diagnosi precoce

Nasce Rete italiana screening polmone

Pubblicato il 23 Dic 2019 alle 7:57am

Nasce nel nostro Paese la prima Rete Italiana incentrata sullo Screening Polmonare. Un progetto che viene coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e che supervisionerà il lavoro di altri 10 centri oncologici, grazie appunto ad un finanziamento arrivato dall’Unione Europea e dal ministero della Salute. La rete, in questione, ha come fine ultimo principale, quello di contrastare la diffusione di tumori al polmone e aumentare le diagnosi precoci. Puntare poi, a cure più efficaci soprattutto tra persone che sono più a rischio per anni di fumo alle spalle.

In Lombardia si stimano per il 2019 7.800 nuovi casi di tumore al polmone (42.500 le nuove diagnosi in tutta Italia). “L’80% viene individuato troppo tardi e si muore prima di 5 anni – a spiegarlo è Ugo Pastorino, direttore del dipartimento di Chirurgia Toracica dell’Istituto Nazionale Tumori -: che è riuscito a dimostrare che vi è proprio ola diagnosi precoce tra i fumatori, più incalliti, con l’utilizzo della Tac spirale, può portare ad un trattamento tempestivo con una possibile riduzione delle mortalità pari al 50%”.

La Rete Italiana Screening Polmonare sarà basata su uno studio e un reclutamento di pazienti, a partire dal prossimo 2020, con l’obiettivo di arruolare in due anni circa 24mila forti fumatori (che consumano almeno un pacchetto di sigarette al giorno) con oltre 50 anni di età, in Italia, Paesi Bassi, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. In Italia, grazie al coinvolgimento dei medici di base, si punta ora a reclutare almeno 10mila partecipanti.

Grazie a questa rete sarà possibile per gli esperti definire al meglio le modalità di un nuovo screening attraverso la Tac spirale e alcuni biomarcatori.

Tumore al collo dell’utero, in arrivo test da fare a casa

Pubblicato il 11 Nov 2019 alle 8:24am

Il rischio di tumore del collo dell’utero potrà essere diagnosticato anche da casa propria con un semplice test delle urine o con un tampone vaginale a casa, rendendo quindi lo screening preventivo più veloce per le donne che attualmente devono recarsi periodicamente in ambulatorio per eseguirlo. (altro…)

Celiachia, casi in aumento. In Italia l’1-2% della popolazione. Esperti consigliano test preventivi per diagnosi precoce

Pubblicato il 01 Ott 2019 alle 6:11am

La celiachia è netto aumento. Secondo uno studio recente, ne soffrirebbe in Italia, l’1% della popolazione, ossia circa 600.000 persone, specialmente in alcune aree metropolitane, dove si sta sfiorando addirittura il 2%, quasi un milione di casi.

Secondo gli esperti riuniti all’ottavo Convegno Annuale ‘The Future of Celiac Disease’ dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC), alla base dell’incremento della prevalenza ci sarebbero probabilmente cause ambientali, non ancora individuate, ma l’aumento dei casi richiamerebbe oggi la necessità di migliorare le diagnosi che tuttora arrivano in media oltre 6 anni dopo la comparsa di alcuni sintomi.

Così, anche e soprattutto per scovare i ‘pazienti’ con sintomi insoliti come afte ricorrenti, orticaria fastidiosa, anemia o irregolarità mestruali, gli esperti propongono test del sangue mirati almeno su pazienti ricoverati in reparti come ginecologia, pediatria, medicina interna per individuare il prima possibile i casi che resterebbero nascosti per tanti anni.

Test italiano può scovare nel sangue primi segni di tumore

Pubblicato il 28 Set 2019 alle 6:50am

Un test genetico ideato in Italia può riuscire ad individuare con una semplice analisi del sangue un tumore, prima ancora che questo si manifesti. A spiegarlo è un recente studio condotto da un gruppo internazionale di esperti coordinato dai ricercatori di Bioscience Genomics, spin-off partecipato dall’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, pubblicato su Cell Death & Disease.

