salute

E-cig, dicono gli esperti, vitamina E acetato forse causa di malattie

Pubblicato il 11 Nov 2019 alle 7:03am

Nelle sigarette elettroniche, la vitamina E acetato, un ingrediente aggiunto ai prodotti a base di tetraidrocannabinolo (Thc) è uno dei maggiori principi attivi della cannabis – è stata identificata come una “causa molto forte” legata alle malattie ricollegabile alle sigarette elettroniche che hanno fatto ammalare negli Usa 2051 persone uccidendone una quarantina.

Lo ha reso noto l’agenzia per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), lasciando pero’ aperta l’ipotesi che altre sostanze chimiche o tossine possano causare gravi malattie respiratorie.

La scoperta si basa sull’analisi di campioni di fluidi presi dai polmoni di 29 pazienti malati, dove sono stati trovati composti della vitamina. “Per la prima volta abbiamo scoperto una potenziale tossina di preoccupazione, la vitamina E acetato, in campioni biologici di pazienti” con danni polmonari legati all’e-cig, ha dichiarato in una conferenza stampa Anne Schuchat, numero due del Cdc. I campioni, ha spiegato, “hanno fornito la prova della presenza di vitamina E acetato nel sito principale delle lesioni ai polmoni”.

Gli spuntini amici della dieta e della salute

Pubblicato il 11 Nov 2019 alle 6:07am

Il calo di zuccheri che colpisce a metà mattinata o nel pomeriggio, e che non risparmia certamente nessuno, neppure la sera dopo cena quando, ci rilassiamo a guardare un film, e la voglia di dolce ci assale, può essere arginato con cibi che possono fare la differenza rispetto a tantissimi altri. (altro…)

Litigare in famiglia incide sulla salute delle persone più dei rapporti tesi con il partner

Pubblicato il 10 Nov 2019 alle 8:10am

Il clima e le relazioni in famiglia possono influenzare seriamente sulla salute delle persone, più del rapporto con il partner.

Legami tesi con genitori, fratelli o membri di una famiglia allargata possono essere più dannosi degli alti e bassi della vita di coppia. A rivelarlo una ricerca condotta dal Southwestern Medical Center, pubblicata sul Journal of Family Psychology. “Abbiamo scoperto – evidenzia Sarah B. Woods, autrice principale dello studio – che il clima emotivo familiare ha avuto un grande effetto sulla salute generale, incluso lo sviluppo o il peggioramento di condizioni croniche come ictus e mal di testa nel corso di un periodo di 20 anni nell’ambito della mezza età. Contrariamente alle ricerche precedenti, che hanno scoperto che le relazioni intime avevano un forte effetto sulla salute fisica, non abbiamo ottenuto gli stessi risultati”.

I ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti di 2.802 partecipanti al Midlife Development in the U.S., un sondaggio che includeva un campione a livello nazionale di adulti dal 1995 al 2014. Tre i cicli di dati raccolti: dal 1995 al 1996, dal 2004 al 2006 e dal 2013 al 2014.

Il sondaggio si è fondato su domande inerenti le tensioni e il sostegno ricevuto in famiglia, così come nel rapporto di coppia. La salute è stata misurata utilizzando il numero totale di condizioni croniche, come ictus, mal di testa e problemi di stomaco, sperimentate nei 12 mesi precedenti a ciascuno dei tre momenti di raccolta dei dati. Dall’analisi è emerso che la tensione nelle relazioni familiari era associata a un maggior numero di condizioni croniche 10 anni dopo, durante il secondo e il terzo ciclo di rilevazioni. Al contrario, non sono stati osservati effetti significativi delle relazioni di coppia sulla salute.

“Siamo rimasti sinceramente sbalorditi” aggiunge Woods. Ma lei e gli altri autori dello studio teorizzano che ciò potrebbe essere dovuto al fatto che tali rapporti si possono interrompere, mentre con i familiari i rapporti sono per sempre.

Cavolo rosso: ricco di fibre, antitumorale e antiossidante

Pubblicato il 10 Nov 2019 alle 6:16am

Il cavolo rosso è un vero e proprio elisir di salute.

E’ caratterizzato da un buon contenuto di fibre alimentari. La sua assunzione è funzionale anche al miglioramento della digestione. Aiuta l’organismo a produrre la bile e, di conseguenza, a prevenire criticità fastidiose come l’indigestione.

