obiettivi

Lavoro precario rende meno stabili emotivamente e porta a una minore tolleranza allo stress

Pubblicato il 12 Mar 2020 alle 6:01am

A volte si pensa che un posto di lavoro incerto possa stimolare la produttività del lavoratore, che a costo di mantenere il proprio posto di lavoro si impegna anche oltre il più possibile. Forse questo è vero all’inizio, ma poi, dicono i ricercatori, a lungo termine, le cose cambiano. «La nostra ricerca suggerisce che potrebbe non essere così se la situazione persiste – spiega Lena Wang, co-autrice di uno studio condotto dalla Rmit University’s School of Management e pubblicato sul Journal of Applied Psychology .– Anzi, abbiamo scoperto che coloro che sono esposti in maniera cronica all’insicurezza lavorativa hanno maggiori probabilità di ridurre gli sforzi ed evitare di costruire relazioni di lavoro forti e positive, cosa che può compromettere la produttività nel lungo periodo».

Lo studio in questione, è riuscito ad analizzare più di 1000 persone, scoprendo anche i dati raccolti da un’indagine sulle famiglie, sul reddito e sul lavoro condotta in Australia (Hilda). Il questionario ha posto domande sulla sicurezza lavorativa e personalità a 1.046 dipendenti per un periodo di 9 anni. Gli studiosi hanno applicato un quadro della personalità noto come Big Five, che enuclea cinque grandi tratti: stabilità emotiva, gradevolezza, coscienziosità, estroversione e apertura.

I risultati dello studio hanno infatti rilevato che l’insicurezza lavorativa a lungo andare ha influito negativamente soprattutto sui primi tre tratti: stabilità emotiva, gradevolezza e coscienziosità. Secondo gli studiosi, aspetti questi della personalità legati al raggiungimento degli obiettivi in modo affidabile, all’andare d’accordo con gli altri e a far fronte allo stress.

Telefono azzurro, le 10 proposte per il governo

Pubblicato il 11 Giu 2016 alle 9:35am

In occasione del suo 29esimo anniversario, Telefono Azzurro ha deciso di accendere per l’ennesima volta i riflettori sull’infanzia negata di migliaia di i bambini, rivolgendo un appello alle istituzioni.

Solo lo scorso anno Telefono Azzurro ha aiutato quasi 11 mila persone (bambini e adulti). Le segnalazioni arrivano soprattutto dal nord (49%): adolescenti (37,6%) e preadolescenti (34,1%). I motivi più frequenti? Abusi e violenze (34,5%), situazioni familiari a rischio (17,4%) e difficoltà relazionali (13,7%).

Non mancano neppure casi di abusi sessuali e pedofilia (241 i casi gestiti dall’associazione, che fanno segnare una tendenza in aumento rispetto al 2014).

E’ proprio per questa drammatica realtà sociale che Telefono Azzurro lancia un appello, rivolgendosi alle istituzioni affinché facciano qualcosa, e presto.

Ecco allora che propone i seguenti cruciali obiettivi

1) Sostegno alle famiglie – Aumento delle risorse da destinare alla piena attuazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti, incremento delle risorse assegnate al Fondo per le politiche sociali, al Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e al Fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati.

2) Contrasto alla violenza sessuale – Rilevamento tempestivo delle violenze perpetrate e supporto con strutture specializzate.

3) Aumento delle risorse – Per la cura dei disturbi mentali nella piena attuazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti che vivono in Italia.

4) Tutela dei figli dei detenuti – Per evitare che i figli trascorrano i primi anni della loro vita in un ambiente carcerario. Varare disposizioni attuative della legge 62 del 2011 sulle detenute madri.

5) Contrasto al gioco d’azzardo – Rafforzo del potenziamento di iniziative per la prevenzione e la cura delle dipendenze patologiche da gioco, compreso quello online.

6) Concessione della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia – Iniziative adeguate. Perché solo l’applicazione del principio dello jus soli consentirà di sostenere il processo di integrazione socio-culturale.

7) Attivazione di allerta in caso di bambini scomparsi. Sistema già attivo in altri paesi europei, ma non in Italia.

8) Affidi e adozioni internazionali – Aprire un confronto trasversale su questi temi in sede parlamentare.

9) Raccogliere dati sulla condizione dei minori – Istituire un “Osservatorio permanente” composto anche da bambini e adolescenti.

10) Razionalizzare le competenze su infanzia e adolescenza – Ovvero istituire presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un Dipartimento responsabile delle scelte strategiche e politiche capace di incidere sulla vita dei bambini. Una struttura che dovrebbe collaborare con il Garante per l’infanzia e l’adolescenza e con la Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza.