salute

Sangue dagli occhi, uno strano caso a Milano

Pubblicato il 07 Ago 2020 alle 5:00am

Un uomo è arrivato in ospedale, al pronto soccorso, con il sangue che gli usciva dagli occhi, lasciando di stucco anche medici e infermieri.

L’uomo ha raccontato che il sanguinamento dagli occhi è iniziato un paio di ore prima del suo arrivo in ospedale, in modo del tutto spontaneo e senza alcun dolore.

Al pronto soccorso è stato subito medicato, poi gli sono stati fatti tutti gli accertamenti del caso per capire di cosa si trattasse.

Dopo diverse indagini è emerso che l’uomo 52enne soffriva di emolacria. All’uomo sono state somministrate gocce oftalmiche per trattare la zona interessata.

L’emolacria può essere sintomo di numerose malattie:

– Neoplasie dell’apparato lacrimale – Congiuntiviti batteriche – Tubercolosi

foto regionelombardia.it

Mucopolisaccaridosi di tipo 1: che cos’è, le possibili cause e cure

Pubblicato il 06 Ago 2020 alle 6:12am

La mucopolisaccaridosi di tipo 1 (MPS-1) è una malattia genetica rara che fa parte del gruppo delle mucopolisaccaridosi. Esordisce per un accumulo lisosomiale di mucopolisaccaridi, sostanze glicoproteiche complesse che sono tra i principali componenti della sostanza intercellulare del tessuto connettivo. Rossella Parini, consulente medico per la Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma presso l’Ospedale San Gerardo di Monza, spiega di cosa si tratta.

La MPS-1 è autosomica recessiva, cioè trasmessa da entrambi i genitori che sono portatori sani. È dovuta a mutazioni nel gene IDUA che codifica l’enzima alfa-iduronidasi. Tali mutazioni sono moltissime e hanno una diversa gravità. Ciò determina l’ampia variabilità delle forme della malattia, dalla sindrome di Hurler, che presenta il quadro clinico più grave, alla forma più attenuata (Scheie).

La malattia diventa clinicamente riconoscibile a età diverse secondo la gravità. La forma più severa (Hurler) si manifesta prima dell’anno di età con frequenti infezioni delle vie aeree superiori, ernie inguinali e ombelicali, modesto ingrandimento anomalo di fegato e milza, malformazioni scheletriche. Se non diagnosticata e trattata, la malattia evolve con ritardo psicomotorio ingravescente, cardiomiopatia e valvulopatia, rigidità articolare, malformazioni scheletriche multiple, bassa statura, ipoacusia, opacità corneali. La morte sopravviene intorno ai dieci anni in un soggetto in stato vegetativo.

La forma più lieve diventa clinicamente evidente intorno ai dieci anni, può essere monosintomatica e spesso la diagnosi è raggiunta dopo alcuni o molti anni. I segni più frequenti in questa forma sono la cardiomiopatia con il danno valvolare, i disturbi oculari (opacità corneali, retinite), la rigidità articolare tipicamente non infiammatoria e altri problemi ortopedici. L’intelligenza è sempre normale e l’aspettativa di vita poco ridotta rispetto alla popolazione generale. La forma intermedia copre tutti i quadri clinici che stanno tra questi due estremi: meno gravi della forma Hurler e più gravi della forma Scheie.

La diagnosi avviene intorno ai dieci anni, e può essere monosintomatica. I segni più frequenti in questa forma sono la cardiomiopatia con il danno valvolare, i disturbi oculari (opacità corneali, retinite), la rigidità articolare tipicamente non infiammatoria e altri problemi ortopedici. L’intelligenza è sempre normale e l’aspettativa di vita poco ridotta rispetto alla popolazione generale.

Utilizzato dagli anni 80, il trapianto di cellule staminali ematopoietiche deve essere effettuato al più presto possibile. Dall’anno 2003 è stata immessa in commercio la terapia enzimatica sostitutiva, somministrata in circa 4 ore per via endovenosa ogni settimana. Questa terapia, è in grado di migliorare sia la funzionalità polmonare che quella articolare, riducendo, l’organomegalia ma non è grado di attraversare la barriera emato-encefalica.

Foto di OsservatorioScreening.it

Parkinson e estate: la Società Italiana di Neurologia diffonde le precauzioni contro il caldo

Pubblicato il 06 Ago 2020 alle 6:00am

L’estate rappresenta generalmente un importante momento di svago e di relax, ma per le persone con Malattia di Parkinson (MP), circa 300.000 in Italia, può essere fonte di problematiche che devono essere necessariamente affrontate. (altro…)

Acqua, quanti bicchieri al giorno?

