prevenzione

Rughe, l’importanza dell’idratazione

Pubblicato il 18 Mar 2020 alle 6:36am

Per contrastare l’insorgenza delle rughe bisogna bere ogni giorno, tantissima acqua naturale. 1-2 lt. Lo confermano i ricercatori dell’Università di Southampton e dell’Università di Cape Town in Sud Africa, che dalle loro indagini hanno rilevato come le rughe non dipendano tanto dall’attività facciale o dal livello di collagene, ma dall’idratazione cutanea.

I livelli di umidità nella nostra pelle giocano un ruolo decisivo nello sviluppo delle rughe. Più lo strato corneo (che è lo strato di pelle più esterno, quello con le cellule morte) diventa secco, più le micro rughe superficiali diventano profonde. Lo strato corneo si secca soprattutto in seguito a condizioni ambientali asciutte, come ad esempio la permanenza in una stanza riscaldata o durante un lungo viaggio in aereo, in treno o auto.

«Lo strato più esterno della nostra pelle è composto principalmente da cellule morte legate da lipidi – spiega Georges Limbert, autore principale della ricerca – Questo strato svolge un ruolo chiave nel determinare le caratteristiche delle micro-rughe della pelle, anche nelle persone più giovani. In pratica, riducendosi l’umidità relativa, questo strato esterno diventa più secco e più rigido e quando questo accade, le micro-rughe sulla superficie della pelle, indotte da azioni dei muscoli facciali come il sorriso, diventano molto più profonde, più grandi e più visibili». Il consiglio degli esperti? Mantenere la pelle sempre molto idratata, in inverno come in estate.

L’acqua è un vero e proprio alimento perché contiene sali minerali importanti per la nostra salute, a partire dal calcio. Secondo i Livelli di assunzione raccomandati si dovrebbe assumere 1 ml di acqua per calorie di cibo. Il consiglio degli esperti dai 18 anni in su, è quello di bere 2.000 ml al giorno le donne, 2.300 ml al giorno le donne in gravidanza e 2.700 ml al giorno le donne in allattamento.

La vitamina A ha un ruolo chiave nel benessere cutaneo, in quanto, migliora anche l’idratazione cutanea. Ma quanta ne serve? 700-800 microgrammi al giorno è la quantità raccomandata e per essere certi di assumerla il consiglio è di mangiare due uova oppure una porzione di carne; ma potete anche preparare sughi per la pasta e macedonie rispettivamente con verdura e frutta di colore giallo-arancione, ricche di carotenoidi, precursori della vitamina A. Buone fonti di vitamina A e suoi precursori anche le carote, le albicocche secche, la zucca e e i pomodori.

Il resto lo fanno poi la ginnastica facciale e creme e oli in commercio per ogni tipo di pelle. Infine, una buona protezione solare anche nel vostro fondotinta preferito. In modo da proteggerla dai danni solari, in estate come in inverno.

Di.re, parte domani 8 marzo 2020 la nuova campagna “Violenza sulle donne. In che Stato siamo?”

Pubblicato il 07 Mar 2020 alle 6:23am

Parte l’8 marzo 2020 la nuova campagna di D.i.Re “Violenza sulle donne. In che Stato siamo?”. Obiettivo è quello di sollecitare lo Stato italiano ad applicare in toto la Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, in vigore ormai dal 2014. Il Gruppo di esperte sulla violenza (Grevio) del Consiglio d’Europa ha dato al Governo il punto ad oggi con le relative indicazioni da seguire.

Dal 2018 al 2019 il Grevio ha monitorato lo stato di applicazione della Convenzione di Istanbul in Italia, segnalando nel suo Rapporto fatto all’Italia tutti gli ostacoli e i percorsi di uscita dalla violenza di ordine culturale e pratico, comprese politiche inadeguate e insufficienti messe in atto. In Italia le donne in situazione di violenza affrontano di tutto e di più ma secondo l’associazione non trovano ascolto e credibilità che dovrebbero, non ottengono misure di protezione efficaci, e rischiano di perdere anche i figli nelle cause che metto in atto contro il coniuge. Il numero dei femminicidi rimane costante nel tempo.

Ogni mese, per un anno, la campagna di “Violenza sulle donne. In che Stato siamo?” richiamerà l’attenzione dell’opinione pubblica, dei media e delle istituzioni sulle principali raccomandazioni del Consiglio d’Europa riguardo a 12 aree tematiche diverse. D.i.Re presenterà i risultati della campagna l’8 marzo dell’anno prossimo.

