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La mobilitazione degli autotrasportatori nel Sud Italia sta mettendo sotto pressione la distribuzione delle merci. Dalla Campania alla Sicilia, passando per Puglia, Calabria, Basilicata, Molise e Abruzzo, i blocchi e i presidi stradali rallentano i rifornimenti. Crescono i timori per la disponibilità di prodotti alimentari, le consegne di elettrodomestici e i rifornimenti farmaceutici.

Il caro carburante torna al centro della protesta degli autotrasportatori, con ripercussioni che rischiano di coinvolgere l’intera filiera commerciale. Le difficoltà nei trasporti stanno ostacolando la consegna di ortaggi, frutta e altri generi alimentari, mentre alcune attività della grande distribuzione segnalano problemi nei rifornimenti.

La situazione descritta riguarda diverse regioni del Mezzogiorno, dove i presidi e i rallentamenti della circolazione stanno creando difficoltà lungo le principali arterie stradali. Le conseguenze non interessano soltanto i supermercati, ma anche le aziende agricole, gli allevamenti e le imprese che dipendono dal trasporto su gomma.

Campania, presidi e rallentamenti nel Salernitano

Nel Salernitano la protesta interessa diversi punti strategici della viabilità. Nel Vallo di Diano sono stati segnalati presidi agli svincoli della A2 del Mediterraneo di Polla, Atena Lucana, Sala Consilina e Padula-Buonabitacolo.

Altri punti di mobilitazione sono stati indicati a Eboli, Contursi, Campagna e Sicignano degli Alburni, con ulteriori iniziative previste nell’area di Buccino. Rallentamenti sono stati segnalati anche a Pontecagnano Faiano, in prossimità dell’uscita della tangenziale.

Sul posto sono presenti le forze dell’ordine e il personale Anas per presidiare le aree interessate e monitorare la circolazione. In diversi punti, secondo le segnalazioni, il transito delle automobili private viene consentito, mentre la protesta si concentra sui mezzi pesanti.

Scaffali e rifornimenti sotto pressione

Le difficoltà nella movimentazione delle merci stanno mettendo in difficoltà la filiera agroalimentare. In Campania i rifornimenti alla grande distribuzione risultano rallentati; in Calabria, nell’area di Catanzaro, vengono segnalate carenze di alcuni prodotti, tra cui pesce, latte e farina.

In Sicilia, tra i territori maggiormente interessati dalla mobilitazione, le scorte di diversi generi alimentari, come carne, acqua e pasta, iniziano a essere sotto pressione.

In Puglia, intanto, alcune aziende agricole si trovano con celle e magazzini pieni di ortaggi, frutta e funghi che faticano a raggiungere i punti vendita. Un paradosso che evidenzia le conseguenze dei blocchi: merci disponibili alla produzione, ma difficili da consegnare ai consumatori.

Le ripercussioni potrebbero estendersi anche agli allevamenti di Molise e Abruzzo, dove i ritardi nella consegna dei mangimi rischiano di complicare la gestione quotidiana delle attività.

Prezzi in aumento: cresce la preoccupazione delle famiglie

Quando i trasporti si fermano o rallentano, i prodotti freschi possono deteriorarsi, le consegne diventano più difficili e la disponibilità sul mercato diminuisce. Se la situazione si prolunga, anche i prezzi possono risentirne, soprattutto per gli alimenti più deperibili.

Secondo i dati riportati dalle testate che seguono la vicenda, alcuni prodotti ortofrutticoli hanno registrato aumenti significativi nei mercati all’ingrosso. Al Centro agroalimentare Roma, per esempio, i pomodori siciliani e i datterini rossi sarebbero arrivati a costare fino a tre volte rispetto a un anno prima.

Anche il prezzo dei pomodori cuore di bue verdi sarebbe passato da 2,50 a 6 euro al chilogrammo in dodici mesi. Per il radicchio rosso all’ingrosso viene riportato un aumento da 1,80 a 4,40 euro al chilo.

In alcune aree, per compensare la ridotta disponibilità dei prodotti italiani, si ricorre anche a forniture provenienti dall’estero, tra cui pomodori dall’Albania e peperoni dalla Spagna. Quantità che, tuttavia, potrebbero non essere sufficienti a colmare le difficoltà della distribuzione nazionale.