Pubblicato il 05 Ago 2020 alle 6:14am

Bere tanta acqua fa male alla salute. Perché sono molti i problemi che potrebbero insorgere assumendo quantità eccessive di acqua o liquidi in eccesso, per il nostro organismo. Con il caldo poi, tutti noi, tendiamo anche ad idratarci di più, senza pensare poi alle possibili conseguenze per la nostra salute.

Si parla infatti, di contraccolpi seri che possono riguardare anche il cervello, o che potrebbero non riuscire a controllare la gestione dei liquidi aumentati, e il cuore, organo vitale si troverebbe a pompare sangue troppo diluito con conseguenti problemi anche cardiologici.

“Aquaholism”, questo il termine medico utilizzato, può indicare una forma esagerata di consumo di acqua, che può portare anche, in casi estremi, ad una vera e propria dipendenza da questa bevanda, come accade per l’alcol. Se non si è in presenza di una particolare malattia che lo imponga, bisogna bere quando si ha sete, e non sforzarsi troppo di bere di più. Meglio quando il nostro organismo lo reclama, senza superare i 1,5/2 litri di acqua al giorno, anche se è difficile stabilire il giusto quantitativo di acqua da assumere quotidianamente perché molto dipende anche da tantissimi fattori. Alimentazione, sport, caldo. E molto altro ancora.

L’intossicazione da acqua, si presenta quando l’organismo assorbe più acqua di quanta non sia in grado di eliminare, per cui si può sviluppare iperidratazione con edemi declivi (caviglie gonfie), soprattutto se esiste una patologia che riduce la capacità dell’organismo di espellere liquidi o aumentare la tendenza a trattenerli. Inoltre quando si assume una quantità eccessiva di acqua, il sodio presente nel sangue viene diluito, ed essendo questo un elettrolita essenziale multifunzionale, la diminuzione della sua concentrazione (iponatriemia) provoca sintomi tipici, che variano da disturbi organici a psicotici, a seconda del livello ematico raggiunto.

L’iperidrataziome comunque è molto più comune nei soggetti in cui l’eliminazione urinaria non avviene normalmente, come accade per esempio in molte malattie cardiache, renali od epatiche, o come accade a chi fa uso regolare di antidepressivi, farmaci che favoriscono la ritenzione idrica.

Bere troppo acqua, può provocare anche problemi seri di insonnia agendo in maniera negativa sull’ormone che regola l’attività dei reni durante il riposo notturno.

Mangiare pane ammuffito, rischi per la salute

Pubblicato il 05 Ago 2020 alle 6:00am

Mangiare pane ammuffito è un errore da non commettere mai. Infatti, la muffa si spande sulla superficie del cibo, e nella sua prima fase non è visibile. Di conseguenza, anche se dal pane viene rimossa la muffa visibile, è probabile che in parte resti comunque attaccata all’alimento.

Quando ingerite, i danni che le muffe possono causare all’organismo possono essere anche piuttosto gravi: tutto dipende dal tipo di muffa.

Mangiare il pane ammuffito è un errore da non commettere. Infatti, la muffa si spande sulla superficie del cibo, e nella sua prima fase non è visibile. Di conseguenza, anche se dal pane viene rimossa la muffa visibile, è probabile che in parte resti comunque sull’alimento.

Inoltre, il pane è un cibo morbido, per cui è molto facile per le muffe insediarsi anche al loro interno, in profondità.

Quando ingerite, i danni che le muffe apportano all’organismo possono essere anche piuttosto gravi: tutto dipende dal tipo di muffa.

Ad esempio, esiste la muffa Cladosporium che se viene ingerita può arrecare problemi di allergia.

Più pericolosa è certamente, la Penicillium crustosum: se presente negli alimenti, si ingeriscono diverse microtossine, con il rischio di dover correre subito all’ospedale.

Tra le muffe più temibili c’è poi la Rhizopus stolonifer, la quale è anche tra le più presenti sul pane ammuffito. Se viene introdotta nell’organismo, può essere causa di danni anche permanenti. Infatti è in grado di provocare un’infezione che può causare la coagulazione del sangue, fino a comportare una carenza di ossigeno nei tessuti cellulari.

