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Ambiente e salute interconnessi, lo dice l’Oms

Pubblicato il 05 Ago 2019 alle 7:57am

L’Oms stima in un rapporto che, intervenendo in modo strutturale sul risanamento ambientale, si possa essere in grado di ridurre la mortalità della popolazione europa del 20%. Un tema questo, molto importante, affrontato nel volume “Inquinamento ambientale e salute” per una medicina responsabile, a cura di Agostino Di Ciaula, Vitalia Murgia e Maria Grazia Petronio, edito da Aboca. (altro…)

Cancro, la causa è nell’ambiente

Pubblicato il 22 Mag 2019 alle 6:30am

“Non ci si ammala di cancro per caso o sfortuna”. A confermarlo un nuovo studio scientifico, condotto da ricercatori italiani e pubblicato su Nature Genetics, che mostra come sia possibile rintracciare le cause della malattia nell’ambiente e nelle traslocazioni cromosomiche. (altro…)

H&M e la nuova collezione Conscious Exclusive Primavera Estate 2019 con tessuti derivati dalla frutta

Pubblicato il 11 Apr 2019 alle 7:35am

Il brand svedese H&M si avvicina ad una produzione sostenibile. Dopo la collezione Conscious, dallo stile ecosostenibile, ecco lanciare una nuova collezione, la Conscious Exclusive. Una linea di abbigliamento realizzato con tessuti in fibre di frutta, altro passo sostanziale vero la tutela dell’ambiente e l’ecosostenibilità. (altro…)

Ambiente e territorio: trivelle trovato l’accordo. Stop per 18 mesi

Pubblicato il 24 Gen 2019 alle 10:37am

E’ intesa tra Lega e 5Stelle sul tema trivellazioni, che aveva fatto rischiare la solidità del governo.

Ieri l’aut aut da parte del ministro dell’Ambiente Sergio Costa – che aveva dato un ultimatum, minacciando le dimissioni – portando ad uno stallo del decreto Semplificazioni in commissione Lavori pubblici al Senato.

Il compromesso prevedeva lo stop alle ricerche di idrocarburi per 18 mesi e un aumento di 25 volte dei canoni di concessione. Secondo Repubblica, fonti leghiste confermano l’accordo che ha sciolto il nodo trivelle, e spianato la strada al decreto Semplificazioni, ma fanno anche trapelare che cresce “l’irritazione” per certe posizioni dei 5 stelle e “del partito del No”.

Ora la commissione, in congiunta con la Affari costituzionali, potrà proseguire i lavori sul dl Semplificazioni. “L’obiettivo è chiudere i lavori in mattinata per proseguire nel pomeriggio in Aula e arrivare all’approvazione entro domani”, dice il presidente della commissione, Mauro Coltorti (M5s).

Moda, consumatori più attenti verso ambiente anche per i grandi marchi

Pubblicato il 23 Gen 2019 alle 7:27am

I consumatori italiani diventano sempre più consapevoli, anche nel settore dell’abbigliamento e della moda. Secondo il portale di dati Statista si stima infatti in un valore di mercato di ben 42 miliardi di dollari nel 2020. I grandi brand devono mettere in conto, da parte di chi compra, l’occhio sempre più vigile e attento su diversi aspetti: materie prime, ambiente, salute, condizioni dei lavoratori.

Lo rivela un sondaggio condotto da Ipsos MORI per conto di Changing Markets Foundation e Campagna Abiti Puliti, che ha evidenziato che solo due Italiani su dieci (22%) ritengono che l’industria informi adeguatamente i consumatori riguardo all’impatto produttivo sull’ambiente e sulla popolazione e otto su dieci (82%) ritengono che i marchi debbano fornire informazioni più dettagliate su obblighi assunti e misure adottate contro l’inquinamento atmosferico e ambientale.

