prevenzione

Usa, Centri controllo e prevenzione malattie mettono in guardia su focolai morbillo in Italia e vaccino da fare

Pubblicato il 13 Nov 2018 alle 7:47am

I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) mettono in guardia da possibili focolai di morbillo in una serie di Paesi europei, tra cui l’Italia, popolare destinazione per i viaggi degli Americani. (altro…)

A Bologna è allarme malattie veneree: +400% in più solo di sifilide

Pubblicato il 09 Nov 2018 alle 11:38am

La città di Bologna registra negli ultimi quindici anni un’impennata di casi di malattie veneree: per sifilide, clamidia e gonorrea. Si registrano infatti fra i 100 e 300 nuovi casi all’anno, con una crescita anche del 400%, per quanto riguarda la sifilide. I dati sono emersi in questi giorni nel corso della commissione Sanità del Comune di Bologna.

Antonietta D’Antuono, responsabile del centro malattie sessualmente trasmissibili del dipartimento di dermatologia del Policlinico Sant’Orsola spiega che ogni anno sono 3500 le persone che si rivolgono al centro come primo accesso. 100-120 ogni anno i casi di sifilide, “per la maggior parte si tratta di uomini con una maggiore incidenza tra gli omosessuali”, mentre 300 quelli di clamidia, per lo più donne, e 170 casi di gonorrea. I picchi si registrano tra i ragazzi tra i 18 e i 25 anni e negli uomini dai 50 anni in poi.

La prevenzione che viene fatta non è abbastanza, “dovrebbe uscire dalle scuole e dagli ospedali” e raggiungere fasce di popolazioni diverse che rimangono scoperte. Anche perché “c’è scarsa informazione su queste malattie e poca paura delle infezioni. Non se ne sente parlare”, così come si parla meno di Hiv “perché per fortuna ci sono terapie che funzionano”. Tra gli utenti del centro, aggiunge la responsabile, “il 50% dichiara di non usare alcun tipo di contraccettivo e solo l’8% dice di utilizzare sempre il preservativo”. Solo il 70% di chi ha una diagnosi di malattia venerea accetta di fare anche il test Hiv. “E’ una percentuale molto bassa”, segnala D’Antuono.

Il mio naso ribelle: Sabato 10 novembre, visite gratuite all’Ospedale Koelliker Torino. Come prenotarsi

Pubblicato il 03 Nov 2018 alle 6:53am

Il 10 novembre, in occasione della giornata nazionale IL MIO NASO RIBELLE promossa da AICNA (Associazione Italiana di Citologia Nasale), l’Ospedale Koelliker di Torino organizza un OPEN DAY con visite gratuite con l’obiettivo di aumentare nell’opinione pubblica il livello di conoscenza delle opportunità di prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie nasali. (altro…)

Il 15% delle coppie ha difficoltà nel concepimento a causa di diabete, tiroide e ipofisi. Ma molto spesso non lo sa

Pubblicato il 20 Ott 2018 alle 12:47pm

I problemi di concepimento interessano il 15% delle coppie italiane, tra fattori femminili e di coppia vi sono numerose cause di infertilità, ma anche alcune malattie endocrinologiche.

Diabete, disturbi della tiroide e ipofisi, possono infatti essere le principali cause di infertilità. Argomenti trattati nel corso del 17° Congresso Nazionale AME, Associazione Medici Endocrinologi al via l’8 novembre a Roma.

tant’è che la formazione della nuova generazione di endocrinologi è stata una priorità del presidente uscente della Società Scientifica, Vincenzo Toscano, Presidente AME, Professore Ordinario di Endocrinologia – Sapienza Università di Roma. Obiettivo finale, non solo un’assistenza di altissimo livello ai pazienti ma anche la possibilità di «cercare di far conoscere proprio a loro che sono nati nell’epoca dell’informatizzazione, le nuove modalità di supporto assistenziale come ad esempio la telemedicina, che è vista come supporto per ridurre i tempi di attesa considerando che l’endocrinologia è tra le maglie nere, al terzo posto dopo le prestazioni cardiologiche e di chirurgia vascolare, per le liste di attesa». In quest’ottica anche la recente istituzione del gruppo G·AME, il Gruppo Giovani AME del quale fanno parte i soci con meno di 40 anni.

