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Minacce, toni aggressivi e presunte percosse. È quanto sarebbe accaduto a un bambino autistico di 10 anni in una scuola di Scampia, a Napoli, secondo il racconto della famiglia. La vicenda è stata riportata dal TGR Campania e riguarda un minore con una condizione che, secondo quanto riferito, gli impedisce la comunicazione verbale e non verbale.

I genitori avrebbero iniziato a insospettirsi dopo aver notato in diverse occasioni lividi sul corpo, graffi sulla schiena, segni compatibili con morsi e una maglietta strappata al ritorno da scuola.

Secondo quanto riferito dalla madre, alla famiglia sarebbe stato spiegato che alcuni di quei segni potevano essere stati provocati dallo stesso bambino.

Il registratore cucito nei pantaloni

Di fronte ai dubbi sulle condizioni del figlio, i genitori avrebbero deciso di cercare di capire cosa accadesse durante le ore trascorse a scuola.

La madre ha raccontato al TGR Campania di aver cucito un dispositivo di registrazione nei pantaloni del bambino, nel tentativo di documentare quanto stava accadendo.

«C’era qualcosa che non andava a scuola, mi dicevano che mio figlio si procurava questi segni da solo», ha raccontato la donna.

Secondo la sua testimonianza, in una delle occasioni successive il bambino sarebbe tornato a casa con tracce di sangue. La madre avrebbe quindi collegato il dispositivo al computer, ascoltando quanto registrato.

«È uscito tutto. Chiediamo la verità e giustizia per mio figlio», ha dichiarato.

La famiglia chiede di fare chiarezza

La vicenda è ora al centro delle richieste della famiglia, che chiede che venga fatta piena luce su quanto sarebbe accaduto al bambino durante la permanenza a scuola.

Le accuse riportate dalla famiglia sono da verificare attraverso gli accertamenti degli organi competenti e non possono essere considerate, allo stato, come fatti definitivamente accertati.

Il caso riporta inoltre l’attenzione sulla necessità di garantire ai bambini con disabilità e, in particolare, a chi presenta difficoltà di comunicazione, ambienti scolastici sicuri, adeguatamente vigilati e capaci di tutelarne la dignità e l’incolumità.

Quando un minore non è in grado di raccontare autonomamente ciò che gli accade, ogni segnale di possibile disagio o di eventuali lesioni merita particolare attenzione e deve essere valutato nelle sedi competenti.