Foto fabiosa.it

Magra dopo i 40 anni, ecco cosa fare

Pubblicato il 04 Ago 2020 alle 6:00am

Se avete superato i 40 anni e non riuscite a raggiungere più il vostro livello di magrezza ideale, ecco alcuni consigli che fanno per voi. Servono a stimolare il metabolismo.

Ci sono alimenti capaci di bruciare grassi, stimolando così anche in modo naturale la tiroide, protagonista indiscussa del metabolismo.

Come prima cosa, mangiate molta frutta e verdura. Evitate condimenti pesanti, preferite cotture leggere al vapore o alla griglia.

Migliorate il tono muscolare, camminando, praticando attività fisica in maniera costante e ginnastica in palestra, ciò vi consentirà di bruciare anche quando sarete a riposo e soprattutto grazie ad un’attività muscolare, capace di rallentare le funzionalità della tiroide.

Il consiglio è quello di mettersi a tavola dopo aver praticato una qualsiasi attività fisica. Praticare attività fisica aiuta a contrastare l’insulino-resistenza e a permettere ai muscoli di utilizzare molto più glucosio del normale contrastando al meglio l’azione ingrassante degli zuccheri.

Fibromi penduli, come eliminarli

Pubblicato il 03 Ago 2020 alle 7:00am

I fibromi penduli sono antiestetici e talvolta anche fastidiosi. Non si riconosce la causa che dà origine a queste escrescenze, si pensa possano essere congeniti visto che molti componenti dello stesso gruppo familiare li hanno. Possono crescere ovunque. Ci sono delle parti del corpo dove si manifestano in maniera più acuta come: ascelle, attorno al collo, nell’inguine e sulla palpebra superiore dell’occhio. In genere si sviluppano per la prima volta tra i quaranta e i cinquant’anni sia per l’uomo che per la donna. Sono dei tumori benigni della pelle ed è raro che diventino maligni.

Vengono eliminati solo per un fatto estetico anche perché talvolta raggiungono delle dimensioni notevoli e arrecano molto fastidio con sfregamento e successivo sanguinamento.

Cosa fare?

Non è necessario ricorrere a metodi costosi. Si può intervenire come del tutto naturali, come ad esempio, l’aceto di mele. L’aceto di mele contiene acido acetico molto adatto ad eliminare i fibromi penduli e le verruche. Ovviamente è sempre consigliabile rivolgersi ad un medico per avere spiegazioni dettagliate in merito.

In farmacia poi, ci sono dei preparati specifici. Come per le verruche.

Erba d’orzo, perché fa bene alla salute

Pubblicato il 01 Ago 2020 alle 6:53am

Erba d’orzo, super food dalle molteplici proprietà benefiche aiuta ad influire sul controllo del peso e a riequilibrare la glicemia. L’erba d’orzo ha come base quello che è considerato come uno dei cereali più popolari al mondo. (altro…)

Zanzare, perché ci pungono? Prevenzione e rimedi naturali

Pubblicato il 01 Ago 2020 alle 6:24am

Le zanzare sono attratte dal sudore, dal respiro – e in particolar modo dall’anidride carbonica che si emette – e da alcuni tipi di pelle. Le persone più a rischio sono naturalmente gli sportivi e le donne in stato interessante, perché emettono una maggiore quantità di anidride carbonica. I primi, sono doppiamente a rischio, in quanto i loro muscoli, per tutta la durata dell’attività fisica, producono acido lattico, cosa che rende molto appetibile la nostra pelle alle tanto odiate e fastidiosissime zanzare.

Per proteggersi da questi insetti, occorrono, pertanto, lozioni, spray, pomate e stick: in quanto contengono il DEET (dietiltoluamide), il principio attivo più usato ed efficace, in grado di alterare la percezione di questi insetti, agendo direttamente sui loro ricettori nervosi, cioè le antenne. In questo caso, le zanzare non si avvicinano alla pelle e non pungono per almeno 4 ore. Un’altra sostanza molto valida per tenere lontane le zanzare è la picaridina (KBR3023), che resta sulla superficie della pelle e non viene assorbita.

Prima di andare a dormire potremmo attaccare ad una presa elettrica un fornellino di piastrine o il diffusore con il liquido. Entrambi in grado di rilasciare sostanze insetticide (come permetrina, alletrina, esbiotrina, cipermetrina e deltametrina) e di allontanare, gli insetti. Inoltre, la quantità raccomandata è di 1-2 milligrammi di prodotto per metro cubo, bassa e non dannosa in una stanza di medie dimensioni (sopra i 15 metri quadrati).