«Durante il mio mandato – assicura l’esperto Edoardo Guastamacchia, Presidente Eletto AME, dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro – l’AME tratterà sempre più temi di interesse endocrino-metabolico considerato che sia l’obesità sia il diabete di tipo 2 sono in continua ascesa anche nel nostro paese con un impatto economico e sociale di grande rilevanza in un periodo di notevole difficoltà finanziaria. Ci impegniamo sin da ora a promuovere campagne di informazione, già in età scolare, per prevenire o almeno ritardare l’insorgenza di queste due complesse patologie».

iBreastExam, il dispositivo che identifica i noduli al seno senza radiazioni

Pubblicato il 10 Ott 2018 alle 10:55am

Mihir Shah e Matthew Campisi, sono due ingegneri biomedici che hanno ideato un dispositivo in ceramica palmare e wireless, chiamato iBreastExam, in grado di identificare in appena cinque minuti i noduli al seno non palpabili, senza radiazioni e dolore. (altro…)

Australia: vaccino sconfigge il cancro al collo dell’utero. Tra 20 anni potrebbe sparire in tutto il mondo

Pubblicato il 08 Ott 2018 alle 6:29am

Un vaccino è riuscito a sconfiggere il cancro al collo dell’utero e tra 20 anni questa cosa non sarà più un «problema di salute pubblica». Grazie infatti ai programmi di screening e alla vaccinazione per l’Hpv l’Australia è stato possibile. Ad affermarlo è uno studio pubblicato su Lancet Public Health, secondo cui il traguardo sarà raggiunto nel 2028.

L’Australia, ricorda lo studio, ha istituito il suo programma di screening sui tumori cervicali nel 1991, ed è stata tra i primi paesi ad adottare la vaccinazione per l’Hpv e ad estenderla a entrambi i sessi, con un tasso di copertura che ha raggiunto il 79% per le ragazze e il 73% per i ragazzi.

I ricercatori dell’Australian Cancer Council hanno infatti elaborato un modello matematico per prevedere, sulla base degli effetti di questi due fattori, l’andamento del numero dei casi. Secondo la proiezione nel 2022 nel Paese ci saranno meno di sei casi ogni 100mila abitanti, mentre nel 2028 la cifra scenderà ancora fino ad arrivare a 4.

Le morti saranno invece meno di una su 100mila nel 2035. «Se saranno mantenuti l’alta copertura vaccinale e l’adesione agli screening – spiegano gli autori dello studio -, il cancro cervicale potrebbe essere considerato eliminato come problema di salute pubblica entro i prossimi 20 anni».

In Italia, rivela il sito dell’Airc, ogni anno si manifestano circa 2.300 nuovi casi prevalentemente in forma iniziale, mentre una donna su 10.000 riceve una diagnosi di tumore della cervice in forma avanzata. Ci sono nel nostro Paese ogni anno circa 430 donne che muoiono di carcinoma della cervice.

Ben venga allora, al più presto, anche in Italia, questo tipo di vaccinazione.

Tumori, in aumento i casi in Italia: 4.300 in più rispetto al 2017. Al Nord si vive di più

Pubblicato il 30 Set 2018 alle 7:26am

Sono in aumento le diagnosi di tumore in Italia: 4.300 in più rispetto al 2017. E’ quanto emerge da un nuovo studio presentato al ministero della Salute, secondo cui la forma tumorale più diffusa è il cancro alla mammella con 52.800 nuovi casi diagnosticati solo nel 2018 (contro i 51mila dell’anno passato). Dati questi che delineano un’Italia divisa in due: un Nord in cui si sopravvive di più, e un Sud sempre più indietro per la sanità, screening e diagnosi precoce.

Dopo il tumore alla mammella, la seconda neoplasia più diffusa nel nostro Paese è senz’altro quella del colon-retto (51.300 casi, erano 53mila nel 2017), seguita dal cancro al polmone (41.500 casi, contro i 41.800 dell’anno scorso).

Nel 2018 sono stimati 373.300 nuovi casi di tumore complessivi (194.800 per gli uomini e 178.500 per le donne donne). Ma non solo. A questi si aggiungono quasi 3,4 milioni di cittadini che vivono dopo la scoperta della malattia (3.368.569, 2.244.000 nel 2006), 6% della popolazione: un dato in costante crescita e che fa ben sperare, soprattutto per le regioni del Centro – Nord.

