tumore al seno

Studio Usa sostiene: “tinte e liscianti per capelli aumentano rischio di tumore al seno”

Pubblicato il 08 Dic 2019 alle 6:27am

Un rapporto condotto dal prestigioso ‘National Institute of Environmental Health Sciences’ (‘Istituto nazionale delle scienze ambientali’) ha rilevato che esistevano rischi più alti, del 9% tra un campione di donne che utilizzavano coloranti permanenti e addirittura il 18% tra chi usava i prodotti per lisciare i capelli. (altro…)

Tumore al seno, quando la chemioterapia si può evitare

Pubblicato il 25 Set 2019 alle 6:29am

Ci sono donne che presentano tumore al seno metastatico e che possono evitare la chemioterapia: a dirlo la metà delle analisi di 140 studi che hanno incluso 50.029 pazienti, pubblicata su Lancet Oncology e coordinata dall’Università Federico II di Napoli, ed è riuscita a dimostrare, per la prima volta in assoluto, che nessun regime di chemio è più efficace della combinazione di ormonoterapia e nuove terapie a bersaglio molecolare. (altro…)

Sabrina Paravicini, la battaglia dell’attrice di “Un medico in famiglia” e il tumore al seno

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 6:40am

Sabrina Paravicini da qualche tempo ha abbandonato il piccolo schermo, per stare vicina al figlio 13enne Nino che ha la sindrome di Asperger, e per combattere la sua battaglia più difficile, il cancro al seno. Una battaglia fatta di controlli, lacrime, paure, speranze, e chemioterapia. (altro…)

Tumore al seno, in arrivo lo strumento che può diagnosticarlo sino a 5 anni prima dell’arrivo

Pubblicato il 29 Giu 2019 alle 10:42am

Una importantissima novità per la prevenzione del tumore al seno. I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) sono riusciti a creare un modello di apprendimento fondato sull’intelligenza artificiale, in grado di analizzare le mammografie e rilevare lo sviluppo del cancro cinque anni di anticipo. Questo sistema si è rivelato migliore nell’elaborazione dei rischi rispetto ad altri metodi adottati sinora.

In sostanza, il modello dei ricercatori del Masschusetts è in grado di prevedere da una semplice mammografia la probabilità che un paziente sviluppi il cancro al seno, riconoscendo nel tessuto mammario i primi segnali del tumore.

Mentre altri metodi consolidati possono collocare solo il 18% dei pazienti oncologici nella categoria a più alto rischio, questo modello, è riuscito a posizionarli con una precisione del 31%. Altri modelli di rischio si basano invece su fattori quali età, famigliarità con il cancro, densità del seno e fattori genetici.

Lo studio in questione ha utilizzato dati provenienti da oltre 90.000 mammografie effettuate dal Massachusetts General Hospital su 60.000 pazienti, scoprendo che esistono modelli di tessuto mammario che sono presenti prima che venga rilevata la presenza di un tumore maligno.

Anche se dimostrato che la mammografia ridurrebbe la mortalità per cancro al seno, è in corso anche un importantissimo dibattito internazionale su quanto spesso vada fatto lo screening e a che età è meglio iniziare.

Il team spera ora di utilizzare questo modello da loro ideato, in grado di permettere una personalizzazione dei programmi di prevenzione del cancro ancora con maggiore efficacia, riducendo così i trattamenti invasivi e minimizzando anche il costo delle spese mediche.

In futuro, il team si augura che la propria scoperta possa essere utilizzata anche per verificare se i pazienti sono o meno ad alto rischio ad altri problemi di salute come ad esempio malattie cardiovascolari o diversi tipi di cancro che attualmente hanno modelli di rischio meno efficaci.