Quando si parla di questo ortaggio, è necessario fare riferimento anche alla sua efficacia antiossidante. Questa verdura appartenente alla famiglia delle Brassicaceae è infatti contraddistinta dalla presenza di sostanze come la vitamina A, la vitamina C e la vitamina E. La prima in particolare è associata alla prevenzione del cancro ai polmoni.

Tra le proprietà benefiche di questo super food: la presenza di minerali molto importanti per la salute. Tra questi spicca il calcio, essenziale per il benessere delle ossa, che come sottolineano gli esperti dell’Harvard Medical School, il cavolo rosso è un’ottima fonte di potassio. Il minerale è basilare per il buon funzionamento del muscolo cardiaco. Cento grammi di cavolo rosso garantiscono l’apporto di quasi 250 mg di potassio, ossia il 6% della dose giornaliera raccomandata per un soggetto adulto.

Tornando un attimo al notevole contenuto di vitamina A, è un precursore del betacarotene, che ricopre un ruolo fondamentale ai fini dell’efficienza visiva e della prevenzione della degenerazione maculare.

Come già detto, il cavolo rosso è ricco di fibre. Grazie a questi principi nutritivi è possibile apprezzare una stabilizzazione dei livelli di colesterolo cattivo LDL, con conseguenze positive sulla salute del cuore (l’ipercolesterolemia è uno dei fattori di rischio più importanti quando si parla di problemi cardiovascolari).

Ipocalorico e versatile può essere consumato sia cotto sia crudo e viene spesso utilizzato per preparare succhi super salutari – è controindicato, però, in caso di ipotiroidismo.

Ottimi risultati con il Dna modificato contro il cancro

Pubblicato il 08 Nov 2019 alle 7:07am

Funziona l’utilizzo della tecnica Crispr, che permette l’editing del Dna per “caricare” il sistema immunitario, nella lotta contro il cancro. Un primo esperimento è stato condotto son successo su tre pazienti, i quali saranno presentati dai ricercatori dell’università della Pennsylvania.

Due dei tre, spiega il New York Times, avevano un mieloma multiplo, mentre l’altro un sarcoma, tutti in stadio avanzato.

I ricercatori hanno estratto le cellule T del sistema immunitario dai soggetti e le hanno trattate con il Crispr per “spegnere” tre geni e rendere la risposta al tumore più aggressiva. Un’altra modifica del Dna, fatta invece in maniera tradizionale, ha indirizzato le cellule verso quelle tumorali. Ai tre pazienti sono state poi infuse 100 milioni di queste cellule modificate.

Trovato nuovo ceppo del virus dell’Hiv

Pubblicato il 08 Nov 2019 alle 6:55am

Per la prima volta in 19 anni è stato scoperto un nuovo ceppo del virus Hiv, dello stesso gruppo di quelli che stanno causando la pandemia globale. (altro…)

Un test del sangue per diagnosticare tumore al seno 5 anni prima

Pubblicato il 07 Nov 2019 alle 6:00am

Il cancro al seno potrebbe essere diagnosticato fino a cinque anni prima che ci siano segni clinici e sintomi evidenti grazie a un esame del sangue capace di identificare la risposta immunitaria dell’organismo alle sostanze prodotte dalle cellule tumorali.

Secondo una nuova ricerca infatti, presentata alla Conferenza stampa sul cancro dell’NCRI del 2019 condotta dai ricercatori dell’Università di Nottingham, nel Regno Unito, le cellule tumorali producono proteine – i cosiddetti “antigeni” – che portano l’organismo a produrre anticorpi contro di loro (gli autoantigeni).

Con questo nuovo studio, è stato scoperto che questi antigeni associati al tumore (TAA) sono buoni indicatori del cancro: sviluppando, quindi, dei pannelli di TAA, già noti per essere associati al carcinoma mammario, per capire se ci sono autoanticorpi contro di loro nei campioni di sangue prelevati dai pazienti.

In uno studio pilota i ricercatori hanno prelevato campioni di sangue da 90 pazienti al momento della diagnosi di carcinoma mammario e li hanno confrontati a campioni prelevati da un gruppo di controllo di altri 90 pazienti sani. Tramite screening (microarray proteico), hanno individuato la presenza di autoanticorpi contro 40 TAA associati al carcinoma mammario e anche contro 27 TAA che non erano noti per essere collegati alla malattia.