Lo studio in questione, basato su un algoritmo brevettato da Bioscience usa il sequenziamento del Dna nell’individuazione delle alterazioni genetiche che precedono lo sviluppo del cancro in persone sane e asintomatiche. In questa ricerca analizzati, per un periodo da uno a 10 anni, campioni di sangue raccolti da 114 individui inizialmente tutti sani. “Si tratta di un primo importante passo nella strada verso una rapida applicazione clinica della genomica in oncologia – afferma Giuseppe Novelli, rettore dell’Università “Tor Vergata” e responsabile dello studio -. Ora sappiamo di avere a disposizione una solida tecnologia che permetterà il passaggio dal laboratorio alla pratica”.

Tumore al pancreas, 15enne inventa test per diagnosticarlo precocemente

Pubblicato il 28 Ago 2019 alle 6:12am

Il tumore al pancreas si manifesta quando alcune cellule, in particolare quelle di tipo duttile, si moltiplicano senza alcun controllo. Vari sono i fattori che lo determinano. Innanzitutto il tabagismo. Nei fumatori è stato infatti rilevato che la possibilità di ammalarsi risulta essere tre volte superiore rispetto ai soggetti che non fumano. Pur non essendo ancora chiare le motivazioni e i dettagli, altri fattori comprendono il diabete di tipo 2 e alcune malattie rare genetiche, come ad esempio la sindrome di von Hippel-Lindau. Cause secondarie che tuttavia non possono essere escluse a priori sono l’assunzione smodata di caffè e di alcool, l’esposizione professionale a solventi di uso industriale o agricolo derivati dal petrolio e l’obesità. Purtroppo il tumore al pancreas in fase precoce non dà segni di alcun tipo.

I sintomi più evidenti si manifestano quando la neoplasia è ormai già estesa. Tra questi si ricordano una perdita di peso e di appetito, l’ittero, un dolore sordo nella parte superiore dell’addome o alla schiena, debolezza estrema, nausea e vomito frequente.

A donare una nuova speranza agli ammalati è Jack Andraka, un brillante quindicenne di Crownsville, nel Maryland (USA) che ha ideato un test per la diagnosi precoce, i risultati ottenuti dai suoi esperimenti in laboratorio, hanno dato un tasso di accuratezza vicino al 100%. L’idea è sorta in seguito alla prematura scomparsa di un suo amico. Facendo alcune ricerche Andraka si è reso conto che i metodi di rilevazione di questa neoplasia sono vetusti e costosi. Il primo passo del ragazzo, dunque, è stato quello di isolare una molecola come biomarcatore del tumore che si può individuare durante gli esordi della malattia. In un secondo momento ha trovato degli anticorpi sensibili a questa proteina e poi li ha legati tra di loro con una rete di nanotubi. A questo punto Andraka ha inviato la sua tesi a 200 ricercatori e tra questi, il direttore di un laboratorio della John Hopkins School of Medicine, gli ha dato l’ok. Il giovane è riuscito a creare, un dispositivo piccolissimo. Una sonda con astina di livello con carta da filtro che, se usata con uno strumento per misurare la resistenza elettrica, è in grado di rilevare precocemente il cancro.

Parkinson, diagnosi precoce con un test del sangue, affidabile al 90% nelle donne

Pubblicato il 26 Lug 2019 alle 6:14am

Sono sette le molecole-spia presenti nel nostro sangue e prodotte dalla flora batterica intestinale che possono aiutare a diagnosticare il morbo Parkinson, con un’efficacia che può raggiungere il 90% nelle donne. Il risultato, pubblicato sulla rivista scientifica Metabolomics, è italiano e si deve alla ricerca coordinata dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, condotta in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) e la Fondazione Santa Lucia di Roma. (altro…)

Cani in grado di diagnosticare i tumori appena si presentano, annusando il sangue delle persone

Pubblicato il 10 Apr 2019 alle 7:22am

Grazie al loro olfatto i cani possono diagnosticare i tumori, non appena si presentano. (altro…)

Blatt, il cane che fiuta i tumori al polmone

Pubblicato il 28 Set 2018 alle 6:41am

Si chiama Blatt ed è il cane che fiuta i tumori al polmore. Ha quattro anni ed è un incrocio di labrador-pitbull. Come altri esemplari appositamente addestrati è in grado di fiutare la presenza di noduli maligni odorando campioni di esalazioni dei pazienti, e ciò con un altissimo grado di affidabilità. Questo cane speciale è infatti il protagonista di uno studio presentato alla conferenza mondiale sul tumore al polmone, iniziata alcuni giorni fa a Toronto (Iaslc).

