale.
Il 5% circa delle emissioni globali di gas serra è riconducibile al settore sanitario, considerando non soltanto i consumi energetici degli ospedali, ma anche la produzione e distribuzione di farmaci e dispositivi medici, i trasporti e l’intera filiera assistenziale.
Ridurre questa impronta ambientale significa contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici e limitarne le conseguenze sulla salute delle persone.
130 alberi, quattro edizioni e una sfida per il futuro
Avviato nel 2023, “Un albero per la salute” si inserisce nella più ampia iniziativa nazionale “Un albero per il futuro”, gestita dal Raggruppamento Carabinieri Biodiversità in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Nel primo triennio sono stati messi a dimora 100 alberi negli ospedali italiani. Con i 30 nuovi interventi realizzati nel 2026, il totale raggiunge quota 130.
Il progetto rappresenta anche un’occasione per avvicinare i cittadini alla conoscenza degli ecosistemi, promuovendo iniziative di educazione ambientale proprio nei luoghi dedicati alla cura e alla tutela della salute.
Centotrenta alberi non bastano a fermare i cambiamenti climatici, ma possono contribuire a diffondere una consapevolezza fondamentale: la salute non si protegge soltanto curando le malattie, ma anche intervenendo sulle condizioni ambientali che possono favorirne l’insorgenza.
Perché prendersi cura della natura significa, prima di tutto, prendersi cura della vita.
ph credit Comando Generale e provinciale Arma dei carabinieri