salute

L’invecchiamento biologico è di 4 tipi

Pubblicato il 16 Gen 2020 alle 7:24am

L’invecchiamento biologico può essere di almeno quattro tipi diversi. A rilevarlo sono stati i ricercatori della Stanford University School of Medicine, che in uno studio pubblicato su Nature Medicine, spiegando come hanno identificato percorsi biologici specifici nel corso degli anni. (altro…)

Un test dell’udito guardando negli occhi

Pubblicato il 16 Gen 2020 alle 6:52am

D’ora in poi, basterà guardare la risposta della nostra pupilla per fare il test dell’udito. (altro…)

Quando lo psicologo si trova anche in farmacia

Pubblicato il 16 Gen 2020 alle 6:51am

In diverse città italiane è possibile trovare all’interno delle farmacie uno psicologo, grazie a degli accordi tra farmacisti e psicologi, i loro Ordini professionali e associazioni di categoria e, in alcuni casi, anche con il supporto economico di amministrazioni locali e Asl. «La presenza dello psicologo in farmacia è legittimata dalla Legge 69 del 2009, che ha introdotto la farmacia dei servizi, e dai successivi decreti attuativi» dice Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma, la Federazione che rappresenta oltre 18 mila farmacie private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. (altro…)

Corte di appello di Torino conferma: ” C’è un nesso tra uso cellulare e causa tumore”

Pubblicato il 15 Gen 2020 alle 6:39am

La Corte di appello di Torino ha confermato la sentenza del giudice Luca Fadda, che nell’aprile 2017 aveva condannato l’Inail a riconoscere una rendita da malattia professionale all’ex tecnico della Telecom per l’uso “abnorme” del telefonino, dovuto al suo lavoro, nel periodo 1995-2010. (altro…)

Bere 3 tazze di tè alla settimana fa bene alla salute e allunga la vita

Pubblicato il 14 Gen 2020 alle 8:10am

Un nuovo studio dimostra che bere almeno tre tazze di tè alla settimana non solo è in grado di mantenere il nostro corpo in salute, ma anche di allungare la nostra vita. (altro…)

Dieta Mind, in cosa consiste?

Pubblicato il 14 Gen 2020 alle 7:30am

La dieta Mind è un regime alimentare in grado di abbassare la pressione arteriosa del sangue e prevenire le malattie neurodegenerative come nel caso dell’Alzheimer. Si tratterebbero, dicono i ricercatori ed esperti, di uno schema in grado di raccogliere le caratteristiche di altri due regimi alimentari, dieta DASH e dieta mediterranea.

La dieta Mind è stata elaborata da un team di ricerca del Rush University Medical Center di Chicago. La sua peculiarità è quella dell’assunzione di alimenti che promuovono la salute del cervello. Come nel caso di verdura, olio d’oliva, pesce e bacche.

Chi vuol seguire la dieta Mind deve dedicare ampio spazio all’assunzione di cibi caratterizzati dalla presenza di vitamina E e vitamina C. Cruciale è anche l’apporto di nutrienti come nel caso del magnesio e del selenio. Non è affatto un caso che la dieta Mind metta in primo piano antiossidanti: grazie ai quali è infatti possibile tenere sotto controllo l’attività dei radicali liberi e, di conseguenza, anche di stati infiammatori potenzialmente pericolosi per tessuti posti alla base del cervello.

Per avvalorare l’efficacia della dieta Mind, anche per la regolarità dei valori della pressione arteriosa, gli esperti che hanno seguito lo studio nel 2015, i cui dettagli sono stati pubblicati sulle pagine della rivista scientifica Alzheimer’s & Dementia: Journal of the Alzheimer’s Association hanno preso in esame un campione di 923 persone (età compresa tra i 58 e i 98 anni). Durante il follow up di 4,5 anni, gli studiosi sono riusciti a scoprire che, grazie a una moderata aderenza allo schema della dieta Mind, è possibile apprezzare una riduzione del rischio di avere a che fare con il morbo di Alzheimer. Tra i vantaggi di questa dieta è possibile citare anche la sua ca pacità di rallentare i processi di declino cognitivo nei pazienti sopravvissuti all’ictus.