Per le famiglie, il rischio è quello di dover affrontare una nuova pressione sul bilancio domestico, già condizionato dal costo della spesa e delle altre necessità quotidiane.

Non soltanto alimentari: timori per farmaci ed elettrodomestici

L’emergenza logistica non riguarda esclusivamente il settore alimentare. Le difficoltà dell’autotrasporto possono avere conseguenze anche sulla distribuzione di prodotti industriali e sanitari.

Aires, l’associazione dei rivenditori specializzati di elettrodomestici, ha segnalato ritardi nei rifornimenti dei negozi e nelle consegne a domicilio, con possibili ripercussioni sulle vendite.

Particolare attenzione viene riservata al comparto farmaceutico. Il rallentamento dei trasporti potrebbe infatti ostacolare il regolare rifornimento di alcuni medicinali e prodotti sanitari. La disponibilità effettiva dipende dalle scorte, dalla rete distributiva e dalla durata delle interruzioni: per questo è importante distinguere i rischi segnalati da eventuali carenze effettivamente accertate.

I danni economici e le richieste degli autotrasportatori

La protesta nasce dal peso crescente dei costi di gestione, in particolare del carburante, che incide in maniera rilevante sui bilanci delle imprese di trasporto.

Secondo le stime attribuite a Confcommercio, in Sicilia cinque giorni di fermo avrebbero provocato danni per 40-50 milioni di euro alla grande distribuzione e alla filiera dei prodotti freschi.

A subire le conseguenze sono anche le aziende agricole e alimentari, che rischiano di non riuscire a consegnare i prodotti raccolti o di dover rallentare la produzione per mancanza di materie prime.

Trasportounito chiede un aumento del 15% delle tariffe dell’autotrasporto per compensare l’impennata dei costi e ha prospettato ulteriori iniziative in assenza di risposte.

Sul tavolo del confronto con il Governo figurano misure di sostegno alle imprese, tra cui lo sblocco di crediti d’imposta, il rafforzamento degli strumenti dedicati all’autotrasporto e interventi per contenere il peso dei costi energetici. È inoltre previsto un confronto tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e le associazioni nazionali del settore.

Presidi tra Sicilia e Calabria

La mobilitazione prosegue anche in Sicilia, dove sono stati segnalati oltre quaranta mezzi tra camion, tir e trattori lungo la strada statale 189 Agrigento-Palermo, nei pressi del bivio Tumarrano.

In quell’area i manifestanti avrebbero attuato un filtraggio selettivo dei veicoli commerciali pesanti, consentendo il passaggio delle automobili private. Presidi sono stati segnalati anche a Palermo, nei pressi dell’innesto autostradale e in via Oreto, dove numerosi mezzi pesanti risultavano in sosta.

Altre iniziative hanno interessato la strada statale 18, lungo il Tirreno cosentino, con segnalazioni nelle zone di Tortora, Santa Maria del Cedro, Acquappesa-Guardia Piemontese e Fuscaldo.

Una situazione che richiede risposte rapide

La protesta degli autotrasportatori mette in evidenza quanto la continuità dei trasporti sia essenziale per il funzionamento dell’economia. Quando la distribuzione rallenta, le conseguenze si propagano rapidamente dai produttori ai commercianti, fino ad arrivare ai consumatori.

La priorità è individuare soluzioni che consentano di affrontare il caro carburante e le difficoltà delle imprese, garantendo allo stesso tempo la circolazione delle merci e la regolarità dei rifornimenti.

Per le famiglie, per gli operatori economici e per le aziende agricole, la durata della mobilitazione sarà determinante. Un’interruzione prolungata potrebbe aggravare le perdite, aumentare gli sprechi alimentari e alimentare ulteriori tensioni sui prezzi.

Nota redazionale: le cifre, le segnalazioni territoriali e le stime economiche riportate si riferiscono alle informazioni contenute nelle fonti giornalistiche utilizzate e possono richiedere aggiornamenti in base all’evoluzione della protesta.