Tumore al colon retto, per gli oncologi lo screening deve essere gratis fino ai 74 anni

Pubblicato il 20 Feb 2020 alle 6:26am

Aicom chiede al ministero della sanità, che lo screening per accertare il tumore al colon retto, gratuito, sia esteso fino all’età di 74 anni. I dati sul tumore In Italia evidenziano infatti, un calo grazie proprio alla prevenzione. (altro…)

Bastano 24 ore senza lavare i denti per avere serie ripercussioni su tutto l’organismo

Pubblicato il 28 Gen 2020 alle 8:49am

Bastano 24 ore senza lavarsi i denti per avere serie ripercussioni su tutto l’organismo. “I primi processi di calcificazione avvengono in 24 ore, quindi non dovrebbero mai passare più di 24 ore senza aver disgregato i batteri presenti in bocca” a spiegarlo è Ugo Covani, direttore dell’Istituto Stomatologico Toscano (Ist), nel corso di una due giorni a Viareggio, con oltre 400 partecipanti, dedicata alla salute orale.

“Dobbiamo eliminare quel substrato dove possano precipitare i sali di calcio, che creano le premesse per la formazione del tartaro e per la strutturazione di questi batteri che cominciano poi a innescare la gran parte delle patologie parodontali. In altri termini, bastano 24 ore senza lavarsi i denti per mettere a rischio la propria salute orale. In Italia non vi è ancora sufficiente attenzione per questo aspetto. Per colmare questa scarsa informazione serve prevenzione ed educazione verso i più giovani”.

Oggi circa l’80% delle persone sopra i 30 anni presenta una forma di disturbo gengivale; nei dati significa che 750 milioni di persone nel mondo soffrono di patologie del cavo orale. I primi segni di disturbi gengivali si presentano con dolore, rossore o gonfiore delle gengive, sanguinamento o comparsa di sangue dopo l’uso dello spazzolino, denti all’apparenza più lunghi e spazi più ampi tra l’uno e l’altro.

carie, le lesioni endodontiche, i granulomi, la malattia parodontale sono tutti problemi infettivi. Ne consegue che il controllo dei batteri è la chiave di volta per fare una seria prevenzione in campo odontoiatrico. “Per una cura orale di base è opportuno recarsi dal dentista o dell’igienista dentale due volte all’anno – aggiunge Annamaria Genovesi, professore straordinario Università Guglielmo Marconi di Roma e responsabile del Servizio di igiene e prevenzione orale dell’Istituto Stomatologico Toscano -. Inoltre, sarebbe auspicabile lavarsi i denti almeno due volte al giorno. Come riscontrato dai professionisti del settore, l’igiene interdentale pulisce l’85% del cavo orale, mentre il semplice spazzolino solo il 60%”.

“Un’infezione del cavo orale può voler dire aggravamento di malattie sistemiche, anche letali. Numerosi studi certificano l’importanza dell’igiene orale per tutto l’organismo: ne trae beneficio il cuore, protegge dal diabete e dall’obesità, oltre che naturalmente da patologie come carie, gengiviti, parodontiti, perdita dei denti, di cui soffrono circa 23 milioni di italiani” aggiunge ancora il dott. Genovesi.

“La ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato che alcune patologie del cavo orale, come ad esempio la malattie delle gengive e del parodonto, aumentino il rischio di contrarre alcune patologie sistemiche come il diabete e le patologie cardiovascolari”, evidenzia ancora la ricercatrice della Sapienza di Roma e presidente dell’Accademia tecnologie avanzate nelle scienze di igiene orale, Gianna Maria Nardi.

Tumori, guarigioni sopra la media Ue

Pubblicato il 23 Gen 2020 alle 7:15am

In Italia chi si ammala di tumore ha più possibilità di guarire rispetto a chi contrae queste malattie in altri paesi europei.

A dirlo, il rapporto «State of Health in the EU: Italy. Country Health Profile 2019» presentato a Bari.

Lo studio si sofferma sui dati della sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di malattie oncologiche. Il primo gradino che un malato di cancro deve superare: dopo 5 anni le probabilità di guarire definitivamente si alzano. Bene anche i tassi di sopravvivenza di chi si cura in Italia, piuttosto che altrove.

In particolare il rapporto riferisce che per il tumore alla prostata in Italia la sopravvivenza è pari al 90 per cento contro una media europea dell’87%. Per il cancro ai polmoni è del 16% in Italia e 15 in Europa, per quello al seno 86% in Italia contro l’83 europeo. Infine i dati per il tumore al colon: 64 in Italia e 60 in Europa.

