salute

Allenarsi con la fitball, come tonificare glutei e interno coscia

Pubblicato il 16 Set 2019 alle 6:56am

Allenarsi con la fitball?

Iniziamo da subito a vedere come tonificare glutei e interno coscia.

Esercizi fitball glutei interno coscia

Per noi donne glutei sodi e interno coscia tonico sono molto importanti. La fitball è un attrezzo molto apprezzato perché consente di potenziare l’allenamento coinvolgendo più fasce muscolari e più in profondità.

Ma quali sono gli esercizi per glutei e interno coscia? Ecco a voi i 4 esercizi per glutei e interno coscia molto efficaci.

Una serie d’allenamento consigliata che prevede lanci e ponte:

– 20 lanci con fitball; – 10 + 10 ponte glutei monopodalico; – 20 ponte glutei su fitball; – 10 legcurl su fitball

Ripetiamo il circuito 5 volte con una pausa di 45-60 secondi tra una serie e l’altra. Determinazione e perseveranza ci garantiranno glutei sodi e gambe toniche. Buon allenamento!

In video troverete tantissimi videotutorial.

Alla Federico II di Napoli, arriva la prima cattedra europea Unesco sull’educazione alla salute

Pubblicato il 14 Set 2019 alle 7:01am

Presso l’università di Napoli, Federico II arriva un importantissimo riconoscimento internazionale, la prima cattedra Unesco «Educazione alla salute ed allo sviluppo sostenibile», prima in Europa a essere dedicata alla promozione dello stato di salute della popolazione agendo su fattori culturali, nutrizionali e ambientali. (altro…)

Assistenza a domicilio, in Umbria arriva l’infermiere di famiglia

Pubblicato il 12 Set 2019 alle 7:46am

E’ in arrivo anche in Umbria l’infermiere di famiglia per la promozione della salute e il self management delle malattie croniche, per l’assistenza a domicilio e per garantire continuità assistenziale del percorso tra ospedale e territorio. (altro…)

Immunoterapia, ricercatori scoprono che è efficace anche contro il tumore al polmone

Pubblicato il 11 Set 2019 alle 6:07am

L’immunoterapia può riattivare il sistema immunitario per combattere il cancro, e di recente si è scoperto che è on grado di farlo anche contro il tumore al polmone. La molecola immunoterapica durvalumab ha infatti dimostrato, che è possibile migliorare in modo significativo, la sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC), ovvero la forma più aggressiva, non precedentemente trattati. Ad evidenziarlo uno studio giunto alla Fase III CASPIAN, in corso in più di 200 Centri in 22 Paesi del mondo, presentato alla Conferenza mondiale sul tumore del polmone dell’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC) a Barcellona.

Durvalumab, in combinazione con quattro cicli di chemioterapia, spiegano i ricercatori, “ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale rispetto allo standard di cura, costituito dalla sola chemioterapia: il rischio di morte si è ridotto del 27%” ed i risultati “hanno mostrato un beneficio prolungato di sopravvivenza globale con una stima del 33,9% di pazienti vivi a 18 mesi nel braccio sperimentale con durvalumab e chemioterapia contro il 24,7% di pazienti trattati nel braccio di controllo”. Lo studio, spiega Marina Garassino, responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco Polmonare presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale di Tumori di Milano, “conferma un ruolo dell’immunoterapia nel trattamento di prima linea nei pazienti con una diagnosi di carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio avanzato. Rappresenta questo, il primo studio in grado di valutare la possibilità di combinare in questo tipo di malattia l’immunoterapia con diversi schemi di chemioterapia. I risultati mostrano un beneficio significativo in sopravvivenza globale”.

Il cancro del polmone è la principale causa di morte per cancro tra gli uomini e le donne. Rappresenta, infatti, ricordiamo, circa il 15% delle diagnosi ed in circa due terzi dei pazienti. Diagnosi che avviene il più delle volte, in uno stadio già avanzato della malattia.

Tamponamento cardiaco: cos’è e come si cura?