Secondo il sondaggio, inoltre, due Italiani su tre (64%) dichiarano di non essere disposti a comprare articoli di abbigliamento da marchi la cui produzione è associata all’inquinamento e addirittura il 72% (i tre quarti degli Italiani) pensa che i marchi di abbigliamento debbano assumersi la responsabilità di ciò che avviene nelle loro catene di produzione e distribuzione e garantire che i loro articoli siano prodotti in maniera ecosostenibile. E per quello che riguarda le condizioni di lavoro, di salario, ben otto italiani su dieci (78%) considera importante che i marchi dell’abbigliamento dichiarino in maniera trasparente se i dipendenti che lavorano nelle proprie filiere ricevono un salario dignitoso e il 58% sostiene che non comprerebbe mai prodotti da un marchio che non paga i giusti compensi ai propri lavoratori.

“Si tratta dell’indagine di mercato più approfondita mai realizzata relativa alla percezione da parte dei consumatori degli standard ambientali e lavorativi nell’industria dell’abbigliamento. L’indagine rivela che i consumatori si aspettano che i marchi si assumano la responsabilità di ciò che avviene all’interno delle proprie filiere e chiedono maggiore trasparenza sia per quanto riguarda le condizioni di lavoro sia per il rispetto dell’ambiente. I risultati dell’indagine puntano tutti verso un netto cambiamento di mentalità da parte dei consumatori i quali chiedono una maggiore assunzione di responsabilità da parte dell’industria e più informazioni” dichiara Urska Trunk della Changing Markets Foundation.

Sono sempre più numerosi gli appelli rivolti all’industria della moda italiana affinché adotti processi produttivi più responsabili. Nonostante l’alto valore di mercato del settore, le rivelazioni fatte dalla Clean Clothes Campaign relative alle misere condizioni di lavoro nelle fabbriche in Albania e Macedonia, dove vengono prodotte le calzature cosiddette “Made in Italy” per i marchi di lusso, e i risultati non soddisfacenti delle analisi di “internal auditing” relative alle condizioni di lavoro, hanno causato un danno di immagine e hanno condotto l’opinione pubblica a fare pressione affinché questa situazione cambi.

In linea generale i marchi del lusso elencati nel sondaggio non sono considerati migliori dei marchi più economici o dei rivenditori al dettaglio. Il sondaggio ha infatti messo in luce alcuni dettagli fondamentali, relativi ai brand del lusso. Per esempio, il 10% degli Italiani associa il marchio Gucci a una filiera ecosostenibile, contro il 13% di Zara e il 17% di H&M. Ricerche condotte dalla Clean Clothes Campaign tra l’altro rivelano come Gucci si rifornisca in diversi Paesi dove sussistono sfruttamento delle condizioni lavorative, come nel caso della Serbia.

La viscosa, poi, è una fibra vegetale che sta diventando un’alternativa sempre più diffusa al cotone o ai prodotti sintetici. Ma la produzione della viscosa necessita di sostanze chimiche tossiche che hanno effetti nocivi documentati sull’ambiente e sulla salute delle persone se non debitamente controllate. Più di 303.000 consumatori dell’UE hanno firmato una petizione lanciata da WeMove per chiedere all’industria dell’abbigliamento di impegnarsi nella produzione di viscosa pulita.

La dieta universale per salvare il pianeta consigliata da Lancet

Pubblicato il 19 Gen 2019 alle 12:35pm

Nel 2050, secondo le stime delle Nazioni Unite, saremo quasi 10 miliardi di persone sulla Terra ed è proprio da qui che parte uno studio con l’obiettivo di trovare una dieta universale, basata su criteri scientifici, ovvero, che rispetti l’ambiente e che possa nutrire tutta la popolazione terrestre evitando oltre 11 milioni di morti l’anno dovuti a malattie legate a un’alimentazione malsana. (altro…)

Cotton fioc, dal 1 gennaio 2019 devono essere realizzati esclusivamente in materiale biodegradabile e compostabile

Pubblicato il 03 Gen 2019 alle 12:29pm

Dal 1 gennaio 2019 sono vietati la produzione e la vendita di cotton fioc non biodegradabili. D’ora in avanti, infatti, potranno essere realizzati unicamente in materiale biodegradabile e compostabile. (altro…)

Scoperto Italus, l’albero più antico di Europa

Pubblicato il 04 Lug 2018 alle 7:24am

E’ stato scoperto Italus, l’albero più antico di Europa. Si trova nel parco del Pollino, al confine fra Calabria e Basilicata.