Tornando un attimo agli alimenti consigliati da chi vuole seguirla rammentiamo la presenza delle verdure a foglia verde (non meno di 6 porzioni a settimana), dei cereali integrali (3 porzioni quotidiane), così come dei fagioli. Gli esperti consigliano pure l’apporto di verdure non amidacee – p.e. la zucca e le carote – e di mettere nel piatto pesci come il salmone, la trota e lo sgombro. Ricchi di acidi grassi essenziali omega 3, dovrebbero essere consumati tre volte a settimana.

Quando si parla della dieta Mind, il cui schema comprende anche i frutti di bosco e la carne di pollo, è bene sottolineare che non è affatto rigida. Per rendersene conto basta sottolineare che, a detta degli esperti del Rush university Medical Center, è possibile bere un bicchiere di vino al giorno, bianco o rosso, prima di adottare questo regime alimentare è essenziale chiedere consiglio sempre al proprio medico di base.

Notti in bianco? La colpa può essere della lingua grossa

Pubblicato il 14 Gen 2020 alle 6:02am

Un recente studio, condotto da un team della Perelman School of Medicine dell’University of Pennsylvania, ha scoperto dei miglioramenti nei sintomi dell’apnea ostruttiva del sonno (Osa) collegati proprio alla riduzione del grasso nella lingua. Utilizzando la risonanza magnetica per misurare l’effetto della perdita di peso sulle vie aeree superiori nei pazienti obesi, gli autori hanno scoperto che questo è un fattore primario nel ridurre la gravità della patologia.

I risultati della ricerca sono stati resi noti sull”American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine’ e offrono un’indicazione importante, secondo gli scienziati, perché “la maggior parte dei clinici, e anche degli esperti del mondo delle apnee notturne, non si sono” finora “concentrati sul grasso nella lingua per trattare l’apnea notturna”. Ad evidenziarlo è Richard Schwab, responsabile della Medicina del sonno nell’ateneo Usa. “Ora che sappiamo che rappresenta un fattore di rischio e che l’apnea notturna migliora quando viene ridotto, abbiamo stabilito un nuovo obiettivo terapeutico”.

Solo negli Usa sono 22 milioni le persone che soffrono di apnea notturna. Disturbo questo che fa sì che la respirazione si interrompa e riprenda ripetutamente, causando il risveglio dei pazienti durante i cicli del sonno. Di solito questa condizione è accompagnata da un forte russare e può aumentare il rischio di ipertensione e ictus. Se l’obesità è senz’altro il principale fattore di rischio, ci sono anche altre cause come avere grandi tonsille o una mascella incassata.

Studi suggeriscono che le cosiddette macchine ‘Cpap’ portano un miglioramento in circa il 75% dei pazienti, ma per l’altro 25% opzioni alternative di trattamento risultano più complicate. Poiché uno studio del 2014 firmato da Schwab aveva messo in evidenza che i pazienti ‘oversize’ con apnee notturne avevano lingue significativamente più grandi rispetto ai pazienti obesi senza il disturbo, come passo successivo i ricercatori hanno voluto determinare se ci fosse un rapporto di causa-effetto tra la riduzione del grasso della lingua e il miglioramento dei sintomi. Il nuovo lavoro ha dunque incluso 67 partecipanti affetti da apnee in forma da lieve a grave e con un Indice di massa corporea (Bmi) superiore a 30. Attraverso una dieta o un intervento di chirurgia bariatrica, i pazienti hanno perso quasi il 10% del loro peso, in media nell’arco di 6 mesi, e i punteggi delle apnee notturne sono migliorati del 31%.

Con la risonanza magnetica il team ha potuto scoprire che una riduzione del volume di grasso della lingua era il collegamento principale tra perdita di peso e miglioramento dell’apnea notturna. Studi futuri, ragionano gli scienziati, dovrebbero aiutare a sondare il potenziale di alcune diete povere di grassi nel ridurre il grasso della lingua, o se terapie del freddo – come quelle usate per ridurre il grasso dello stomaco.

