Ogni anno, nel mondo, oltre 12 milioni di ragazze si sposano prima di compiere 18 anni. Significa che, in media, una bambina o un’adolescente viene data in sposa ogni tre secondi, spesso senza avere la possibilità di scegliere liberamente il proprio futuro.
Secondo i dati diffusi da UNICEF Italia in occasione della Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, circa una ragazza su cinque nel mondo contrae matrimonio prima della maggiore età. Sono inoltre circa 650 milioni le donne e le ragazze oggi in vita che hanno vissuto questa esperienza.
Il fenomeno continua a rappresentare una grave violazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, privando milioni di ragazze della possibilità di crescere in sicurezza, proseguire gli studi e costruire autonomamente il proprio percorso di vita.
Le conseguenze sulla salute e sul futuro
Il matrimonio precoce non è soltanto una questione culturale o familiare: può avere conseguenze profonde e durature sulla salute fisica e mentale delle ragazze, sulla loro istruzione e sulle opportunità future.
Molte sono costrette ad abbandonare la scuola, diventando maggiormente esposte alla dipendenza economica, all’isolamento sociale e alla violenza. In alcuni contesti, le gravidanze in età adolescenziale possono inoltre aumentare i rischi per la salute.
A tutto questo si aggiungono le ripercussioni psicologiche. Ansia, stress emotivo e perdita della libertà personale possono compromettere il benessere delle giovani, proprio in una fase della vita in cui avrebbero bisogno di protezione, ascolto e opportunità per sviluppare le proprie capacità.
Dietro ogni dato statistico ci sono storie individuali, sogni interrotti e possibilità negate. Bambine che dovrebbero poter studiare, giocare, stringere amicizie e immaginare il proprio futuro, senza essere costrette ad assumere responsabilità da adulte.
Africa subsahariana, il tasso più elevato
Il fenomeno presenta differenze significative tra le diverse aree del mondo. Secondo i dati riportati da UNICEF Italia, l’Africa subsahariana registra il tasso più elevato, pari al 31%.
Povertà, disuguaglianze di genere, accesso limitato all’istruzione e norme sociali discriminatorie possono contribuire al perdurare dei matrimoni precoci. In determinate comunità, queste unioni vengono considerate una tradizione o una forma di protezione economica, ma tali giustificazioni non cancellano il diritto di ogni ragazza a scegliere liberamente il proprio futuro.
Per contrastare il fenomeno è necessario intervenire sulle cause profonde, coinvolgendo non soltanto le istituzioni, ma anche famiglie, scuole e comunità locali.
I progressi sono possibili: evitati 68 milioni di matrimoni precoci
Nonostante la gravità della situazione, negli ultimi 25 anni sono stati evitati circa 68 milioni di matrimoni precoci, secondo i dati citati da UNICEF Italia.
Un risultato che dimostra come il cambiamento sia possibile quando vengono garantiti l’accesso all’istruzione, la protezione sociale e strumenti legislativi adeguati.
Tra le azioni indicate dall’organizzazione figurano la possibilità per le ragazze di continuare a frequentare la scuola, l’accesso ai servizi sanitari e di protezione, il sostegno alle famiglie e il contrasto agli stereotipi e alle norme discriminatorie.
Fondamentale è anche promuovere la partecipazione delle ragazze alle decisioni che riguardano la loro vita, riconoscendole come persone titolari di diritti e non come soggetti privi di voce.
«Non restare in silenzio»: proteggere i diritti significa costruire il futuro
In occasione della Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, UNICEF Italia rilancia la campagna Non restare in silenzio, ponendo l’attenzione anche sulla prevenzione degli stereotipi che alimentano le disuguaglianze.
Contrastare i matrimoni precoci significa impegnarsi affinché nessuna bambina sia privata dell’infanzia, dell’istruzione e della libertà di scegliere il proprio percorso.
La tutela dei diritti delle ragazze richiede un impegno costante: leggi efficaci, servizi accessibili, educazione al rispetto e sostegno concreto alle comunità. Ma richiede anche un cambiamento culturale, capace di superare convinzioni e tradizioni che limitano le opportunità delle bambine.
Perché ogni ragazza dovrebbe avere il diritto di decidere chi diventare, quali sogni coltivare e quale futuro costruire. E nessuna dovrebbe essere costretta a rinunciare alla propria infanzia per un matrimonio imposto.