Infatti, sulla base delle percentuali di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, Emilia-Romagna, Toscana e Veneto appaiono le Regioni più virtuose. Negativi invece i dati sulla sopravvivenza al Sud, con Sicilia (52% uomini e 60% donne), Sardegna (49% e 60%) e Campania (50% e 59%). Differenze che si spiegano soprattutto con la scarsa adesione a campagne di prevenzione e tempi di attesa troppo lunghi per visite ed esami specialistici, diagnosi in stadio iniziale, quando le possibilità di guarigione sono ancora più alte.

Obesità e disturbi alimentari: la famiglia è la prima arma di prevenzione

Pubblicato il 15 Set 2018 alle 8:35am

Il ruolo della famiglia come strumento di prevenzione dei disturbi alimentari e come luogo privilegiato di apprendimento dell’educazione alimentare attraverso la comunicazione, l’importanza dei primi 1000 giorni di vita, dall’allattamento ai due anni, nello sviluppo psico-fisico del bambino e la funzione fondamentale della prevenzione a tavola nel combattere l’obesità in età pediatrica e giovanile: sono solo alcuni dei temi trattati nel convegno nazionale che si è tenuto alcuni giorni fa a Bologna, dal titolo “La salute si impara da piccoli. Corretti stili di vita per #CrescereInSalute” dedicato all’educazione alimentare nell’infanzia e adolescenza. Manifestazione che è stata organizzata da UniSalute, compagnia del Gruppo Unipol, leader nell’assicurazione sanitaria.

Professori e ricercatori italiani, il divulgatore scientifico Marco Bianchi e la Responsabile Market Intelligence di Nomisma SpA Silvia Zucconi, insieme all’Amministratore Delegato di UniSalute Fiammetta Fabris, si sono confrontati sul tema dell’obesità infantile e della prevenzione a tavola di fronte ad una platea gremita dell’Oratorio San Filippo Neri. Un’importante occasione di confronto scientifico con lo scopo di dare vita a pratiche cliniche ma anche sostegno sociale alle famiglie, attraverso strumenti per la prevenzione e la cura, per combattere le cattive abitudini alimentari e la vita sedentaria dei più giovani.

Per questo motivo UniSalute e Nomisma hanno avviato GENZ Monitor, osservatorio che ha analizzato gli stili di vita dei giovani di età compresa tra i 6 e i 19 anni in tutta Italia, attraverso la valutazione dei comportamenti alimentari, dell’utilizzo del tempo libero e della sensibilità che manifestano nei confronti dell’ambiente. Lo studio ha rilevato una corretta abitudine ai 5 pasti giornalieri, con alto consumo di pasta cosa molto diversa per quanto riguarda l’apporto di frutta e verdura – in una giornata “normale” il 14% dei bambini 6-11 anni non consuma frutta in nemmeno una occasione, quota che sale al 32% per la verdura. Una situazione questa che va certamente peggiorando tra i ragazzi più grandi (18% di no user di frutta tra gli studenti della Secondaria e 21% di no user di verdura). Stupisce invece il dato sull’attenzione allo spreco: l’82% degli bambini è attento a conservare il cibo che avanza, così come l’89% degli studenti delle Secondarie. Un’attenzione a non sprecare non si limita dunque al cibo: il 63% dei bambini presta attenzione a spegnere la luce quando esce dalla stanza (67% tra i ragazzi 11-19) e a chiudere il rubinetto mentre si lava i denti (71% dei bambini lo fa sempre, percentuale che scende al 54% tra i ragazzi).

Seguire le regole di una corretta alimentazione già nei primi anni di vita è fondamentale per prevenire sovrappeso e obesità e quindi l’insorgere di patologie in età adulta. Ne ha parlato il prof. Andrea Pession, Direttore Responsabile Pediatria Policlinico Sant’Orsola Malpighi Bologna. Oggi non si raccomanda più un approccio dietetico-restrittivo, ma una strategia di tipo cognitivo-comportamentale. Dunque non più solo diete restrittive, ma un’educazione terapeutica centrata sulla famiglia che porti alla riduzione del peso attraverso il cambiamento dello stile di vita. Ciò è possibile grazie a colloqui motivazionali con lo scopo di combattere non solo le cattive abitudini a tavola ma anche quella serie di comportamenti in famiglia e di dannose rappresentazioni mentali legate all’obesità. Potenziando proprio le competenze familiari sul tema. Un ambiente psicologicamente sano difende il bambino dall’insorgenza di patologie stigmatizzanti.