Pubblicato il 10 Set 2019 alle 7:15am

Il tamponamento cardiaco rappresenta un accumulo di liquido o sangue nel sacco pericardico. Tale liquido, accumulandosi velocemente, comprime il cuore impedendogli di svolgere la sua funzione di pompa, comportando così quello che viene definito shock e, in mancanza di un intervento immediato, anche la morte del soggetto. (altro…)

Pancreas, in arrivo una terapia mirata per tumore

Pubblicato il 08 Set 2019 alle 6:40am

Una terapia mirata per alcune forme di tumore del pancreas è questo il principale obiettivo di uno studio condotto dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research, che ha identificato, a livello preclinico, una nuova terapia mirata per un sottogruppo di pazienti affetti da tumore del pancreas con marcata dipendenza dall’oncogene K-Ras.

La ricerca, guidata da Luca Cardone, team leader dell’Unità di Immunologia e immunoterapia, ha mostrato che la decitabina, farmaco già in uso clinico per altre neoplasie, ha una potente azione antitumorale mirata per tumori del pancreas con specifiche caratteristiche. I pazienti selezionati con screening molecolare ne potrebbero beneficiare grazie a un approccio di riposizionamento di farmaci, il cosiddetto “drug repurposing”. Si calcola infatti che una percentuale compresa fra il 30% e il 50% dei casi di tumore al pancreas ha una dipendenza molecolare da K-Ras che può potenzialmente rispondere alla decitabina. (altro…)

Mangiarsi le unghie, perché fa male alla salute

Pubblicato il 07 Set 2019 alle 8:06am

L’«onicofagia», o il mangiarsi le unghie, è una cattiva abitudine molto diffusa (secondo il Journal of Dermatological Treatment colpisce circa il 20-30% della popolazione americana) che può essere scatenata da stress, ansia, disturbo ossessivo compulsivo o semplicemente dalla noia. Solo apparentemente innocua, può favorire infezioni di vario tipo, permettendo così a funghi o batteri di entrare nell’organismo e nel flusso sanguigno; aumentare il rischio di raffreddore e influenza e arrivare persino a rovinare il sorriso.

La fascia di età che varia dai 12 ai 18 anni pare quella maggiormente coinvolta nella pratica di questo vizio. Tuttavia vi è anche un buon numero di persone che continua a mangiarsi le unghie anche in età adulta.

Una cattiva abitudine da non trascurare. Il DSM IV TR (“Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali”, quarta edizione) annovera l’onicofagia tra i disturbi del controllo degli impulsi. La caratteristica principale di tali disturbi è l’incapacità di resistere ad un impulso o ad una tentazione di compiere un’azione che, in qualche modo, sia dannosa. Come nel caso della tricotillomania, ossia il toccarsi, tormentarsi e talvolta strapparsi i capelli, un’altra brutta abitudine che sovente è associata all’onicofagia. Tra i due disturbi però sembrerebbe vi sia una rilevante differenza: nella tricotillomania il soggetto riferisce di non provare dolore nel tormentarsi i capelli, piuttosto se li stuzzica senza rendersene contro; nell’onicofagia, invece, il dolore alle dita pare essere quasi sempre presente.

Rosicchiarsi le unghie potrebbe sembrare una pratica innocua, ma non è proprio così. Infatti è considerata una vera e propria forma di autolesionismo, che con buone probabilità può comportare anche dei danni alle dita. E non solo: i medici hanno messo in luce che le unghie, essendo un potenziale canale di trasmissione di infezioni, possono recare danno anche allo smalto dei denti, favorendo il rischio carie.

Molti soggetti sono riusciti a debellarla distraendosi e creandosi alternative, quali il tenere in bocca un chewingum, oppure il mantenere le mani impegnate maneggiando altri oggetti.

Ma la soluzione ideale per contrastare l’onicofagia è quella di risalire e comprendere le cause che originano il vizio, per poterle, se possibile, superare.

Dietro la pratica di mangiarsi le unghie può celarsi sempre un perché. Quasi tutti i soggetti che soffrono di onicofagia dichiarano di aver cominciato in tenera età.