Tumore al seno, un nuovo test prevede la ricomparsa nell’arco di 20 anni

Pubblicato il 20 Mar 2019 alle 6:38am

Attraverso un’analisi genetica, è possibile stabilire la percentuale di ricaduta entro i prossimi 20 anni. In questo modo i medici possono, in caso di percentuali alte, tenere la paziente sotto osservazione, al fine di agire tempestivamente, nel caso ce ne fosse bisogno, oppure trattarla con la tamoxifene, un medicinale che rende meno probabile il ritorno del tumore al seno.

Il test, sviluppato da una collaborazione nata tra l’Università di Cambridge e la Stanford University, ha analizzato i tumori di quasi 2.000 donne affette da cancro al seno e monitorato la loro salute in media per 14 anni. Entro i prossimi cinque anni si conta invece di poter distribuire ai medici, su larga scala, una versione molto più semplice e facilmente utilizzabile.

Il professor Carlos Caldas, ricercatore capo presso il Cambridge Institute of Cancer Research dichiara: “i trattamenti per il cancro al seno sono migliorati notevolmente negli ultimi anni. Ma sfortunatamente per alcune donne, il cancro al seno ritorna e si diffonde, diventando incurabile”. Finora questo non era possibile, oggi è possibile grazie ad un test.

“In questo studio – spiega ancora l’esperto – abbiamo approfondito i sottotipi molecolari del cancro al seno in modo da poter identificare con maggiore precisione chi potrebbe essere a rischio di recidiva e scoprire nuovi modi di trattarli”.

Una migliore analisi permette cure più tempestive se non addirittura anche preventive. I medici possono stimare ora un rischio di ricaduta a lunga data, basandosi semplicemente sull’osservazione di caratteristiche come ad esempio la dimensione e l’aggressività del tumore, l’età del paziente, il tipo di tumore al seno e il tempo trascorso in remissione dall’intervento. Ma attraverso l’analisi genetica, tali previsioni potranno essere molto più precise.

Si potranno così individuare copie multiple di geni che scatenano il cancro, o aiutano le cellule tumorali a dividersi.

Il test in questione offre alle donne la possibilità di conoscere il rischio di avere un tumore al seno dopo 10, 15 o 20 anni e le loro possibilità di sopravvivenza.

Le successive ricerche studieranno le diverse opzioni di trattamento per gli 11 gruppi di cancro al seno che i ricercatori hanno individuato.

Mammografia addio, arriva il test del sangue per la diagnosi precoce

Pubblicato il 23 Feb 2019 alle 5:42am

Molto presto, un test del sangue arriverà anche in Italia, e sarà in grado di fornire una diagnosi del tumore al seno in modo veloce e affidabile, anche più della tradizionale mammografia.

La nuova scoperta arriva dalla Germania, da un team di ricerca di Heidelberg, di cui ha dato notizia la Bild. Il nuovo test, infatti, ritenuto “sensazionale” sarebbe in grado di fornire indicazioni “con lo stesso grado di probabilità di una mammografia”.

La procedura richiede solo poche gocce di sangue e si basa sul controllo di alcuni biomarcatori spia del tumore al seno.

Gli scienziati hanno spiegato di aver analizzato il sangue della donne malate e di aver rilevato la presenza di 15 diversi biomarcatori grazie ai quali è possibile diagnosticare la presenza dei tumori, anche più piccoli. Nello specifico, gli esperti spiegano che l’esame del sangue è basato su un’innovativa procedura di biopsia liquida in grado di identificare la presenza della malattia senza essere invasivo.

“Il test del sangue sviluppato dal nostro team di ricerca è un modo nuovo e rivoluzionario per rilevare il cancro al seno in modo non invasivo e rapidamente utilizzando biomarker nel sangue. La procedura dovrebbe essere disponibile già quest’anno, dopo però la pubblicazione dello studio”. “Il metodo è migliore della mammografia, che invece risulta utile solo quando la malattia è già presente” assicura ancora l’autore dello studio, Rasmus Bro.