Lo studio è stato presentato da Angela Guirao della Hospital Clinic di Barcellona. La stessa equipe di ricercatori ha già dimostrato in altra occasione, con un altro studio come i cani addestrati possano identificare la presenza di un tumore al polmone, ma l’ultimo studio, aveva come obiettivo quello di verificare che i cani fossero anche in grado di fiutare la presenza di noduli maligni partendo da campioni di gas esalati con il respiro dei pazienti.

Durante i vari esperimenti Blatt ha riconosciuto con successo 27 pazienti con tumore al polmone (su un campione totale di 30 soggetti) di cui tre con noduli maligni. «I risultati di Blatt – afferma Guirao – sono sorprendenti, ma non tanto quanto si potrebbe pensare. Infatti, l’odorato dei cani ha una più alta concentrazione di biosensori rispetto alla più avanzata tecnologia al momento disponibile. Per questo quasi tutti i cani potrebbero essere addestrati ad individuare il Vocs. Ora – continua la ricercatrice – la sfida è identificare il modello di esalazione Vocs individuato dai cani, per sviluppare ulteriori modelli di screening per la diagnosi precoce».

Nuovo test del sangue per identificare il melanoma

Pubblicato il 21 Lug 2018 alle 8:58am

Scienziati australiani hanno annunciato che sono riusciti a sviluppare un nuovo test del sangue in grado di individuare il melanoma nelle sue prime fasi di esordio.

Un test, creato a posta per individuare il tumore della pelle prima che diventi fatale.

Per i ricercatori questo esame del sangue fornirà un risultato più accurato del solo occhio umano e sarà in grado di salvare molte vite umane.

Sviluppato dagli scienziati della Edith Cowan University, il test trova il melanoma riconoscendo gli autoanticorpi prodotti dall’organismo per combattere il cancro nelle sue fasi iniziali.

Nella sperimentazione in cui hanno partecipato circa 200 persone, metà delle quali aveva il tumore, il test ha avuto una percentuale di successo pari all’81.5%.

Ora i ricercatori penseranno alla fase sperimentale seguente che si svilupperà entro tre anni, e avrà come fine principale quello di raggiungere un’accuratezza di risposta ancora più alta, pari al 90%.

Lo scopo degli scienziati è quello di arrivare al suo utilizzo entro i prossimi cinque anni.

Reumatismi: trattare prima per trattare meglio e risparmiare

Pubblicato il 18 Giu 2018 alle 7:05am

L’arrivo dei farmaci biologici ha rappresentato una importante rivoluzione contro le malattie reumatiche. Ma la disponibilità di nuovi medicinali non è l’unico aspetto su cui dover contare. Serve anche poter incrementare la diagnosi precoce e l’avvio tempestivo dei trattamenti, per potenziare le performance: “Qui all’Eular per esempio si è parlato anche dei dati relativi all’artrite reumatoide in cui si arriva anche al 90% di remissione della malattia quando trattata nelle fasi molto iniziali della malattia – questo è quanto dice Roberto Caporali reumatolgo dell’Università degli Studi di Pavia e segretario nazionale della Sir – questo prevede una rapidità di diagnosi precoce e avvio al trattamento estremamente efficaci”. E dimostra, continua l’esperto, che se al di fuori degli studi clinici, nella pratica, con una rete di reumatologi adeguata, riuscissimo a “spingerci ancora più in là rispetto ai 5-6 mesi di ritardo diagnostico probabilmente avremmo ottimi risultati anche con i farmaci tradizionali, diminuendo i costi diretti e indiretti delle malattie”. E scongiurando il rischio di disabilità.