Ipertensione, camminare per tenerla sottocontrollo

Pubblicato il 13 Gen 2020 alle 8:51am

L’ipertensione è tra le patologie più diffuse nei giorni nostri e nei paesi più sviluppati, dove una persona su tre ne è colpita. Nella rubrica “Carlino Salute” ne parla il dottor Vinicio Fiorani, responsabile di Cardiochirurgia a Salus Hospital. (altro…)

Le patate fritte fanno male alla salute, ma non quelle fatte in casa

Pubblicato il 12 Gen 2020 alle 8:45am

Le patate fritte fanno male alla salute. Non solo per l’elevato apporto calorico, ma anche perché potenzialmente cancerogene. (altro…)

Ipnosi per intervento su fibrillazione atriale al cuore. Il primo in Italia, avvenuto al San Paolo di Savona

Pubblicato il 12 Gen 2020 alle 6:21am

E’ il primo intervento di ablazione della fibrillazione atriale eseguito in Italia con la tecnica di ipnosi a scopo analgesico. E’ stato compiuto all’Ospedale San Paolo di Savona da Luca Bacino, che ha introdotto a Savona l’utilizzo dell’ipnosi nella pratica clinica grazie alla collaborazione con il centro di Aritmologia dell’Ospedale Cardinal Massaia di Asti e dopo aver frequentato la scuola italiana di ipnosi Ciics di Torino.

“Quando sono entrato e ho visto la sala piena di macchine e di fili, ho avuto paura. Poi il dottor Luca Bacino si è avvicinato e ha iniziato a parlarmi, a chiedermi di fare respiri profondi e di rilassarmi. E tutto si è attenuato: le voci, i rumori. Sentivo tutto ma ‘distante’, non provavo dolore. E le 4 ore che ho passato in quella posizione sono letteralmente volate” ha raccontato al sito savonese Ivg Paolo Peira, 63 anni, che lo scorso 20 dicembre si è sottoposto all’intervento di ablazione della fibrillazione atriale con ipnosi.

“Il medico che mi ha operato, Francesco Pentimalli, mi ha chiesto se me la sentivo di provare con l’ipnosi – ricorda Paolo – Mi ha spiegato che era un nuovo metodo, e che sarebbe stato efficace solo se c’era la collaborazione del paziente. Io ho accettato subito: se mi avessero detto di bere un bicchiere d’acqua per non sentire nulla, ne avrei bevuti 18…”. E così Paolo si è affidato alla voce del dottor Bacino. “L’operazione è durata circa 4 ore” racconta il 63enne: “Prima di iniziare il dottor Bacino si è avvicinato e ha iniziato a parlarmi, con tono di voce molto calmo e tranquillo, e più parlava più abbassava la voce. A un certo punto ho iniziato a preoccuparmi, temevo di fare una brutta figura non sentendo quello che mi avrebbe detto… e invece ha iniziato a funzionare. Ero cosciente, perché sentivo le voci dei medici e degli operatori che si scambiavano opinioni, ma era come se mi arrivassero da lontano. Non ho mai sentito dolore a parte un piccolo momento: il dottore è intervenuto immediatamente parlandomi e in pochi istanti mi sono di nuovo ‘perso’. Alla fine mi hanno detto che addirittura in certi momenti sorridevo. Alla fine dell’operazione il medico mi ha chiesto di stringere forte il pollice e l’indice della mano sinistra, ha contato fino a tre e improvvisamente era tutto finito. Sembrerà strano dirlo, ma è stato persino bello…”, dice Paolo Peira.

Anche durante il decorso post operatorio è andato tutto bene: il 21 dicembre, dopo 24 ore dall’intervento, il 63enne è uscito dal reparto di terapia intensiva, il 22 dicembre è stato dimesso per passare anche le festività in famiglia, e il 26 dicembre ha preso un volo per Londra insieme alla moglie Enrica.

Foto Ansa