Per sviluppare questo metodo, gli scienziati hanno analizzato campioni di sangue di 838 donne individuate da un panel di 57.053 uomini e donne arruolate da sane e seguite per 20 anni, e delle quali 400 di loro hanno sviluppato il cancro al seno tra due e sette anni dopo il prelievo di sangue conservato dai ricercatori. Lo studio ha mostrato poi una precisione dell’80% nel predire il cancro alla mammella attraverso il campione di sangue quando invece la mammografia individua la presenza di un tumore con una precisione del 75%. Quindi c’è con questo test una maggiore affidabilità.

Tumore al seno, prevenzione: a Padova la mammografia si fa in 3D

Pubblicato il 18 Feb 2019 alle 6:12am

Un prestigioso studio (“Malmö Breast Tomosynthesis Screening Trial”, condotto dalla Lund Univeristy e dallo Skåne University Hospital di Malmo e pubblicato sulla rivista Lancet Oncology) aveva detto che la mammografia in 3D permette di rilevare il 34% in più di tumori al seno rispetto all’esame tradizionale. Ed è ora tale strumento di ultima generazione è disponibile a Padova. (altro…)

Scopre di avere il tumore al seno grazie alla sua bambina che non vuole prendere il suo latte

Pubblicato il 03 Feb 2019 alle 7:34am

Claire Granville, 40enne inglese, deve indubbiamente la vita alla sua bambina Matilda: è stata lei infatti a farle scoprire il tumore al seno. La donna, infermiera di Hull (Regno Unito), si è accorta che qualcosa non andava solo quando la neonata si è rifiutata di succhiare il latte dal suo seno sinistro. Claire però non avrebbe mai immaginato che potesse trattarsi di una cosa così grave.

Una massa cancerosa di dieci centimetri si era formata proprio dietro il capezzolo sinistro – esattamente dove Matilda si era rifiutata di prendere il latte dal seno materno. Grazie alla rapidità della diagnosi, i medici l’hanno potuta sottoporre in tempo all’intervento chirurgico per la rimozione e alla chemioterapia e così che la 40enne è riuscita a sconfiggere il terribile male.

“Era come se lei lo avesse letteralmente annusato; si rifiutava anche solo di avvicinarsi” ricorda Claire. “Ho pensato che fosse una reazione davvero strana: si nutriva senza problemi dal mio seno destro, era solo quello sinistro che le dava problemi. Girava la testa non appena la avvicinavo. Ma rifiutandosi di nutrirsi dal mio seno, Matilda ha finito per salvarmi la vita” ammette la madre. La signora Granville ha subito un’operazione per rimuovere il seno sinistro, seguita da sei cicli di chemioterapia e radioterapia. I medici avevano scoperto che il tumore si era già diffuso a 31 dei suoi 33 linfonodi. Ora può dirsi libera dal cancro: “È stato un giorno molto emozionante quando me l’hanno detto: tutti fanno il tifo per te, quindi sapere che l’hai sconfitto è una sensazione incredibile”. “Ho sentito che gli animali possono percepire quando i loro proprietari hanno il cancro, ed è stato così anche per la mia piccola Matilda” conclude la donna.

Rita Forte madrina dell’AIRC. Il suo dramma e la sua vittoria. Oggi 26 gennaio le arance della salute

Pubblicato il 26 Gen 2019 alle 11:33am

Tornano anche quest’anno le Arance della Salute di AIRC, sabato 26 gennaio, è possibile raccogliere fondi a favore della ricerca contro il cancro. Saranno presenti in tremila piazze italiane 20mila volontari.

Le arance rosse italiane sono il simbolo di una dieta sana, perché contengono gli antociani, pigmenti naturali dagli eccezionali poteri antiossidanti, e circa il quaranta per cento in più di vitamina C rispetto agli altri agrumi.

Rita Forte è tra le madrine dell’evento. La cantante, che molti anni fa ha superato un tumore al seno, ha raccontato cosa significa rappresentare l’AIRC e come è riuscita a sconfiggere il cancro.