Il pino Loricato, situato a quasi 2000 metri di altezza, è stato calcolato avere 1230 anni, battendo il precedente record detenuto da un altro pino greco di 160 anni. Attraverso lo studio condotto con radiocarbonio presente nel millenario albero i ricercatori del CEDAD sono riusciti a ricostruire l’attività solare durante l’esistenza del vegetale più antico di Europa.

Gli scienziati hanno riscontrato non pochi problemi per datare Italus.

Il merito è di Gianluca Piovesan e dei ricercatori dell’università della Tuscia.

I risultati hanno permesso così di promuovere il pino ad albero più antico di Europa con ben 1230 anni di vita. Per farsi un’idea il pino calabrese è germogliato 12 anni prima dell’incoronazione ad imperatore di Carlo Magno nel Natale del 800 d.c. da parte di Papa Leone III.

Ambiente, il neo ministro – Gen. Sergio Costa: “Lotta alle ecomafie, economia circolare, tutela del territorio e dei parchi e delle aree marine, azioni per il clima, faro di questo governo”

Pubblicato il 03 Giu 2018 alle 7:32am

“Lotta alle ecomafie, economia circolare, tutela del territorio e dei parchi e delle aree marine, azioni efficaci per il clima e contro il marine litter saranno il faro di questo governo”, questi i principali obiettivi del neo ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che lunedì si insedierà al dicastero dopo il passaggio di consegne con il ministro uscente Gian Luca Galletti. Tra i primi impegni, Costa fisserà un incontro con il coordinamento delle associazioni ambientaliste con le quali il M5s durante la campagna elettorale si è impegnato a far sì che il ministero riacquisisca la sua centralità per il Patto ambientalista.

Chi è il generale e ministro dell’ambiente Sergio Costa

Nato a Napoli nel 1959. Si è laureato in Scienze Agrarie, con un master in Diritto dell’ambiente. Entrato nel Corpo Forestale, ne è diventato comandante regionale in Campania. All’inizio del Duemila ha guidato la sua indagine più famosa: quella sui rifiuti tossici interrati dal clan dei Casalesi nella cosiddetta Terra dei Fuochi, la piana agricola del Casertano al confine con Napoli. Sposato, due figli, Costa si è occupato anche delle discariche abusive nel Parco del Vesuvio e ha condotto indagini sul traffico internazionale dei rifiuti, in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia.

Nel 2017, quando la Forestale è stata accorpata ai Carabinieri, è diventato generale di brigata dell’Arma. Oggi vive a Napoli. Sul suo tavolo il neo-ministro troverà due dossier particolarmente scottanti, per i quali l’Italia è stata deferita dalla Commissione europea alla Corte di Giustizia: i continui sforamenti dei limiti per l’inquinamento atmosferico, in particolare per le polveri sottili Pm10, e il deposito unico nazionale delle scorie nucleari.

L’Italia è tenuta a farlo dalle norme europee, ma i vari governi non hanno mai osato affrontare l’argomento, a causa delle prevedibili proteste popolari.

Il Ministero dell’Ambiente collaborerà a tutte le grandi opere, con le Valutazioni di impatto ambientale (Via), senza le quali i cantieri non andranno avanti. Si pensi a Tav, Tap, Terzo Valico, Mose e tante altre.

L’ambiente logora il sistema immunitario. Parola di esperti

Pubblicato il 01 Mag 2018 alle 10:27am

L’ambiente logora il sistema immunitario. A dirlo i ricercatori dell’Università di Stanford che secondo i quali le difese immunitarie si deteriorerebbero negli anni proprio per questo. (altro…)