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Nei primi nove mesi del 2026 si contano 230 vittime di omicidio volontario, contro le 238 dello stesso periodo del 2025. Le donne uccise scendono da 77 a 67, mentre aumenta l’incidenza dei giovani tra i 18 e i 24 anni coinvolti nei casi analizzati.

Il numero delle vittime di omicidio volontario in Italia registra una diminuzione nei primi nove mesi del 2026. È quanto emerge dal report Omicidi volontari e femminicidi, elaborato dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale della Polizia criminale del Viminale, che mette a confronto i dati dal 1° gennaio al 30 settembre 2026 con quelli dello stesso periodo dell’anno precedente.

Le vittime complessive sono state 230, contro le 238 registrate nei primi nove mesi del 2025. Una riduzione che interessa anche la componente femminile, pur senza cancellare la gravità di un fenomeno che continua a richiedere attenzione, prevenzione e interventi concreti.

Calano le vittime donne: 67 contro 77 nel 2025

Secondo i dati riportati nel documento, le vittime di sesso femminile sono passate da 77 a 67, con una diminuzione di dieci casi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nel dettaglio, nei primi nove mesi del 2026 sono stati registrati 215 omicidi volontari, di cui 52 hanno avuto come vittime delle donne. A questi si aggiungono 15 vittime di femminicidio, secondo la classificazione riportata dal rapporto.

Il dato complessivo segnala dunque una flessione, ma non può essere interpretato come il superamento di un problema strutturale. Dietro ogni numero ci sono vite spezzate, famiglie segnate da una perdita irreparabile e comunità chiamate a interrogarsi sul valore del rispetto, sulla prevenzione della violenza e sulla capacità di riconoscere tempestivamente le situazioni di rischio.

La diminuzione statistica rappresenta un elemento positivo, ma la sua reale portata dovrà essere valutata nel tempo, attraverso il confronto con i dati degli anni successivi e l’analisi delle circostanze in cui maturano gli omicidi.

Cresce la quota dei giovani tra i 18 e i 24 anni

Un altro elemento che emerge dal report riguarda l’età degli autori di omicidi volontari e femminicidi.

Il confronto con i primi nove mesi del 2025 evidenzia un aumento dell’incidenza della fascia compresa tra i 18 e i 24 anni, passata dal 17% al 21%. Diminuisce, invece, la quota relativa agli autori tra i 25 e i 40 anni, scesa dal 43% al 36%.

Per la fascia tra i 41 e i 64 anni si registra un incremento dal 29% al 31%, mentre tra gli over 65 la percentuale sale dal 6% al 7%. Rimane stabile al 5% l’incidenza dei presunti autori minorenni.

Queste percentuali descrivono la distribuzione anagrafica dei soggetti considerati nel rapporto, ma non sono sufficienti, da sole, a spiegare le cause dei comportamenti violenti né a dimostrare un aumento assoluto degli omicidi commessi da una specifica fascia d’età.

Il dato relativo ai più giovani merita comunque attenzione. Comprendere i contesti familiari e sociali, le dinamiche relazionali e i segnali di disagio può contribuire a individuare strumenti di prevenzione più efficaci, senza ricorrere a generalizzazioni che associno automaticamente l’età alla violenza.

Prevenzione, educazione e rispetto restano fondamentali

I numeri del Viminale offrono una fotografia della situazione italiana nei primi nove mesi dell’anno e restituiscono un quadro caratterizzato da una diminuzione delle vittime, comprese quelle di sesso femminile, accompagnata da cambiamenti nella distribuzione anagrafica dei presunti autori.

La lettura dei dati richiede equilibrio: riconoscere il calo è importante, ma altrettanto