“Per me è un orgoglio, sono grata ad AIRC per avermi coinvolta dandomi la possibilità di raccontare a tantissime persone quella che è stata la mia esperienza con il cancro. Sono con impegno al fianco dei 5mila ricercatori AIRC e spero che la mia storia possa essere d’aiuto alle persone che, direttamente o indirettamente, stanno affrontando la loro battaglia contro una qualche forma di cancro”.

“Molti anni fa scoprii di avere un tumore facendo una semplice ecografia mammaria: il mio dottore si insospettì per la presenza di un puntino al seno sinistro. Feci ulteriori esami e una risonanza magnetica. Quel sospetto era fondato, avevo un carcinoma… Venni operata con una piccolissima incisione. Fui fortunata perché non feci né la chemioterapia né la radioterapia. Ammetto che, quando il radiologo diagnosticò il tumore, mi crollò il mondo addosso, ma ho avuto la forza di reagire con prontezza e ora mi rendo conto dell’importanza della prevenzione: grazie a un controllo, mi sono salvata”.

Il consiglio che danno gli esperti è quello di non fumare, non bere, se non un bicchiere di vino ai pasti, di fare costante attività fisica e di seguire una dieta equilibrata e bilanciata.

Si sa poi, che certamente un aiuto non arriva dall’ambiente. Perché molti tumori si sono diffusi tra la popolazione a causa proprio del drammatico impatto che l’inquinamento ambientale ha sulla salute dell’uomo e della donna, a causa di rifiuti tossici, diossina, che inquinano aria e terreno, in moltissime parti d’Italia.

Importante, però, è anche fare degli screening costanti, annuali. Soprattutto se si hanno casi in famiglia e ad una certa età. La prevenzione, infatti, può salvare molte vite. E il tumore al seno è quello che oggi viene considerato il più curabile, il meno pericoloso, ma a fare la differenza è certamente la tempestività.

Tumore al seno, percentuali sempre più alte di guarigione

Pubblicato il 17 Gen 2019 alle 6:20am

Il carcinoma della mammella, che, “pur continuando ad essere la patologia oncologica più diffusa tra le donne, presenta ormai percentuali molto alte di guarigione”.

A dichiararlo è il dottore Pasquale Zagarese che il prossimo 18 e 19 gennaio 2019 sarà impegnato in un convegno presso l’Una Hotel Il Molino di Benevento – organizzato dall’Azienda ospedaliera San Pio, per approfondimenti scientifici e di ordine più generale, con il coinvolgimento di istituzioni, cittadini ed associazioni che operano su tutto il territorio nazionale e campano.

“Nel trattamento di questa neoplasia – spiega il dottore Pasquale Zagarese, responsabile dell’Unità operativa di Senologia del Rummo – l’approccio multidisciplinare è diventato ormai la prassi, ciò è testimoniato sia dalla presenza di numerose Breast Unit in tutto il territorio nazionale ed europeo, sia dall’ormai imminente obbligo di certificare il lavoro di tali unità. In Italia, come in tutti i Paesi dell’Unione Europea, la legislazione prevede che le donne possano curarsi in centri di Senologia multidisciplinari totalmente dedicati, dalla diagnosi al trattamento del tumore al seno, strutture dove siano garantiti standard qualitativi omogenei. Di estrema importanza l’aspetto psicologico, l’accompagnamento, l’affiancamento sin dalle prime fasi. – Spiega lo specialista – E’ importante prendersi cura del proprio corpo, mantenersi quanto più possibile attive, aspetti che aiutano molto durante la terapia”.

Zagarese, infine che “anche quello di riflettere sulla malattia di genere che non riguarda solo la salute della donna, ma è tutto ciò che concerne comportamento ed attività riferiti sia all’uomo che alla donna. Il problema delle diseguaglianze della salute femminile rispetto a quella degli uomini è un problema reale che deve essere affrontato e risolto”.