Le motivazioni sono molteplici, e all’origine di questa condotta vi è anche un motivo di natura psicologica. Ansia, rabbia, che il soggetto onicofago scarica sulle dita. Ciò gli crea sollievo momentaneo, in quanto gli permetterebbe lo sfogo di una tensione emotiva. In altre circostanze l’onicofagia può essere percepita come una vera forma autolesionistica: in termini più semplici, un’emozione di rabbia o aggressività che potrebbe essere scaricata sul proprio corpo anziché rivolta verso l’esterno. Non mancano, però, situazioni per cui si mangiano le unghie per noia, o meglio la persona che possiede questa abitudine ha difficoltà a controllarla, per cui con buone probabilità la manifesta anche nei momenti di inattività e di non azione delle mani.

Infine altra motivazione potrebbe essere quella imitativa: cioè si comincia in età infantile imitando qualche adulto che fa lo stesso, e poi, con il passare dei giorni, del tempo, questa abitudine si acquisisce come propria. Comunque, secondo gli esperti, ad originare questa condotta sono soprattutto le cause ricollegabili ad ansia, stress e nervosismo. Un gesto automatico e spontaneo, ma non salutare.

A volte si consiglia per questo, l’intervento di uno psicoterapeuta.

Animali, amici a 4 zampe per i bambini validi insegnanti di vita

Pubblicato il 04 Set 2019 alle 7:14am

Avere amici a 4 zampe, cani e gatti, è importante per la crescita dei bambini. A dirlo anche la ricerca condotta da “Bambini-Pet: l’amore nasce da cuccioli!” pubblicata in occasione del ritorno sui banchi di scuola, da Petpassion, la community italiana dei pet lovers che ribadisce che quasi 9 persone su 10 concordano sull’importanza dei pet nella crescita dei più piccoli. Responsabilità e relazioni rispettose sono le “materie” insegnate dagli amici a 4 zampe: più di 1 persona su 2 è convinta che la presenza di un animale da compagnia possa insegnare al bambino il senso di responsabilità, per 3 su 10 i cani e i gatti, valido aiuto per imparare a gestire le relazioni con rispetto e secondo oltre 7 persone su 10 il rapporto che si instaura è all’insegna dell’amore e dell’amicizia. Come futuri proprietari di cani e gatti, è importante, che i bambini fin da piccoli imparino a gestire con rispetto i loro piccoli amici a 4 zampe.

Il progetto di Purina “A scuola di petcare”, giunto alla 16esima edizione, nasce proprio con l’obiettivo educare le giovani generazioni al rispetto degli animali da compagnia, per insegnare ad instaurare con loro una relazione corretta, serena e responsabile. Attivo dal 2004 vuole insegnare ai bambini i valori del rispetto e del possesso responsabile dei pet attraverso modalità interattive e ludiche.

Succhi di frutta, ecco quanti se ne consumano in Italia

Pubblicato il 04 Set 2019 alle 6:37am

I succhi di frutta sono sempre più scelti e consumati facendo registrare un aumento di preferenza soprattutto tra i più piccoli nel periodo estivo. La bevanda ogni anno viene consumata per 765 milioni di litri, in tutto il mondo, facendo registrare anche una media di circa 13 a testa, con un giro d’affari complessivo che nel 2018 ha fatto un fatturato di 683 milioni. A rilevarlo il nuovo numero della rivista mensile “Il Salvagente”, in edicola a settembre con il titolo di copertina “Ma che frutta beviamo?”.

Il periodico, che motiva il business associandolo ai valori che si legano alla frutta, ha condotto uno studio sulla qualità dei succhi portando in laboratorio dieci succhi di pera, gusto tra i più consumati nel nostro Paese, tra le marche più diffuse sugli scaffali dei supermercati.

L’indagine ha riguardato la presenza di elementi potenzialmente dannosi per l’organismo, pesticidi e sostanze chimiche in primis, ma anche la contaminazione di tossine (come la patulina) e la quantità di zucchero. Dai risultati ottenuti non sono emersi dati particolarmente allarmanti visto che quasi tutti i succhi di pera analizzati hanno evidenziato tracce di zuccheri e dei fitofarmaci captano, boscalid e dodina, ma in quantità – spiega una nota – che non devono destare preoccupazione. Anche la tossina patulina, presente in sei campioni su dieci e nelle quantità rilevate non è da ritenersi un pericolo per la salute.

