salute

5 consigli per avere piedi meravigliosi

Pubblicato il 01 Giu 2020 alle 6:04am

Il primo passo per una pedicure perfetta è fare un pediluvio. Immergere i piedi in acqua tiepida per almeno 10 minuti, con l’aggiunta di bicarbonato, e se volete anche un po’ di succo di limone.

Questo trattamento molto delicato prepara per i vostri piedi a trattamenti successivi. Aiuta a rilassare i muscoli, ammorbidire e sbiancare pelle e unghie.

Anche il sale grosso può essere un valido alleato per la salute, la bellezza e il benessere dei vostri piedi.

Levigare le ruvidità Levigare le parti più soggette a calli e screpolature, come i talloni. Per farlo utilizzare prodotti specifici, una lima e pietra pomice, o rullo anti-ruvidità, in caso di un maggior ispessimento. Questo passaggio, però, non deve essere effettuato troppo di frequente, perché potrebbe causare qualche effetto avverso.

Scrub Per eliminare le cellule morte presenti anche nel resto del piede, per rendere la pelle più liscia e morbida, favorire l’assorbimento di prodotti specifici, usare uno scrub per piedi oppure soluzioni fai da te a base di zucchero o sale doppio, olio vegetale.

Utilizzare una crema idratante Dopo lo scrub, i piedi sono pronti per essere idratati. Per un risultato più soddisfacente, meglio utilizzare prodotti specifici, pensati per i talloni screpolati o per combattere l’eccessiva sudorazione, ricchi di olio d’argan che rendono la pelle più morbida. .

Unghie Dopo il pediluvio, prendersi cura delle unghie. Una volta sistemate e limate con una lima morbida, si può applicare lo smalto, meglio se protettivo, rinforzante e pensato appositamente contro l’ingiallimento.

Spostamenti regionali, possibili dal 3 giugno

Pubblicato il 31 Mag 2020 alle 6:47am

Il 3 giugno prossimo l’Italia si rimette in movimento. Si tornerà a circolare liberamente tra una regione e l’altra e anche la Lombardia potrà riaprire i suoi confini, in entrata e in uscita. (altro…)

Coronavirus, le proposte delle Associazioni per la tutela dei pazienti oncologici e onco-ematologici durante le fasi di Covid-19

Pubblicato il 29 Mag 2020 alle 6:02am

L’emergenza sanitaria COVID-19 è entrata in una fase complessa e delicata di gestione della convivenza con il virus, che accompagnerà i cittadini italiani nei prossimi mesi. I pazienti oncologici e onco-ematologici, che hanno vissuto la prima fase con preoccupazione e in alcuni casi con difficoltà logistico-organizzative di gestione della loro malattia, chiedono ora alle Istituzioni di ridisegnare i percorsi assistenziali, dando priorità alla certezza delle cure, ai percorsi dedicati di accesso alle strutture sanitarie e all’assistenza domiciliare. Le 30 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” hanno sottoposto all’attenzione del Ministro della Salute Roberto Speranza e del Viceministro Pierpaolo Sileri una serie di proposte che evidenziano alcuni aspetti di cui tenere conto nell’elaborazione delle prossime raccomandazioni ad opera delle Istituzioni per la gestione dei pazienti con patologia oncologica e onco-ematologica durante le fasi di convivenza con il coronavirus in Italia.

«Ci rivolgiamo alle Istituzioni, come già avevamo fatto all’inizio dell’epidemia, quando grazie al nostro intervento sono state diramate le prime Raccomandazioni, perché l’esperienza della prima fase dell’emergenza deve portare a una riorganizzazione e a una maggiore tutela delle persone che convivono con il tumore – dichiara Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus e Salute Uomo onlus e coordinatrice del progetto – dalla gestione dell’epidemia durante il lockdown sono emerse diverse criticità sulle quali bisogna intervenire tempestivamente. Attuare percorsi personalizzati; dare una struttura compiuta al registro tumori attraverso investimenti tecnologici che consentano un più efficace conferimento dei dati da parte dei Registri Regionali; incentivare l’assistenza territoriale con promozione della telemedicina e dei programmi di home delivery dei farmaci; potenziare e formare la professione di case manager; incentivare la figura e il valore dello psiconcologo, anello di congiunzione tra paziente-famiglia e struttura sanitaria; pensare a forme di tutela economica e giuslavorativa per caregiver e familiari: questi gli interventi a nostro avviso prioritari e sui quali chiediamo al Ministero della Salute e al Governo di attivarsi quanto prima, offrendo chiaramente la nostra massima disponibilità a lavorare insieme».

Le 30 Associazioni del progetto hanno elaborato 8 punti chiave sui quali cooperare nella definizione di un percorso di tutela dei pazienti oncologici e onco-ematologici quanto più concreto e agevole possibile.