Anche il rapporto annuale dell’Aiom, Associazione italiana di oncologia medica aveva confermato che il cancro non è più un nemico imbattibile. Quasi 3 milioni e mezzo di italiani (3.460.025, il 5,3 per cento) vivono dopo la diagnosi di cancro. Un dato in costante aumento, basti pensare che sono 2 milioni e 244 mila nel 2006, 2 milioni e 587mila nel 2010, circa 3 milioni nel 2015. Il tasso di sopravvivenza medio in generale cresce: il 63% per le donne e il 54% per gli uomini, vivo a 5 anni dalla diagnosi.

Più bassa invece la media eurpea: 57 per le donne e 49 per gli uomini. In Italia almeno un paziente su quattro, pari a quasi un milione di persone, è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito.

Un risultato ottenuto grazie ad armi sempre più efficaci e alla maggiore adesione ai programmi di prevenzione e cure specialistiche mirate.

Proprio nel rapporto presentato a Bari viene evidenziato che «nel 2017, però, solo il 60 per cento delle donne della fascia di età tra i 50 e i 69 anni si era sottoposto a screening per il tumore al seno nei due anni precedenti. In questo caso la media Ue è più alta: il 61.

Decisamente ancora bassi i tassi di screening per il cancro al collo dell’utero: 40 per cento delle donne tra i 20 e 69 anni che si è sottoposto a screening negli ultimi tre anni. Molto più alta la media Ue: 66 per cento.

Va dunque evidenziato che nonostante la scarsa adesione alle campagne di prevenzione che offrono esami gratuiti, la sopravvivenza in Italia è molto più alta che altrove. Importante sottolineare la necessità di prendere parte ai programmi di screening anche se i casi di cancro sono in diminuzione (371mila nuovi casi nel 2019 contro 373mila del 2018) la prevenzione è la prima arma per sconfiggere la malattia. Dei casi del 2019 sono stimati 42.500 nuovi casi di tumore al polmone.

Accanto alla prevenzione importante anche un corretto stile di vita: circa un terzo dei decessi avvenuti in Italia nel 2017, ovvero 98mila, è attribuibile a fattori di rischio connessi ad una dieta sbagliata, al fumo, all’alcol e scarsa attività fisica.

Consultori: cosa sono e a cosa servono

Pubblicato il 17 Gen 2020 alle 7:42am

Dalla prevenzione dei tumori femminili, soprattutto quello della cervice uterina, alla promozione di corsi di accompagnamento alla nascita; dalle attività mirate alla procreazione consapevole e responsabile, alle consulenze in menopausa o alla coppia. E, ancora, punti di ascolto per gli adolescenti e interventi nelle scuole per promuovere l’educazione affettiva e sessuale, corretti stili di vita, prevenire episodi di bullismo e cyberbullismo. (altro…)

Si chiama Gymneva ed è la pianta che aiuta ad abbassare glicemia e trigliceridi

Pubblicato il 10 Gen 2020 alle 6:34am

La gymnema, conosciuta anche come Gymnema sylvestre, è una pianta appartenente alla famiglia botanica delle Asclepiadaceae, caratterizzata da numerosi benefici per la salute è nota soprattutto per la sua azione ipoglicemizzante. (altro…)

Attività fisica per prevenire 7 tipi di tumore. Ecco quali sono

Pubblicato il 30 Dic 2019 alle 6:56am

L’attività fisica può ridurre il rischio di ammalarsi di ben 7 tipi di tumore. L’analisi condotta su nove studi su oltre 750.000 adulti mostra che le quantità raccomandate di attività fisica nel tempo libero sono collegate a un rischio inferiore di sette tumori, con alcuni tipi di cancro che mostrano una relazione fra dose (di esercizio fisico) e risposta. (altro…)

Cosa mangiare per prevenire l’influenza

Pubblicato il 26 Dic 2019 alle 7:04am

Per combattere e prevenire l’influenza, il consiglio degli espertiè quello di condurre una dieta bilanciata e salutare prestando molta attenzione al variare dei colori che si portano in tavola.

Le cinque porzioni giornaliere di frutta e ortaggi, raccomandate dai nutrizionisti, dovrebbero comprendere cinque prodotti ortofrutticoli di colore diverso.

Bianco, rosso, verde e… Aglio, cipolle, finocchi, sedano, pere, uva bianca, banane, mele e funghi perché contengono sostanze cui devono il loro colore bianco, le antoxantine, come la licina e la quercetina, tutti potenti antiossidanti. Specie le cipolle, hanno proprietà disinfettanti ed espettoranti (fluidificano il catarro e ne favoriscono l’eliminazione). Non dovrebbero mai mancare quindi nelle zuppe calde o nei passati.

Fragole, ciliegie e ribes di colore rosso vivo sono più propriamente estivi, ma oggi giorno si trovano anche in vendita in autunno, stagione nella quale, il rosso è ben rappresentato da peperoni rossi e melagrana. In quanto contengono licopene e altri potenti antiossidanti, come i pomodori che si trovano per tutto l’anno.