La citronella poi, non è un’arma efficace contro le zanzare. Al contrario di quanto si potrebbe pensare. A dirlo un recente studio condotto dall’Università del New Mexico negli Stati Uniti, grazie ad un gruppo di ricerca multidisciplinare formato da informatici, biologi e ingegneri.

Tra i rimedi naturali abbiamo poi, gli integratori alimentari, che contengono la tiamina (vitamina B1) e la piridossina (vitamina B6), in grado di provocare una particolare sudorazione che allontana le zanzare. Lo stesso dicasi anche per gli agrumi e la vitamina C.

Una soluzione per allontanarle è anche quella presente negli ultrasuoni, i segnali emessi dagli esemplari maschi in cerca dell’anima gemella. Gli apparecchi elettrici oggi in uso, in commercio, simulano lo stesso richiamo su lunghezze d’onda tra i 50.000 e i 90.000 Hertz che risultano impercettibili all’uomo. Attenzione, però, in quanto, cani e gatti domestici potrebbero non gradire il metodo anti-zanzare con gli ultrasuoni. A differenza dell’uomo, in quanto loro li sentono.

E per le punture? Cosa fare?

Un metodo molto efficace per lenire la pelle arrossata e anche il prurito, è il gel all’aloe vera.

Ci sono in commercio creme a base di erbe che hanno proprietà lenitive comprovate, come la camomilla, l’avena, la mandorla e la canfora che diminuiscono sia il prurito che l’irritazione. Esistono poi anche creme che possono essere acquistate in farmacia per diminuire gli effetti collaterali delle punture di insetto.

E se il prurito persiste anche dopo diverse applicazioni di ghiaccio si possono usare anche pomate a base di cortisone, preferibilmente mattina e sera, dopo aver lavato la zona con acqua e sapone neutro? La risposta è sì.

E se la puntura di zanzara fa infezione? Se si percepisce gonfiore dei linfonodi, se l’arrossamento è sempre più diffuso e se si sente febbre sopra ai 38 è opportuno recarsi dal medico che valuterà se è necessaria una cura antibiotica oppure no.

Nel frattempo bisogna sempre pulire bene la zona interessata. Disinfettare ed eventualmente recarsi nella più vicina farmacia di zona.

E come evitare di essere punti? Semplice!

– Evitare di indossare profumi – usare prodotti a base di sostanze repellenti – non sostare in prossimità di bevande o cibi molto dolci – eliminare recipienti di acqua stagnante sui balconi, le finestre e nei giardini, perché in quest’acqua le zanzare depongono le uova.

Come prevenire un ictus in Italia

Pubblicato il 30 Lug 2020 alle 6:00am

L’ictus cerebrale, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Dei 150.000 italiani circa che ne vengono colpiti ogni anno, la metà rimane con problemi di disabilità di varia entità; attualmente sono circa 1 milione i sopravvissuti con esiti di ictus più o meno invalidanti. Da A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione Italiana per la Lotta all’Ictus Cerebrale) alcuni consigli per prevenire l’ictus in estate.

Mangiare cereali, frutta, olio di oliva, legumi e pesce. Una alimentazione povera di carni grasse, tuberi, grassi animali e insaccati. Un’alimentazione sana e variegata di questo genere, può ridurre il rischio di ictus sino ad arrivare al 20%.

Consumare agrumi, mele, pere, verdure a foglia larga, contribuisce molto alla protezione: un incremento di circa 200 grammi al giorno, di frutta e di verdura, fa diminuire il rischio di ictus rispettivamente del 32% e dell’11%. L’olio di oliva extravergine, uno dei pilastri della dieta mediterranea, contribuisce notevolmente a proteggere il sistema cardiovascolare: un aumento di 23 grammi al giorno di consumo di olio di oliva è stato inversamente associato all’incidenza dell’ictus (riduzione del rischio del 20%) e alla mortalità (riduzione del rischio dell’11%).

Se da una parte ci sono sostanze da consumare con moderazione, come sodio, alcol e grassi saturi perché aumentano il rischio vascolare, dall’altra, viene sottolineato l’effetto protettivo di omega3, fibre, vitamina B6 e B12, così come l’assunzione di calcio e potassio che diminuiscono il rischio di ictus cerebrale.