Report Iss rivela che il 4% delle vittime Covid-19 non presentava altre patologie

Pubblicato il 28 Mag 2020 alle 6:38am

Dai dati raccolti su pazienti positivi al covid-19, emerge ora che circa 4 morti su 100 non avevano altre malattie pregresse prima del ricovero ospedaliero. Ad affermarlo è il ‘Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da Sars-Cov-2 in Italia’ dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 21 maggio scorso.

Dei 3.032 casi di cui è stato possibile entrare in possesso della cartella clinica, 124 pazienti, il 4,1%, non avevano patologie pregresse prima dell’infezione.

La maggior parte dei deceduti di Covid-19 di cui si conoscono le condizioni pregresse, aveva 3 o più patologie. Il 59,6%, ovvero 1.806 pazienti presentava due patologie, il 21,4% del campione, 648 pazienti. Infine aveva una patologia il 15%, 454 pazienti.

L’ipertensione si conferma uno dei principali fattori di rischio. Il 23% dei pazienti deceduti di cui si conosce la storia clinica, seguiva una terapia antipertensiva con Ace-Inibitori e il 16% con farmaci sartani.

Il 31.096 decessi, 60% uomini e 40% donne. L’età media delle vittime di Covid-19 si conferma essere di 80 anni. Tuttavia 347 pazienti, avevano un’età inferiore ai 50 anni e 78 un’età inferiore ai 40 anni. Di questi ultimi, 14 non avevano patologie pregresse.

Crediti Foto Medicioggi.it

Al via test sierologici, in 2mila comuni, su base volontaria

Pubblicato il 26 Mag 2020 alle 5:02am

Al via da ieri, la vasta indagine epidemiologica su scala nazionale attraverso test sierologici su un campione di 150mila persone distribuite in duemila comuni italiani. L’indagine è firmata ministero della Salute e Istat, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana che con i suoi volontari arriverà alle persone scelte per la campionatura. L’adesione è volontaria e i test sono gratuiti.

Al lavoro, si apprende dalla Cri, ci sono oltre 700 operatori volontari, che hanno ricevuto una formazione nella scorse settimane.

I call center operativi sono 21, uno in ogni Regione, ai quali si aggiunge un Centro nazionale di supporto. La Lombardia registrerà il più alto numero di cittadini contattati, pari a oltre 30mila. Seguono poi Veneto (13mila); Emilia Romagna (12mila); Campania, Lazio e Sicilia (oltre 11mila); Piemonte (10mila) e a seguire altre Regioni, fino alla Valle d’Aosta dove saranno contattati oltre 4mila cittadini. Il campione, elaborato con l’Istat, viene individuato sulla base del genere e suddiviso in 6 classi d’età, per Regione ed attività lavorativa. Gli operatori Cri saranno impegnati nelle fasi di prelievo a domicilio e negli ambulatori, ma nelle Regioni Lazio, E.R., Piemonte, Molise e provincia autonoma di Bolzano che si occuperanno solo del prelievo a domicilio.

I cittadini facenti parte del campione selezionato verranno contattati dalla Croce Rossa italiana sul proprio telefono cellulare. Dopo essere stati contattati per il test sierologico, per eventuali informazioni aggiuntive i cittadini potranno rivolgersi al numero 06-5510 messo a disposizione dalla Cri.

Il Covid come l’influenza spagnola, sparirà completamente. Le parole di uno storico di medicina

Pubblicato il 22 Mag 2020 alle 1:59pm

L’illustre storico di medicina, Giorgio Cosmacini sostiene che il coronavirus andrà via così come ha fatto l’influenza spagnola. La pandemia influenzale che, secondo le stime, uccise 50 milioni di persone dal 1918 al 1920, infettandone più di 500mila. Il docente dell’Università Vita e Salute del San Raffaele di Milano ha spiegato la sua visione al Corriere della Sera. (altro…)

Torino, 76enne con Covid – 19 salvato con l’ozonoterapia. Ora si studia protocollo

Pubblicato il 22 Mag 2020 alle 6:18am

Un 76enne risultato positivo al coronavirus ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Mauriziano di Torino, è stato salvato grazie alla somministrazione dell’ozonoterapia.

Ora l’ospedale, tra i pochi in Italia, che ha aderito ad uno studio incentrato su questa cura, sta pensando, alla messa a punto di un protocollo terapeutico. Al momento sono una quindicina i pazienti affidati a un team multidisciplinare.