I disturbi alimentari cronici rappresentano un vero e proprio disturbo della relazione che nasce all’interno della famiglia e si sviluppa in ogni contesto della vita. “Patologie della comunicazione”, così definisce i disturbi alimentari il prof. Emilio Franzoni, Direttore Responsabile Neuropsichiatria infantile del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna. La tavola non è solo luogo di aggregazione ma di relazione, è il momento che riunisce tutta la famiglia, in particolare a fine giornata, il momento per ascoltare e ascoltarsi, per raccontarsi.

Spesso però l’ambiente familiare è proprio quello in cui non ci si parla, non ci si relaziona, rimanendo attratti e distratti dalla tv. Come evidenziano i risultati di un questionario somministrato a 160 bambini tra i quali solo 4 hanno confermato di cenare senza la televisione accesa. Un piccolo esempio ma molto significativo. E non trovando altra strada per attirare a sé attenzione o per risolvere una sofferenza interna lo strumento diventa farsi del male, mettendo in atto devastanti pratiche di alimentazione e un rapporto con il peso e con il proprio corpo che esula dalla realtà. Ma si può guarire completamente, soprattutto attraverso la ricostruzione del legame spezzato con la famiglia e la conseguente rieducazione alimentare.

I “Primi 1000 giorni di vita”, dal concepimento al compimento del secondo anno, ma anche il periodo immediatamente precedente il concepimento, giocano un ruolo fondamentale nel benessere del bambino e dell’adulto che sarà. È infatti il periodo di sviluppo in cui la plasticità è massima e risente positivamente (o negativamente) dell’ambiente (stili di vita, comportamenti, fattori di stress, inquinamento) che circonda i futurigenitori, la madre e l’infante. È ciò che afferma il prof. Sergio Pecorelli, Professore ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università degli Studi di Brescia e Presidente della Giovanni Lorenzini Medical Foundation, che promuove il “progetto 1000 giorni”, un modello che prevede programmi di valutazione clinico-molecolare dell’individuo, attività di educazione/formazione personalizzata, utilizzo di dispositivi portatili per il monitoraggio in real-time dei parametri clinici.

Festival della Criminologia, Alfredo Verde: “Parlare dei crimini aiuta a prevenirli”

Pubblicato il 24 Lug 2018 alle 8:34am

Alfredo Verde, criminologo e docente all’Università di Genova, è uno dei principali ospiti al Festival della criminologia che si è tenuto nel cortile maggiore di Palazzo Ducale a Torino, il fine settimana scorso. Che in attesa del bis invernale si aggiorna, incrociando studio e intrattenimento.

«So che alcuni colleghi si arrabbieranno un po’ nel sentirmelo dire, ma parlare dei crimini aiuta a prevenirli. Non solo: più si pensa che siano tanti, più diminuiscono. Avviene infatti un processo di «immaginarizzazione del reale», la realtà si riduce nelle forme d’un videogame anche se dietro c’è la verità. Lievita la percezione, cala la commissione di certi reati», spiega il criminologo Verde.

Il vaccino anti Hpv in grado di ridurre il tumore della cervice uterina

Pubblicato il 03 Lug 2018 alle 6:37am

I vaccini sono uno strumento di prevenzione, anzi di cura dal rischio di patologie dal forte impatto sulla qualità della vita e della spesa sanitaria, tra queste il tumore della cervice uterina indotto dal Papilloma Virus Umano (Hpv), infezione che si trasmette attraverso rapporti sessuali non protetti. Lo (ri)conferma un recente studio danese, pubblicato sulla rivista International Journal of Cancer, secondo cui la vaccinazione riduce sensibilmente le probabilità di sviluppo di un tumore, anche in forma grave.

Il quaranta per cento di probabilità in meno di sviluppare nell’arco della vita un tumore della cervice uterina (o collo dell’utero) fra le donne vaccinate contro l’Hpv. I risultati emergono da uno studio danese condotto dall’Università di Copenaghen che ha valutato l’impatto e l’efficacia della vaccinazione anti-Hpv su due gruppi di popolazione: le ragazze quindicenni che nel 1993 avevano aderito alla campagna vaccinale di prevenzione e le ragazze della stessa età, nate dieci anni prima, non candidate all’offerta vaccinale gratuita.

Lo studio in questione ha anche valutato gli esiti dei primi controlli attuati nel 2016 tra le giovani della classe 1993 e quelli del 2006 nelle donne della decade precedente.

Da questi si è scoperto che le ragazze vaccinate erano sensibilmente meno esposte al rischio di malattia, grazie all’immunizzazione garantita dal vaccino.