Articolazioni, come tenerle in salute

Pubblicato il 03 Set 2019 alle 9:00am

Il corpo umano è considerato una macchina perfetta… Nel suo massimo splendore può sembrare indistruttibile. In realtà , però, non è così, anzi… Tante le parti del nostro corpo umano, molto delicate che possono deteriorarsi o danneggiarsi.

Le articolazioni sono infatti, dispositivi di giuntura tra capi ossei, connessi tra loro tramite i tessuti connettivi. A seconda delle differenze di mobilità e di escursione si dividono in articolazioni mobili come quelle della spalla, del gomito e del ginocchio, e semimobili come ad esempio quelle tra le vertebre e articolazioni fisse di ossa e cranio.

Il nostro corpo ha circa 360 articolazioni e lo spazio intra-articolare è formato da diversi elementi. Tra questi ci sono anche:

– la membrana sinoviale, una membrana sottile che riveste interamente la capsula articolare e la parte articolare dell’osso. Riveste anche i legamenti interarticolari e i tendini e contiene il liquido sinoviale, una sostanza che serve a lubrificare le articolazioni; – la cartilagine articolare, la membrana che riveste le superfici articolari il cui spessore va da 0,2 a 6 mm. Riduce l’usura degli stessi nelle sollecitazioni fisiologiche e nei microtraumi, però proprio per il suo spessore minimo e per la costanza con la quale viene sollecitata è soggetta a usura. Quando l’organismo non ha cartilagini trofiche e in salute, diventa molto difficile effettuare lavori fisici e si avvertono forti dolori alle articolazioni. Con l’avanzare dell’età, la rigenerazione del tessuto che la compone è sempre più difficile e per questo è importante l’integrazione alimentare dei nutrienti che formano le cartilagini.

Non sempre i problemi legati alle articolazioni interessano i vecchi, ma anzi una delle patologie più diffuse tra adolescenti e giovani è il morbo di Osgood-Schlatter, che tra le cause più comuni ha lo squilibrio tra la crescita scheletrica e la crescita dell’apparato muscolo-legamentoso, per cui l’accrescimento osseo anticipa, l’accrescimento di muscoli e legamenti. Dunque il ginocchio, crescendo più in fretta, praticamente “raschia” a causa di una cartilagine non adatta, dando dolore. Questa condizione comunque si risolve da sola con la crescita e non comporta niente di grave.

Per combattere questi problemi ad articolazioni, legamenti e cartilagini il primo passo fondamentale è quello di fare attività fisica: sedentarietà e pigrizia sono le nemiche numero uno per le ossa e le cartilagini. O al contrario attività sportive troppo intense.

Il nuoto è indicato come attività fisica e sportiva per eccellenza per rafforzare e tenere in salute le articolazioni, poiché i movimenti eseguiti in acqua aumentano la loro mobilità e la loro resistenza, senza pesare sulla colonna vertebrale. LO stesso dicasi di yoga e pilates, purché l’allenamento avvenga sotto la guida di un esperto e con la dovuta gradualità.

Perché le articolazioni funzionino correttamente e senza creare problemi è necessario che siano presenti in quantità adeguata nel nostro organismo una serie di componenti come quelli naturalmente presenti nella cartilagine, tra cui acido ialuronico, glucosamina e il condroitin solfato.

L’usura delle cartilagini è sicuramente l’elemento che più è comune come causa di tutte le patologie articolari, e dolore, gonfiore e immobilità. Il ricorso a terapie farmacologiche per la gestione dei sintomi può essere comprensibile, ma è poco efficace se non si agisce direttamente sulla causa del problema.

In commercio è possibile trovare integratori alimentari per le articolazioni e la cartilagine, riconosciuti dal ministero della salute.

Altra cosa molto importante, è la giusta quantità di vitamina D che può essere introdotta attraverso l’alimentazione (tramite determinati alimenti), l’esposizione alla luce solare, o mediante assunzione di integratori alimentari che lo contengono.