“I risultati del nostro studio hanno dimostrato che il carcinoma mammario induce autoanticorpi contro pannelli di specifici antigeni associati al tumore. Siamo stati in grado di rilevare il cancro con ragionevole precisione identificando questi autoanticorpi nel sangue“, afferma Daniyah Alfattani, dottoranda che ha partecipato alla ricerca.

I ricercatori hanno identificato tre gruppi di TAA contro i quali testare gli autoanticorpi. L’accuratezza del test è migliorata nei pannelli che contenevano più TAA. Il gruppo di cinque TAA ha rilevato correttamente il carcinoma mammario nel 29% dei campioni dei pazienti affetti da cancro e ha correttamente identificato l’84% dei campioni di controllo come privo di cancro. Il gruppo di sette TAA ha identificato correttamente il cancro nel 35% dei campioni di cancro e nessun cancro nel 79% dei campioni di controllo. Il gruppo di nove antigeni ha identificato correttamente il cancro nel 37% dei campioni di cancro e nessun cancro nel 79% dei controlli.

“Dobbiamo sviluppare e validare ulteriormente questo test – dice la Alfattani. Ma questi risultati sono incoraggianti e indicano che è possibile rilevare in fase iniziale un segnale per il carcinoma mammario. Una volta migliorata la precisione del test, si apre la possibilità di utilizzare un semplice esame del sangue per migliorare la diagnosi precoce della malattia“.

I ricercatori stanno ora testando campioni di 800 pazienti contro un gruppo di nove TAA e si aspettano che l’accuratezza del test migliori ulteriormente.

Morbillo, colpisce due volte, annullando la memoria immunitaria

Pubblicato il 06 Nov 2019 alle 6:04am

Il virus del morbillo resetta il nostro sistema immunitario: cancella infatti, dicono i ricercatori, la memoria spazzando via fino al 73% degli anticorpi che ci difendono da altre malattie come influenza, herpes e polmoniti. Questa ‘amnesia immunitaria’, che può durare anche mesi, è stata documentata per la prima volta in un gruppo di 77 bambini olandesi non vaccinati, al centro di due studi internazionali pubblicati sulle riviste Science e Science Immunology.

Come sottolineano gli stessi ricercatori, i risultati dimostrano che “il morbillo è più pericoloso di quanto immaginiamo” e che “il vaccino ha benefici addirittura superiori all’atteso”, dal momento che può proteggere anche da infezioni secondarie alla malattia. Proprio la vaccinazione ha abbattuto dell’80% i casi di morbillo nel mondo tra il 2000 e il 2017 salvando 2,1 milioni di vite, ma a causa delle più recenti campagne no-vax la tendenza si è invertita, tanto che il numero dei casi dal 2018 a oggi è aumentato del 300%.

Tumore delle vie biliari, come si manifesta. Sintomi e cure

Pubblicato il 05 Nov 2019 alle 6:11am

I tumori delle vie biliari sono un gruppo di neoplasie che colpiscono il fegato e che hanno origine a partire dai dotti biliari. Canali che trasportano la bile dal fegato all’intestino. Si distinguono in base alla posizione di insorgenza in: colangiocarcinomi intraepatici, se si sviluppano all’interno del fegato; colangiocarcinomi perilari se presenti all’ingresso dei dotti biliari e dei vasi sanguigni nel fegato; colangiocarcinomi extraepatici, se nascono all’esterno dell’organo; e, infine, carcinomi della colecisti. In totale sono circa 5000 gli italiani che ricevono ogni anno una diagnosi del genere.

«Mentre per i carcinomi delle vie biliari extra-epatiche i segni e sintomi più comuni sono quelli dell’ittero, colorazione giallastra della pelle e delle sclere oculari (la parte di norma bianca dell’occhio, ndr), urine scure, feci chiare, prurito – spiega Davide Melisi, oncologo al Policlinico di Verona e professore associato di Oncologia all’Università di Verona -. Per i colangiocarcinomi intraepatici i sintomi possono essere meno chiari, ad esempio, con perdita di peso o dolore al fianco destro irradiato posteriormente, ed essere scoperti “per caso” con esami eseguiti per altre ragioni del corpo umano. Così, che in oltre il 60 per cento dei pazienti la diagnosi viene effettuata quando il tumore è già in fase avanzata».

La presenza di ittero costituisce sempre un più che valido segnale per contattare subito il proprio medico di famiglia.