Lattuga, kiwi, broccoli, spinaci contengono invece luteina e isoflavoni di cui ne sono ricchi ortaggi in foglia verde e in particolare i broccoli in tutte le loro varianti (cavoli, verze, broccoletti). Minerali come il ferro, e vitamine (C) che agiscono potenziando i processi di difesa antivirus dell’organismo. Si possono assumere anche bevendone succo (centrifugati), ma soprattutto mangiandone le foglie e i fiori. Basta non cuocerli troppo a lungo, né a temperature troppo elevate, per non perdere parte dei principi benefici.

Carote, arance, zucche e vegetali di colore giallo-arancio devono il proprio colore al betacarotene. Contengono vitamine A, B e C e flavonoidi. In particolare i limoni, oltre al contenuto in vitamina C, sono considerati depurativi, e se spremuti a freddo, facilitano l’assorbimento del ferro dagli alimenti che ne sono ricchi (carni, cavoli, spinaci) potenziano le difese immunitarie dell’organismo. Da raffreddore, mal di gola e tosse.

E infine il blu di fichi, uva nera, mirtilli, prugne, melanzane, radicchio che è dovuto a sostanze antiossidanti (come gli antociani tipici dell’uva nera) e antinfiammatorie che aiutano il nostro organismo a difendersi grazie alle difese immunitarie. Così come la vitamina C, di cui sono molto ricchi i mirtilli e l’uva nera.

Ceci, fagioli, orzo, farro e lenticchie, contengono una buona quantità di proteine ad alto valore biologico, poiché ricche di amminoacidi essenziali, fondamentali dunque per il benessere del nostro organismo.

Le lenticchie, sono poi ricche di ferro. L’unica controindicazione dei legumi è che possono dare sensazione di gonfiore a livello intestinale, ma si risolve se si assumono anche in forma di passati.

Tutti i legumi, tra l’altro, si associano ai cereali, e quindi ai primi freddi via libera a pasta e fagioli o con i ceci o con le lenticchie. Minestroni di verdure e legumi.

Oltre alla dieta ricca di ortaggi e frutta, restano ancora validi alcuni rimedi mutuati dalle credenze popolari per affrontare influenza e malanni di stagione.

Una buona dose di pere e mele cotte, meglio se preparate con l’aggiunta di miele e scorza di limone grattugiata, può aiutare a fluidificare il catarro, calmare gli attacchi di tosse, la raucedine da tosse secca e l’abbassamento della voce.

Il brodo di pollo bello caldo, sprigiona virtù benefiche per le vie aeree superiori L’aggiunta di un pizzico di peperoncino rosso in polvere sembra aumentarne le proprietà benefiche.

E la sera, prima di coricarsi, una bevanda calda addolcita con miele, e arricchita con qualche goccia di limone sembra aiutare a mantenersi in salute (e rilassa, inducendo un buon sonno ristoratore, che è sempre essenziale per stare bene).

L’aiuto in più se ci sente un po’ a terra Se tutti questi accorgimenti non dovessero bastare, in quei momenti nei quali ci si sente un po’ giù di tono e, quindi, prede facili di raffreddori e influenza, si può far ricorso a supplementi di vitamine e minerali dosati in modo appropriato per ogni esigenza e ogni età.

Artrite reumatoide, come si manifesta?

Pubblicato il 18 Dic 2019 alle 6:21am

L’artrite reumatoide è una patologia invalidante che può colpire anziani e non. Molto spesso può essere di fattore ereditario. Può colpire figli e nipoti.

Vediamo allora come si presenta?! L’artrite reumatoide ha come caratteristica principale il gonfiore, la rigidità e le infiammazioni alle articolazioni. Fa parte di quelle malattie autoimmuni, i cui sintomi principali sono:

1) Problemi di vista e di secchezza oculare.

2) Perdita di peso senza motivo.

3) Febbricola che può verificarsi nel caso di riacutizzazione dell’artrite reumatoide

4) Problemi respiratori con tosse e che a volte possono peggiorare e provocare fiato corto e dei forti dolori al petto.

5) Soffrire di sindrome di Sjogren’s che comporta la secchezza delle fauci.

6) Dolore fisico, psichico. Emotivo.

7) Formicolii, rilassatezza, bruciore.

Per tutti quelli che soffrono di artrite reumatoide si consiglia di recarsi da un buon reumatologo per tamponare subito il problema, e nello stesso tempo si raccomanda anche a tutti i parenti vicini che possono essere interessati da questa patologia a farsi controllare in modo da poter prevenire, prima che curare.