Psoriasi moderata, studio di fase 3 conferma l’efficacia del farmaco apremilast

Pubblicato il 20 Mag 2020 alle 6:50am

Risultati preliminari dello studio di fase 3 ADVANCE, condotto negli Stati Uniti per valutare la terapia orale apremilast nel trattamento di pazienti adulti con psoriasi a placche da lieve a moderata, ne confermano l’efficacia nel raggiungere risposte significative nel punteggio sPGA (Physician Global Assessment), che indica il grado di ‘clear skin’, ovvero di pelle libera da lesioni, nella riduzione della superficie corporea colpita e dell’indice di gravità PASI (Psoriasis Area Severity Index), indicatore che misura l’estesione e la gravità della psoriasi valutando in percentuale l’estensione delle chiazze, oltre che l’eritema, l’infiltrazione e desquamazione delle lesioni cutanee (secondo una scala da zero a quattro).

Il paziente con psoriasi moderata rappresenta un modello rilevante da un punto di vista clinico poiché l’interessamento cutaneo risulta non eccessivamente esteso ma potrebbe prevedere il coinvolgimento di alcune zone del corpo che potrebbe aggravare l’impatto della malattia sul paziente, come ad esempio il cuoio capelluto, unghie e zona genitale; inoltre spesso la gravità della malattia percepita dal paziente si discosta da quella valutata clinicamente.

In Italia la psoriasi colpisce il 3-4% della popolazione, pari a oltre 2 milioni e mezzo di persone. Ad oggi apremilast è indicato per il trattamento della psoriasi cronica a placche da moderata a grave in pazienti adulti che non hanno risposto, che hanno una controindicazione o che sono intolleranti ad altra terapia sistemica comprendente ciclosporina, metotrexato o psoralene e raggi ultravioletti di tipo A (PUVA).

“Apremilast è un farmaco di notevole interesse per diverse ragioni, in primo luogo perché viene somministrato per via orale e non necessita del monitoraggio degli esami di laboratorio – commenta Giampiero Girolomoni, Professore di Dermatologia e Venereologia all’Università di Verona – inoltre, il farmaco non è immunosoppressivo, pertanto non aumenta in generale il rischio di infezioni. Quindi, si tratta di una terapia assai vantaggiosa, facile da prescrivere e da assumere per periodi prolungati. Lo studio ADVANCE rinforza ulteriormente il concetto del farmaco apremilast nella psoriasi moderata; ci tranquillizza e ci stimola ad usarlo nei pazienti, soprattutto quelli che non vogliono gli aghi”.

Vitamina D, una buona alleata contro il coronavirus

Pubblicato il 17 Mag 2020 alle 7:50am

Giancarlo Isaia e Enzo Medico dell’Università di Torino, hanno effettuato una ricerca dimostrando che molti pazienti ricoverati in ospedale per covid 19 presentavano una elevata prevalenza di ipovitaminosi D. (altro…)

Associazioni di pazienti lanciano messaggio ad istituzioni: continui cambi di terapia con farmaci biosimilari

Pubblicato il 16 Mag 2020 alle 6:37am

Cinque associazioni di pazienti, che insieme rappresentano 4.200.000 cittadini italiani con malattie immunologiche croniche, lanciano un messaggio alle istituzioni: il continuo cambio di trattamento da un farmaco biosimilare a un altro, il cosiddetto ‘switch multiplo’, potrebbe ridurre l’aderenza alla terapia, oltre a esporre il paziente a possibili rischi dovuti all’impossibilità di raccogliere dati a medio-lungo termine, e va pertanto riconsiderata la proposta di sostituibilità automatica tra questi farmaci avanzata da AIFA, l’agenzia italiana del farmaco, per razionalizzare la spesa farmaceutica del Servizio Sanitario Nazionale.

È la principale indicazione che emerge da un Documento di Consenso sottoscritto da AMICI Onlus, Associazione Nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino, AMRER, Associazione Malati Reumatici Emilia-Romagna, ANMAR, Associazione Nazionale Malati Reumatici, APIAFCO, Associazione Psoriasici Amici della Fondazione Corazza e APMARR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare.

Il Documento di Consenso è scaturito da un’indagine, realizzata con il contributo incondizionato di Amgen, che ha coinvolto 1.330 pazienti – dei quali il 42% in trattamento con biosimilari –­ con l’obiettivo di conoscere il punto di vista dei pazienti che si confrontano con il problema dello switch multiplo con biosimilari e analizzare la qualità della comunicazione tra medico e paziente rispetto a questa problematica. Il 77% del campione in cura con biosimilari ha già fatto uno switch al secondo trattamento, prescritto nel 29% dei casi per motivi economici, nel 25% per ragioni cliniche, nell’11% per ragioni organizzative. Quasi un paziente su 2 ha dichiarato di aver ricevuto spiegazioni inadeguate/insufficienti sui motivi dello switch e tra questi la maggior parte ha ricevuto il biosimilare per motivi di risparmio.