«Esistono alcune patologie del fegato molto ben riconosciute come fattori di rischio per i tumori delle vie biliari – risponde Melisi -: la colangite sclerosante, la litiasi biliare intraepatica, le cisti del coledoco e alcune infestazioni biliari parassitarie (poco comuni però alle nostre latitudini), l’epatite B e C, la cirrosi epatica e l’obesità che fanno lievitare ulteriormente il pericolo di sviluppare un colangiocarcinoma. Altri fattori di rischio sono l’età (due pazienti su tre hanno più di 65 anni) e il consumo di alcol (5-6 drink al giorno aumentano di 2-3 volte il rischio di colangiocarcinoma intraepatico). E’ un tumore abbastanza raro, ma chi rientra nelle categorie davvero a più “esposte al pericolo” (come i pazienti affetti da colangite sclerosante) possono eseguire una risonanza magnetica con colangiopancreatografia e il dosaggio del marcatore tumorale Ca19.9 con cadenza annuale. La sorveglianza nei pazienti a rischio più alto aumenta la probabilità di una diagnosi in uno stadio precoce, quanto la malattia è ancora suscettibile di una resezione chirurgica completa».

Le speranze di guarire da simili neoplasie dipendono sostanzialmente dalla loro localizzazione anatomica e dalla sua estensione al momento della diagnosi. Le statistiche indicano che a 5 anni dalla diagnosi è vivo il 10 per cento dei pazienti, ma se la chirurgia non è possibile la sopravvivenza media può essere inferiore a i 12 mesi. Fattori che possono significativamente ridurre la prognosi sono il coinvolgimento di strutture vascolari, dei linfonodi e la presenza di metastasi in organi a distanza come polmone, ossa, peritoneo o encefalo.

Al momento dice l’esperto si può fare ancora molto «Poco. Occorre, come prima cosa, mantenere un peso forma corretto attraverso una dieta equilibrata e fare esercizio fisico regolarmente, così come limitare l’assunzione di alcolici può certamente aiutare a ridurre il rischio di ammalarsi. E se si viaggia spesso in aree dove le parassitosi (infezioni parassitarie) biliari sono comuni, soprattutto in Asia, ricordarsi di non assumere acqua non purificata o cibi crudi».

Insonnia da stress, come combatterla

Pubblicato il 05 Nov 2019 alle 6:09am

Una vita frenetica porta ad accumulare nel corso dei mesi e dei giorni, stress su stress.

Ma, poiché, durante le ore notturne il nostro organismo deve riposare bene per rigenerarsi, non contano tanto le ore dormite, ma quanto la qualità del sonno.

Ecco allora alcuni rimedi essenziali attraverso i quali è possibile combattere l’insonnia da stress.

Alimentazione – L’alimentazione può influire sulla qualità del nostro sonno. Ci sono alimenti infatti che lo favoriscono (pesce e frutta secca, banane) ed altri che lo ostacolano (cibi fritti e grassi, caffeina ed alcolici nelle ore serali). Mangiare bene soprattutto la sera è molto importante.

Infusi e tisane – Infusi di erbe e tisane sono un validissimo aiuto per conciliare il sonno e combattere lo stress (valeriana, escolzia, luppolo, biancospino e altri ).

Melatonina – E’ un ormone prodotto dal nostro organismo che regola l’alternarsi di sonno-veglia. Lo stress può alterare il sonno e quindi, la melatonina può aiutare a ritrovare questo equilibrio perduto.

Musica – L’equilibrio tra l’emisfero destro e sinistro del nostro cervello può essere intaccato dallo stress. Per tornare in equilibrio non c’è niente di meglio che ascoltare un po’ di musica rilassante. Esperti molte volte consigliano quella classica o musica del cuore.

Tecniche di rilassamento – Praticare yoga o tecniche di respirazione è un valido alleato per cercare di allontanare lo stress. Il benessere interiore potrà migliorare la qualità del sonno e allentare tensioni psicofisiche. Inoltre, anche il trening autogeno o altra attività fisica, come nuoto o pilates è molto salutare per la muscolatura, lo stress, il benessere mentale.

Dispositivi high-tech – La luce a breve lunghezza d’onda di smartphone e tablet inibisce la produzione di melatonina e mina il ritmo circadiano. Meglio quindi non utilizzarli e lasciarli direttamente in un’altra sanza.

Sole – Esporre il proprio volto al sole per 15 minuti può aiutare a ripristinare il ciclo naturale del sonno. Ideale farlo in primavera ed in estate, nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio.

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